L’ascensione al limite

– di Paolo Facchini* –

Credo che il concetto di limite sia antico quanto l’umanità. All’alba dei tempi i nostri progenitori ne sperimentarono il significato e la gravità, collegato alla lotta quotidiana per garantirsi una sopravvivenza comunque incerta e che, spesso, conduceva a morte prematura su un pianeta in cui la natura sfoggiava il suo abito più selvaggio e violento. In quelle epoche remote, limite e paura dovevano davvero ossessionare i nostri antenati che muovevano i primi passi verso il mistero di quello che, comunemente, chiamiamo evoluzione. La versione convenzionalmente accettata della storia, per quanti hanno la sensibilità di leggere fra le righe del tempo, nasconde inspiegabili buchi neri, creando l’illusione di una logica continuità in termini evolutivi di specie (e di conseguente progresso tecnologico), che nei fatti non trova un riscontro oggettivo.

– di Paolo Facchini* –

Credo che il concetto di limite sia antico quanto l’umanità. All’alba dei tempi i nostri progenitori ne sperimentarono il significato e la gravità, collegato alla lotta quotidiana per garantirsi una sopravvivenza comunque incerta e che, spesso, conduceva a morte prematura su un pianeta in cui la natura sfoggiava il suo abito più selvaggio e violento. In quelle epoche remote, limite e paura dovevano davvero ossessionare i nostri antenati che muovevano i primi passi verso il mistero di quello che, comunemente, chiamiamo evoluzione. La versione convenzionalmente accettata della storia, per quanti hanno la sensibilità di leggere fra le righe del tempo, nasconde inspiegabili buchi neri, creando l’illusione di una logica continuità in termini evolutivi di specie (e di conseguente progresso tecnologico), che nei fatti non trova un riscontro oggettivo.

Molti sono ancora gli interrogativi irrisolti, gli anelli mancanti correlati ad uno sviluppo coscienziale e culturale, che nulla ha da spartire con le specie animali ritenute oggi dagli etologi più evolute, programmate ad apprendere ed affini all’homo technologicus.
Allora, più che mai, il limite divenne anche una sfida, volta a garantire ed affermare la propria esistenza in un mondo tutto da conquistare, in cui la misura era rappresentata proporzionalmente all’intensità dell’impatto con cui le prime comunità riuscivano a modificare l’ambiente circostante.
I rapporti degli antropologi in merito agli studi effettuati presso le società indigene sopravvissute fino ai nostri giorni, rivelano, tuttavia, ulteriori interessanti indizi. La necessità di sopravvivenza sviluppò progressivamente anche una percezione ed una consapevolezza propria all’esistere, che andava ben oltre il limite materiale. Il bagaglio esperienziale collegato alle necessità primarie stimolò sensibilità che dall’esterno si proiettavano all’interno dell’essere umano. Il limite della morte, del dolore, della solitudine su di un pianeta selvaggio ed avverso, il limite della paura innanzi ad eventi naturali terrificanti ed inspiegabili, attivò il bisogno e la ricerca di Qualcosa che fosse in grado di rassicurare, di donare speranza e di fornire il coraggio per andare oltre. Ma oltre che cosa?
Oltre l’immanenza della materia. Fu la percezione di sé, l’intuizione di essere oltre la morte, il primo vero passo che attivò una antenna in grado di ricevere e di trasmettere al di là del visibile per entrare in contatto con il mondo delle cause prime. Presero vita, in tale modo, i riti animisti che permisero all’uomo di varcare il confine dei bisogni primari per attingere ad una nuova fonte di nutrimento: quella interiore e, contemporaneamente, apprendere compiutamente le leggi che governavano la natura. Fu l’avvio del Viaggio nel viaggio dell’esistenza. Fu l’entrare in contatto con quella nuova realtà, lo sfiorare i diafani confini di eventi sovrannaturali descritti e tramandatici, che fornì la spinta a generare la fioritura di antiche civiltà, ricordate ancora oggi come l’età dell’oro dell’umanità.
Nonostante ciò, tuttavia, ciò che definiamo evoluzione è stato, ed è ancora oggi, il frutto di continue e sanguinose guerre fratricide che ammorbano il pianeta. Sembra che il messaggio spirituale trasmesso da grandi esseri, nel corso della storia, abbia ancora difficoltà ad attecchire nel cuore di ognuno di noi. Il potere economico governa le nazioni e spartisce il mondo nelle mani di poche società multinazionali che sostengono politiche di sfruttamento, oltre ogni misura, impedendo nei fatti una tecnologia compatibile con l’ambiente e le risorse disponibili.
La rincorsa alla proprietà dell’acqua, delle sementi, del petrolio, e così via, fanno del pianeta un continuo campo di battaglia in cui la solidarietà fra i popoli è ancora un ameno spot pubblicitario per sedare le coscienze.
Oggi abbiamo bisogno di una autentica Cultura del Limite non più per conquistare il pianeta, ma per salvarlo dal tracollo e poter sperare in un futuro per tutti noi, proprio come fecero i nostri progenitori un tempo. Ne abbiamo bisogno per sopravvivere, insieme, in sette miliardi su questo granello di sabbia disperso nell’Universo, oggi come allora, e per fare ciò dobbiamo diventare entronauti, ovvero, navigatori della nostra parte interiore.
Abbiamo bisogno di un’ecologia della mente. Sprovvisti di una vera conoscenza del nostro interiore in grado di farci riconoscere le meccaniche egoistiche che, da sempre, hanno portato l’umanità alla violenza, non avremo futuro. Siamo destinati ad estinguerci, e fra non molto.
Un viaggio che parte dall’ego per giungere ad altro da ego e realizzare, per davvero, l’interconnessione esistente con ogni cosa nell’Unità.

* Presidente della Scuola “La Via del fuoco. Arte Marziale e Ricerca Interiore”

www.laviadelfuoco.it