L’odore della guerra

Redazione Forum (A.F.)

Sabato 7 aprile, alle ore 11.00 la Sala del Consiglio Comunale di Rovereto ha ospitato il discorso di inaugurazione della mostra fotografica “L’Odore della Guerra. La guerra vicina, la guerra lontana” di Fabio Bucciarelli.

 

 – Redazione Forum (A.F.) –

Sabato 7 aprile, alle ore 11.00 la Sala del Consiglio Comunale di Rovereto ha ospitato il discorso di inaugurazione della mostra fotografica “L’Odore della Guerra. La guerra vicina, la guerra lontana” di Fabio Bucciarelli.

A parlare sono stati Wanda Chiodi, Presidente dell’Arci del Trentino; Luisa Filippi, Assessore alla Contemporaneità (Cultura e Politiche Giovanili) di Rovereto; Raffaele Crocco, giornalista Rai e Presidente dell’Associazione 46° Parallelo, ente editore dell’Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo, giunto quest’anno alla sua terza edizione; Fabio Bucciarelli, autore delle foto esposte alla mostra e vincitore del Professional Photographer of the year (PPOTY) 2011; Michele Nardelli, Presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e infine Giuseppe Ferrandi, Direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino.

 

Fulcro concettuale dell’inaugurazione sono stati il ruolo del fotogiornalista e delle immagini nella comunicazione, ma anche l’attualità della guerra e la sua presenza nella nostra vita.

La guerra di cui ci raccontano le immagini di Fabio Bucciarelli – immortalate in Libia dall’inizio della rivolta alla caduta di Gheddafi – è infatti la guerra di oggi, della nostra realtà quotidiana, e parla di un mondo che non è lontano da noi, ma anzi appartiene allo stesso presente, alle stesse generazioni, addirittura allo stesso mare, il Mediterraneo. Il compito dei giornalisti consiste proprio in questo: nel comunicare il presente e nell’invitare la comunità ad aprire gli occhi su ciò che accade adesso, intorno a noi, tralasciando per un attimo la memoria e realizzando che anche ciò che percepiamo in lontananza è qualcosa che ci riguarda direttamente.

E per cogliere il presente, sia per chi lo vuole raccontare, sia per chi lo vuole conoscere, è necessario camminarci dentro, come ha fatto il giovane autore delle foto – sfidando di persona il clima caldo della Libia di quel periodo – e come si ritrova a fare chiunque, per volontà o per caso, passeggiando per le vie del centro storico di Rovereto. Sì, perché la mostra non è concentrata nella sala di un museo o in una galleria della città, ma è itinerante: le foto della guerra sono collocate qua e là per le strade della città, fuori dal municipio, all’ingresso di un vicolo, dietro le macchine parcheggiate, tra le bancarelle del mercato. In questo modo le immagini e con esse la realtà della guerra che rappresentano occupano le vie della città, vi si impiantano: fanno sì che la gente ci si imbatta, ci sbatta contro, in modo che anche solo una delle tante stampe esposte basti per raccontare un mondo, per entrare nella vita di chi la vede e metterlo nelle condizioni di porsi delle domande. Il fatto che la mostra sia già in strada è un valore aggiunto enorme a livello giornalistico, perché raggiunge più persone, quindi moltiplica la capacità di informazione, che è il primo obiettivo di chi si occupa di comunicare una notizia.

C’è poi un’altra particolarità propria delle fotografie di Bucciarelli, che non gioca più sulla collocazione, ma sulla visualizzazione grafica: il bianco e nero. Si tratta chiaramente di una scelta comunicativa e ciò che sorprende è la sua estrema efficacia. Paradossalmente, infatti, il bianco e nero oggi fissa il momento in maniera più incisiva del colore. I colori sono piuttosto qualcosa di abituale, che riempie la nostra quotidianità di immagini fittizie, dai video game, alla televisione, alla pubblicità e che riveste anche la guerra di una dimensionalità irreale, lontana. Il bianco e nero invece stacca, ci ridesta dal sonno annebbiato delle messe in scena e riporta il momento preciso, vivido, addirittura acre e pervasivo come un odore che penetra nel visivo – l’odore della guerra appunto – e ci costringe a riflettere.