L’Ulisse venuto dai Balcani

– di Mauro Cereghini –

A molti il suo nome risulterà sconosciuto. Bekim Fehmiu, chi è? Ma a chi ricorda ancora la televisione in bianco e nero, quel viso barbuto e un po’ selvaggio non potrà che richiamare Ulisse, il protagonista de L’Odissea nel primo grande sceneggiato Rai. Un esempio di quella televisione generalista che intratteneva le famiglie italiane, e insieme ne formava identità e cultura. Ogni puntata, per capirci, era introdotta da Giuseppe Ungaretti ormai anziano e dalla voce lenta, che leggeva brani del testo di Omero. Ve l’immaginate oggi qualcosa di simile nella nostra tv gridata e sguaiata? Bekim Fehmiu era il volto di Ulisse, come Irene Papas quello di Penelope. Un regalo artistico dall’altra sponda dell’Adriatico, da quei Balcani che immaginiamo esportare solo violenza e invece ci hanno dato spesso anche cultura.

– di Mauro Cereghini –

A molti il suo nome risulterà sconosciuto. Bekim Fehmiu, chi è? Ma a chi ricorda ancora la televisione in bianco e nero, quel viso barbuto e un po’ selvaggio non potrà che richiamare Ulisse, il protagonista de L’Odissea nel primo grande sceneggiato Rai. Un esempio di quella televisione generalista che intratteneva le famiglie italiane, e insieme ne formava identità e cultura. Ogni puntata, per capirci, era introdotta da Giuseppe Ungaretti ormai anziano e dalla voce lenta, che leggeva brani del testo di Omero. Ve l’immaginate oggi qualcosa di simile nella nostra tv gridata e sguaiata? Bekim Fehmiu era il volto di Ulisse, come Irene Papas quello di Penelope. Un regalo artistico dall’altra sponda dell’Adriatico, da quei Balcani che immaginiamo esportare solo violenza e invece ci hanno dato spesso anche cultura.

Ma Bekim Fehmiu è stato una contraddizione dentro gli stessi Balcani. Albanese kossovaro nato in esilio a Sarajevo, in Bosnia Erzegovina. Un’infanzia segnata da spostamenti e tragedie figlie dei nazionalismi e della seconda guerra mondiale. Una carriera artistica controcorrente, primo albanese ad entrare nell’Accademia d’Arte Drammatica di Belgrado, la culla del teatro serbo. Poi primo attore jugoslavo, e di tutto l’est Europa, a diventare famoso all’estero e sbarcare a Hollywood. A fine anni ottanta tra i non molti intellettuali a opporsi in pubblico al nazionalismo montante di Slobodan Milosevic, abbandonando polemicamente la direzione dell’Accademia e ritirandosi dalle scene. Una protesta muta, la scelta del silenzio contro i rumori della guerra in arrivo. Infine a inizio anni duemila, pur favorevole all’indipendenza kossovara, fa sentire brevemente la sua voce anche contro il nazionalismo della sua nuova leadership albanese. La scelta di fondo resta però il silenzio, fino al suicidio nel 2010.

E cosa c’entra Bekim Fehmiu con il Trentino? Se ne parlerà diffusamente domenica 28 alle Gallerie di Piedicastello, alla presenza della moglie e del figlio anch’essi attori famosi. Perché la prima mostra a lui dedicata è stata concepita qui, su spunto di un gruppo di giovani kossovari, serbi e bosniaci coinvolti da anni nei Tavoli di cooperazione con il Trentino. Una mostra importante e difficile da proporre nei Balcani ancora intossicati dai residui nazionalistici. Ma che ha già fatto parlare molto di sé nei mesi scorsi a Sarajevo, Prizren, Peja/Pec e Prijedor, le prime città che l’hanno ospitata. A Belgrado è stato l’evento culturale principale per alcuni giorni, perfino i taxi della città riportavano la locandina. Perché Bekim Fehmiu rappresenta una contraddizione positiva nel passato recente dei Balcani, lo spirito di quello scambio interculturale sconfitto dalle guerre ma non nell’animo di molti cittadini.

A noi invece può ricordare dell’altro, forse il tempo in cui, nonostante la cortina di ferro, gli scambi con il sud est Europa fluivano, se non altro perché liberi dai visti d’ingresso alle frontiere. Ma anche un tempo dove la prima serata televisiva era dedicata a un poema greco, e l’identità nazionale si nutriva naturalmente della cultura europea. “Bekim Fehmiu è stato semplicemente Ulisse in persona – ha scritto Vinicio Capossela, l’artista musicale che gli ha dedicato uno dei suoi ultimi album – un eroe umano, non un supereroe”. Anche Capossela sarà a Trento per ricordarlo. Senza canzoni, ma con la sua voce e la sua anima di artista.

Può sembrare strano che a proporre questo incontro-spettacolo sia un’associazione nata per fare solidarietà internazionale. Dagli aiuti umanitari alla vita di un attore teatrale e televisivo il passo è lungo. Ma è un passo voluto e dovuto, per andare oltre le ferite delle guerre e scavare nelle macerie che hanno lasciato in eredità. Macerie che nei Balcani sono la perdita di memoria condivisa – il mancato ricordo di Fehmiu è proprio questo – mentre sulla nostra sponda dell’Adriatico corrispondono all’affondare dell’idea di Europa come spazio culturale. L’Europa dell’anima e dei miti di Omero, non solo quella fredda dell’economia.
Ungaretti, Capossela, Fehmiu. Una domenica pomeriggio a Trento, per pensarci su.