La bolla del petrolio

Salute del pianeta ed economia a confronto sul piatto della bilancia in tema di energie rinnovabili

Negli ultimi due anni l’attenzione dei mezzi di comunicazione verso il fenomeno del riscaldamento globale è diminuito drasticamente. I cambiamenti climatici sono un tema di cui non si parla più. E tutto per colpa dell’industria dei combustibili fossili (petrolio, gas e carbone), che paga per insabbiare il problema.

Ma perché le grandi industrie petrolifere, che potrebbero investire i loro immensi profitti nelle energie rinnovabili, preferiscono negare l’evidenza?

Semplice: perché il loro valore dipende in gran parte dalle riserve di combustibili fossili che, se il problema del riscaldamento globale fosse preso sul serio, non sarebbero sfruttate. Sottoterra ci sono riserve per un valore di 20mila miliardi di dollari. Per tutelare l’ambiente, la cosa più logica sarebbe lasciarle dove sono. In questo modo si eviterebbe di rilasciare nell’atmosfera una quantità enorme di CO2, che farebbe aumentare la temperatura globale di oltre due gradi, la soglia massima tollerabile dal nostro ecosistema.

Dal punto di vista economico, però, una scelta simile sarebbe catastrofica, soprattutto per gli azionisti e i dirigenti delle industrie petrolifere e per i cittadini dei paesi dove queste industrie sono statali, come il Venezuela. Il punto è che molti modelli alla base del nostro sistema economico sono in contrasto con le regole della chimica e della fisica. Sopra le nostre teste aleggia la bolla del petrolio. Dobbiamo disinnescarla al più presto.

 

fonte: Articolo di Bill McKibben, Tomdispatch, Stati Uniti tratto da Internazionale 10/16 febbraio 2012 n. 935 anno 19, L’opinione, p. 17.