La crisi non frena Rajoy: il Pp vince in Galizia nei Paesi Baschi trionfano i nazionalisti

– di Omero Ciai –

tratto da repubblica.it

Il Pnv e Bildu, partito erede dell’Eta, ottengono 48 seggi su 75. Per il premier buon risultato nella regione di La Coruña: netto calo del Psoe. A fine novembre il voto in Catalogna, dove si profila un’altra vittoria degli autonomisti di OMERO CIAI

 

MADRID – La prima conseguenza del doppio voto in due autonomie storiche della Spagna, Galizia e Paesi Baschi, favorisce il presidente del governo Mariano Rajoy quasi quanto penalizza il suo principale avversario sullo scenario nazionale, il socialista Alfredo Perez Rubalcaba.

Rajoy ha testardamente rinviato “el rescate”, la richiesta di aiuto al Fondo Salva Stati europeo, (che adesso potrebbe essere imminente) aspettando le elezioni regionali in Galizia. E ieri, il suo candidato, Alberto Nuñez Feijòo, ha vinto riuscendo a conservare e incrementare la maggioranza assoluta dei Popolari nella regione storicamente più a destra del paese, quella che diede i natali al dittatore golpista Francisco Franco, al fondatore del centro destra spagnolo, Manuel Fraga, e allo stesso Rajoy.

Qui in Galicia la vittoria del Partido Popular è netta: ottiene il 45,7% dei voti e 41 seggi su 75 (tre anni fa erano solo 38). Lo Psoe perde sette seggi (ne ottiene solo 18), mentre Age entra nel parlamento con il 13,9% dei voti e 9 seggi. Cala anche Bng, che passa dai 12 seggi del 2009 ai 7 di oggi.

Un risultato insperato dopo i tagli al bilancio dello Stato e le manovre economiche messe in atto dal governo di centrodestra per affrontare la crisi del debito e dello spread. Così Rajoy esce rafforzato nel suo partito e nel paese. Pronto, ora sì, a sollecitare il salvataggio dell’Europa e lo sbarco della Trojka.

La vittoria in Galizia gli regala, già scrivono i giornali in Spagna, almeno qualche mese di respiro. E anche un delfino-successore per la segreteria popolare molto forte: proprio quel Feijòo confermato governatore nonostante il momento difficilissimo per il paese.

I socialisti di Rubalcaba hanno perso molti consensi anche nei Paesi Baschi, dove dal 2009 governavano insieme ai Popolari in una insolita coalizione anti-nazionalista. Anche questo esito elettorale in prima battuta rafforza Rajoy ma il risultato del voto nelle province basche ha un altro significato ed apre un processo che può complicare, e molto, la vita politica ed istituzionale spagnola nei prossimi mesi.

Da ieri, le formazioni nazionaliste basche (i moderati del Pnv e i radicali di Bildu) rappresentano più del 60 percento dei voti e conquistano quasi i due terzi (48 su 75 seggi) del parlamento di Vitoria. Un risultato senza precedenti che la maggior parte degli osservatori spiega con la fine dell’Eta, ossia dell’opzione separatista armata che avrebbe ‘liberato’ il voto nazionalista di tanti baschi che respingevano e condannavano il terrorismo.

Il Partido Nacionalista Vasco ottiene il 34% e 27 seggi, mentre Bildu il 25% e 21 seggi. Le due formazioni hanno così la maggioranza assoluta. Netta flessione del Psoe (che da 25 seggi passa a 16)  e del Pp (da 13 a 10 posti in parlamento). Un seggio anche per Upyd.

Come nella Catalogna di Artur Mas, la crisi economica e il risentimento storico verso lo Stato centrale e Madrid, mette al centro dei desideri la sovranità nazionale decodificata come soluzione dei problemi. Il prossimo appuntamento saranno le elezioni in Catalogna alla fine di novembre ma diventa sempre più evidente come catalani  e ora anche baschi siano ormai sull’orlo dello “strappo” con l’ambizione sempre meno inconfessabile di “governarsi da soli”.

 

Articolo di Omero Ciai pubblicato su repubblica.it lunedì 22 ottobre 2012