La guerra dentro di noi

– di Giuliana Izzi –

La conferenza «Guerra lontana, guerra vicina, guerra dentro di noi. Tra empatia e aggressività» si è tenuta nei giorni scorsi presso la Strada romana del Sass., in piazza C. Battisti a Trento. Gli spettatori seduti su dei cuscini posti sui gradoni della strada erano reduci da un giro per le antiche strade. Avevano potuto ammirare l’esposizione di fotografie, di oggetti e documenti d’archivio che mostravano come fosse l’antico quartiere del Sas nel centro storico di Trento prima della significativa trasformazione che ebbe con la sua demolizione, per far posto ad una piazza voluta dal regime fascita, piazza del Littorio ora Cesare Battisti.

La mostra « Vuoto di memoria » permette di compiere un viaggio nel quartiere dimenticato del Sas.

– di Giuliana Izzi –

La conferenza «Guerra lontana, guerra vicina, guerra dentro di noi. Tra empatia e aggressività» si è tenuta nei giorni scorsi presso la Strada romana del Sass., in piazza C. Battisti a Trento. Gli spettatori seduti su dei cuscini posti sui gradoni della strada erano reduci da un giro per le antiche strade. Avevano potuto ammirare l’esposizione di fotografie, di oggetti e documenti d’archivio che mostravano come fosse l’antico quartiere del Sas nel centro storico di Trento prima della significativa trasformazione che ebbe con la sua demolizione, per far posto ad una piazza voluta dal regime fascita, piazza del Littorio ora Cesare Battisti.

La mostra « Vuoto di memoria » permette di compiere un viaggio nel quartiere dimenticato del Sas.

L’incontro sopraccitato era indetto dal Forum per la pace e i diritti umani nell’ambito del percorso «Nel limite. La misura del futuro». Hanno conversato Ugo Morelli, professore di psicologia del lavoro, Michele Nardelli, presidente del Forum e ha moderato l’incontro Enrico Franco, direttore del Corriere del Trentino il quale dopo aver esposto alcune sue considerazioni sul tema dell’incontro ha passato la palla a Ugo Morelli che ha spiegato come in genere cerchiamo di evitare gli argomenti che turbano il nostro equilibrio per cui non ci piace ammettere il piacere che ci dà la distruttività insita nell’essere umano, addirittura un senso di festa, una gradevole sensazione di appagamento. Allora ci dobbiamo chiedere: ma noi siamo naturalmente altruisti o aggressivi? Noi siamo senz’altro aggressivi ma siamo anche capaci di sentire quello che sente l’altro ed è così che ci individuiamo come persone.

«Ma tutto ciò ca compreso ed ammesso, e dopo ogni guerra – dice Michele Nardelli – dovremmo chiederci non i motivi politici ed economici che l’hanno determinata ma il mondo il mondo della pace dovrebbe guardarsi dentro e non ritenere che tutto venga dall’esterno ma cercare di elaborare il conflitto che si cela dentro di noi tra tendenze aggressive e empatiche».

Il tema dell’incontro si rifà al fatto che consideraimo disumane le azione distruttive, ritenendo che il mondo sia diviso in buoni e cattivi. Noi siamo i buoni e i canefici sono i cattivi. Ma dove lo mettiamo il carnefice che si cela dentro di noi? Non è necessario compiere azioni sanguinarie per essere dei seviziatori. Morelli ha proposto un aneddoto: quello dello studente universitario che va in facoltà a sostenere un esame. E il professore gli dice: «Lei è agitato». Il poveretto si agita ancora di più. «Non ha motivo di agitarsi» continua il docente nei suoi panni di carnefice.

Come diceva il grande psichiatra Jung nella natura umana esistono gli opposti che vanno conciliati per dare luogo ad un sé in cui siano sanate le contrapposizioni e l’aggressività divenuta cosciente dopo attenta analisi lasci posto alla comprensione delle ragioni dell’altro.

Le contrapposizioni ignorate hanno forse costituito le basi su cui sono sorte varie teorie razziali.

 

fonte: L’Adige, sabato 12 maggio 2012