La guerra e il dis-umano

di Francesca Polistina (Corriere del Trentino)

 Soluzione di comodo o naturale inclinazione? Motivo di euforia o segno di appartenenza sociale, scontata e inevitabile?

Forse una, forse tutte. Di certo c’è che il «conflitto distruttivo» appartiene alla storia umana, e alla luce di ciò varrebbe la pena chiedersi il perché, soffermarsi sulle contraddizioni e sul «come è fatto» veramente l’uomo.

Il tema, scomodo e scottante, è stato al centro dell’incontro di ieri «Guerra lontana, guerra vicina, guerra dentro di noi. Tra empatia e aggressività», promosso dal Forum trentino per la pace e i diritti umani. Tra biologia e cultura, tra essenza e struttura, ne hanno discusso allo spazio archeologico del Sas di Trento Ugo Morelli, docente di Psicologia all’università di Bergamo, e Michele Nardelli, presidente del Forum per la pace, moderati dal direttore del Corriere del Trentino Enrico Franco. L’incontro si accompagna alla mostra fotografica di Fabio Bucciarelli sul conflitto in Libia, dal titolo «L’odore della guerra. La guerra vicina, la guerra lontana», visitabile fino a domani alle Gallerie di Piedicastello.

– di Francesca Polistina (Corriere del Trentino) –

 

Soluzione di comodo o naturale inclinazione? Motivo di euforia o segno di appartenenza sociale, scontata e inevitabile?

Forse una, forse tutte. Di certo c’è che il «conflitto distruttivo» appartiene alla storia umana, e alla luce di ciò varrebbe la pena chiedersi il perché, soffermarsi sulle contraddizioni e sul «come è fatto» veramente l’uomo.

Il tema, scomodo e scottante, è stato al centro dell’incontro di ieri «Guerra lontana, guerra vicina, guerra dentro di noi. Tra empatia e aggressività», promosso dal Forum trentino per la pace e i diritti umani. Tra biologia e cultura, tra essenza e struttura, ne hanno discusso allo spazio archeologico del Sas di Trento Ugo Morelli, docente di Psicologia all’università di Bergamo, e Michele Nardelli, presidente del Forum per la pace, moderati dal direttore del Corriere del Trentino Enrico Franco. L’incontro si accompagna alla mostra fotografica di Fabio Bucciarelli sul conflitto in Libia, dal titolo «L’odore della guerra. La guerra vicina, la guerra lontana», visitabile fino a domani alle Gallerie di Piedicastello.

Categorizziamo come dis-umane le azioni che riteniamo incomprensibili, in modo particolare quelle che derivano dall’aggressività umana. Rimandiamo ai tribunali il compito di mettere fine ai conflitti, senza elaborare e spesso senza ricordare. «Ma siamo davvero sicuri che gli esseri umani si possano dividere in vittime e carnefici?», si chiedono i relatori. E la risposta, questa volta, appare meno leggera («La leggerezza divide il mondo in bianco e nero», ricorda Franco).

Sostiene Nardelli che «il mondo della pace dovrebbe guardarsi dentro, dovrebbe “perturbare la pace”: cioè capire, interrogarsi, vivere nella contraddizione. Cavarsela dando la colpa a qualcun altro è troppo comodo, per capire il conflitto bisogna indagare quel criminale che alberga in ciascuno di noi e che continuamente dobbiamo tenere a bada». A questo proposito, l’elaborazione della guerra diventa un’operazione necessaria: «Si pensi al Novecento — dice Nardelli —, l’impressione è che, nonostante tutto, non abbiamo imparato niente».

«Noi, per come siamo fatti, non ricaveremmo dall’aggressività nella sua versione distruttiva un piacere, un senso di festa, una sensazione di appagamento? — si chiede Morelli, spostando la riflessione sull’essenza dell’uomo stesso — Siamo naturalmente altruisti o evoluti secondo un principio di aggressività distruttiva?». Parlare di guerra, per Morelli, significa parlare (e interrogarsi) soprattutto di uomo. «E la guerra — aggiunge — è più magnetica della gestione evolutiva e non distruttiva del conflitto, la guerra risponde all’euforia».

 

fonte: Corriere del Trentino, mercoledì 9 maggio 2012