La sfida della mobilità elettrica

 

In Germania il Ministero dell’Ambiente finanzia “Future Fleet”, un progetto sull’uso dell’auto elettrica per le flotte aziendali.

 

In Germania il Ministero dell’Ambiente finanzia “Future Fleet”, un progetto sull’uso dell’auto elettrica per le flotte aziendali.

Nel paese dove il 60 per cento delle autovetture di nuova immatricolazione sono auto aziendali, una riduzione delle loro emissioni può dare un contributo importante allo stato di salute dell’ambiente. Ma lancia un monito: l’energia elettrica utilizzata per ricaricare i veicoli elettrici aziendali deve provenire da energie rinnovabili. Anche in Italia Legambiente sostiene che con le attuali fonti energetiche disponibili, il vantaggio per l’ambiente è trascurabile. Secondo alcuni un improvviso aumento dell’uso dell’elettrico potrebbe addirittura avere un effetto contrario, causando una maggiore richiesta di energia, a cui attualmente si potrebbe far fronte solo usando combustibili fossili.
A contraddire questa opinione diffusa è la CIVES. Probabilmente all’insaputa di molti, esiste una Commissione Italiana Veicoli Elettrici, espressione di produttori e fruitori, per lo più potenziali, di veicoli elettrici. L’intento è quello di promuovere la mobilità elettrica attraverso iniziative di vario tipo, spesso con il coinvolgimento di enti pubblici, dai Ministeri ai Comuni. Si sono messi a fare i conti, analizzando i dati provenienti da varie, attendibili e teoricamente imparziali fonti. Sono arrivati alla conclusione che anche alle condizioni attuali, in termini di emissioni nocive l’auto a batteria conviene. Infatti ogni chilowattora messo in rete in Italia emette mediamente circa 450 grammi di gas serra. Questo considerando anche la filiera dei combustibili fossili e le fonti che non emettono gas serra (ossia i costi ambientali dell’estrazione e del trasporto dei combustibili fossili e la produzione da fonti rinnovabili, nonché il contributo delle centrali atomiche francesi, considerato privo di emissioni).
Se un’auto elettrica consuma dalla rete elettrica circa 0,15 chilowattora al chilometro, ne deriva che le sue emissioni complessive di gas serra si posizionano intorno ai 70 grammi al chilometro.
Le vetturette tradizionali con consumi di 4 litri/100 km hanno invece emissioni di 100 grammi di CO2 al chilometro. Che aumentano di un 20% circa se consideriamo le emissioni indirette legate alla filiera del combustibile, raggiungendo un totale di circa 120 grammi di CO2. Quasi il doppio.
Secondo la CIVES inoltre, la rete italiana è in grado di soddisfare già fino a 4 milioni di veicoli. I relativi consumi infatti verrebbero assorbiti durante la notte, quando gli altri carichi elettrici sono modesti e c’è una forte riserva di capacità produttiva, che verrebbe utilizzata favorendo anche l’economicità del sistema di produzione elettrica.
Cosa aspettiamo allora? In ogni caso la Germania va avanti, anche perché in fatto di fonti rinnovabili procedono con uguale velocità, tanto che Volkswagen ha realizzato un polo avanzato a Mladá Boleslav, presso la sede della Skoda nella Repubblica Ceca.
Ma il problema si pone, anche perché secondo la Banca Centrale Europea, nell’area euro dal 2002 i carburanti sono aumentati più che l’inflazione, con un rincaro medio annuo dell’8% mentre l’inflazione media è stata del 2,1%. Attualmente in Italia abbiamo quasi raggiunto i 2 € al litro. Per non parlare delle multe in arrivo dall’UE per l’inquinamento atmosferico da particolato e per la mancato riduzione di emissioni di gas serra come prevista dal Protocollo di Kyoto.
Così a Milano nel recente convegno “L’auto elettrica ama il green”, a cui ha partecipato il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, tutti a lodare la mobilità elettrica. Ma nei fatti? Senza parlare dello sforzo infrastrutturale necessario, ossia la rete di rifornimento, ora come ora sul mercato sul mercato abbiamo solo marchi stranieri: Citroen, Mitsubishi, Peugeot Renault e Nissan. Se arriveranno gli incentivi appena approvati dalla Commissione Attività Produttive e Trasporti della Camera, con un bonus di 5.000 euro per l’acquisto di un’auto elettrica, l’industria italiana non ne avrebbe vantaggi. Ripetendo l’errore del fotovoltaico: incentivi per pannelli made in China. Secondo il Ministro nel nostro paese non mancano le competenze, ma Fiat e soci evidentemente hanno altri progetti: Fiat-Chrysler ha appena annunciato la produzione di una Fiat 500 elettrica, ma nel Michigan!
Poco sembra fare l’Italia per la propria mobilità sostenibile, e relativa occupazione: nessun investimento nell’elettrico, Fiat-Chrysler che vende gli stabilimenti Irisbus a investitori che non pagano da mesi gli stipendi, e Finmeccanica (principale azionista Ministero dell’Economia e delle Finanze) che vende BredaMenarini ai Turchi della Karsan, pronti, secondo la Fiom, a chiudere gli stabilimenti italiani e a delocalizzare la produzione di autobus.

 

fonte: Articolo di Luca Scarnati pubblicato il 21 febbraio 2012 sul sito di Il mondo di Annibale.