Lavoro, F35 e difesa

– dalla Redazione (F.Z.) –

Il tema degli F35 è tutt’altro che separato dalla vita quotidiana di tutti noi. La crisi – parola simbolo dei nostri tempi – coniuga gli argomenti e li mette in stretta relazione. Le spese militari sono un capitolo di spesa che i governi non vanno mai ad intaccare e l’Italia non fa eccezione. Ai ventitre miliardi annui di spese per la difesa (ma forse ci si dovrebbe chiedere cosa centrino armi di offesa sempre più sofisticate con il difendere il proprio territorio) si aggiungono quindi una decina di miliardi per l’acquisto di novanta bombardieri F35 di ultima generazione. Dieci miliardi e novanta aerei perchè alcune settimane fa il Governo Monti ha deciso di tagliare di circa un terzo l’impegno italiano nel progetto e il numero di apparecchi ordinati alla ditta produttrice Lockheed. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

– dalla Redazione (F.Z.) –

Il tema degli F35 è tutt’altro che separato dalla vita quotidiana di tutti noi. La crisi – parola simbolo dei nostri tempi – coniuga gli argomenti e li mette in stretta relazione. Le spese militari sono un capitolo di spesa che i governi non vanno mai ad intaccare e l’Italia non fa eccezione. Ai ventitre miliardi annui di spese per la difesa (ma forse ci si dovrebbe chiedere cosa centrino armi di offesa sempre più sofisticate con il difendere il proprio territorio) si aggiungono quindi una decina di miliardi per l’acquisto di novanta bombardieri F35 di ultima generazione. Dieci miliardi e novanta aerei perchè alcune settimane fa il Governo Monti ha deciso di tagliare di circa un terzo l’impegno italiano nel progetto e il numero di apparecchi ordinati alla ditta produttrice Lockheed. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

Forse per tre quarti vuoto, visto che questa è la quota che comunque rimane investita nel progetto e soprattutto perchè questa scelta rappresenta il segnale inequivoco che la cultura della pace fatica a prendere spazio nell’agenda politica, non riuscendo a incidere efficacemente in una gestione alternativa delle risorse economiche del paese. “In questi anni attorno al tema degli F35 si è fatto poco” – ha detto Michele Nardelli, presidente del Forum Trentino per la Pace ed i Diritti Umani. La mobilitazione non è stata sufficientemente forte per correggere il tiro dei vari governi che si sono succeduti. L’ordine del giorno di contrarietà all’acquisto dei bombardieri – votato dal Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige – è rimasto un caso isolato nel panorama istituzionale italiano.

Per molti, come ha ricordato Roberto Grosselli della Fiom-Cgil, anche l’industria bellica rappresenta un’opportunità di crescita e di lavoro, quando invece negli anni anche sul territorio trentino sono nate interessanti esperienze di riconversione industriale con una chiara impronta ecologica e importanti criteri di sostenibilità. Inoltre il ruolo di Finmeccanica, uno dei più grandi produttori di armi del mondo, rimane centrale nella definizione delle priorità che ancora oggi, con uno scenario internazionale cambiato e in via di ridefinizione, sembrano essere la corsa agli armamenti e parallelamente la loro vendita. Basti pensare al recente viaggio di Mario Monti in Medio Oriente, in cui si sono mischiato ragionamenti sulla risoluzione del conflitto israelo-palestinese con impegni “di lavoro” per la fornitura di armi. La contraddizione è talmente evidente da venir spesso dimenticata.

Parlare oggi di nuovi strumenti per la guerra non può essere slegato dal riflettere sul nostro recente passato. Nel ventennale dell’inizio dell’assedio di Sarajevo è necessario chiedersi cosa ha rappresentato quel conflitto combattuto nel cuore dell’Europa. Si è sempre sorvolato – ha ricordato Michele Nardelli – sulle reali motivazioni di una guerra tanto sanguinosa, descrivendola esclusivamente come etnica e circoscritta alla dimensione balcanica, dimenticando che il secolo scorso – che verrà ricordato per le guerre e per le violenze – è iniziato e finito a Sarajevo. L’incendio alla Biblioteca di Sarajevo ha significato un attacco diretto alla prospettiva europea, che ancora oggi arranca.

Parlare di F35, e chiedere la sospensione del progetto legato all’acquisto di questi strumenti di morte, non deve essere la battaglia del ristretto universo pacifista ma lo spunto per un impegno alla ridefinizione di un paradigma politico e sociale che faccia della cultura della pace una delle sue architravi.

Redazione Forum (F.Z.)

Lavoro, F35 e difesa

Martedì 10 aprile, ore 18.00 – Acli Trentine, via Roma 57, Trento.

Ipsia del Trentino, in collaborazione con Acli Trentine, APIBIMI, Cooperativa Mandacarù, Dip. Pace e Stili di Vita Acli Nazionali, Fondazione Fontana, Gruppo Volontario Trentino, Microfinanza e Sviluppo, Pax Christi, Unimondo e Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani organizza una conferenza dal titolo: “Lavoro, F35 e difesa”.

Martedì 10 aprile, ore 18.00 – Acli Trentine, via Roma 57, Trento.

Ipsia del Trentino, in collaborazione con Acli Trentine, APIBIMI, Cooperativa Mandacarù, Dip. Pace e Stili di Vita Acli Nazionali, Fondazione Fontana, Gruppo Volontario Trentino, Microfinanza e Sviluppo, Pax Christi, Unimondo e Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani organizza una conferenza dal titolo: “Lavoro, F35 e difesa”.

 

Intervengono:

Achille Tagliaferri, Dip. Pace e Stili di VIta Acli Nazionali

Franco Ianeselli, Segretario Confederale Cgil

Michele Nardelli, Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

Marco Depaoli, Vicepresidente del Consiglio Regionale della Regione Autonoma del Trentino Alto-Adige

Fabio Pizzi – Casa sociale e del lavoro ACLI trentine

Andrea Olivero, Presidente nazionale delle ACLI: “Ma resta l’impressione, in assenza di altri segnali, che l’unica politica industriale del nostro Paese sia quella militare. Mentre è tempo di riconvertire i nostri impianti industriali alla luce di un nuovo modello di sviluppo. Le Acli propongono un modello di difesa diverso, che investa meno sulle armi e più sulla difesa del territorio, sulla protezione civile, sulla cooperazione internazionale, sul servizio civile. Perchè la difesa della Patria deve diventare sempre più la difesa delle fasce sociali più deboli e la messa in sicurezza del nostro territorio“. La società civile organizzata italiana è preoccupata per la spesa da parte dello Stato italiano di miliardi di euro per l’acquisto di decine di bombardieri F35 in un momento di crisi economica per il Paese. Sono risorse fondamentali che vengono sottratte da altri impieghi socialmente utili.

L’incontro si inserisce nel ciclo “Lavoro. Pace, sviluppo e innovazione. 4 incontri per 4 martedì” e ha luogo presso la sede della Acli Trentine, al IV piano di via Roma, 57 a Trento.

La partecipazione è libera e gratuita.

Per maggiori informazioni clicca qui.

 

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