L’Iraq al voto

– da Internazionale –

Il 28 aprile si sono svolte le elezioni per i militari in Iraq, per permettere alle forze armate di pattugliare i seggi durante il voto del 30 aprile. Nel primo giorno di voto in diversi attentati sono morte almeno 20 persone.

Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki è il favorito alle elezioni del 30 aprile in Iraq, malgrado la maggior parte degli iracheni giudichi deludente il suo governo. Le istituzioni in Iraq sono paralizzate dalla violenza che è ai livelli del 2007, con circa tremila vittime dall’inizio del 2014. Dal 2010 il parlamento ha approvato solo tre progetti di legge.

I sostenitori di Al Maliki, sciita, al potere dal 2006, sostengono che lui sia l’uomo forte, in grado di sconfiggere gli estremismi e di limitare le ingerenze straniere. Ma i suoi oppositori lo accusano di non aver fatto nulla contro la corruzione e per migliorare i servizi pubblici.

Articolo tratto da Internazionale
Foto Reuters

– da Internazionale –

Il 28 aprile si sono svolte le elezioni per i militari in Iraq, per permettere alle forze armate di pattugliare i seggi durante il voto del 30 aprile. Nel primo giorno di voto in diversi attentati sono morte almeno 20 persone.

Il primo ministro iracheno Nuri al Maliki è il favorito alle elezioni del 30 aprile in Iraq, malgrado la maggior parte degli iracheni giudichi deludente il suo governo. Le istituzioni in Iraq sono paralizzate dalla violenza che è ai livelli del 2007, con circa tremila vittime dall’inizio del 2014. Dal 2010 il parlamento ha approvato solo tre progetti di legge.

I sostenitori di Al Maliki, sciita, al potere dal 2006, sostengono che lui sia l’uomo forte, in grado di sconfiggere gli estremismi e di limitare le ingerenze straniere. Ma i suoi oppositori lo accusano di non aver fatto nulla contro la corruzione e per migliorare i servizi pubblici.

“I suoi avversari accusano il premier di seguire le orme del dittatore Saddam Hussein. Sui mezzi d’informazione escono sempre più notizie sul coinvolgimento di familiari di Al Maliki – il figlio Ahmad e due generi – in attività politiche ed economiche sospette”, scrive Zuhair al Jezairy.
Secondo una regola non scritta, ma accettata dai partiti politici iracheni, in Iraq il primo ministro è sciita, i curdi controllano la presidenza e i sunniti la presidenza del parlamento.

Al momento Al Maliki sembra essere l’unico sciita in grado di ricoprire la carica di premier. Non era così nel 2010, quando la campagna elettorale era polarizzata tra Al Maliki e il suo rivale Iyad Allawi, più laico.

“Le divisioni all’interno dello schieramento sciita hanno reso difficile che emergesse un nuovo leader”, spiega Aziz Jabr, professore di scienze politiche all’università Mustansiriya di Baghdad.
Alle elezioni del 30 aprile sono chiamati alle urne venti milioni di iracheni.

Lotta contro l’estremismo.
La campagna elettorale di Nuri al Maliki è stata tutta incentrata sulla lotta all’estremismo islamico sunnita. “La sicurezza è un tema forte per il primo ministro” perché gli permette di sviare l’attenzione dai risultati deludenti del suo governo, afferma Michael Knights del Washington institute for near east policy. “E in qualche modo l’instabilità potrebbe favorirlo”, aggiunge.

In Iraq gli attentati sono ormai quotidiani. Dall’inizio del 2014 gruppi armati sunniti, tra cui elementi jihadisti, controllano le città di Falluja e Ramadi, nella provincia di Al Anbar.

Il primo ministro accusa i governi di Arabia Saudita e Qatar di appoggiare gli insorti e sostiene che la guerra civile in Siria abbia radicalizzato il conflitto anche in Iraq. Negli ultimi tre anni le divisioni tra sciiti, curdi e sunniti si sono acuite e si sono tramutate in lotte tra sostenitori e oppositori del governo. I sunniti, che sono una minoranza nel paese, accusano gli sciiti di averli estromessi dal potere.

Articolo tratto da Internazionale Il grafico delle Nazioni Unite in alto mostra i numeri delle vittime civili del conflitto in Iraq dal 2008 al 2013.