Memoria e Giustizia: un commissario scomodo. Sulla democratizzazione delle forze di polizia

GIOVEDI’ 1 DICEMBRE 2011,

ORE 17.00

Foyer della Facoltà di Giurisprudenza di Trento

Organizza:

Fondazione Caritro – Dipartimento di Scienze Giuridiche – Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento – Associazione Ora Veglia Onlus

Ne discutono: Gabriella Di Paolo, ricercatrice di Procedura penale nella Facoltà di Giurisprudenza di Trento, Ennio Di Francesco, ex commissario di polizia e autore di “Un commissario scomodo” (Sandro Teti Editore, 2009), e Pasquale Profiti, sostituto procuratore a Trento.
Il ciclo si inserisce nel progetto “Raccontare la memoria: narrazioni e testimonianze tra letteratura e diritto” al quale contribuiscono la Fondazione Caritro, il Dipartimento di Scienze Giuridiche e la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, e l’associazione Ora Veglia Onlus.

Memoria e diritto…un percorso…

Perchè è importante chiudere i libri, sospendere le lezioni e fermarsi a ricordare e riflettere su episodi nevralgici della nostra storia recente in una Facoltà di Giurisprudenza nel 2010?
Per rendersi conto davvero che lo Stato non è solo “fictio iuris”, che le leggi non sono solo contenuto di pesanti codici.
Dietro e all’interno di questi vi sono persone, domeniche tolte alla famiglia, ore tolte al sonno, passioni, ideali di uomini e donne che proprio lo Stato per il quale sono morti, non ha sempre ricordato.

Si sono deposte molte corone di fiori ma si è davvero ripartiti da queste vite per una riflessione sulle cause degli eventi che hanno caratterizzato gli “anni di piombo” e per un loro, non solo ideale, superamento?
Crediamo che il punto di partenza per provare a dare una risposta a queste domande sia la Memoria, la memoria comune; il suo essere caratteristica e necessità del soggetto che voglia definirsi cittadino, piano intermedio tra la memoria individuale e quella collettiva dove si realizzano concretamente gli scambi tra la memoria viva della persona e la memoria pubblica della società nella quale viviamo.
Inoltre, ripercorrere passaggi fondamentali quanto critici della storia del nostro paese, non può che aiutare nella comprensione di quelle che altrimenti finirebbero per rimanere “fictio” agli occhi di uno studente di una Facoltà di Giurisprudenza.
La Memoria perciò non solo come fine a se stessa, ma come mezzo e, soprattutto, come spinta per difendere i principi costituzionali dello Stato, adattarli capendone l’’evoluzione passata e quindi prevedendone l’evoluzione futura senza in questo processo perdere mai di vista il “nucleo duro” che in molti, alcuni anche con la vita, hanno difeso.