Orrore, sgomento, paura, rabbia…

di Massimiliano Pilati e Violetta Plotegher


Orrore, sgomento, paura, rabbia… fin dalle prime notizie da Parigi molti di noi hanno cominciato a provare questi sentimenti. Una violenza senza fine che anzi sembra crescere e trovare sempre una nuova malvagia creatività per colpire nel cuore dell’Europa, uccidendo persone che si stavano divertendo in un piacevole fine settimana parigino.

Non erano ancora stati tolti i cadaveri dalle strade di Parigi che già nel Mondo da una parte c’era chi esultava per questa barbara mattanza e dall’altra c’era chi gridava “bastardi islamici”.
Nel momento in cui scriviamo questa nota non sappiamo con certezza chi siano le persone che hanno compiuto la carneficina di Parigi ma siamo sicuri che l’hanno fatto con la consapevolezza di creare ulteriore conflitto tra le persone, spingendoci all’odio reciproco e, a giudicare dalle esultanze da una parte e a quel “bastardi islamici” dall’altra, con una parte della nostra popolazione ci stanno riuscendo.
Seppur comprensibili la rabbia e la paura non dovrebbero però portarci a cercare capri espiatori nei migranti che premono alle nostre porte. Queste persone stanno fuggendo e sono vittime della stessa violenza che ha armato la follia terrorista a Parigi. E non vale neanche il nesso “terrorismo = islam” dato che in questi mesi più del 95% delle vittime di questi terroristi sono i musulmani che non la pensano come loro, musulmani che si oppongono alla pazzia di questi individui pagando spesso con la propria vita.
Ora c’è chi invoca alla “guerra” nelle nostre città e nell’intensificare i bombardamenti nelle zone di presunta provenienza dei terroristi e noi ci troviamo di fronte a due alternative: la prima mira a trasformare in nemico ogni straniero e in campo di battaglia ogni confine, ogni quartiere, ogni comunità dove percepiamo qualcuno minimamente diverso da noi.
In un contesto simile per gli stragisti sarà semplice nascondersi e trovare legna per alimentare il loro fuoco del terrore.
La seconda alternativa è quella di cercare di stare in piedi, di non farci piegare al volere di chi ci vuole trascinare nella barbarie della paura da cui nasce odio, violenza e morte. Per farlo dobbiamo però riuscire a restare uniti, a restare umani sentendosi un unico popolo unito nonostante le molte differenze. Dobbiamo cercare di non prestarci al gioco del tracciare una demarcazione netta tra il “noi” e il “loro”.
Se mai potesse esistere un “noi” e un “loro” pensiamo che “loro” sono gli stragisti, sono quelli che usano le armi, ma sono anche gli stessi fabbricanti di armi, sono quelli che bombardano “per errore” un ospedale o compiono un attentato a Beirut. Sono i finanziatori occulti degli stragisti che si arricchiscono sul dolore di migliaia e migliaia di persone.
“Noi” siamo quelli che si sforzano di convivere nelle mille differenze che caratterizzano la nostra Europa, siamo quelli che a Parigi hanno aperto le loro porte dopo gli attentati alle persone impaurite che vagavano per strada, siamo quelli che, pur non avendo delle risposte certe, chiedono di sperimentare nuove soluzioni per la trasformazione dei conflitti quotidiani piccoli, medi e grandi che caratterizzano il nostro tempo incerto.
Spesso la linea di demarcazione tra il “noi” e il “loro” non è netta, sta a noi, al vivere appieno le contraddizioni del nostro mondo moderno, di sforzarci nello scegliere la via del cambiamento positivo piuttosto che quella dell’odio.
E’ dal giorno dopo il tremendo attentato alle torri gemelle di New York del settembre 2011 che il mondo “democratico” ha deciso di combattere il terrorismo bombardando. 15 anni di folli bombardamenti, 15 anni di vittime (nella maggior parte dei casi innocenti, pensiamo solo all’ospedale di Medici Senza Frontiere…). Cecilia Strada di Emergency sabato ha scritto “15 anni di ‘bombe contro il terrorismo’ e il terrorismo oggi è più forte: ma ce le facciamo due domande?”.
Facciamocele seriamente due domande e magari cominciamo a rispondere con delle alternative alle bombe.
In questo sentiamo particolarmente nostre le parole scritte in questi giorni dal Movimento Nonviolento:
“Già troppe volte abbiamo detto “mai più!”. Dopo la guerra del Golfo, dopo le Torri Gemelle, dopo l’attacco in Iraq, dopo gli attentati di Londra e di Madrid, dopo la strage di Charlie Hebdo, dopo quella del Bardo, dopo i bombardamenti su Libia e Siria, dopo il raid sull’ospedale di Kunduz in Afganistan, dopo il massacro all’Università di Garissa in Kenya, dopo le bombe sul corteo pacifista di Ankara … ed oggi dopo gli attentati suicidi di Beirut e di Parigi.
Piangere i morti ed esprimere solidarietà è importante, ma non basta se poi tutto continua come prima. Dobbiamo reagire. Non farci piegare dal dolore e dalla paura. Non accettare lo stato delle cose. Reagire. Reagire per spezzare la spirale, ed aprire una strada nuova. La violenza ha fallito e se perpetuata peggiorerà ulteriormente una situazione già tragica.
La via da seguire è quella della nonviolenza. Sul piano personale e su quello politico. La via del diritto, della cooperazione, del dialogo, delle alleanze con chi in ogni luogo cerca la pace, della riduzione drastica della produzione e del traffico di armi, dei Corpi civili di pace per affrontare i conflitti prima che diventino guerre, della polizia internazionale per fermare chi si pone fuori dal contesto legale dell’Onu.
Il terrorismo e la guerra (che è una forma di terrorismo su vasta scala) si contrastano con strumenti altrettanto forti, ma con spinta contraria. Siamo anche noi dentro il conflitto, e lo dobbiamo affrontare con soluzioni opposte a quelle perseguite finora.
L’alternativa oggi è secca: nonviolenza o barbarie.”

Violetta Plotegher e Massimiliano Pilati
Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Contributo pubblicato parzialmente su Corriere del Trentino di oggi, martedì 17 novembre 2015