Pena di morte, questo mondo di barbari

Tratto da Sentire

Tratto da Sentire

Uccidere è una soluzione?

24 luglio 2014 – In  quei paesi che ancora la considerano “legittima”, la pena di morte è circondata dal segreto e in alcuni casi le autorità neanche informano le famiglie e gli avvocati – per non parlare dell’opinione pubblica – sulle esecuzioni in programma. Lo affermava il rapporto di Amnesty International del marzo scorso. Ma l’esecuzione di Joseph Wood, avvenuta in Arizona il 23 luglio e durata due ore, costituisce un ulteriore monito per le autorita’ statunitensi: l’unica soluzione e’ abolire la pena di morte.

Solo quest’anno, almeno tre esecuzioni non sono andate secondo i piani. Amnesty International ritiene non solo che non esista alcun modo umano per eseguire le condanne a morte, ma che la crudelta’ della pena capitale non si limiti a cio’ che accade nella stanza in cui hanno luogo le esecuzioni.

L’esecuzione di Joseph Wood, condannato a morte nel 1989 per l’omicidio della sua ex fidanzata e del padre di quest’ultima, e’ iniziata alle 13.52 (ora locale) del 23 luglio. E’ durata cosi’ tanto che il suo avvocato ha avuto il tempo di presentare un appello d’emergenza a una corte federale, mentre Wood era ancora vivo, chiedendo che la procedura venisse fermata. Il giudice federale non ha risposto e l’uomo e’ stato dichiarato morto alle 15.49. Successivamente, il giudice ha ordinato allo stato di conservare il corpo di Wood.

La governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha dichiarato che l’esecuzione e’ stata “legale” e che Wood “non ha sofferto” ma ha ordinato di rivedere la vicenda per capire perche’ l’esecuzione sia durata cosi’ a lungo.

Sono 140 paesi che hanno abolito la pena di morte nelle leggi o nella prassi. Gli Usa si stanno avvicinando alla 1400esima esecuzione (ne mancano 15) da quando, nel 1977, sono ripresi gli omicidi giudiziari. Dal 2007, cinque stati degli Usa hanno abolito la pena di morte.

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, Iran e Iraq hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte. Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi – soprattutto i due mediorientali – hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento.

Il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove – sebbene le autorità mantengano il segreto sui dati – Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita è al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni.

Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012. Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in più rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte.

Nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi è stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso. Molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni.

Trent’anni fa, il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed è ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale.

I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.   Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti.
                                                                
Roma, 24 luglio 2014

Uccidere è una soluzione?

24 luglio 2014 – In  quei paesi che ancora la considerano “legittima”, la pena di morte è circondata dal segreto e in alcuni casi le autorità neanche informano le famiglie e gli avvocati – per non parlare dell’opinione pubblica – sulle esecuzioni in programma. Lo affermava il rapporto di Amnesty International del marzo scorso. Ma l’esecuzione di Joseph Wood, avvenuta in Arizona il 23 luglio e durata due ore, costituisce un ulteriore monito per le autorita’ statunitensi: l’unica soluzione e’ abolire la pena di morte.

 

Solo quest’anno, almeno tre esecuzioni non sono andate secondo i piani. Amnesty International ritiene non solo che non esista alcun modo umano per eseguire le condanne a morte, ma che la crudelta’ della pena capitale non si limiti a cio’ che accade nella stanza in cui hanno luogo le esecuzioni.

L’esecuzione di Joseph Wood, condannato a morte nel 1989 per l’omicidio della sua ex fidanzata e del padre di quest’ultima, e’ iniziata alle 13.52 (ora locale) del 23 luglio. E’ durata cosi’ tanto che il suo avvocato ha avuto il tempo di presentare un appello d’emergenza a una corte federale, mentre Wood era ancora vivo, chiedendo che la procedura venisse fermata. Il giudice federale non ha risposto e l’uomo e’ stato dichiarato morto alle 15.49. Successivamente, il giudice ha ordinato allo stato di conservare il corpo di Wood.

La governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha dichiarato che l’esecuzione e’ stata “legale” e che Wood “non ha sofferto” ma ha ordinato di rivedere la vicenda per capire perche’ l’esecuzione sia durata cosi’ a lungo.

Sono 140 paesi che hanno abolito la pena di morte nelle leggi o nella prassi. Gli Usa si stanno avvicinando alla 1400esima esecuzione (ne mancano 15) da quando, nel 1977, sono ripresi gli omicidi giudiziari. Dal 2007, cinque stati degli Usa hanno abolito la pena di morte.

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, Iran e Iraq hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte. Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi – soprattutto i due mediorientali – hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento.

Il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove – sebbene le autorità mantengano il segreto sui dati – Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita è al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni.

Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012. Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in più rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte.

Nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi è stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso. Molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni.

Trent’anni fa, il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed è ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale.

I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.   Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti.

 

                                                                 
Roma, 24 luglio 2014

24 luglio 2014 – In  quei paesi che ancora la considerano “legittima”, la pena di morte è circondata dal segreto e in alcuni casi le autorità neanche informano le famiglie e gli avvocati – per non parlare dell’opinione pubblica – sulle esecuzioni in programma. Lo affermava il rapporto di Amnesty International del marzo scorso. Ma l’esecuzione di Joseph Wood, avvenuta in Arizona il 23 luglio e durata due ore, costituisce un ulteriore monito per le autorita’ statunitensi: l’unica soluzione e’ abolire la pena di morte.

Solo quest’anno, almeno tre esecuzioni non sono andate secondo i piani. Amnesty International ritiene non solo che non esista alcun modo umano per eseguire le condanne a morte, ma che la crudelta’ della pena capitale non si limiti a cio’ che accade nella stanza in cui hanno luogo le esecuzioni.

L’esecuzione di Joseph Wood, condannato a morte nel 1989 per l’omicidio della sua ex fidanzata e del padre di quest’ultima, e’ iniziata alle 13.52 (ora locale) del 23 luglio. E’ durata cosi’ tanto che il suo avvocato ha avuto il tempo di presentare un appello d’emergenza a una corte federale, mentre Wood era ancora vivo, chiedendo che la procedura venisse fermata. Il giudice federale non ha risposto e l’uomo e’ stato dichiarato morto alle 15.49. Successivamente, il giudice ha ordinato allo stato di conservare il corpo di Wood.

La governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha dichiarato che l’esecuzione e’ stata “legale” e che Wood “non ha sofferto” ma ha ordinato di rivedere la vicenda per capire perche’ l’esecuzione sia durata cosi’ a lungo.

Sono 140 paesi che hanno abolito la pena di morte nelle leggi o nella prassi. Gli Usa si stanno avvicinando alla 1400esima esecuzione (ne mancano 15) da quando, nel 1977, sono ripresi gli omicidi giudiziari. Dal 2007, cinque stati degli Usa hanno abolito la pena di morte.

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, Iran e Iraq hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte. Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi – soprattutto i due mediorientali – hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento.

Il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove – sebbene le autorità mantengano il segreto sui dati – Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita è al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni.

Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012. Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in più rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte.

Nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi è stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso. Molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni.

Trent’anni fa, il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed è ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale.

I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.   Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti.

                                                                 
Roma, 24 luglio 2014

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Solo quest’anno, almeno tre esecuzioni non sono andate secondo i piani. Amnesty International ritiene non solo che non esista alcun modo umano per eseguire le condanne a morte, ma che la crudelta’ della pena capitale non si limiti a cio’ che accade nella stanza in cui hanno luogo le esecuzioni.

L’esecuzione di Joseph Wood, condannato a morte nel 1989 per l’omicidio della sua ex fidanzata e del padre di quest’ultima, e’ iniziata alle 13.52 (ora locale) del 23 luglio. E’ durata cosi’ tanto che il suo avvocato ha avuto il tempo di presentare un appello d’emergenza a una corte federale, mentre Wood era ancora vivo, chiedendo che la procedura venisse fermata. Il giudice federale non ha risposto e l’uomo e’ stato dichiarato morto alle 15.49. Successivamente, il giudice ha ordinato allo stato di conservare il corpo di Wood.

La governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha dichiarato che l’esecuzione e’ stata “legale” e che Wood “non ha sofferto” ma ha ordinato di rivedere la vicenda per capire perche’ l’esecuzione sia durata cosi’ a lungo.

Sono 140 paesi che hanno abolito la pena di morte nelle leggi o nella prassi. Gli Usa si stanno avvicinando alla 1400esima esecuzione (ne mancano 15) da quando, nel 1977, sono ripresi gli omicidi giudiziari. Dal 2007, cinque stati degli Usa hanno abolito la pena di morte.

Secondo il rapporto annuale di Amnesty International sulla pena di morte, Iran e Iraq hanno determinato un profondo aumento delle condanne a morte eseguite nel 2013, andando in direzione opposta alla tendenza mondiale verso l’abolizione della pena di morte. Allarmanti livelli di esecuzioni in un gruppo isolato di paesi – soprattutto i due mediorientali – hanno determinato un aumento di quasi 100 esecuzioni rispetto al 2012, corrispondente al 15 per cento.

Il numero delle esecuzioni in Iran (almeno 369) e Iraq (169) pone questi due paesi al secondo e al terzo posto della classifica, dominata dalla Cina dove – sebbene le autorità mantengano il segreto sui dati – Amnesty International ritiene che ogni anno siano messe a morte migliaia di persone. L’Arabia Saudita è al quarto posto con almeno 79 esecuzioni, gli Stati Uniti d’America al quinto con 39 esecuzioni e la Somalia al sesto con almeno 34 esecuzioni.

Escludendo la Cina, nel 2013 Amnesty International ha registrato almeno 778 esecuzioni rispetto alle 682 del 2012. Nel 2013 le esecuzioni hanno avuto luogo in 22 paesi, uno in più rispetto al 2012. Indonesia, Kuwait, Nigeria e Vietnam hanno ripristinato l’uso della pena di morte.

Nonostante i passi indietro del 2013, negli ultimi 20 anni vi è stata una decisa diminuzione del numero dei paesi che hanno usato la pena di morte e miglioramenti a livello regionale vi sono stati anche l’anno scorso. Molti paesi che avevano eseguito condanne a morte nel 2012 non hanno continuato nel 2013, come nel caso di Bielorussia, Emirati Arabi Uniti, Gambia e Pakistan. Per la prima volta dal 2009, la regione Europa – Asia centrale non ha fatto registrare esecuzioni.

Trent’anni fa, il numero dei paesi che avevano eseguito condanne a morte era stato di 37. Il numero era sceso a 25 nel 2004 ed è ulteriormente sceso a 22 l’anno scorso. Nell’ultimo quinquennio, solo nove paesi hanno fatto ricorso anno dopo anno alla pena capitale.

I metodi d’esecuzione usati nel 2013 comprendono la decapitazione, la somministrazione di scariche elettriche, la fucilazione, l’impiccagione e l’iniezione letale. Esecuzioni pubbliche hanno avuto luogo in Arabia Saudita, Corea del Nord, Iran e Somalia.   Persone sono state messe a morte per tutta una serie di crimini non letali tra cui rapina, reati connessi alla droga, reati economici e atti che non dovrebbero essere neanche considerati reati, come l’adulterio o la blasfemia. Molti paesi hanno usato vaghe definizioni di reati politici per sbarazzarsi di reali o presunti dissidenti.

                                                                 
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