Primavere, tra speranza e disincanto

Incontro con il regista Mourad Ben Cheikh

Il 2011 è stato un anno che ha portato ad enormi trasformazioni nello scenario internazionale, i popoli di molti paesi hanno chiesto con forza libertà e democrazia. Ma mentre la Tunisia ha iniziato un processo di democratizzazione reale, con la previsione di una Costituente e di libere elezioni, altrove continuano violenze e repressioni. Ne parleremo martedì 6 settembre alle 21.00 al Caffè della Predara con Mourad Ben Cheikh, regista del film “Mai più paura”, girato durante le rivolte tunisine di inizio 2011, Adel Jabbar, ricercatore e sociologo dei processi migratori e sociali, e Aboulkheir Breigheche, presidente della Comunità Islamica del Trentino Alto Adige.

Incontro con il regista Mourad Ben Cheikh

Il 2011 è stato un anno che ha portato ad enormi trasformazioni nello scenario internazionale, i popoli di molti paesi hanno chiesto con forza libertà e democrazia. Ma mentre la Tunisia ha iniziato un processo di democratizzazione reale, con la previsione di una Costituente e di libere elezioni, altrove continuano violenze e repressioni. Ne parleremo martedì 6 settembre alle 21.00 al Caffè della Predara con Mourad Ben Cheikh, regista del film “Mai più paura”, girato durante le rivolte tunisine di inizio 2011, Adel Jabbar, ricercatore e sociologo dei processi migratori e sociali, e Aboulkheir Breigheche, presidente della Comunità Islamica del Trentino Alto Adige.

Mai più paura

di Francesca Zeni

 

“Mai più paura” è il titolo del documentario realizzato da Mourad Ben Cheikh nel corso dei primi mesi del 2011, durante le rivolte tunisine che hanno portato alla caduta di Ben Ali e ad un cambio radicale nella politica del paese. “Mai più paura” era uno degli slogan cantati nelle piazze durante le manifestazioni, era una frase che compariva sui muri di Tunisi, di Sidi Bouzid, di molte città e paesi. L’obiettivo che ha mosso migliaia di persone in tutta la Tunisia era chiaro e preciso: la fine della dittatura. E migliaia di cittadini, oscurati da anni di timori e paure, hanno deciso di scendere nelle strade e nelle piazze per chiedere di poter vivere in un paese realmente democratico.

I giornali europei l’hanno chiamata “rivolta del pane”, “rivolta dei gelsomini”, ma è stata una rivolta di tutta la popolazione, soprattutto di colti e laureati. Per mesi giornalisti e televisioni di questa sponda del Mediterraneo hanno provato solo a confermare le proprie letture stereotipate del “mondo arabo”, senza il reale interesse a cogliere il valore di ciò che stava avvenendo in Tunisia, senza il reale desiderio di indagare e di conoscere. Per questo la visione di “Mai più paura” acquisisce un’importanza unica: una giovane blogger e un’avvocatessa guidano nella storia recente della Tunisia, mostrando la realtà delle rivendicazioni popolari, e lasciando intuire la ricca complessità del presente e del futuro del paese.

Tutto iniziò il 17 dicembre a Sidi Bouzid, quando un giovane, non potendo esprimere il proprio disagio, ha rivolto le critiche contro il potere verso se stesso. Il suo gesto disperato ha avuto un effetto dirompente: l’onda di proteste si è propagata fino ad arrivare a Tunisi il 14 gennaio, con la famosa manifestazione in Avenue Bourghiba che raccolse l’adesione di oltre 60.000 persone, di giovani e anziani, uomini e donne, ricchi e poveri. L’intervento che ha proposto Mourad Ben Cheikh sabato pomeriggio al Mart di Rovereto si intitolava “La piramide rovesciata, una politica senza leadership“: per la prima volta negli ultimi decenni la politica ha subito un rovescio inatteso, e con uno schema del tutto nuovo rispetto alle rivoluzioni precedenti, che avevano un’ideologia alla base, o una leadership alternativa al potere che trascinava la massa. In Tunisia tali caratteristiche non erano presenti, ma c’era un ampio e totale consenso verso l’idea di porre fine al regime. Non era una “massa informe” ad agire, ma un popolo organico, responsabilizzato, consapevole, anche grazie ad internet e alla messa in comune di notizie, immagini e riflessioni.

Il 23 ottobre si svolgeranno le prime elezioni libere in Tunisia dall’indipendenza (nonostante gli osservatori internazionali continuassero a definire “libere” le elezioni che si svolgevano nel paese sotto il governo di Ben Ali), e si porranno sullo scacchiere politico i maggiori tra i 120 partiti nati con la fine della dittatura. Anche gli islamici si porranno sullo scenario politico, unico modo per contenerne l’eventuale deriva estremista. Il 23 ottobre si eleggerà l’Assemblea Costituente: il Paese ha deciso di intraprendere una strada lunga ma realmente democratica, dotandosi di una nuova Costituzione.

Resta da capire come si comporteranno Europa e Stati Uniti, che per decenni hanno giustificato il regime che permetteva loro di non affrontare le proprie paure, in primo luogo la paura dell’Islam. Il mondo arabo sta rapidamente cambiando, e se il cosiddetto “Occidente” continuerà a chiudersi all’altro, evitando di conoscerlo e di guardarlo negli occhi, rimarrà succube di una paura che ne condizionerà scelte e posizioni. Il popolo tunisino ha scelto di non aver “Mai più paura”: la nostra sponda del Mediterraneo reagisce invece chiudendosi, basti pensare alla questione rifugiati e profughi in arrivo dalla Libia, che hanno portato l’Europa a mettere in discussione gli stessi Accordi di Schengen. Se la strada è quella di guardare in faccia le proprie paure, l’Occidente appare ancora lontano dal desiderio di incontro e confronto con l’altro, un altro non così lontano, un altro che vive dall’altra parte del mare.