QUEL FILO CHE UNISCE IL TRENTINO E IL TIBET

– di Roberto Pinter –

Domani sarà a Trento il Kalon Tripa, il primo ministro del governo tibetano in esilio, Lobsang Sangay. È la prima volta visita in Italia da quando è stato eletto. Non è un caso che abbia scelto la nostra Regione. Due anni fa l’Università di Trento lo aveva invitato come relatore nel convegno dedicato all’autonomia del Tibet e conclusosi con la sottoscrizione della Carta di Trento alla presenza del Dalai Lama.

Lobsang Sangay non è un monaco come il precedente Kalon Tripa, non è nemmeno un tibetano appartenente alla comunità tibetana che vive a Dharamsala nel nord dell’India, è un giovane professore di diritto di Harward, ed è stato eletto democraticamente dai tibetani sparsi in tutto il mondo.
Dopo che il Dalai Lama ha annunciato di volersi dedicare alla guida spirituale e non anche a quella politica del popolo tibetano è di fatto la figura politica più rappresentativa e non solo il capo del governo.
Per questo la sua visita a Trento è una occasione preziosa per capire cosa sta accadendo in Tibet e come potrà evolvere il conflitto rispetto alla occupazione militare cinese.

– di Roberto Pinter –

Domani sarà a Trento il Kalon Tripa, il primo ministro del governo tibetano in esilio, Lobsang Sangay. È la prima volta visita in Italia da quando è stato eletto. Non è un caso che abbia scelto la nostra Regione. Due anni fa l’Università di Trento lo aveva invitato come relatore nel convegno dedicato all’autonomia del Tibet e conclusosi con la sottoscrizione della Carta di Trento alla presenza del Dalai Lama.

Lobsang Sangay non è un monaco come il precedente Kalon Tripa, non è nemmeno un tibetano appartenente alla comunità tibetana che vive a Dharamsala nel nord dell’India, è un giovane professore di diritto di Harward, ed è stato eletto democraticamente dai tibetani sparsi in tutto il mondo.
Dopo che il Dalai Lama ha annunciato di volersi dedicare alla guida spirituale e non anche a quella politica del popolo tibetano è di fatto la figura politica più rappresentativa e non solo il capo del governo.
Per questo la sua visita a Trento è una occasione preziosa per capire cosa sta accadendo in Tibet e come potrà evolvere il conflitto rispetto alla occupazione militare cinese.
Lobsang Samgay è intervenuto con determinazione nei mesi scorsi anche rispetto alle decine di monaci e civili tibetani che si sono uccisi dandosi fuoco per protestare contro la repressione cinese, la mancanza di libertà religiosa e soprattutto per chiedere finalmente il ritorno del Dalai Lama.
Non c’è un cambiamento di strategia, la richiesta rimane quella di una autonomia delle regioni tibetane e anche per questo lo stretto rapporto, che il Dalai Lama e la leadership politica tibetana hanno con il Trentino, è utile per supportare la causa tibetana.
Il Trentino e il Sudtirolo sono la dimostrazione che è possibile salvaguardare le minoranze etniche riconoscendo loro una effettiva autonomia pur nel rispetto della unità nazionale, e questo è quello che chiedono è tibetani alla Cina, che venga attuato esattamente quello che prevederebbe per loro la Costituzione cinese.
La Cina ha scelto invece la strada della annessione e della cancellazione della identità culturale tibetana oltre a una dura repressione che porta a continui atti di ribellione fino al punto di darsi fuoco per protesta.
La Provincia di Trento ha da tempo espresso la propria solidarietà per questo popolo cui è negata ogni possibilità di autonomia e di autodeterminazione, e lo ha fatto con aiuti umanitari ma anche accogliendo in Trentino le autorità tibetane come rappresentanti con piena titolarità del popolo tibetano.
Domani il primo ministro tibetano verrà infatti accolto dal Presidente della Provincia Dellai e insieme al Presidente del Consiglio Provinciale inaugurerà una mostra fotografica a Palazzo Trentini (ore 16).
Alle 17 si confronterà invece sulla Autonomia in un pubblico dibattito presso la facoltà di Giurisprudenza con i professori Toniatti e Woelk.
Lo scorso 22 febbraio era il Capodanno tibetano, una occasione di festa per i tibetani ma quest’anno hanno deciso di non festeggiare come omaggio alle tibetane e ai tibetani che hanno immolato le loro vite per ricordare al mondo la repressione e la mancanza di libertà. La nostra solidarietà è importante, così come la richiesta ai governi del mondo di non abbandonare una popolazione straordinaria che da 53 anni resiste senza violenza e con la sola forza culturale e spirituale.
La visita di Lobsang Sangay a Trento è una importante occasione per farlo.

Articolo di Roberto Pinter, Associazione Italia-Tibet, tratto dal quotidiano Trentino, “Quel filo che unisce il Trentino e il Tibet”,lunedì 27 febbraio 2012, p.1, 23.

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