Quell’eterna illusione della guerra “limitata”

Vittorio Zucconi

Nei giorni che dovrebbero precedere il primo salvo di missili Cruise sulla Siria (“Cruise” significa crociera, ma non riesco a chiamarli missili da crociera), la vertigine del “deja vu” afferra chi da generazioni ormai assiste all’inizio di operazioni militari americane. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale, e con l’eccezione della Corea nella quale Truman fu trascinato dall’invasione delle truppe del Nord comunista, tutte le guerre cominciano invariabilmente con le stesse formule: “Nessuna possibilità è esclusa”, “operazione limitata”, “azione dimostrativa”, “obbiettivi circoscritti”. Sono gli equivalenti contemporanei del tragico e proverbiale “le truppe saranno a casa per Natale”. Ma ogni operazione limitata comporta sempre, e la storia lo ha dimostrato, il rischio evidente che siano gli altri, gli avversari, il nemico a decidere quali siano i limiti dell’operazione.

*Repubblica, 27 agosto 2013

Vittorio Zucconi

Nei giorni che dovrebbero precedere il primo salvo di missili Cruise sulla Siria (“Cruise” significa crociera, ma non riesco a chiamarli missili da crociera), la vertigine del “deja vu” afferra chi da generazioni ormai assiste all’inizio di operazioni militari americane. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale, e con l’eccezione della Corea nella quale Truman fu trascinato dall’invasione delle truppe del Nord comunista, tutte le guerre cominciano invariabilmente con le stesse formule: “Nessuna possibilità è esclusa”, “operazione limitata”, “azione dimostrativa”, “obbiettivi circoscritti”. Sono gli equivalenti contemporanei del tragico e proverbiale “le truppe saranno a casa per Natale”. Ma ogni operazione limitata comporta sempre, e la storia lo ha dimostrato, il rischio evidente che siano gli altri, gli avversari, il nemico a decidere quali siano i limiti dell’operazione. Nessuno obbliga gli obiettivi a comportarsi secondo le previsinoni di chi li colpisce e la classica formula del maresciallo Von Moltke il Vecchio – “Nessun piano di battaglia sopravvive al primo contatto col nemico” – resta vera nel tempo delle guerre con il telecomando come in quello delle baionette.

Limitato fu l’intervento di Kennedy in Vietnam, con seimila consiglieri nel 1963. Divennero complessivamente un milione e mezzo di soldati a rotazione e dieci anni di battaglie. Un’incursione di Forze Speciali e di agenti della Cia sarebbe dovuta essere l’azione in Afghanistan per rovesciare i Taleban e insediare un amico. Ci sono – ci siamo – da dodici anni. E un rapido, devastante “in and out”, dentro e fuori era anche il piano del generale Tommy Franks in Iraq per deporre Saddam, fino a quando la prodigiosa miopia dell’Amministrazione Usa sciolse l’esercito sconfitto e tutta l’amministrazione civile creando una guerriglia istantanea. In Iraq, l’operazione limitata è al decimo anno.
In Siria, se è vero che il dado è tratto, il limite sarà nell’impiego di armi a distanza, lo “spara e dimentica” dei Cruise autopilotati e magari di quei droni che il Presidente Obama predilige. Dunque nessuno stivale americano nella polvere o nel fango. Ma c’è un problema spaventoso, che potrebbe allargare i “limiti” della operazione e per una volta non è il nemico, ma l’amico. A favore di chi, di quali forze, gruppi, organizzazioni saranno lanciati quegli ordigni? Sappiamo “contro” chi, Bashar al Assad, l’ultimo dei despoti sopravvissuti alla generazione dei dittatori laici e “baathisti”, come era Saddam. Ma non sappiamo chi siano davvero coloro che potranno beneficiare dell’attacco. E questa invadente intelligence americana che meticolosamente rastrella le telefonate e le e-mail in casa propria non riesce a capire le intenzioni, la composizione, la natura di ribelli armati.
I Cruise, se davvero partiranno, viaggeranno al buio. Colpiranno gli obbiettivi per i quali i loro cervelli artificiali e i loro GPS sono stati programmati e magari faranno qualche “danno collaterale” che il regime di Assad non mancherà di pubblicizzare via Rete, tra le proteste e i tuoni dei suoi aimici russi, cinesi e iraniani. Ma quando anche l’ultimo Cruise sarà esploso, resterà appesa in aria quella domanda che ha trasfornato le operazioni limitate in guerre: e adesso? Se il nemico non ci sta a farsi intimidire, se i suoi alleati accorrono in suo aiuto con rifornimenti e armi, se i missili non sono serviti, che si fa? O si accetta l’inutilità dell’attacco o si tolgono i limiti all’operazione limitata e comincia il viaggio verso la vertigine del deja vu, l’escalation.

*Repubblica, 27 agosto 2013