Sahara Occidentale

Sahara Occidentale

di Pat Patfoort –

Avrei potuto introdurre il testo sul Sahara Occidentale con un capitolo sulla situazione geografica, storica e politica della regione. Non l’ho fatto. Da un lato, penso che se ne possa già trarre molto da questo testo senza una tale introduzione. Dall’altro lato, penso che leggendo il testo, quanti non sono molto al corrente della situazione politica si sentiranno spinti ad andare su Google per leggervi la sintesi di 5 pagine che vi troveranno su tale aspetto.

Sahara Occidentale

di Pat Patfoort –

Avrei potuto introdurre il testo sul Sahara Occidentale con un capitolo sulla situazione geografica, storica e politica della regione. Non l’ho fatto. Da un lato, penso che se ne possa già trarre molto da questo testo senza una tale introduzione. Dall’altro lato, penso che leggendo il testo, quanti non sono molto al corrente della situazione politica si sentiranno spinti ad andare su Google per leggervi la sintesi di 5 pagine che vi troveranno su tale aspetto.

Una piccola annotazione all’inizio di questo testo. Dato che è scritto nello spirito della nonviolenza, penso sia bene ricordare che, se leggendo le testimonianze o le riflessioni delle diverse persone, noi le giudichiamo, pensiamo che è sbagliato, che la persona ha torto, che esagera, che è stupido ciò che ha detto, etc., allora dobbiamo essere coscienti che così ci mettiamo in posizione Maggiore nei confronti di questa persona, e che ciò è alla base della violenza. La nonviolenza è saper accettare e rispettare quel che viene provato, le idee, i sentimenti, le abitudini, i modi di vedere gli altri, senza giudicarli, ma senza pertanto essere necessariamente d’accordo.

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Chi sono ? Sono antropologa, e da 40 anni lavoro sulla prevenzione, la gestione costruttiva e nonviolenta, e la trasformazione dei conflitti. Lavoro a livello educativo (con bambini o giovani, insegnanti, genitori, famiglie, educatori), al livello delle relazioni tra adulti (familiari, professionali), nei gruppi e a livello inter-etnico (per esempio nel Caucaso, in Kossovo, in Africa Centrale e Occidentale). Nel 1991, ho creato un Centro in Belgio, nelle Fiandre, che si chiama ‘De Vuurbloem’ (che significa ‘Il Fiore di Fuoco’ in fiammingo), di cui sono la presidente, che si occupa della valutazione delle nostre differenze e della prevenzione e gestione dei conflitti. La specificità del mio modo di lavorare e di quello del nostro Centro, è che utilizziamo un modello che abbiamo sviluppato noi stessi, il modello MmE o Maggiore-minore-Equivalenza, e che nel frattempo è stato provato in molte situazioni. Questo modello comprende il modello Maggiore-minore, che è alla base della violenza, e il modello dell’Equivalenza, che è alla base della nonviolenza. Per maggiori delucidazioni a tale riguardo guardare www.patpatfoort.be.

Sono invitata dall’associazione Jaima Sahrawi, di Reggio Emilia (Italia) a visitare il Sahara Occidentale. Cinzia Terzi dell’associazione mi accompagna. Ci fermiamo il 2 giugno 2011 a Casablanca per incontrarvi Messoud (Mohamed Massaoudi), che è avvocato al Foro di Casablanca e un suo collega avvocato. Sono membri dell’Associazione Marocchina dei Diritti dell’Uomo, l’AMDH, e lottano per la libertà di espressione, a ogni livello. In seguito passiamo tutto il nostro soggiorno a Laàyoune (El Aaiun precedentemente), dal 3 all’ 8 giugno 2011, ove facciamo diversi incontri.

Nel documento allegato sono riportate le testimonianze di Brahim Dahane (39 anni), Ghalia Djimi (50 anni), Mina Baali (38 anni), suo marito Hassan Duihi (Hassanna) e sua sorella Mbarka Aalina Baali (47 anni), Mohamed Bani (42 anni) e Zaoui el Houcine (36 anni), Nhabouha Lakhlifi e suo padre Sidi-Mahmoud, Said Dambar (27 anni), Ali Baïba Salami (25 anni), Louchaa Emmaâ (25 annni) e Mariam Bourbimi (27 anni), Hassan Annouch. Tra essi giovani detenuti per motivi politici, docenti, familiari di vittime. Scarica il documento.

Alcune riflessioni generali sulla nonviolenza.

Quando si vuole uscire dalla posizione minore, è importante non agire contro le persone, ma piuttosto contro il sistema nel quale si trovano queste persone. Bisognerà anche aiutare le persone che si trovano in un sistema che è nocivo per altri, e permettere loro di uscirne con dignità. Altrimenti sarà molto più difficile per loro uscirne.

Quando ci si sente mesi in posizione minore da delle persone che fanno parte di un sistema che nuoce a noi, è importante che noi non giudichiamo queste persone, ma crechiamo di comprendere perchè esse agiscono come fanno :

– esse non pensano ai problemi che ci arrecano, sono esse stesse piene di problemi,

– esse rifiutano di pensarci, perchè hanno paura di avere ancora più preoccupazioni, hanno l’impressione di non potersene caricare ulteriormente,

– non osano, per la paura di essere criticate, rifiutate dal loro entourage, di diventare esse stesse vittime, di rappresaglie, di essere isolate, di perdere il loro lavoro ;

– non sanno come fare o cominciare ;

– sono abituate, sono state addestrate a fare così.

Questo non significa assolutamente che siamo d’accordo con questo, o che noi ci rassegnamo.

Per terminare, ancora una piccola storia sui miei contatti con la sicurezza nazionale

Durante tutto il nostro soggiorno c’era dunque qualcuno della sicurezza nazionale marocchina che ci seguiva, in abiti civili. Erano infatti due che si turnavano.

Una sera sono in auto con Ghalia (che è stata la mia traduttrice durante tutto il mio soggiorno), Hassanna, Mbarka Aalina e il giovane figlio di Hassanna : facevamo qualche compera prima di continuare verso il deserto per farvi un pic-nic (foto 7). Dietro di noi c’è un motorino che ci segue con colui che segue Hassanna e il mio. Tutt’a un tratto Hassanna inizia ad andare veloce e a girare da una piccola strada all’altra : vuole seminarli. Dopo un pò constatiamo che il motorino non ci segue più, sono stati dunque seminati. Così si può tranquillamente andare a fare il nostro pic-nic nek deserto, senza essere guardati a distanza dai due pedinatori.

L’indomani, voglio prendere un taxi per andare da Ghalia. Affinchè l’autista del taxi sappia dove condurmi, Ghalia mi ha preparato un piccolo biglietto sul quale è segnato in arabo dove deve depositarmi. Quando un taxi si ferma, prima di salire sulla vettura dietro alla quale si trovano già due altre persone, mostro il biglietto all’autista. E in quel momento vedo che colui che mi segue è subito dall’altra parte della vettura, a fianco dell’autista, e cerca di leggere ciò che c’è sul biglietto. Nel frattempo l’autista ha già letto, e mi dice che non và da quella parte. Siccome questa cosa non mi piace troppo vale a dire che colui che mi segue tentasse di leggere il biglietto cheio tendevo all’autista, riprendo rapidamente il biglietto, e chiudo la porta. Fermo un altro taxi, che và nell’altra direzione, e nel quale ci sono già altri due viaggiatori. Gli mostro il biglietto, e mi installo a fianco dell’autista. Ho già chiuso la porta, ed ecco che allora colui che mi segue viene a parlare all’autista attraverso il suo finestrino aperto in arabo, di cui io non comprendo dunque nulla. Neppure questo mi piace, perchè io non sò ciò che gli stà dicendo, e io scendo dunque dal taxi dicendo a quello che mi segue : « Se volete prendere il mio posto, prendetelo dunque ! ». Sul marciapiede delle persone hanno visto ciò che è successo, e mi dicono : « E’ la sicurezza nazionale ». Io rispondo loro : « Lo so bene ».

In seguito prendo un altro taxi, senza che colui che mi segue intervenga ancora. Quando scendo dal taxi, ho un centinaio di metri da fare a piedi per arrivare alla casa di Ghalia, e tutt’a un tratto vedo un’auto, con colui che mi segue e un altro uomo, che è fermo giusto a fianco del posto dove io devo passare, difronte a me. Non fanno mai questo d’abitudine, restano piuttosto dietro, discreti. Questo assomiglia un pò a una provocazione, una minaccia.

Mi dico che tutta questa piccola giostra di oggi deve avere un legame con il « giro » che gli è stato giocato il giorno prima, quando li abbiamo seminati : siamo dunque in una escalation. Si sono sentiti messi in posizione minore ieri, e ora cercano di mettermi in posizione minore. Quella sera mi dico che non mi piace troppo questo piccolo gioco, e decido di cambiare la dinamica.

L’indomani mattina, ho un incontro a un bar all’aperto proprio vicino al mio hotel.Vedo a distanza uno dei miei seguitori a un piccolo tavolo allo stesso bar. Non è lo stesso che ha voluto intervenire ieri con i taxi, è l’altro. Quando il moi incontro è finito, vado di buon passo verso il moi seguitore. Non se lo attendeva, penso, è assai sorpreso. Gli tendo la mano, gli dico buongiorno, gli dico il mio nome e gli gli chiedo il suo. « Mi chiamo Samir ». Parlo un pò con lui, delle difficoltà del suo lavoro, etc. Mi dice che è là per proteggermi. Gli dico che è gentile a volermi proteggere. Gli dico anche che parto quella sera, mi chiede a che ora è l’aereo. Glielo dico. Una piccola conversazione quasi amicale. Mi sento molto meglio dopo questo, sento che ho trasformato la situazione. E’ un’altra conversazione, un altro rapporto.

Un pò più tardi, è l’altro seguitore che ha il suo turno di guardia di nuovo. Poco prima di lasciare la città per andare all’aeroporto, improvvisamente, in mezzo alla strada, vado verso di lui e gli tendo la mano. Ho l’intenzione di fare la stessa con lui che con il suo collega. Senz’altro è stato avvertito dal suo collega, ma tuttavia io l’ho sorpreso, perchè appena mi vede già vicino a lui, la mano tesa verso di lui, e che ci guardiamo negli occhi, se ne va a grandi falcate. Ma per me questo basta : la comunicazione è così anche con lui del tutto diversa.

Traduzione : Massimo Corradi