Servizio Civile: quali prospettive?

Pubblichiamo volentieri una lettera scritta da Claudia Seppi a seguito dell’incontro pubblico “LA NOSTRA PATRIA È LA GENTE DA SERVIRE. Obiezione di coscienza e servizio civile: i valori di ieri, le motivazioni di oggi, le speranze di domani.” tenutosi a Trento lo scorso 14 dicembre. Il testo vuole essere anche apertura di una riflessione che coinvolga chiunque abbia a cuore questo presidio di partecipazione e attivazione sociale.
Per inviare un contributo alla discussione si faccia riferimento all’indirizzo e.mail: federico.serviziocivile@forumpace.it.

di Claudia Seppi 

“Gli organi di informazione non hanno dato ampio spazio all’incontro “LA NOSTRA PATRIA È LA GENTE DA SERVIRE” che intendeva riflettere sul Servizio Civile, sul suo passato ma soprattutto sul presente, critico, e sul futuro, incerto.[…]”

Pubblichiamo volentieri una lettera scritta da Claudia Seppi a seguito dell’incontro pubblico “LA NOSTRA PATRIA È LA GENTE DA SERVIRE. Obiezione di coscienza e servizio civile: i valori di ieri, le motivazioni di oggi, le speranze di domani.” tenutosi a Trento lo scorso 14 dicembre. Il testo vuole essere anche apertura di una riflessione che coinvolga chiunque abbia a cuore questo presidio di partecipazione e attivazione sociale.
Per inviare un contributo alla discussione si faccia riferimento all’indirizzo e.mail: federico.serviziocivile@forumpace.it.
di Claudia Seppi 

Gli organi di informazione non hanno dato ampio spazio all’incontro “LA NOSTRA PATRIA È LA GENTE DA SERVIRE” che intendeva riflettere sul Servizio Civile, sul suo passato ma soprattutto sul presente, critico, e sul futuro, incerto.

Le testimonianze degli obiettori sono certamente significative espressioni di momenti storici e della capacità dei giovani di “disobbedire” se sostenuti da ideali e valori, ma ritengo che la partita vada giocata guardando avanti, con le condizioni attuali e con un patrimonio di energie giovani a disposizione del bene comune che troppo spesso non sono valorizzate, né messe alla prova.

Mi chiamo Claudia Seppi ed ho avuto l’opportunità di esprimere il mio punto di vista, vale a dire quello dei molti giovani che vivono l’esperienza del Servizio Civile e dei molti che lo vorrebbero sperimentare ma, che per la ristrettezza delle risorse disponibili, restano esclusi.

Il mio contributo rappresenta un punto di vista alternativo. Non si può non considerare che sono l’unica donna invitata ad intervenire, sono giovane e impropriamente spesso considerata “volontaria”.

Sulla presentazione dell’incontro c’è scritto “Volontaria in Servizio Civile”. Questa descrizione è un ottimo s-punto di partenza per il mio discorso. Volontariato è un termine improprio, il Servizio Civile non è volontariato. Il volontariato è un’altra cosa. Io parlo di SERVIZIO CIVILE. Non si tratta di volontariato, e io non sono una volontaria: ho scelto volontariamente di impegnarmi in un progetto di Servizio Civile; ho aderito ad un istituto che propone ai giovani di partecipare concretamente per la realizzazione del principio costituzionale di solidarietà sociale.

Dietro al mio Servizio Civile c’è una scelta di adesione, così come c’è stata per gli ex giovani, obiettori di coscienza, che restano tali anche una volta congedati.

Altro punto di contatto tra me (e come me i giovani che aderiscono al Servizio Civile) e gli obiettori di coscienza intervenuti all’incontro è il sentimento di appartenenza e vicinanza a quei valori che queste esperienze radicano nella persona: un processo di imprinting potrei dire. Ho terminato il Servizio Civile ma mi sento tuttora, sempre, in Servizio Civile. Ci sono dei valori che si fissano, si tatuano nella persona.

Primi fra tutti la solidarietà, la responsabilità individuale verso la collettività. Collettività che oggi chiede di declinare diversamente il termine “Patria”. In una prospettiva contemporanea, vicina al mondo dei giovani, Patria è Pianeta, è Villaggio globale: con i social network siamo in continuo collegamento planetario e la consapevolezza delle questioni ambientali, che prendono in causa i comportamenti di ciascun popolo e la ricaduta sugli altri popoli, non può che essere uno stimolo all’estensione di questo concetto.

È bene che ciascuno faccia la sua parte, dobbiamo esserci. Es.Ser.Ci, non a caso, è acronimo di Esperienze di Servizio Civile ed è il mondo del Servizio Civile in Provincia di Trento che coinvolge i giovani in progetti che spaziano dall’assistenza all’educazione, dalla tutela dell’ambiente alla valorizzazione del patrimonio artistico; che consente loro di mettersi alla prova, di sentirsi utili ed importanti partecipando al bene comune, di scoprire talenti e di costruirsi abilità; che li inserisce in organizzazioni ed enti no profit per acquisire competenze trasversali da utilizzare poi anche professionalmente.

“Esserci” significa anche responsabilità civica e politica: si dice che i giovani sono i cittadini del futuro; è vero, siamo d’accordo, ma siamo anche cittadini del presente.

Lo Stato, ma anche le Istituzioni locali devono considerare il Servizio Civile un INVESTIMENTO perché con esso la COMUNITÀ può arricchirsi di giovani cittadini con una formazione civica, sociale, culturale e professionale. Una formazione poliedrica acquisita mediante attività in progetti che hanno una ricaduta positiva sul territorio, hanno un’utilità sociale, offrono benefici per la comunità. E agli economisti non potrà sfuggire che questo duplice risultato, cioè da un lato il valore formativo per il giovane cittadino e dall’altro il beneficio per la comunità, è frutto di un investimento di 2,41 euro all’ora! Mi sembra un risultato niente male.

Il Servizio Civile attraversa un momento particolarmente critico per la contrazione pesante delle risorse che ha impedito nel 2012 l’avvio di 18.000 giovani, nonostante fossero più di 40.000 quelli pronti a offrire un anno della loro vita per la realizzazione di progetti di utilità sociale.

In occasione di questa fase critica si avanzano proposte diverse: renderlo obbligatorio o gratuito. Forme non condivisibili perché sarebbe un tornare indietro, svilendo l’approccio – fondamentale – dell’operare per progetto e favorendo più le procedure che la qualità e i risultati dei progetti. Un Servizio Civile gratuito, inoltre, farebbe venir meno l’equità: solo giovani in condizioni economiche favorevoli potrebbero permetterselo. E questo, oltre a non essere equo, limiterebbe fortemente l’auspicata acquisizione di una progressiva autonomia dei giovani.

In chiusura, non si può non evidenziare che in Provincia di Trento il sistema del Servizio Civile vanta una posizione di eccellenza rispetto ad altre realtà regionali. Questo tuttavia richiede di mantenere alta l’attenzione volta a garantire standard elevati.