Sinti, cittadini d’Europa

Un’occasione per conoscere la comunità Sinta trentina

“Sono 14, vivono in Trentino Alto Adige da generazioni e i loro antenati arrivarono in Europa dall’India secoli fa. Sono Sinti, stanno nei campi nomadi, nelle aree abusive o in appartamento e ci hanno raccontato le loro storie. E’ arrivato il tempo di ascoltare”. Giovedì 15 settembre alle ore 17.30 presso il S.A.S.S. – Spazio Archeologico sotterraneo di piazza Cesare Battisti a Trento.

Presentazione del dvd multimediale “Minor Swing, storie sinte“, progetto di ricerca e raccolta di testimonianza sui sinti trentini a cura dell’associazione LXL.

Proiezione di un cortometraggio e di brevi interviste.

Discute con gli autori l’antropologa Paola Trevisan, autrice di studi e pubblicazioni sui sinti emiliani.

Aperitivo con musica dei “Sintengro Gipen”

La cittadinanza è invitata a partecipare e a prendere parte al dibattito. A tutti i partecipanti verrà dato in omaggio il DVD “Minor Swing – Storie sinte”.

Un’occasione per conoscere la comunità Sinta trentina

“Sono 14, vivono in Trentino Alto Adige da generazioni e i loro antenati arrivarono in Europa dall’India secoli fa. Sono Sinti, stanno nei campi nomadi, nelle aree abusive o in appartamento e ci hanno raccontato le loro storie. E’ arrivato il tempo di ascoltare”. Giovedì 15 settembre alle ore 17.30 presso il S.A.S.S. – Spazio Archeologico sotterraneo di piazza Cesare Battisti a Trento.

Presentazione del dvd multimediale “Minor Swing, storie sinte“, progetto di ricerca e raccolta di testimonianza sui sinti trentini a cura dell’associazione LXL.

Proiezione di un cortometraggio e di brevi interviste.

Discute con gli autori l’antropologa Paola Trevisan, autrice di studi e pubblicazioni sui sinti emiliani.

Aperitivo con musica dei “Sintengro Gipen”

La cittadinanza è invitata a partecipare e a prendere parte al dibattito. A tutti i partecipanti verrà dato in omaggio il DVD “Minor Swing – Storie sinte”.

Minor Swing, storie sinte”*

Il progetto “Minor Swing, storie sinte” nasce nel corso del 2010 su iniziativa dell’Associazione Lanterne per Lucciole, attiva nel campo della sperimentazione dei nuovi media applicati alla ricerca storico-sociale. Il tema al centro del progetto è la comunità Sinta trentina, la sua storia e il suo rapporto con il resto della comunità. Il punto di partenza era la convinzione che i Sinti sono una parte della popolazione trentina, non un soggetto alieno, e che il loro riconoscimento può rappresentare il primo passo per una migliore convivenza. Infine, era forte la consapevolezza che questo incontro dovesse reggersi su una presa di coscienza del proprio passato della stessa comunità sinta, su cui costruire la speranza di un futuro migliore.

La comunità trentina accoglie, al suo interno, identità diverse, e questo è uno dei suoi maggiori pregi: le minoranze presenti sul territorio sono state valorizzate e negli anni hanno trovato il loro posto all’interno della società. Ma una di queste – la comunità sinta – resta invece dimenticata e ai margini. Eppure i suoi componenti – pur avendo un’origine etnica differente dal resto della popolazione – sono italiani e vivono da generazioni sul suolo trentino. Ogni giorno le loro vicende si intersecano con quelle degli altri trentini: i bambini sinti si recano nelle stesse scuole degli altri bambini, mentre padri e madri lavorano, dedicandosi alle occupazioni tradizionali (raccolta del ferro) oppure – è il caso dei giovani – a nuove occupazioni: fanno pulizie, lavorano nei call center, nei supermercati, come tanti altri loro coetanei.

Inizialmente nomadi, il ruolo dei Sinti in Trentino era quello di piccoli artigiani (canestrai, aggiustatori di pentole, arrotini, musicisti) ed era riconosciuto nelle valli: ma, a seguito dei profondi cambiamenti della struttura economico- sociale della nostra provincia, e con la concentrazione di questa popolazione nei campi nomadi, questa funzione venne progressivamente meno e- insieme ad essa- il ruolo sociale che i Sinti trentini avevano avuto dal momento della loro stabilizzazione.

La vita all’interno del campo, che i Sinti trentini conoscono da ormai più di 25 anni, ha portato come effetto secondario (accanto all’aumento dell’anomia sociale e della marginalità) una lenta perdita della cultura originaria e della memoria dei tempi passati, fenomeno ancora più preoccupante se si pensa che questa popolazione basa la propria cultura sulla memoria orale, mentre non ricorre alla scrittura come mezzo di conservazione delle proprie esperienze passate.

Questo processo di corrosione della memoria collettiva dei Sinti ha effetti deleteri sulla stessa capacità di autorappresentazione della comunità: la mancanza di un legame cementato dalla memoria comune produce disgregazione e scava abissi tra le generazioni. Oggi i giovani Sinti non (ri)conoscono la cultura dei loro padri, mentre spesso condividono i valori della società dei consumi, pur restandone esclusi. Tutto questo, impedendo una maggiore consapevolezza storica, rende più difficile qualsiasi progetto di integrazione nella comunità trentina, a sua volta privata di un pezzo centrale della propria storia.

Eppure questa memoria sopravvive nei campi e questo progetto si è dato l’obiettivo di riportarla a galla attraverso le testimonianze dei Sinti stessi, con una vasta campagna di raccolta di testimonianze orali tra i rappresentanti più anziani della comunità. Parallelamente, sono state raccolte le interviste dei giovani Sinti, che ci hanno parlato del loro presente e del futuro che vorrebbero per essi e le loro famiglie: non bisogna dimenticare che questa comunità è composta nella stragrande maggioranza da giovani sotto i 30 anni d’età. In questo modo, insieme al recupero della memoria del passato, sono state valorizzate le singole storie di vita individuale, mostrandone la fondamentale similitudine rispetto a quella degli altri cittadini trentini.

Il progetto è diviso in tre parti: la prima di documentazione storico-sociale; la seconda di raccolta vera e propria delle testimonianze nei campi nomadi; la terza di diffusione del risultato del lavoro svolto nella comunità, con particolare attenzione all’ambito scolastico. La prima tappa ha portato l’Associazione a indagare la presenza di popolazioni romanì sul territorio trentino nel corso della storia: attraverso ricerche d’archivio e studio di fonti secondarie, si è riusciti a ricostruire una presenza- altalenante tra il transito e la sedentarizzazione- che segna tutti i secoli dell’età moderna, a partire dal XV secolo. La seconda tappa è consistita nella raccolta vera e propria di testimonianze orali dei Sinti trentini e nella produzione di un DVD-Rom interattivo contenente le interviste stesse, un cortometraggio a cavallo tra attualità e storia, alcuni documenti storici frutto delle indagini archivistiche. La terza tappa, di cui questa presenza in Euromediterranea è un importantissimo passaggio, consiste nella divulgazione dei risultati del progetto attraverso iniziative pubbliche di presentazione, ma soprattutto con la messa a punto di percorsi didattici studiati appositamente per gli studenti delle scuole medie e superiori del Trentino.

*Presentazione di Tommaso Iori – associazione “Lanterne per Lucciole”