Sparare sulla Croce Rossa

– di Sophia Verza* –

Garanzia e guida delle azioni sono i sette Principi Fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa, che ne costituiscono lo spirito e l’etica: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità. Le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono state create in origine per soccorrere i soldati feriti o malati affiancando i servizi sanitari delle Forze Armate;ora svolgono numerose attività sia in tempo di pace che in tempo di guerra come ausiliarie dei poteri pubblici. La “Palestinian Red Crescent Society” è stata fondata nel 1968 come organizzazione umanitaria che si prende cura di salute e benessere sociale della popolazione palestinese, anche quella parte di popolazione rifugiata in Libano, Siria, Egitto ed Iraq.

– di Sophia Verza* –

Garanzia e guida delle azioni sono i sette Principi Fondamentali del Movimento Internazionale di Croce Rossa, che ne costituiscono lo spirito e l’etica: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità. Le Società Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa sono state create in origine per soccorrere i soldati feriti o malati affiancando i servizi sanitari delle Forze Armate;ora svolgono numerose attività sia in tempo di pace che in tempo di guerra come ausiliarie dei poteri pubblici. La “Palestinian Red Crescent Society” è stata fondata nel 1968 come organizzazione umanitaria che si prende cura di salute e benessere sociale della popolazione palestinese, anche quella parte di popolazione rifugiata in Libano, Siria, Egitto ed Iraq.

 

Ingenuamente credevo che l’intervista con questa associazione sarebbe stata facile, ma mi sono ricreduta in pochi minuti.: “facile” perché, nonostante in ogni luogo in cui è in corso o vi è stata una guerra i membri della Croce Rossa debbano far fronte a situazioni terribili , questo avviene per via dei problemi sanitari , non perché il loro lavoro di aiuto ai feriti venga osteggiato apertamente. La sezione di Jenin si trova nel “centro governativo” della città , vicino ai palazzi del comune e del governatorato. Credo sia uno scherzo quando il taxi svolta in una strada secondaria e si addentra tra palazzi in costruzione sotto i quali è parcheggiata qualche ambulanza. Gli uffici della PRCS sono all’interno di un edificio vecchio e malconcio, all’interno del quale vengo subito accolta nell’ufficio del direttore, Mahmoud Sadi. Mahmoud è un paramedico con tante storie da raccontare e la voglia di farlo. Come sempre mi accorgo che le mie domande preparate non si adattano al filo dei pensieri di chi ha molti ricordi , un po’ di rabbia e molta forza di volontà .

Sig. Sadi, voi vi occupate di gestione delle emergenze , attività pre-ospedaliere e di assistenza psicologica. Potrebbe spiegarmi in cosa consiste ciascuna di queste azioni?

“Dunque, l’assistenza psicologica è rivolta a varie categorie di persone : chi ha perso troppo o chi è troppo stanco. I primi hanno perso la casa, o il padre, la madre, il fratello; i secondi sono diventati mentalmente instabili a causa della situazione di pressante occupazione di cui soffre la società palestinese”. Mahmoud non parla con il distacco di un direttore, ma con il carisma di chi ha guidato ambulanze sul campo per anni, ha salvato vite e , come mi racconterà poco dopo, rischiato la propria. “La gestione delle emergenze avviene in tempo di guerra o occupazione. Quindi sempre, in questo territorio. A sua volta si coniuga con le attività di primo soccorso e pre- ospedaliere in seguito ad incidenti stradali, ferite di arma da fuoco, ferite agli arti. Il nostro compito è raggiungere l’ospedale più vicino, e su sua richiesta trasferire il paziente ad una struttura maggiormente specializzata. Questo avviene praticamente.. sempre. I nostri ospedali non sono preparati ad eseguire operazioni a cuore aperto, ad esempio. Il problema sorge proprio nel momento in cui ci viene richiesto il trasporto verso altri ospedali”

Come mai, che relazione ha la PCRS con il sistema sanitario palestinese?

“Lavoriamo a diretto contatto con gli ospedali palestinesi , che spesso non hanno abbastanza materiale ed il loro personale manca in esperienza. Inoltre , come in tutti i territori occupati, è necessario svolgere un’attività di coordinamento massiva tra tutte le organizzazioni sanitarie della West Bank, Striscia di Gaza, Egitto, Siria, Libano, Iraq, Giordania. Dobbiamo.. coordinare i confini. Sa signorina, portare un’ambulanza nei territori palestinesi richiede pazienza e molto, molto tempo”. Capisco cosa vuole dirmi quest’uomo. Ieri sera ho scorso il report realizzato dalla PCRS ed intitolato “Continuous violations by Israeli occupation forces against PRCS teams and vehicles”. Mi tornano alla mente alcuni spezzoni di ciò che ho letto, insieme agli altri volontari di MAIA , interrotti da sguardi di incredulità ed espressioni sempre più esterrefatte. […] “Molte delle nostre ambulanze sono bloccate per ore ai check – points. Possiamo avere tutti i permessi possibili per il passaggio ma non servono: decine di donne e bambini sono morti in questo modo. Ormai preferiamo recarci negli ospedali giordani piuttosto che cercare di entrare in Israele”.

Alla fine di ogni vostro report è presente una lista dettagliata delle regole di diritto internazionale e diritto umanitario in tempo di guerra che sono state violate dalle forze di occupazione israeliane. A chi sono rivolti questi scritti? Si tratta di atti di aperta denuncia?

“Certo che lo sono. Siamo un’organizzazione basata su neutralità ed imparzialità e nonostante ciò i nostri volontari ed i nostri pazienti non vengono rispettati. I report sono rivolti alla sede centrale della Croce e Mezzaluna Rossa internazionale, ma per ora.. non abbiamo mai ottenuto alcuna risposta. Si limitano a discutere nell’assemblea i problemi che gli sottoponiamo ma nulla è mai stato fatto perché non avvengano in futuro”

Com’è possibile? Perché la comunità internazionale non dovrebbe prestare ascolto, ed esercitare di conseguenza pressione contro il governo israeliano , alle richieste di un’organizzazione come la PRCS?

Mahmoud mi fissa con un’aria comprensiva, come mi è capitato ormai molte volte di fronte a domande che considero retoriche ma che in Palestina diventano interrogativi irrisolvibili. “Ti dirò una cosa, Sofia: ISRAELE E’AL DI SOPRA DI OGNI LEGGE, di ogni logica, di ogni società”. Il direttore si alza e mi fa cenno di avvicinarmi alla finestra alle sue spalle: “La vedi quella?”, mi indica un ammasso di ferri vecchi e bruciati con ruote e volante: “Mi trovavo dentro a quell’ambulanza quando è stata bombardata. L’ex direttore e un volontario che erano con me, non sono sopravvissuti. Ci trovavamo all’interno del campo profughi di Jenin durante la seconda Intifada”

Che lavoro ha svolto la PCRS in quel periodo, che situazioni avete dovuto affrontare?

“In particolare durante la battaglia di Jenin, la situazione per noi operatori sanitari era davvero molto stressante. Ci è stato permesso di accedere al campo profughi solo una settimana dopo il primo attacco. Quando siamo entrati, sembrava di essere all’interno di una base militare. Nemmeno un animale si muoveva, le strade erano ricoperte di cadaveri. Siamo stati chiamati dalle persone all’interno del campo più e più volte, ed una volta ottenuta l’autorizzazione ad entrare venivamo attaccati”

Ma cosa significa “autorizzazione ad entrare”? Che problema avrebbero potuto creare degli operatori sanitari ?

“Non me lo spiego ancora. La Croce Rossa internazionale e locale hanno dovuto sopportare una settimana di negoziazioni prima di ottenere questa “autorizzazione”. I carri armati che circondavano l’area non permettevano nemmeno agli uccelli di sorvolarla, non so se rendo l’idea . Ad esempio, i medici rimasti chiusi nell’ospedale del campo non avevano altra soluzione che amputare gli arti feriti, non avevano i mezzi per fare altro”.

Mi accorgo solo ora che tutta la parte destra del corpo del direttore è ustionata e ricostruita, mentre mi mostra con orgoglio le sei ambulanze ( sei, per tutta l’area di Jenin) e le attrezzature che contengono. Attrezzature che devono saper sostituire gli ospedali, che continuano a soccorrere le vittime degli arresti regolari che avvengono nella regione, che devono tenere in vita per ore le persone fermate al confine.

La sezione della “Palestinian Red Crescent Society” di Jenin ha 25 volontari. Mentre guardo un’ambulanza accendere la sirena e salutarci mentre sfreccia fuori dal parcheggio, penso che questi ragazzi non possiedono solo passione e voglia di aiutare il prossimo, come un qualsiasi altro volontario della Croce Rossa . Qui ti sono richiesti pazienza, coraggio puro ed amore incondizionato per la vita.

 

*Articolo di Sophia Verza (Volontaria italiana di MAIA Onlus), tratto da Piattaforma Timu.