Sui luoghi della storia di domani. Lampedusa approdo sicuro.

I ragazzi raccontano.
“I lampedusani non capiscono perché tutti continuano a parlare di sbarchi, mentre ciò che accade al largo delle coste di Lampedusa sono operazioni di soccorso, manovre di salvataggio. E poi abbiamo capito che per loro l’immigrazione è l’ultimo dei problemi”.
Al rientro da cinque giorni di esperienza (12-16 aprile) sull’isola più a sud d’Europa, i ragazzi della quinta B Informatica dell’Istituto Marconi di Rovereto sono pieni di voglia di raccontare: la missione di “ricognizione sul campo” è stata un viaggio intenso di incontri e visite, un’immersione nella realtà, che ha abbattuto qualche pregiudizio e soprattutto sollecitato qualche domanda.

“I lampedusani non capiscono perché tutti continuano a parlare di sbarchi, mentre ciò che accade al largo delle coste di Lampedusa sono operazioni di soccorso, manovre di salvataggio. E poi abbiamo capito che per loro l’immigrazione è l’ultimo dei problemi”.
Al rientro da cinque giorni di esperienza (12-16 aprile) sull’isola più a sud d’Europa, i ragazzi della quinta B Informatica dell’Istituto Marconi di Rovereto sono pieni di voglia di raccontare: la missione di “ricognizione sul campo” è stata un viaggio intenso di incontri e visite, un’immersione nella realtà, che ha abbattuto qualche pregiudizio e soprattutto sollecitato qualche domanda.
Presenti all’incontro con la stampa anche l’assessore Marta Dalmaso, che del progetto ha colto la portata educativa e di cittadinanza, il presidente del forum Michele Nardelli, che ha rimarcato l’importanza di tessere relazioni, l’assessore della Comunità di Valle Marta Baldessarini, che ha formulato l’auspicio ad un’ampia divulgazione dei racconti, la preside Laura Zoller che ha ringraziato la struttura scolastica per la collaborazione a livello organizzativo e il docente di storia ed italiano Carlo Andreatta, che ha seguito i ragazzi prima, durante e dopo il viaggio.

Molte le domande poste dagli stessi ragazzi. Perché si parla di “immigrati clandestini” anche se si tratta di naufraghi o dispersi in mare? Perché nessuno ha mai raccontato a fondo che, quando non bastano le strutture della Croce Rossa e della Protezione Civile, sono i lampedusani a farsi avanti con cibo, vestiti e ospitalità?
Perché si parla sempre di “arrivi”, di “sbarchi”, citando solo numeri, e non si raccontano mai il coraggio e la prontezza degli uomini della Guardia Costiera sempre disposti a mettersi in mare con qualsiasi condizione di tempo per salvare vite umane?
“Noi siamo l’ambulanza del mare, ci ha detto il comandante Giuseppe Cannarile, che per dedicare un’intera mattinata a noi ha fatto aspettare la troupe di Rai News – hanno sottolineato i ragazzi – proprio come il nostro soccorso alpino, loro partono in missioni di search and rescue, ricerca e soccorso, e la missione è portare a terra dei naufraghi”. “Non sono sbarchi – ha aggiunto un ragazzo – se non va a prenderli qualcuno, quelle persone muoiono in mare”.
A Lampedusa i ragazzi sono anche saliti su una delle motovedette adibite ai salvataggi, hanno visitato la sala comando della Capitaneria di porto, e hanno incontrato don Stefano Nastasi, il parroco che ha saputo guidare la piccola comunità nei momenti più difficili. “Non riescono ancora a spiegarsi che cosa sia successo nella primavera del 2011 – ha raccontato Violetta – quando c’erano migliaia di persone accampate all’aperto, con i nuovi arrivati più numerosi degli abitanti. Eppure loro hanno dato cibo, vestiti, acqua, e in canonica i migranti andavano a farsi la doccia, mentre donne e bambini hanno trovato ospitalità anche in case private”.
Forte l’esperienza sotto il profilo emotivo: in tre giornate piene, i ragazzi hanno anche dato una mano a Legambiente a ripulire una spiaggia dai rifiuti del mare, sono stati salutati dal sindaco Giusi Nicolini, hanno visitato il cimitero dove i corpi degli annegati riposano accanto ai parenti dei lampedusani, hanno conosciuto i coetanei del Liceo, hanno intervistato residenti e migranti.
E sono pronti a raccontare quello che hanno visto e sentito. Tramite un sito internet, una mostra, una serata pubblica e probabilmente un video. Perché la realtà di Lampedusa, nonostante i riflettori puntati dei media, è rimasta per molti aspetti trascurata. “E invece – come conferma uno dei ragazzi – riguarda tutti, perché in un luogo così piccolo passa il confine di tutta l’Europa”.

Il progetto è stato sostenuto dall’Assessorato provinciale all’Istruzione, dalla Comunità della Vallagarina, dalla Regione autonoma Trentino-Alto Adige, dall’Assessorato alla formazione del Comune di Rovereto e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio provinciale di Trento e dal Comune di Lampedusa.