Fermata 25 aprile

Spettacolo Teatrale

Lunedì 28 aprile ore 20.45, auditorium Melotti (corso Bettini 43), Rovereto
Organizza: ANPI Rovereto-Vallagarina

L’ANPI Rovereto-Vallagarina, il Laboratorio di storia di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e della Comunità della Vallagarina presentano ed invitano allo spettacolo teatrale realizzato dal laboratorio teatrale studentesco di Rovereto, guidato dal regista Michele Comite, che verrà proposto con entrata libera fino ad esaurimento posti.

Informazioni:338 6496068

Spettacolo Teatrale

Lunedì 28 aprile ore 20.45, auditorium Melotti (corso Bettini 43), Rovereto
Organizza: ANPI Rovereto-Vallagarina

L’ANPI Rovereto-Vallagarina, il Laboratorio di storia di Rovereto con il sostegno del Comune di Rovereto e della Comunità della Vallagarina presentano ed invitano allo spettacolo teatrale realizzato dal laboratorio teatrale studentesco di Rovereto, guidato dal regista Michele Comite, che verrà proposto con entrata libera fino ad esaurimento posti.

Ragazze e ragazzi delle scuole medie superiori e dell’università della città di Rovereto protagonisti come attori, cantanti, musicisti, scrittori, si misurano con la Storia dell’Antifascismo e della Resistenza.

La storia, spesso anonima, degli antifascisti e resistenti trentini, si intreccia e si confronta con quella, più conosciuta e narrata e ricordata, di altri resistenti.

Informazioni:338 6496068

In piedi, costruttori di pace

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.

Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo

– di Alex Zanotelli –

“In piedi, costruttori di pace” aveva gridato nell’Arena del 1989, il vescovo di Molfetta, Tonino Bello. E’ stato questo il leitmotiv delle Arene di Pace , promosse negli anni ottanta e novanta dai Beati i Costruttori di Pace.
Le Arene sono state il luogo dove si è ritrovato il Popolo della Pace, in un mondo sul precipizio della guerra nucleare, nello scontro tra Est e Ovest,per gridare invece la propria voglia di un mondo di pace.
Ma nonostante il crollo del muro di Berlino, la situazione non è migliorata, anzi è di molto peggiorata. Per questo vogliamo rilanciare l’Arena 2014 come grido, come protesta contro la guerra che è ritornata ad essere un fatto normale, come lo è stata purtroppo nel XX secolo, che si è aperto con quella spaventosa Prima Guerra Mondiale(1914-18).L’Arena 2014 viene proprio a cadere nel primo centenario di quell’”inutile strage” come l’aveva definita il papa Benedetto XV.
Questi ultimi cento anni di guerre sono state sempre più spaventose, perché combattute con armi sempre più sofisticate. Questo ha richiesto bilanci militari con cifre da capogiro. Per rendersene conto basterebbe scorrere i dati delle spese militari rilasciati ogni anno dall’Istituto Internazionale di Ricerca per la pace (SIPRI) di Stoccolma.
Guardiamo ai dati degli ultimi anni. Il SIPRI afferma che nel 2011 siano stati spesi in armi, a livello mondiale, 1.740 miliardi di dollari. Questo equivale a 3,3 milioni di dollari al minuto , 198 milioni di dollari all’ora , 4,7 miliardi di dollari al giorno . A fare da locomotiva della spesa militare , sono stati ancora gli USA con 711 miliardi di dollari equivalenti al 41% del totale mondiale. Per il 2012, il SIPRI afferma che siano stati spesi in armi, sempre a livello mondiale, 1.752 miliardi di dollari.
Dal mondo, passiamo al nostro paese, l’Italia. Secondo i dati SIPRI , l’Italia ha speso in armi, nel 2012,  26 miliardi di euro(70 milioni di euro al giorno). A questo dobbiamo aggiungere 15 miliardi di euro per i 90 cacciabombardieri F-35.
Fra l’altro, l’intero progetto Joint Strike Fighter(F-35) ci costerà oltre 50 miliardi di euro.
Ma l’Italia non solo spende le somme enormi in Difesa, ma è  anche una delle maggiori produttrici di armi al mondo:al secondo posto, dopo gli USA, per la produzione di armi leggere, al decimo posto per le armi pesanti.
Il bilancio dell’Italia per la vendita di armi pesanti all’estero, in questi ultimi anni si aggira sui 3 miliardi di euro all’anno.
Sulla scia della strategia USA/NATO , le forze armate italiane sono impegnate in 27 operazioni militari internazionali dalla Giorgia all’Afghanistan. Sulla stessa spinta, in questi due decenni abbiamo partecipato alle guerre del Golfo (1991), Somalia (’94-’95) ,Bosnia-Herzegovina( ’96-’99), Congo(’96-’99), Iugoslavia (’99), Afghanistan (2001),Iraq (2003), Libia (2011). Milioni di morti! Solo la guerra in Congo ha fatto almeno 4 milioni di morti! E miliardi di dollari per fare tutte queste guerre! Solo la guerra in Iraq è costata agli USA  almeno 3.000 miliardi di dollari , secondo le stime di J.Stiglitz, Premio Nobel per l’Economia, nel suo studio The Three Trillion Dollar War.  Con un bilancio umano spaventoso : 100.000 iracheni civili uccisi, 2 milioni di rifugiati interni  e un migliaio di tentati suicidi al mese da parte dei soldati USA rientrati in patria.
Guerre di tutti i tipi, da quella ‘umanitaria’ a quella contro il ‘terrorismo’, ma il cui unico scopo è stato il controllo delle fonti energetiche e delle materie prime per permettere al 20% del mondo di continuare a vivere da nababbi, consumando l’86% delle risorse del Pianeta. “Lo stile di vita del popolo americano-aveva detto Bush sr. nel 1991- non è negoziabile.” E se non è negoziabile, allora non rimane che armarsi e fare la guerra.Le armi servono e sono sempre servite per difendere chi ha da chi non ha. Un pensiero questo espresso già da Francesco di Assisi, quando,spogliandosi nudo davanti al vescovo, restituì le vesti a suo padre. Al vescovo, sbalordito da un tale gesto, Francesco disse:”Padre, se io ho , devo avere le armi per difendere quello che ho.”
Le armi servono oggi a difendere la ricchezza di pochi , a spese di molti che devono tirare la cinghia. “Il 20% più ricco della popolazione consuma il 90% dei beni prodotti, mentre il 20% più povero ne consuma l’1%”- afferma Z. Bauman nel suo libretto “La ricchezza di pochi avvantaggia tutti” (Falso!)  Si stima che il il 40% della ricchezza mondiale è posseduto dall’1% della popolazione del mondo. Il numero dei miliardari degli USA ha raggiunto nel 2011 il suo record storico  di 1210, mentre la loro ricchezza combinata è cresciuta da 3.500 miliardi di dollari nel 2007, a 4.500 miliardi nel 2010. Nello scorso vertice dei ricchi a Davos, è stato annunciato che i primi 85 miliardari hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo degli impoveriti.
Davanti a un tale scenario, i più si sentono impotenti. E’ una sfida epocale. Ma a chi ha fede, nulla è impossibile. “La fede cristiana ebbe inizio quando  un povero ebreo, Gesù, che viveva sotto il tallone di un Impero,  credette nel potere trasformante del Regno di Dio-scrive Jim Douglas nel suo studio Nonviolent Coming  of  God . Una  volta che quel fuoco si accese in Gesù, niente sulla terra poteva spegnere la sua fede nell’arrivo nonviolento di Dio. Nessun Impero è mai stato capace di resistere a tale fede. L’Impero Britannico ebbe ben poco successo con il seguace di Gesù, Gandhi, tanto quanto l’Impero Romano potè ben poco con Gesù e con i primi cristiani. L’arrivo nonviolento di Dio è una forza crescente nell’Umanità,  e nessuno potrà impedire il suo sbocciare e fiorire nel mondo.”
Ecco perché  è fondamentale per tutti, credenti e non, la scelta della nonviolenza attiva, vissuta in tutte le sue dimensioni , dal personale allo strutturale, dal politico all’economico, dal militare al sociale.
E’ questa la vera ‘rivoluzione’ che attende l’umanità.
Un’umanità che dirà NO alla Bomba Atomica (specie alle 70 bombe atomiche in Italia), NO alle spese folli militari,( in particolare NO agli F-35),  NO alle “missioni di pace” , che sono missioni di guerre. E chiederemo alla Chiesa di eliminare i cappellani militari nell’esercito.
In positivo dall’Arena rilanceremo con forza: la Difesa Popolare Nonviolenta, i Corpi Civili di Pace , la Campagna contro le banche armate, nonché la campagna di iniziativa popolare, che istituisca l’Opzione fiscale per il finanziamento della Difesa Non Armata e Nonviolenta.
Invitiamo i cittadini italiani, che si riconoscono nella Costituzione che ‘ripudia’ la guerra(art.11), e i cristiani che accettano ,come Magna Carta, il Discorso della Montagna a unirsi insieme per debellare il cancro  della militarizzazione che sta divorando le nostre risorse. Non vogliamo che i nostri soldi vengano investiti in morte , ma in vita. Dobbiamo tutti, credenti e non, darci da fare perché vinca la vita.
All’Arena, questa volta non ci sarà don Tonino Bello, ma la sua voce profetica riecheggerà come allora:
“IN PIEDI,COSTRUTTORI DI PACE!”

Articolo tratto dal sito di Arena di Pace e Disarmo

1914-1918: Le nuove armi

-Incontro pubblico-

Giovedì 10 aprile 2014, ore 17.15
Sala degli Affreschi, Biblioteca Comunale di Trento, Via Roma 55, TRENTO

Relatore sarà l’ing. Volker Jeschkeit, storico e autore di apprezzati volumi sulle fortificazioni austroungariche attorno a Trento. Si esaminerà il ruolo e l’impatto dei nuovi mezzi bellici introdotti nel primo conflitto mondiale; se aerei, carri armati, ordigni chimici non cambiarono le sorti della Grande Guerra, alcune di queste innovazioni risultarono decisive di lì a pochi decenni, portando alla Blitzkrieg e ad abbandonare, nella maggioranza dei casi, la guerra di posizione. L’incontro; organizzato dalla Biblioteca, dalla Scuola di Studi Internazionali dell’università e dall’Isodarco (scuola internazionale sul disarmo e la ricerca sui conflitti) sarà introdotto e moderato da Mirco Elena. Per informazioni e contatti: elena@science.unitn.it, cell. 340 76 888 72

elena@science.unitn.it, cell. 340 76 888 72

La Scelta

“Anche nei momenti più bui il destino di ogni uomo non è predeterminato. E’ sempre possibile spingere la storia in una direzione opposta”

OLTRE IL MURO Inaugurazione Mostra

STORIE DA ISRAELE E PALESTINA

Le arti del narrare

***

Le Gallerie – Trento
8 aprile – 25 maggio 2014

*

a cura di

ASSOCIAZIONE ONLUS PACE PER GERUSALEMME – IL TRENTINO E LA PALESTINA
ISTITUTO DELLE ARTI A. VITTORIA DI TRENTO E F. DEPERO DI ROVERETO, LE GALLERIE – TRENTO,FORUM TRENTINO PER LA PACE E I DIRITTI UMANI
OLTRE IL MURO
STORIE DA ISRAELE E PALESTINA

Le arti del narrare

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Le Gallerie – Trento
8 aprile – 25 maggio 2014

*

a cura di

ASSOCIAZIONE ONLUS PACE PER GERUSALEMME – IL TRENTINO E LA PALESTINA
ISTITUTO DELLE ARTI A. VITTORIA DI TRENTO E F. DEPERO DI ROVERETO, LE GALLERIE – TRENTO,
FORUM TRENTINO PER LA PACE E I DIRITTI UMANI

*

Abbiamo raccolto 76 storie di giovani israeliani e palestinesi di età compresa tra i 10 e i 16 anni, provenienti da situazioni di vita, religioni, culture diverse. Gli studenti dell’Istituto delle Arti di Trento e Rovereto le hanno lette e fatte proprie, raffigurandole con varie tecniche espressive. Sono storie di mondi diversi e lontani, che si incontrano e dialogano: uno spaccato disincantato, sofferto, coinvolgente, spesso poetico, di ambienti e paesaggi, clan familiari e comunità, quadri di vita quotidiana caratterizzati da paura rabbia dolore, ma anche da grandi sogni e speranze di un futuro migliore.

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Con il contributo di
Fondazione Museo Storico del Trentino, Provincia di Trento, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Comune di Trento

 

Associazione onlus “Pace per Gerusalemme – Il Trentino e la Palestina”

Forum trentino per la pace: il nuovo presidente è Pilati

– di Luca Zanin –

E’ Massimiliano Pilati – del Movimento Nonviolento del Trentino – il nuovo Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani. L’ha eletto oggi pomeriggio – con 44 voti su 57 – la nuova Assemblea dell’organismo, riunita per la prima volta dal Presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dorigatti, in un’affollata Sala Rosa a palazzo della Regione. E’ bastato dunque un solo scrutinio per centrare la maggioranza assoluta necessaria: 3 voti sono stati espressi per la Vicepresidente uscente Erica Mondini (Pace per Gerusalemme), 2 per Aboulcheir Breigeche (Comunità islamica), 1 per Fabio Pipinato (Atas) e per Daniela Fait (Gruppo immigrazione salute).

Pilati ha 41 anni, è dottore in agraria e lavora per l’Associazione agriturismo trentino. E’ responsabile provinciale del Movimento Nonviolento e fa parte del relativo consiglio nazionale.

Il nuovo Vicepresidente è la consigliera provinciale del Pd, Violetta Plotegher, eletta con 40 voti su 48.

– di Luca Zanin –

Riunita l’assemblea, la consigliera Violetta Plotegher è la vice

IL PRESIDENTE.
E’ Massimiliano Pilati – del Movimento Nonviolento del Trentino – il nuovo Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani. L’ha eletto oggi pomeriggio – con 44 voti su 57 – la nuova Assemblea dell’organismo, riunita per la prima volta dal Presidente del Consiglio provinciale, Bruno Dorigatti, in un’affollata Sala Rosa a palazzo della Regione. E’ bastato dunque un solo scrutinio per centrare la maggioranza assoluta necessaria: 3 voti sono stati espressi per la Vicepresidente uscente Erica Mondini (Pace per Gerusalemme), 2 per Aboulcheir Breigeche (Comunità islamica), 1 per Fabio Pipinato (Atas) e per Daniela Fait (Gruppo immigrazione salute).
Pilati ha 41 anni, è dottore in agraria e lavora per l’Associazione agriturismo trentino. E’ responsabile provinciale del Movimento Nonviolento e fa parte del relativo consiglio nazionale.
Prima del voto Pilati si è presentato alla sala, ha spiegato di avere lavorato per due legislature nel Forum con soddisfazione. Ha citato Aldo Capitini, poi Michele Nardelli quando ha detto – al termine del proprio mandato di presidente – che “la cultura della pace viene considerata dalle nostre stesse istituzioni una tematica ancora del tutto marginale”. Pilati ha immaginato che si possa lavorare guardando non solo al mondo ma anche alla società trentina, e ha auspicato che il Forum possa produrre proposte e suggerimenti alle istituzioni.
Pilati ha proposto Plotegher per la vicepresidenza, prefigurando una sorta di presidenza congiunta nei fatti. E ha indicato come primo appuntamento importante del 2014 l’evento “Arena di Pace” a Verona, in calendario per il 25 aprile.

IL VICEPRESIDENTE.
Il nuovo Vicepresidente è la consigliera provinciale del Pd, Violetta Plotegher, eletta con 40 voti su 48.

IL CONSIGLIO PER LA PACE.
Il quadro degli organi statutari del Forum è stato infine completato con l’elezione dei 15 componenti del Consiglio per la pace e i diritti umani, che si affiancheranno ai membri di diritto (l’assessore Sara Ferrari su delega del Presidente della Provincia Rossi, il Presidente Dorigatti, i rappresentanti di Università di Trento e Iprase, i tre consiglieri provinciali eletti dall’aula, ossia Silvano Grisenti, Giacomo Bezzi e Violetta Plotegher). Gli eletti sono Alessio Less (12 voti), Alberto Robol (21), Paolo Zanella (37), Erica Mondini (33), Breigeche (29), Mirko Elena (24), Gianpiero Girardi (21), Andrea Cemin (21), Abdelali El Tahiri (21), Danila Buffoni (19), Micaela Bertoldi (18), Andrea La Malfa (18), Marta Villa (18), Katia Malatesta (15) e Maurizio Camin (15).

LA NUOVA ASSEMBLEA DEI 68.
Ad esprimere gli organi del Forum è stata l’assemblea che nasce con la XV legislatura provinciale ed è formata da ben 68 membri: ne fanno parte il Presidente del Consiglio provinciale Bruno Dorigatti e l’assessore Sara Ferrari (su delega del Presidente della Provincia, Ugo Rossi) di diritto, per elezione i tre consiglieri provinciali scelti dall’aula (Silvano Grisenti, Giacomo Bezzi, Violetta Plotegher), poi una ricca messe di associazioni e rappresentazioni del mondo sociale e istituzionale trentino.

GLI INTERVENTI.
Dorigatti ha aperto i lavori riconoscendo al presidente uscente, Michele Nardelli, di avere svolto nell’ultimo quinquennio un lavoro ricco e intenso. Ed è seguito un applauso della sala.
“Ora occorre aprire una fase nuova – ha poi detto Dorigatti – che si caratterizzi per un rapporto più stretto tra il Forum e tutti i consiglieri provinciali. Solo per questa via si può rilanciare il ruolo di questo organismo e dargli nuovo slancio e riconoscimento, superando le riserve e le perplessità di quanti continuano a metterne in dubbio l’utilità. Il Forum è stato il prodotto di una visione politica lungimirante, dentro un’Europa percorsa da drammatici conflitti: ebbene, credo che questo valore vada salvaguardato. Siamo in una fase molto difficile di vita del Paese e della nostra terra, io credo che il Forum possa contribuire a superarla e a ricucire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Ha poi preso la parola la consigliera provinciale Violetta Plotegher, è stata lei a proporre all’assemblea di far passare un criterio nuovo per la presidenza del Forum: la scelta – che non maturò invece 5 anni fa, quando le opzioni furono Michele Nardelli e Franca Bazzanella – di un non consigliere provinciale. Plotegher ha ringraziato proprio le associazioni per il lavoro che svolgono dentro la società trentina per costruire.
Erica Mondini si è presa il compito di proporre ai votanti il nome di Pilati per la presidenza. L’attivista roveretana ha riassunto anche l’operato del Forum nell’ultimo mandato, rivendicando un approccio nuovo ai temi pacifisti, basato su un lavoro costante per ridare significato a parole finanche abusate.

L’ASSENZA DI EMOLUMENTI.
E’ il caso di ricordare che la legge istitutiva del Forum – la l.p. 11 del 1991 – non prevede indennità per il Presidente e gli altri vertici del Forum.

Il giornale online del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento

Cartolina da Verona

-dibattito-

Lunedì 31 marzo, ore 17.30Italia e Europa: Quale difesa possibile?…

Ne discutiamo con:
-Francesco Vignarca – Rete Italiana per il Disarmo
-Giorgio Tonini – Senatore Partito Democratico, Vicecapogruppo Commissione Esteri al Senato
-Mao Valpiana – Presidente Movimento Nonviolento

Sarà inoltre inaugurata la mostra di disegni realizzata in collaborazione con l’Istituto d’Arte – Liceo Artistico A. Vittoria di Trento “Verso Arena di Pace e Disarmo”.

Evento promosso dal Movimento Nonviolento in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Lunedì 31 marzo, ore 17.30Italia e Europa: Quale difesa possibile?…

Ne discutiamo con:
-Francesco Vignarca – Rete Italiana per il Disarmo
-Giorgio Tonini – Senatore Partito Democratico, Vicecapogruppo Commissione Esteri al Senato
-Mao Valpiana – Presidente Movimento Nonviolento

Sarà inoltre inaugurata la mostra di disegni realizzata in collaborazione con l’Istituto d’Arte – Liceo Artistico A. Vittoria di Trento “Verso Arena di Pace e Disarmo”, che si terrà da sabato 29 marzo a sabato 12 aprile presso l’atrio di Palazzo Trentini a Trento.

L’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci.

Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.

Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita – il diritto al lavoro, alla casa e all’istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l’ambiente, l’aria, l’acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore è indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.

(dall’Appello di convocazione di “Arena di Pace e Disarmo”)

Evento promosso dal Movimento Nonviolento in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

L’Ucraina, i Referendum e i confini

– di Francesco Palermo *-

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo.

Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda.

La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. […]

*Senatore della Repubblica

– di Francesco Palermo *-

Il referendum con cui la popolazione della Crimea ha dichiarato la propria volontà maggioritaria di secedere dall’Ucraina e di entrare a far parte della Federazione russa è senza dubbio un atto illegittimo.

Lo è sotto il profilo del diritto interno e sul piano del diritto internazionale, almeno per come questi sono oggi. E lo stesso vale per la risoluzione adottata solo pochi giorni prima dal Parlamento della repubblica autonoma. Questo è tuttavia solo il dato giuridico più elementare dell’intera vicenda.

La complessità del caso non può essere qui ripercorsa. Basti ricordare che la penisola è sempre stata avulsa dalla storia ucraina – la quale a sua volta è un campo di battaglia aperto tra chi le riconosce una propria autonomia e chi la vede legata alla storia russa, posizioni che hanno entrambe validi fondamenti e che mostrano quanto sia facile e pericoloso l’uso politico della storia. Quando la Crimea divenne parte dell’allora Repubblica socialista sovietica ucraina il passaggio fu sostanzialmente formale, e quando il nuovo stato ucraino si proclamò indipendente dopo il crollo dell’URSS, la penisola tentò di andarsene, anche in modo violento. La separazione allora non ebbe successo per tanti motivi, tra cui la debolezza della Russia e le pressioni della comunità internazionale. La vertenza si risolse con la concessione di una vastissima autonomia politica, amministrativa e culturale e, in seguito, con l’accordo per il mantenimento in Crimea della flotta russa del Mar Nero fino al 2017. In pratica, negli ultimi anni la Crimea è stata sì sotto sovranità ucraina ma di fatto sotto il controllo militare russo e amministrata autonomamente da governi filo-russi. La recente crisi ucraina ha dato il la alla soluzione brutale di un problema che sarebbe scoppiato comunque entro i prossimi due anni.

Ma al di là di questi aspetti, la vicenda pone alcuni importanti interrogativi per l’Europa intera, che in questo 2014 si confronta con una lunga serie di richieste di modifiche di confini. In gennaio la Gagauzia, in settembre la Scozia, in novembre la Catalogna. Spinte indipendentiste crescono in diversi territori, dalle Fiandre al Veneto all’Alto Adige/Südtirol. Con l’eccezione della Scozia, che sta seguendo un percorso concordato con Londra, tutti gli altri casi di referendum o consultazioni informali che si sono svolti o si svolgeranno sono illegittimi sia in base al diritto del rispettivo stato sia in base al diritto internazionale.

E allora perché si fanno? Intanto perché in momenti di cambiamenti radicali questi coinvolgono spesso anche i confini degli stati. Il pensiero che una rifondazione di un territorio attraverso nuove strutture statuali possa mettere in moto nuove e positive dinamiche è molto diffuso, è facile da “vendere” politicamente e spesso è vero, almeno per un certo periodo dopo la separazione dal vecchio stato. Poi perché gran parte degli stati moderni sono nati in modo illegittimo sul piano giuridico, ma la legalità internazionale è stata nondimeno ricostituita a posteriori.

Per l’Ucraina la perdita della Crimea (e forse anche del sud-est del Paese, a maggioranza russofona?) potrebbe persino rivelarsi un aiuto nel percorso di avvicinamento all’Unione europea, e magari danneggiare la Crimea che affida il suo destino alla protezione dell’apparentemente forte ma assai instabile Russia. In ogni caso, l’illegittimità della forzatura che si compie non pare essere un ostacolo al fatto che si compia. Oggi un Ucraina e domani forse altrove.

In definitiva non appare produttivo scandalizzarsi per l’illegittimità dell’atto che viene posto in essere e tanto meno per il fatto che i confini mutino. Gli stati sono costruzioni umane e come tali caduche. Occorre piuttosto ragionare sugli strumenti che vengono utilizzati e provare a renderli più democratici e pluralisti. In questo senso, il referendum è lo strumento più brutale, rozzo e (ebbene sì) antidemocratico che si possa immaginare, almeno se usato da solo e basato sul mero principio di maggioranza. Il voto della Crimea ne è un esempio lampante. Su questioni cruciali come il cambio di confini deve pronunciarsi anche il popolo. Ma non da solo e non a semplice maggioranza. Occorre prevedere maggioranze qualificate che garantiscano le minoranze interne al territorio, un percorso a tappe (come quello scozzese o, in passato, montenegrino) che possibilmente preveda il coinvolgimento anche della comunità internazionale. Obblighi di negoziazione prima, durante e dopo il voto. Percorsi giuridicamente guidati. E molti altri accorgimenti per rendere democratico anche ciò che in origine può non essere legittimo.

Un referendum illegittimo non per questo non è una cosa seria. Ma una semplice decisione a maggioranza, magari sull’onda dell’emozione o della pressione militare, non può bastare a legittimare aspirazioni molto serie come i cambi di confine.

*Senatore della Repubblica

Tratto dal quotidiano “Trentino” del 17 marzo 2014