Cartolina da St.Radegund /2

Franz Jägerstätter Italia

Si parte! Anche se qui si muore di caldo, abbiamo messo in valigia la giacca a vento e l’ombrello: lassù in Alta Austria, se piove la temperatura scende di botto! La pattuglia italiana non è numerosa (una ventina di persone) ma molto determinata e motivata. Abbiamo preparato con cura la trasferta, traducendo quasi tutto il materiale (la relazione del mattino, i testi delle celebrazioni, i canti).
Alcuni del gruppo (Emanuele con moglie e tre figli) sono partiti lunedì e arriveranno a St. Radegund in bicicletta. Ora stanno pedalando nella verde piana di Innsbruck. Noi seguiamo in auto: percorriamo l’autostrada del Brennero, attraversiamo un pezzo di Austria, transitiamo in Baviera (vicino al lago di Kiem) e torniamo in Austria, circa 40 km più a nord di Salisburgo.

Questa’anno ricorderemo non solo Franz Jägerstätter, di cui ricorre il 70° anniversario della morte, ma anche la moglie Franziska, che è vissuta fino a 100 anni ed è deceduta lo scorso 16 marzo.
E stata una bella storia d’amore, ma senza il lieto fine”. Così Franziska sintetizzava il suo matrimonio con Franz in un’intervista rilasciata nel 1994 ad una radio italiana. Lo diceva con un sorriso un po’ triste, ma che le faceva risplendere gli occhi. E forse la capacità di sorridere e la luce spesso allegra dei suoi occhi erano proprio le cose che colpivano di più in questa donna: a quasi 100 anni mostrava ancora la capacità di godersi le piccole cose della vita, un giro al mercato, un buon bicchiere di vino, la sua pianta di lillà fuori casa da cui stacca un fiore per regalarlo a chi andava a chiederle del marito.

Franz Jägerstätter Italia

Si parte! Anche se qui si muore di caldo, abbiamo messo in valigia la giacca a vento e l’ombrello: lassù in Alta Austria, se piove la temperatura scende di botto! La pattuglia italiana non è numerosa (una ventina di persone) ma molto determinata e motivata. Abbiamo preparato con cura la trasferta, traducendo quasi tutto il materiale (la relazione del mattino, i testi delle celebrazioni, i canti).
Alcuni del gruppo (Emanuele con moglie e tre figli) sono partiti lunedì e arriveranno a St. Radegund in bicicletta. Ora stanno pedalando nella verde piana di Innsbruck. Noi seguiamo in auto: percorriamo l’autostrada del Brennero, attraversiamo un pezzo di Austria, transitiamo in Baviera (vicino al lago di Kiem) e torniamo in Austria, circa 40 km più a nord di Salisburgo.

Questa’anno ricorderemo non solo Franz Jägerstätter, di cui ricorre il 70° anniversario della morte, ma anche la moglie Franziska, che è vissuta fino a 100 anni ed è deceduta lo scorso 16 marzo.
E stata una bella storia d’amore, ma senza il lieto fine”. Così Franziska sintetizzava il suo matrimonio con Franz in un’intervista rilasciata nel 1994 ad una radio italiana. Lo diceva con un sorriso un po’ triste, ma che le faceva risplendere gli occhi. E forse la capacità di sorridere e la luce spesso allegra dei suoi occhi erano proprio le cose che colpivano di più in questa donna: a quasi 100 anni mostrava ancora la capacità di godersi le piccole cose della vita, un giro al mercato, un buon bicchiere di vino, la sua pianta di lillà fuori casa da cui stacca un fiore per regalarlo a chi andava a chiederle del marito.

Vedendola così non si faticava ad immaginare la ragazza che aveva fatto innamorare Franz, tanto da fargli “mettere la testa a posto”: le fotografie che abbiamo della giovane Franziska ci mostrano in effetti una bella donna dallo sguardo vivace ed allegro. Quando si separano per la prima volta, nel 1940, Franziska aveva 27 anni e Franz 33. Nelle lettere tra i due coniugi l’amore che li unisce non è sbandierato ed esposto, certamente anche per una forma di pudore legato ad un’educazione abbastanza rigida in questo senso. Ma lo si legge chiaramente tra le righe, nei “bacini” che lei gli manda, nelle piccole battute ed allusioni che rimandano ad un vissuto solo loro, nel testo della canzone molto in voga a quei tempi e che probabilmente avranno ballato insieme: sono due giovani innamorati che si trovano separati e che vorrebbero stare insieme.

Di ben diverso tenore ― e non potrebbe essere diversamente ― le lettere del periodo della carcerazione di Franz. Entrambi i coniugi cercano di risparmiare all’altro gli aspetti più penosi della loro situazione. Franziska continua a riferire della fattoria e delle figlie, ma si nota come la sua preoccupazione maggiore sia quella di sostenere il marito in un contesto in cui solo lei, ormai, gli è accanto. Mai cede alla tentazione di un ricatto emotivo, mai mette il suo amore in opposizione alla scelta del marito. Solo si preoccupa che lui sia sereno, sia forte, gli invia parole di consolazione e di condivisione che, crediamo, le saranno costate non poca fatica. Franz dal canto suo continua a giustificare la sua scelta, la motiva dettagliatamente, conta nel sostegno di Dio per sé e per la sua famiglia. Al tempo stesso risparmia ai suoi cari il più a lungo possibile la notizia temuta: non fa cenno al processo in cui è stato condannato a morte se non nella lettera d’addio, scritta il giorno stesso della morte. L’amore di Franz e Franziska non è più quello spensierato dei giochi e della vita di famiglia, ma diventa un legame che sostiene entrambi in una scelta di grande solitudine, di estremo coraggio e di infinito amore.
È questo che fa di loro due splendide persone, un uomo ed una donna realizzati, due veri eroi del nostro tempo.

Cartolina da St.Radegund /1

Franz Jägerstätter Italia

Nel 2013 cade il 70° anniversario del sacrifico di Franz Jägerstätter, che fu ghigliottinato il 9 agosto 1943. La ricorrenza assume una particolare rilevanza perché sarà la prima che festeggeremo in assenza di Franziska, che il 16 marzo scorso ha raggiunto in Cielo il suo amato marito. Fare memoria di queste persone non vuol dire solo onorarne la memoria ma soprattutto riconoscerne il coraggio, la forza, la grandezza d’animo.
A noi, dopo oltre mezzo secolo, resta l’eredità di valori vissuti al prezzo della vita e l’impegno a mantenere saldo il primato della coscienza di fronte alle subdole dittature di oggi, che appaiono sotto le forme più sgargianti ma ugualmente false, opprimenti, violente, antidemocratiche, irrispettose dell’uomo e della sua dignità.

Mancano pochi giorni alla partenza per St.Radegund. Ci recheremo in Austria Superiore, qualche km sopra Salisbugo, per onorare la memoria di Franz Jägerstätter, obiettore di coscienza al nazismo, decapitato a Berlino il 9 agosto 1943. Sono passati esattamente 70 anni da quell’agosto di guerra, quando la capitale del Reich nazista era sotto i bombardamenti degli aerei alleati. Il Tribunale supremo di guerra aveva voluto giudicare quel contadino austriaco, sottraendolo al giudizio dei suoi compatrioti e lo aveva condannato a morte per decapitazione.

Franz Jägerstätter Italia

Nel 2013 cade il 70° anniversario del sacrifico di Franz Jägerstätter, che fu ghigliottinato il 9 agosto 1943. La ricorrenza assume una particolare rilevanza perché sarà la prima che festeggeremo in assenza di Franziska, che il 16 marzo scorso ha raggiunto in Cielo il suo amato marito. Fare memoria di queste persone non vuol dire solo onorarne la memoria ma soprattutto riconoscerne il coraggio, la forza, la grandezza d’animo.
A noi, dopo oltre mezzo secolo, resta l’eredità di valori vissuti al prezzo della vita e l’impegno a mantenere saldo il primato della coscienza di fronte alle subdole dittature di oggi, che appaiono sotto le forme più sgargianti ma ugualmente false, opprimenti, violente, antidemocratiche, irrispettose dell’uomo e della sua dignità. 

Mancano pochi giorni alla partenza per St. Radegund. Ci recheremo in Austria Superiore, qualche km sopra Salisbugo, per onorare la memoria di Franz Jägerstätter, obiettore di coscienza al nazismo, decapitato a Berlino il 9 agosto 1943. Sono passati esattamente 70 anni da quell’agosto di guerra, quando la capitale del Reich nazista era sotto i bombardamenti degli aerei alleati. Il Tribunale supremo di guerra aveva voluto giudicare quel contadino austriaco, sottraendolo al giudizio dei suoi compatrioti e lo aveva condannato a morte per decapitazione.

Il suo crimine? Semplicemente aver rifiutato l’arruolamento nell’esercito tedesco a motivo dell’inconciliabilità tra la sua fede cattolica e l’ideologia nazista. Ma ancor più egli è convinto dell’importanza fondamentale della responsabilità individuale. “Molti ora si chiederanno se agirò come ho scritto e se dovrebbe essere così anche per ogni buon cattolico: che cosa bisogna pensare dei nostri figli, fratelli o mariti che combattono al fronte o forse sono caduti in battaglia? Questo giudizio dovremmo lasciarlo a Dio, noi non abbiamo né il diritto di condannare né quello di assolvere. Non sappiamo se il singolo si è impegnato di sua spontanea volontà o se è stato costretto. Io non sono del parere dei molti che ritengono che il singolo soldato non è responsabile di tutto ciò che succede e addossano la responsabilità ad uno solo, a Hitler. Indubbiamente molti di quelli che sono ancora a casa con la coscienza tranquilla hanno responsabilità magari maggiori di un soldato che uccide centinaia di uomini perché lo ritiene suo dovere. La maggior parte di questi soldati combatte in battaglia perché questo è un comando dello stato e chi non ubbidisce a questo comando è condannato a morte certa. Speriamo che non siano in molti a combattere con l’idea di annientare altri uomini e altri popoli o di renderli schiavi per poterli dominare”. È quest’uomo grande, coraggioso, completo che andiamo ad onorare.

Sarà una ricorrenza un po’ più triste perché per la prima volta non ci sarà Franziska, la sua sposa. È morta anche lei, a 100 anni passati, il 16 marzo scorso. Gli ha voluto bene e non ne ha mai abbandonato la memoria. È vissuta per lui e lo ha raggiunto nella gioia.

[continua…]

Give peace a smile…and a word

 

Un progetto tra parola e fotografia per sostenere la possibilità della pace e dell’amicizia oltre le differenze politiche, di religione e di cultura.

Forse non sarà una risata che ci salverà, ma «il riso è proprio una cosa seria».
Non occorre scomodare Patch Adams e i tanti cultori della ludoterapia che hanno fatto dell’allegria uno strumento di cura e una missione di amore. È esperienza comune che ridendo (insieme) blocchiamo l’aggressività, creiamo armonia e condivisione. 

E allora regala un sorriso e una parola alla pace!
Vai al sito di Give peace a smile…and a word

Un progetto tra parola e fotografia per sostenere la possibilità della pace e dell’amicizia oltre le differenze politiche, di religione e di cultura. Forse non sarà una risata che ci salverà, ma «il riso è proprio una cosa seria».
Non occorre scomodare Patch Adams e i tanti cultori della ludoterapia che hanno fatto dell’allegria uno strumento di cura e una missione di amore. È esperienza comune che ridendo (insieme) blocchiamo l’aggressività, creiamo armonia e condivisione. 

E allora regala un sorriso e una parola alla pace!
Mandaci un tuo ritratto sorridente, una risata, una smorfia allegra. Mettici la faccia! E accompagnala con una – sola! – parola che per te esprima un’associazione importante con l’idea della pace. Per costruire un nuovo lessico visivo e verbale e ridare senso a concetti come dialogo, convivenza, interculturalità, lontano dalla retorica o dall’indifferenza che troppo spesso li circondano.Give peace a smile…and a word è un progetto tra parola e fotografia promosso da Associazione BiancoNero e Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani per sostenere una cultura della convivenza e dell’amicizia tra popoli, culture, religioni, persone.

Per partecipare:

SCATTA: mettici la faccia! fatti una foto in cui sorridi, ridi, fai una smorfia allegra. 

SCRIVI: accompagna il tuo ritratto con una – sola! – parola in italiano o in inglese che esprima un tuo pensiero sulla pace. 

PUBBLICA: clicca qui per farci avere il tuo sorriso. Se sei minorenne chiedi ai tuoi genitori che lo facciano per te. Riceverai una mail che ti chiederà di confermare l’autorizzazione alla pubblicazione della foto.

Grazie a chi – per gioco, per convinzione, per simpatia, per solidarietà – vorrà essere con noi!
Foto e parole saranno pubblicate su questo sito e potranno essere utilizzate durante il XVI Religion Today Filmfestival (11-22 ottobre 2013) e nell’ambito del programma annuale del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani “1914-2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini”.

1914/2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini.


Si svolgerà sabato 6 luglio, alle ore 11.00 presso la Biblioteca dell’Archivio della Fondazione Museo Storico del Trentino (in via Torre d’Augusto 41) la presentazione del percorso annuale del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani quest’anno dedicato ad un tema che s’interccia con le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale:

“1914/2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini”

Si svolgerà sabato 6 luglio, alle ore 11.00 presso la Biblioteca dell’Archivio della Fondazione Museo Storico del Trentino (in via Torre d’Augusto 41) la presentazione del percorso annuale del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani quest’anno dedicato ad un tema che s’interccia con le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale:

“1914/2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini”
Dalla necessità di elaborare il Novecento e di interrogarci sul “passato che non passa” (ma anche sullo schema spesso auto assolutorio pur di non fare i conti con la nostra falsa coscienza), la proposta del nuovo percorso annuale capace di andare alla radice di quello che Arthur Rimbaud ebbe a definire “il tempo degli assassini”.
Dopo “Cittadinanza Euromediterranea”, che ha cercato di mettere in rilievo il carattere pretestuoso dello “scontro di civiltà”, dopo “Nel limite. La misura del futuro”, il percorso attorno al delirio del “progresso scorsoio”, ora e per i prossimi mesi a venire, con “1914 – 2014. Indagine sulla Pace nel secolo degli assassini” proveremo a scandagliare la storia, le culture e i luoghi del secolo che da qualche anno ci siamo messi alle spalle ma che fatichiamo a scollinare. Intrecciando le nostre riflessioni con le celebrazioni del centenario della prima guerra mondiale. E, in questo scandaglio, provare a capire come “guerra” e “pace” si siano tragicamente rincorse senza indagare a fondo la propria natura, così da meglio comprendere sia la banalità del male ma
anche la retorica della pace e dei suoi rituali.

Alla conferenza stampa parteciperanno Michele Nardelli (Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani), Giuseppe Ferrandi (Direttore della Fondazione Museo storico del Trentino) e alcune delle associazioni che parteciperanno attivamente alla realizzazione del percorso.

Cartolina da Istanbul/Costantinopoli:

Spettacolo di Teatro e Musica
Domenica 30 giugno 2013, ore 19.30 
c/o Cafè de la Paix, passaggio Teatro Osele / Trento

La storia vera di Danièl Varujan, armeno. Nato il 20 aprile 1884, ucciso il 26 agosto 1915.

Perchè puoi tentare di eliminare un intero popolo, ma basta che resti qualcuno, qualcosa, una parola ben detta, che da queta può ricrescere tutto.

Organizza: Forum trentino per la Pace e i diritti umani.

 

Domenica 30 giugno 2013, ore 19.30 
presso Café de la Paix 
Passaggio Teatro Osele / Trento

“A che serve un poeta”

Elaborazione del testo e regia, Paolo Domenico Malvinni con Sabrina Simonetto (voce narrante), Daniel Demirci (violino), Federico Magris (violoncello),Pino Angeli (chitarra), Fabio Rossato(fisarmonica). 

Voce in armeno: Alfred Hemmat Siraky.
“A che serve un poeta” scritto e diretto da Paolo Domenico Malvinni è una narrazione con poesia e musica intessuta con versi dalle splendide poesie simboliste di Danièl Varujan e con i racconti popolari arguti e fantasiosi che lo stesso poeta si era ripromesso di raccogliere. Si tratta di brevi storie condite d’ironia, capaci di rompere la durezza della vita con la potenza di un sorriso. Parole che intendono farci interrogare sul senso della resistenza, della memoria, della coscienza storica, del perdono.

I brani eseguiti in scena sono di compositori armeni: Quartetto su temi armeni di Padre Komitas
Danza del villaggio e Danza dei pescatori, popolari, arrangiamento di Pino Angeli
Alay Bar, danza popolare armena 
Madnus Agi Mavi, danza popolare armena
Gru di Padre Komitas 
Danza delle spade di Aram Khachaturian
Improvvisazione di Fabio Rossato
Broken arm del jazzista Arto Tunçboyaciyan, arrangiamento di Pino Angeli

Fa eccezione il breve stacco Istanbul not Costantinopoli di J. Kennedy e N. Simon usato per esigenze narrative con un arrangiamento di Fabio Rossato

Nel corso della narrazione vengono recitati versi di Danièl Varujan tratti da:
Il canto del pane, a cura di Antonia Arslan, Guerini e Associati, 1992
Mari di grano e altre poesie armene, ed. Paoline, 1995
e si recitano alcuni versi tratti da “L’ora di Barga”, di Giovanni Pascoli

Organizza: Forum trentino per la Pace e i diritti umani.

“A che serve un poeta” – Spettacolo di teatro e musica


Domenica 30 giugno 2013, ore 19.30

presso Café de la Paix
Passaggio Teatro Osele / Trento
(tra via Suffragio e piazza della Mostra)

Domenica 30 giugno 2013, ore 19.30
presso Café de la Paix
Passaggio Teatro Osele / Trento
(tra via Suffragio e piazza della Mostra)

Elaborazione del testo e regia, Paolo Domenico Malvinni
con
Sabrina Simonetto (voce narrante), Daniel Demirci (violino), Federico Magris (violoncello), Pino Angeli (chitarra), Fabio Rossato (fisarmonica).
Voce in armeno: Alfred Hemmat Siraky.
“A che serve un poeta” scritto e diretto da Paolo Domenico Malvinni è una narrazione con poesia e musica intessuta con versi dalle splendide poesie simboliste di Danièl Varujan e con i racconti popolari arguti e fantasiosi che lo stesso poeta si era ripromesso di raccogliere. Si tratta di brevi storie condite d’ironia, capaci di rompere la durezza della vita con la potenza di un sorriso. Parole che intendono farci interrogare sul senso della resistenza, della memoria, della coscienza storica, del perdono.

I brani eseguiti in scena sono di compositori armeni: Quartetto su temi armeni di Padre Komitas
Danza del villaggio e Danza dei pescatori, popolari, arrangiamento di Pino Angeli
Alay Bar, danza popolare armena
Madnus Agi Mavi, danza popolare armena
Gru di Padre Komitas
Danza delle spade di Aram Khachaturian
Improvvisazione di Fabio Rossato
Broken arm del jazzista Arto Tunçboyaciyan, arrangiamento di Pino Angeli

Fa eccezione il breve stacco Istanbul not Costantinopoli di J. Kennedy e N. Simon usato per esigenze narrative con un arrangiamento di Fabio Rossato

Nel corso della narrazione vengono recitati versi di Danièl Varujan tratti da:
Il canto del pane, a cura di Antonia Arslan, Guerini e Associati, 1992
Mari di grano e altre poesie armene, ed. Paoline, 1995
e si recitano alcuni versi tratti da “L’ora di Barga”, di Giovanni Pascoli

Lo spettacolo si inserisce nel progetto annuale del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, dal titolo “1914-2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini.”

Cartolina da Shanghai

Anteprima libro
Giovedì 13 giugno, ore 18:30
Cafè de la Paix, passaggio Teatro Osele/Trento

ChinaTowN è una interessante e suggestiva lettura della comunità cinese, con un focus specifico su quella insediata in Trentino.

Organizza: Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani.

ChinaTowN, un viaggio dentro la comunità sino-trentina

La presentazione si inserisce nel nuovo progetto annuale del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani dal titolo “1914/2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini”

Anteprima giovedì 13 giugno, ore 18:30, Cafè de la Paix, passaggio Teatro Osele/Trento

Ne parlano:
Francesca Bottari, autrice del libro
Simone Casalini, giornalista Corriere della Sera
Accompagnati dalla voce di Antonio Colangelo

ChinaTowN è una interessante e suggestiva lettura della comunità cinese, con un focus specifico su quella insediata in Trentino. L’intento è quello di offrire un ventaglio, sintetico ma esauriente, di conoscenze su un mondo pressoché sconosciuto. Il volume esplora, con un linguaggio fresco e accattivante, prospettive e punti di vista diversi da quelli correnti, offrendo una immagine più realistica e puntuale della società cinese. Il titolo richiama la scelta dell’autrice di ascoltare prima di scrivere, incontrando cittadini cinesi per comprendere il loro pensiero, la loro vita e i loro comportamenti. Per cogliere le molte informazioni fornite, il libro riporta anche il risultato di un viaggio dentro la comunità cinese durato un intero anno. Un viaggio reso ricco dalle molte relazioni personali costruite con pazienza e curiosità dall’autrice, che ha saputo coinvolgere chi dalla Cina ha scelto di vivere, lavorare o studiare nella provincia di Trento. ChinaTowN è il primo di una auspicabile e lunga serie di step verso una futura amicizia sino-trentina. Una amicizia da fondare su scambi culturali e economici lungimiranti e non su un profitto impaziente e incapace di coinvolgere il Trentino, la sua società e la sua economia.

Organizza: Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani.
L’iniziativa si inserisce all’interno del percorso annuale dal titolo: “1914/2014. Inchiesta sulla Pace nel secolo degli assassini.”