We cannot go there now, my dear – Recensione

We cannot go there now, my dear di Carol Mansour, artista libanese di origini palestinesi, racconta le storie degli “invisibili della catastrofe” siriana. La comunità palestinese rifugiatasi in Siria a partire dal 1948, anno del primo conflitto israelo-palestinese, si vede ancora una volta costretta a trovare asilo altrove. Una seconda “Nakba” (catastrofe) ha stravolto le loro vite. Di fronte ai massacri, alle bombe e alla miseria l’unica possibilità è fuggire. Ma è una fuga verso l’ignoto, verso un destino sconosciuto che si teme avverso. Rifugiati per la seconda volta. Rifugiati in un paese, il Libano, che li assoggetta a pesanti discriminazioni. Il governo libanese è infatti restio dal concedere la cittadinanza e garantire diritti fondamentali, come quello al lavoro, perchè percepisce la comunità palestinese come una minaccia all’equilibrio demografico-religioso su cui il paese fonda il proprio sistema politico.

Quella dei rifugiati palestinesi è una storia di cui si conosce l’inizio, ma si ignora se e quale potrà esserne la fine. Ancora una volta, vittime degli eventi, sono costretti a lasciarsi alle spalle quella vita che pian piano avevano ricostruito in Siria per ricominciare da capo. Ma nonostante il destino avverso, la speranza del ritorno, in Siria e in Palestina, rimane viva. In questa drammatica fuga il ricordo della madrepatria è forte e si trasmette di generazione in generazione. Un’attaccamento alla propria terra d’origine che induce, ad esempio, un anziano signore a non abbandonare, nella fuga da un paese all’altro, il materesso fatto con la lana delle pecore allevate dal nonno in Palestina. Quella dei rifugiati è una “vita che si trasforma in memoria”. La memoria del campo profughi in Siria, di una vita ricostruita con fatica; ma anche la memoria storica, quella dei propri cari che vissero il primo esodo del 1948. In un esistenza in cui domina il senso della perdita, la memoria è un tassello fondamentale, un appiglio per non perdere la propria identità. E’ al ricordo che i rifugiati si appellano  per trovare la forza necessaria per ricominciare ancora una volta. Un ripartire che non cessa di tenere lo sguardo rivolto alla propria terra.

E’ Questo che traspare nella poesia Refugee Blues del poeta inglese Wystan H. Auden, i cui primi versi, da cui è tratto il titolo del film, recitano:

Say this city has ten million souls,
Some are living in mansions, some are living in holes:
Yet there’s no place for us, my dear, yet there’s no place for us.

Once we had a country and we thought it fair,
Look in the atlas and you’ll find it there:
We cannot go there now, my dear, we cannot go there now.

A cura di Micol

L’Europa in guerra. Tracce del secolo breve

Inaugurazione Mostra
Venerdì 17 aprile 2015, ore 18.00 – Castello Buonconsiglio, Via B. Clesio 5 (Trento)
Organizza: Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Provincia di Trieste, in collaborazione con Fondazione Museo storico del Trentino, Castello del Buonconsiglio di Trento e Cooperativa La Collina.

Inaugurazione Mostra
Venerdì 17 apirle 2015, ore 18.00 – Castello Buonconsiglio, Via B. Clesio 5 (Trento)
Organizza: Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, Provincia autonoma di Trento e Provincia di Trieste, in collaborazione con Fondazione Museo storico del Trentino, Castello del Buonconsiglio di Trento e Cooperativa La Collina.

a cura di Piero Del Giudice

 

Mostra realizzata nell’ambito delle iniziative nazionali per il Centenario della Grande Guerra grazie al supporto della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, la Provincia autonoma di Trento e la Provincia di Trieste, in collaborazione con la Fondazione Museo storico del Trentino, il Castello del Buonconsiglio di Trento e la cooperativa La Collina. 

Il percorso espositivo, ospitato nelle sale del Castello del Buonconsiglio a Trento fino al 6 settembre 2015, indaga le cause che hanno scatenato la guerra e mette in luce le condizioni di assoggettamento di contadini e operai morti a milioni nel primo conflitto mondiale.
Sono oltre 200 le opere d’arte esposte in mostra: dipinti, disegni, incisioni, diari, lettere e documenti.
Sono presenti, tra gli altri, opere di  Dix, Grosz, Kollwitz, Sironi, Sartorio, Balla, Viani, Brass, Lugli, Salvarani, Quarenghi, Depero, Scalarini, Helios Gagliardo, Mura. 

Assieme all’assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento interverranno:
Maria Teresa Bassa Poropat, presidente, assessore alla cultura della Provincia di Trieste
Franco Rotelli, Consiglio regionale Friuli-Venezia Giulia, presidente di Commissione
Piero Del Giudice, curatore

Info:

Fondazione Museo storico del Trentino

Tel. +39 0461 230482  –  info@museostorico.it   –   www.museostorico.it 

Castello del Buonconsiglio

Tel. +39 0461 233770 – info@buonconsiglio.itwww.buonconsiglio.it

http://www.traccedelsecolobreve.com