Il Trentino accoglie: serata dedicata all’inclusione

Il Forum Trentino parteciperà convintamente alla manifestazione Il Trentino accoglie – Diciamolo insieme! 

Previsto per martedì 6 dicembre alle ore 18.30 in Piazza Duomo a Trento, da lì poi partirà il corteo per la fiaccolata organizzata per l’occasione.

Per un Trentino inclusivo, per un Trentino dell’accoglienza, per un Trentino libero dalla violenza razzista.

Il video riassuntivo della Fiaccolata, dal repertorio di Cinformi di Trento

Diritti alla pace: i risultati su guerra e pace

Perché la guerra?

Anche se sparissero eserciti e armi la guerra non sparirebbe, sembrano dire i nostri giovani.

Le guerre – che a volte sono state necessarie per liberare i popoli oppressi – sembrano esserci perché ci sono ingiustizie economiche e sociali e, per questo, alle minacce bisogna rispondere con la diplomazia e la disponibilità al compromesso. Anche perché spesso le guerre non hanno risolto i problemi che le hanno provocate. Quote maggioritarie di giovani sembrano condividere queste posizioni.

No alla guerra (ma a volte forse serve)

Un generale e condiviso No war sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni dei ragazzi intervistati. Non è la guerra la risposta in caso si sospetti la produzione di armi atomiche o chimiche o se si teme la minaccia ai valori nazionali; non è la guerra dell’amico contro suoi nemici a giustificare la chiamata alle armi; non basta che siano tutelati i civili per appoggiare il conflitto armato. Per la maggior parte dei giovani intervistati, la guerra è l’extrema ratio per difendersi da estreme minacce come stermini di massa e terrorismo.

Non solo ISIS

Ai ragazzi è stato proposto un elenco di sette possibili minacce alla pace internazionale ed è stato chiesto loro di indicare le tre ritenute più pericolose: ebbene, gli studenti intervistati condividono quasi all’unanimità la preoccupazione trasmessa quotidianamente dai media poiché 3 su 4 (75%) indicano la presenza di gruppi politici o religiosi estremisti che usano metodi di lotta violenta come una delle minacce peggiori. Interessante, però, che il 56% indichi gli interessi economici relativi alle materie prime e all’energia e il 32% le forti disuguaglianze economiche tra nazioni sviluppate e terzo mondo. Al contrario, la convivenza tra popoli con culture differenti è percepita come minacciosa da un’esigua quota di intervistati (18%).

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E chi si impegna davvero per difendere la pace? 

Non certo i Governi, sembrerebbero dire i nostri ragazzi. Sono gli uomini comuni, i medici che abbandonano il loro Paese per andare in un altro, a costruire la pace con il loro impegno. Durante l’intervista è stato chiesto ai ragazzi di dare un punteggio (da 1 a 10) a una serie di organizzazioni, Stati, istituzioni a seconda del loro impegno per la pace: Medici senza frontiere e Emergency sono i protagonisti di questa responsabilità (prendono un voto superiore a 7 rispettivamente nel 68% e 66% dei casi).

I governi di Israele, Cina, Russia, Palestina, la stessa Italia e gli USA, invece, occupano gli ultimi posti di questa classifica virtuale, essendo ritenuti impegnati per la pace (voto oltre il 7) da quote minoritarie di intervistati.

Si potrebbe replicare che i giovanissimi poco conoscono di quello che avviene sui tavoli della diplomazia internazionale così come nei CdA delle associazioni, ma è pur vero che questo dato qualcosa ci dice: oggi la pace non si costruisce con gli accordi diplomatici (che pure i giovani sostengono), ma è fatta giorno per giorno da uomini e donne “di buona volontà” che, lontani dalle lotte di potere e dalla spartizione di confini e ricchezze, mettono la loro vita e la loro conoscenza al servizio di chi è in sofferenza. E il diritto alla salute sembra essere un elemento importante a tutela della pace.

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E l’Italia? In pace (ma non troppo)

La maggioranza degli studenti intervistati (56%) ci ritiene ‘prevalentemente’ in pace, ma è appena il 2% a ritenerci ‘sicuramente’ tali. E come mai? Non sono i migranti o i partiti politici sfiduciati a minare la nostra tranquillità, quanto piuttosto corruzione e illegalità, l’incapacità di rispettare e far rispettare le leggi.


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La pace è importante? – Sì, al di là di tutto, la pace è importante e una dimensione della vita su cui vale la pena impegnarsi. Magari poi nella quotidianità non sarà così, ma sicuramente la tensione e l’aspirazione dei nostri giovani è questa. Anche se rimane un 8% di giovani poco interessati.


Alcune differenze di genere… la pace è donna!

La ricerca, tra le poche sul tema realizzate in Italia, ha puntato a costruire un primo quadro descrittivo generale che non consente elaborazioni per sottogruppi della popolazione intervistata. Tuttavia, i dati sembrano indicare delle differenze di genere: in particolare, le femmine sembrano essere mediamente più disponibili alla pace.

Rispetto ai coetanei, le studentesse trentine:
1)     in maggior misura ritengono la pace una questione importante:

2)     in maggior misura affermano che la storia dimostra che le guerre non risolvono i problemi che le hanno generate:


3)     In maggior misura ritengono che alle minacce sia più utile rispondere con il compromesso e la diplomazia:

Infine, in generale, poste di fronte ad alcune possibili giustificazioni della guerra, le femmine più dei maschi rifiutano queste possibilità e, contemporaneamente affermano che la guerra è sempre sbagliata: i “pacifisti” sono infatti circa il 9% delle femmine e il 3% dei maschi (6% nel totale).

Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati a cento anni di storia italiana in cerca d’una “guerra giusta”. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata. 

Don Lorenzo Milani


Documento redatto da Arianna Bazzanella – 18 aprile 2015

Diritti alla pace: presentazione pubblica della ricerca!

Giovedì 4 giugno, ore 17.00, in Sala dell’Aurora a Palazzo Trentini, verrà presentata la ricerca “Diritti alla pace” realizzata dal Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Trento per il Forum della Pace.

Pace e guerra, relazioni tra generi, omosessualità e omofobia, migrazioni e migranti: cosa ne pensano i nostri ragazzi? 

Per cercare di rispondere a queste domande abbiamo realizzato una ricerca che, attraverso un questionario strutturato, ha esplorato opinioni, percezioni e atteggiamenti di un campione di 1.026 studenti trentini attorno al tema del rapporto con l’altro.

Interventi previsti:

Bruno Dorigatti, Presidente del Consiglio della Provincia di Trento
Sara Ferrari, Assessora all’università e ricerca, politiche giovanili, pari opportunità, cooperazione allo sviluppo della Provincia di Trento

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani
Violetta Plotegher, Vicepresidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Carlo Buzzi, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, responsabile scientifico della ricerca
Francesca Sartori, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale, coordinatrice della ricerca

Introduce e modera: Arianna Bazzanella, Forum trentino per la pace e i diritti umani, membro del team di ricerca

Una piazza colorata contro l’omofobia

Lo scorso sabato 23 maggio si è tenuta in Piazza d’Arogno una manifestazione per chiedere il riconoscimento delle coppie omosessuali come titolari di diritti. L’evento si è svolto proprio poco dopo l’arrivo della notizia che l’Irlanda ha detto sì alle unioni civili per coppie dello stesso sesso. Musica, letture e interventi si sono alternati in un caleidoscopio di pensieri: tra questi anche quello del Presidente del Forum, Massimiliano Pilati. 

Il Presidente Massimiliano Pilati in Piazza d’Arogno con Paolo Zanella, presidente di Arcigay (23 maggio 2015)

Diritti alla pace: i risultati omosessualità e omofobia

Omofobia? Esiste 

Secondo i ragazzi intervistati, l’avversione verso le persone omosessuali (omofobia) è un fenomeno abbastanza diffuso se non addirittura molto: oltre quattro intervistati su cinque condividono questa posizione.

Eppure, nella loro vita quotidiana, gli studenti intervistati prendono le distanze da questi atteggiamenti: tre su quattro, infatti, dichiarano che se scoprissero l’omosessualità di un conoscente per loro non cambierebbe nulla. D’altro canto, uno su cinque ammette che proverebbe disagio ma solo il 6% afferma che prenderebbe le distanze, evitandolo o stigmatizzandolo.

In questo quadro generale si osservano sensibili differenze all’interno del campione intervistato: le ragazze, chi frequenta i licei e chi proviene da una famiglia con un elevato capitale culturale tende a vivere in modo molto più “normalizzante” un coming out, evento che invece spiazza o quanto meno mette a disagio buona parte dei ragazzi e di chi viene da famiglie con capitale culturale più basso.

Omosessualità: vissuto privato (ma va tutelato) 

I ragazzi sembrano ritenere che l’omosessualità non debba rientrare tra i temi pubblici. D’altro canto, riconoscendo la realtà della discriminazione e della difficoltà di vivere serenamente la propria sfera affettiva da parte di coppie dello stesso sesso, gli intervistati sembrano intravedere e quindi attendere che la politica si faccia carico sia della tutela degli omosessuali in quanto discriminati sia della possibilità di veder formalizzare le loro unioni attraverso il riconoscimento del matrimonio civile.
Il tema, quindi, non appare rilevante da affrontare di per sé, quanto piuttosto per le sue conseguenze pratiche annesse ai diritti civili: la stragrande maggioranza dei giovani ritiene giusto promuovere leggi che tutelino le persone omosessuali dalla violenza e permettano loro di sposarsi.
Il campione, invece, si divide per quanto riguarda il riconoscimento dell’adozione: il 58% si dichiara, infatti, poco o per nulla d’accordo che coppie omosessuali possano diventare famiglie adottive.

Documento redatto da Arianna Bazzanella – 12 maggio 2015