Capire, conoscere, immaginare, cambiare: oltre la nostra insostenibilità

La prima fase del progetto Vivila in 3D si sta avviando alla sua conclusione: dopo la lettura delle etichette e il riuso, la campagna immaginata, progettata e realizzata da tantз ragazzз, in servizio civile e non, affronta la sua terza call to action: vivere e scegliere modi per produrre in modo più sostenibile.

Capire per conoscere, conoscere per immaginare, immaginare per cambiare. 

Per una produzione sostenibile cerchiamo di capire quali siano i maggiori problemi da affrontare, conoscere le vie esistenti e immaginare modalità di cambiamento per agire, in prima persona.

Produzione sostenibile – Vivila in 3d

Il punto di partenza di questa riflessione sembra lontano: il tempo inteso come risorsa, sfruttato ferocemente e piegato alla logica del “poter fare” tutto, a prescindere da tutto. In questo si rispecchia una produzione che estrae le risorse, distorce i rapporti, determina un sistema fatto “di sfruttamento, svalutazione della cura, distruzione degli strumenti di welfare pensati per bilanciare i ritmi – i tempi – di vita delle persone”.

Foto di Mike van Schoonderwalt da Pexels

A questa si contrappone “un modo di produrre sostenibile e consapevole, che guarda alle risorse in modo ragionato, che concepisce il tempo anche al di là della sua natura produttiva”: un tempo diverso cui corrisponde una produzione diversa. Alla base di tutto, la necessità di fare delle scelte per andare oltre l’idea – illusoria – del progresso infinito.

Come per le altre call-to-action, anche in questo caso il viaggio di Vivila in 3D indaga le dimensioni della sostenibilità con uno sguardo miope, aperto, attento all’impatto che possono avere le azioni individuali, le pratiche collettive e le politiche pubbliche separatamente ma, in modo più efficace, se sanno cooperare e trovare strumenti ibridi con cui cambiare il mondo.

Per questo, la seconda tappa di questo percorso racconta Maso Pez e il senso con cui Progetto 92, nelle sue serre, coltiva in maniera sostenibile e costruendo comunità. I progetti portati avanti – Vivaio TuttoVerde, l’officina di assemblaggio, Beelieve – sono tutti pensati sui bisogni e le capacità delle persone coinvolte ma rispondono tutti alla necessità di costruire percorsi di lavoro basati sulla qualità del prodotto e, quindi, delle relazioni.

Tra questi progetti, Beelieve offre un elemento ulteriore: la costruzione di reti che vadano oltre la relazione interna alla cooperativa. Ecco, allora, che vengono coinvolti i ricercatori e le ricercatrici del MUSE e della Fondazione Mach così come operatori e operatrici dell’Associazione degli Apicoltori o imprese come Redo Upcycling. Un equilibrio complesso, che tiene assieme tutte le dimensioni della sostenibilità.

La stessa complessità che, in forme e con sfumature diverse, troviamo anche nella valle di Terragnolo, al Masetto: un posto unico, che unisce ospitalità e cultura per raccontare un’altra montagna: “una valle come quella di Terragnolo non ha – e speriamo non avrà mai – grandi infrastrutture e insediamenti industriali: per me, dunque, è una valle sostenibile. “Per contro, però, è una valle che ha subito un forte processo di spopolamento, e che adesso sta cercando di riflettere sul proprio futuro” racconta Gianni Mittempergher, che con Giulia Mirandola ha dato vita al Masetto.

“Non si parla di progetti giganteschi, quanto di recuperare i muretti a secco, i terrazzamenti, la coltivazione del grano saraceno e un concetto di turismo lento. Anche se, più che lento, devo dire che mi piace chiamarlo attento. Un turismo che inviti a conoscere il territorio che si sta visitando”.

Una produzione sostenibile, dunque, richiede tempo. Anzi, di più: richiede di scegliere un modo diverso in cui usarlo. Richiede anche di cambiare il punto di vista, di rimettersi in gioco: per questo Vivila in 3D racconterà, con una serie di video-tutorial, modi per autoprodurre alcune piccole cose che possono aiutare nella vita di tutti i giorni.

La campagna sta chiudendo la sua prima fase, insomma, ma il cammino di Vivila in 3D è solo agli inizi.

Riassumiamo

Vi siete persi il convegno Economie di pace. Fra scenari globali e scelte quotidiane di venerdì 16 giugno?

Nessun problema!

Di seguito, un breve riassunto del pomeriggio passato con Francesco Vignarca, Raul Caruso e Nicoletta Dentico, i relatori che hanno presentato a Trento i temi del disarmo, dell’economia di pace e delle scelte individuali per favorire un simile percorso a livello globale.

 

La prima tappa verso la comprensione dell’attuale necessità di un’economia di pace concerne la questione del disarmo ovvero di una difesa non armata. La spiegazione di questo particolare argomento è stata affrontata da Francesco Vignarca, collaboratore di Emergency nell’area campaigning & advocacy nonché coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e, assieme a Enrico Piovesana, curatore dell’Osservatorio sulle spese militari italiane (Mil€x). La coincisa presentazione dei dati 2016 sulle spese militari, che ammontano a 1.686 miliardi di dollari, ha evidenziato un aumento annuo reale dello 0,4% rispetto al 2015, incremento registrato malgrado la crisi economico-finanziaria internazionale che ancora oggi è tracciabile nei conti statali. Cercando, dunque, di fornire un metro di paragone tangibile alle cifre sopra citate, fa riflettere come il 10% della spesa militare permetterebbe il raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Coscienti di questa possibilità, senza dubbio, si può affermare che il disincentivo verso un’economia armata consentirebbe più benessere e uguaglianza sociale diffusi. Tuttavia, il cambiamento non può limitarsi al disinvestimento nel settore militare ma deve accompagnarsi a un mutamento sistemico. Il sistema globale di risoluzione del conflitto, così come ogni suo elemento, deve essere improntato verso una gestione che rinunci alla difesa armata, propendendo invece al paradigma irenico.

La pace, quindi, deve rappresentare il motore degli ingranaggi della macchina mondiale. Per attribuire il giusto peso specifico a questa riflessione etico-politica, il discorso deve evolvere anche verso uno studio empirico dei concetti della peace economics, fulcro dello studio del ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano, Raul Caruso. Autore del recente saggio Economia di pace (Il Mulino, 2017), Caruso ha incoraggiato l’analisi di alcuni “falsi miti” secondo cui l’economia di guerra, in fin dei conti, possa rappresentare un investimento vantaggioso per lo Stato e per gli individui. A questo scopo concorre il recupero di indicatori valoriali diversi dal consueto Prodotto Interno Lordo (PIL), come ad esempio la riabilitazione del concetto di tempo legato al ciclo economico e produttivo nonché all’evoluzione societaria. In questo senso, pur generando un cospicuo ammontare di PIL, una politica economica armata non può che rappresentare solamente una spesa in quanto il profitto è di breve periodo e fruibile nell’immediato. Perciò, una tipologia di economia tale non provoca un incentivo verso investimenti di largo respiro; al contrario, un’economia di pace porta con sé una prosperità di lungo periodo. Nel suo libro, Caruso spiega in modo approfondito nove motivi a sostegno dell’inesattezza concettuale della frase “comunque sia, l’investimento nel settore militare comporta un sostanzioso aumento del PIL”. Avvallando quest’idea, l’analisi del progresso tecnico all’interno del ciclo economico caratterizzato da un approccio propriamente militare non evidenzia uno sviluppo esteso e questo è dovuto al fatto che le innovazioni in campo militare tendono ad essere utilizzate solo in caso di necessità.  Di conseguenza, una tale logica si discosta dalla visione economica classica secondo cui l’innovazione permette sempre uno sviluppo e quindi maggiori profitti. Oltre a questo motivo tecnico, anche un’altra ragione più lampante può essere portata ad esempio: il servizio militare obbligatorio viene prestato in sostituzione ad un periodo di formazione, interrompendo così il processo educativo e dunque bloccando il principale motore del processo economico, ossia l’educazione. Di fatto, il disinvestimento prodotto dalle spese militari si ripercuote anche sul sistema educativo.

Ebbene, cosa fare quotidianamente per scongiurare una deriva economica di questo tipo? L’esperta Nicoletta Dentico, giornalista e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica, ha risposto rilanciando, da un lato, sul concetto di azionariato critico e, dall’altro, focalizzando l’attenzione sulla necessità di trasformare pratiche individuali in una richiesta globale, attraverso un abbandono dell’utilitarismo in campo politico, economico e finanziario. Un’iniziale forma di azionariato critico è nata circa novant’anni fa negli Stati Uniti, dove venne generato uno dei primi fondi che incoraggiavano modelli etici e religiosi escludendo invece le cosiddette azioni del peccato sottoscritte da imprese operanti in settori “immorali”. Tutt’oggi, questa caratteristica fondamentale è rimasta nell’azionariato critico che risulta essere una forma di contestazione attiva e partecipata nei confronti delle grandi aziende. Attraverso l’acquisto di un numero simbolico di azioni d’imprese accusate di comportamenti o impatti negativi dal punto di vista sociale e ambientale, i soggetti finanziari “critici” entrano nei loro Consigli d’amministrazione al fine di aprire un dialogo e fare pressione ma anche informazione. Gli obiettivi di una tale branca dell’economia e della finanza etica si possono riassumere nel ruolo che l’individuo ricopre con l’azionariato critico: l’azionista partecipa alla vita di un’impresa in un’ottica di democrazia economica, dando spazio a campagne e popolazioni che sono coinvolte negli investimenti delle grandi imprese ma che molto spesso vengono esclusi dall’arena decisionale. Pertanto, partecipare in modo critico e consapevole è la via proposta per il cambiamento rivoluzionario del paradigma economico-finanziario attuale.

Infine, segnaliamo anche alcuni articoli comparsi sui giornali locali a seguito del convegno.

Qui, la versione integrale del convegno.

Anche tu puoi fare la differenza

Come tenersi informati e operare scelte economiche ragionate

“La politica si fa in ogni momento della vita: al supermercato, in banca, sul posto di lavoro, all’edicola, in cucina, nel tempo libero scegliendo cosa e quanto consumare, da chi comprare, come viaggiare, a chi affidare i nostri risparmi, rafforziamo un modello economico sostenibile o di saccheggio, sosteniamo imprese responsabili o no; sosteniamo un’economia solidale e dei diritti o un’economia di sopraffazione reciproca.”

Francuccio Gesualdi – Altreconomia 11/2003

Ogni consumatore può, attraverso attente scelte di consumo e di risparmio, incidere sul sistema socioeconomico. La forza di questo vero e proprio “voto nel portafoglio”, come lo definisce Leonardo Becchetti, deriva dal fatto che le imprese dipendono dalle quote di consumo e dalle quote di risparmio che riescono a catturare sul mercato. Fare attenzione non solo al prezzo di un prodotto, ma anche alla sua qualità sociale e ambientale, permette di orientare le proprie scelte verso quelle aziende all’avanguardia dal punto di vista della sostenibilità. Quindi oggi il protagonista dello sviluppo economico di un’impresa è proprio il consumatore, con i suoi valori e le sue preferenze.

ANCHE TU PUOI FARE LA DIFFERENZA! PER ESEMPIO?

Economie di pace. Tra scenari globali e scelte quotidiane

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani è lieto di invitarvi al convegno “Economie di pace. Tra scenari globali e scelte quotidiane” previsto il 16 giugno a Trento presso la Sala del Consorzio dei Comuni Trentini.

Al convegno interverranno:
*** Francesco Vignarca
Coordinatore nazionale della Rete Italiana per il Disarmo e collaboratore di Emergency;
*** Raul Caruso
Ricercatore di Politica economica presso l’Università Sacro Cuore di Milano e autore del libro “Economia della pace” (ed. Mulino, 2016);
*** Nicoletta Dentico
Giornalista, ex direttore di Medici Senza Frontiere in Italia e vicepresidente della Fondazione Finanza Etica.

Francesco Vignarca, attraverso i dati di Mil€x-Osservatorio sulle spese militari in Italia, analizzerà la situazione degli armamenti a livello internazionale, prestando particolare attenzione al contesto Italia.
In un secondo momento, grazie all’expertise di Raul Caruso, si avanzerà un breve studio sulla disciplina e sui fondamenti della Peace Economics.
Infine, Nicoletta Dentico incentrerà il focus sull’influenza delle scelte quotidiane del singolo e quanto queste pesino a livello delle più globali “Economie di pace”.


“Tutto il processo economico è quindi un problema di scelte: scelte da parte dei consumatori e scelte da parte dei produttori. In ultima analisi le scelte si impongono perché le risorse sono limitate rispetto ai desideri”.
(Carlo Maria Cipolla)

M’illumino di meno – Filmato sull’Ecuador

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

Proiezione documentario
Venerdì 13 febbraio 2014, ore 20.30 – Centro di Educazione alla Pace, Via Vicenza 5, Rovereto
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani

 

Nella giornata nazionale del risparmio energetico ‘M’illumino di meno’ promossa dalla trasmissione Caterpillar di Radio Due – proiezione e dialogo con Claudio della Volpe, ricercatore di chimica fisica applicata all’Università di Trento.
Proiezione del documentario “Adelante Petroleros – L’oro nero dell’Ecuador” prodotto e diretto da Maurizio Zaccaro.
Il film documentario racconta le vicende legate all’estrazione del petrolio in Ecuador e ribadisce con forza un messaggio: lo sfruttamento delle risorse naturali non rinnovabili – in Ecuador così come in altre parti del mondo – non produce sviluppo durevole, ma diseguaglianze, sfruttamento, povertà e disastri ambientali. Per metter fine all’attuale modello economico non più sostenibile, non bastano denunce e proteste.
Occorre impegnarsi a promuovere su scala globale stili di vita sostenibili per tutti i popoli e per tutte le nazioni, nel Sud come nel Nord del mondo. Quale strumento migliore di un film documentario per arrivare alla coscienza delle persone?

Promuove il Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani. Informazioni: 0464658210, roveretopace@gmail.com

Green Innovation Award

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con pietre refrattarie per il risparmio energetico. I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini che si schiuderanno in un ambiente protetto.

La cooperazione internazionale di Ipsia del Trentino in Kenya vince il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde)

Il progetto di riforestazione Tree is Life, sostenuto sin dalla sua fondazione dalla Provincia Autonoma di Trento, ha vinto il Green Innovation Award (premio per l’innovazione verde).

E’ stata la “first lady” del Kenya Sua Eccellenza Ms. Margaret Kenyatta a consegnare l’assegno nelle mani del direttore di Tree is Life Thomas Gichuru, abituato a stare più ai margini della foresta a piantar alberi che sotto i  riflettori di una serata di gran gala che ha avuto luogo nella capitale Nairobi.

Il presidente di Ipsia del Trentino (Istituto Pace Sviluppo Innovazione delle Acli), nonché fondatore del progetto “Tree is Life” Fabio Pipinato si congratula con lo staff che opera a Nyahururu in Kenya per l’ennesimo successo. Trattasi di un gruppo di forestali kenyoti molto competente che ha già vinto, nel 2005, il “Total eco challenge” come miglior progetto di riforestazione dell’Africa dell’Est; primo tra migliaia di partecipanti.

Ma questo nuovo premio; il Green Innovation Award, si differenzia dal Total in quanto è dato da una comunità di donatori istituzionali tra i quali l’Unione Africana, l’Ambasciata svedese, il governo del Kenya, il WWF, l’Università di Nairobi e molti altri.

Il progetto Tree is Life ha avuto come testimonial la biologa Wangari Maathai prim’ancora diventasse commissaria dell’Unione Africana e Premio Nobel per la Pace. Una persona d’eccezione ed ottima insegnante che quand’era viceministro all’ambiente diffuse in tutto il Kenya la pratica trentina de la festa dell’albero.

Il motivo del premio è un’innovazione semplice come l’uovo di colombo. In molte famiglie di queste comunità di contadini sono stati allestiti dei forni in terra cotta con all’interno delle pietre refrattarie per il risparmio energetico. La tecnologia di questi forni è stata appresa durante un corso dal titolo “niente fumo tutto arrosto” presso il CFSI – Centro Formazione Solidarietà Internazionale di Trento. Esse permettono di utilizzare solo un terzo della legna delle normali cucine.
Soddisfazione per il premio viene anche dal presidente di Acli Trentine Fausto Gardumi, la quale organizzazione ha anticipato parte del denaro utile al progetto. Il presidente de le Acli Trentine ha avuto modo di visitare di persona il programma a Nyahururu, a 200 km. a nord di Nairobi. Ha verificato come gli 80 vivai di piccoli alberelli vengano rinverditi da altrettante comunità e, una volta piantati, possano contribuire a costituire la cintura verde (Green Belt) utile a fermare il deserto che avanza da nord. E’ possibile raggiungere i vivai dispersi in un territorio collinare grande come il Trentino con due sole strade asfaltate e con una moto di grossa cilindrata donata ad Ipsia dalla Fondazione San Zeno di Verona.

I forni hanno una cavità, tipica delle nostre stufe a olle, a livello terreno ove vengono deposte le uova dei pulcini. Qui si schiudono ed i piccoli pulcini possono trovare del mangime in un ambiente estremamente pulito, caldo e secco. La cavità comunica con un piccolo recinto protetto ove la temperatura è ambiente. Qui i pulcini possono crescere indisturbati ed al sicuro. Questo recinto interno alla casa è collegato, tramite una fessura sulla parete in legno, ad un recinto protetto esterno ove i pulcini, già più grandi, possono tentare lo sbalzo di temperatura e di umidità.

Il raccordo tra queste 3 unità: sottoforno, recinto interno e recinto esterno costituiscono l’innovazione che ha permesso allo staff di Tree is Life di vincere il Green Innovation Award. Trattasi di una modalità molto semplice di allevare i pulcini ma, nel contempo, molto efficace.

Il giorno seguente la consegna del premio lo staff di Tree is Life ha ricevuto una comunicazione direttamente dalla sede delle Nazioni Unite ed in specifico dall’Agenzia per le donne: Unwomens. Il progetto è stato selezionato da un team di 20 esperti in un ventaglio di partecipanti provenienti da 17 paesi diversi per l’empowerment delle donne.  Il progetto verrà esposto in un expò internazionale che avrà luogo nei prossimi giorni presso le Nazioni Unite di Nairobi dal 12 al 18 ottobre 2014. Verrà redatto un libro fotografico con tutte le migliori pratiche per l’empowerment delle donne.A riguardo la Fondazione Fontana, assieme ad Ipsia ed altre organizzazioni in Trentino e nei sud del mondo ha redatto la “Carta di Trento per una migliore cooperazione internazionale” e che affronta, anno dopo anno, gli 8 obiettivi del millennio. Nell’anno in corso tratta proprio l’obiettivo dell’empowerment delle donne. Il presente progetto premiato con il Green Innovation Award ha raggiunto, nel piccolo, diversi obiettivi del millennio come l’ottavo a favore del networking (fare sistema), il settimo a tutela dell’ambiente, il terzo per la parità uomo/donna ma soprattutto il primo per dimezzare la fame. Di questi tempi…

art.11: l’Italia ripudia la guerra (…ma non il mercato della guerra)

Tratto da Sentire – Scandali sotto il sole

 

– C. Perer –

E’ una foto di un grande artista come Steve McCurry,  a ricordarci il problema. Anche il Papa lo ha detto spesso le guerre esistono intanto-inquanto esiste il mercato delle armi. E non si dica: banale constatazione. Se solo smettessimo di produrle forse non finirebbe la triste lotta dell’uomo contro l’uomo, ma almeno sarebbe una lotta ad armi pari: sassi e bastoni come profetizzò Albert Einstein immaginando la terza guerra mondiale. Che invece si sta già combattendo qua e là con droni, armi elettroniche degne di un video-game. E l’Italia che fa? Produce e vende, poi magari esprime anche un alto commissario Ue per la difesa che andrà a parlare di pace e di come far finire le guerre.

L’Italia nella sua costituzione ripudia la guerra …non ripudia però il mercato della guerra. Vende anche a chi non ha un pezzo di pane sotto i denti. Le forze armate del Ciad, uno dei paesi più poveri del continente africano, stanno infatti per ricevere dall’azienda italiana Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) un nuovo esemplare dell’aereo di trasporto tattico C-27J “Spartan”. In questi giorni, il velivolo da guerra sta effettuando gli ultimo test di volo dall’aeroporto di Torino Caselle; un altro C-27J è stato consegnato al Ciad nel dicembre 2013. Per i due velivoli, il regime di N’Djamena ha sborsato più di 106 milioni di dollari; l’accordo con Alenia Aermacchi prevede la fornitura di un anno di supporto logistico, di parti di ricambio per due anni, due kit di protezione balistica, un kit di ricerca e soccorso e uno di evacuazione medica.

Lo “Spartan” è in grado di effettuare molteplici missioni militari tra cui il trasporto truppe, merci e sanitario, il lancio di materiali e di paracadutisti, il supporto alle operazioni di protezione civile. Può imbarcare sino a 11 tonnellate di carico (compresi 60 militari o 46 paracadutisti), ha una velocità di crociera di 583 Km/h e un raggio d’azione compreso tra i 4.260 e i 5.926 Km, a secondo del carico trasportato.

Il Ciad è il secondo paese africano dopo il Marocco ad acquistare il velivolo di Alenia Aermacchi. I C-27J sostituiranno la coppia di Antonov An-26 di produzione russa entrati in servizio nel 1989. Grazie ai nuovi velivoli da trasporto made in Italy, le forze armate del Ciad potranno estendere il loro raggio d’azione sino al Mediterraneo o all’equatore, coprendo un’area dell’Africa caratterizzata dai sempre più numerosi conflitti.

E uno dei più grossi accordi di fornitura venne siglato da mister Mario Monti con il Qatar. Do you remember?

(in collaborazione con Antonio Mazzeo)

21 settembre 2014

Da Giornale Sentire

E’ una foto di un grande artista come Steve McCurry,  a ricordarci il problema. Anche il Papa lo ha detto spesso le guerre esistono intanto-inquanto esiste il mercato delle armi. E non si dica: banale constatazione. Se solo smettessimo di produrle forse non finirebbe la triste lotta dell’uomo contro l’uomo, ma almeno sarebbe una lotta ad armi pari: sassi e bastoni come profetizzò Albert Einstein immaginando la terza guerra mondiale. Che invece si sta già combattendo qua e là con droni, armi elettroniche degne di un video-game. E l’Italia che fa? Produce e vende, poi magari esprime anche un alto commissario Ue per la difesa che andrà a parlare di pace e di come far finire le guerre.

L’Italia nella sua costituzione ripudia la guerra …non ripudia però il mercato della guerra. Vende anche a chi non ha un pezzo di pane sotto i denti. Le forze armate del Ciad, uno dei paesi più poveri del continente africano, stanno infatti per ricevere dall’azienda italiana Alenia Aermacchi (gruppo Finmeccanica) un nuovo esemplare dell’aereo di trasporto tattico C-27J “Spartan”. In questi giorni, il velivolo da guerra sta effettuando gli ultimo test di volo dall’aeroporto di Torino Caselle; un altro C-27J è stato consegnato al Ciad nel dicembre 2013. Per i due velivoli, il regime di N’Djamena ha sborsato più di 106 milioni di dollari; l’accordo con Alenia Aermacchi prevede la fornitura di un anno di supporto logistico, di parti di ricambio per due anni, due kit di protezione balistica, un kit di ricerca e soccorso e uno di evacuazione medica.

Lo “Spartan” è in grado di effettuare molteplici missioni militari tra cui il trasporto truppe, merci e sanitario, il lancio di materiali e di paracadutisti, il supporto alle operazioni di protezione civile. Può imbarcare sino a 11 tonnellate di carico (compresi 60 militari o 46 paracadutisti), ha una velocità di crociera di 583 Km/h e un raggio d’azione compreso tra i 4.260 e i 5.926 Km, a secondo del carico trasportato.

Il Ciad è il secondo paese africano dopo il Marocco ad acquistare il velivolo di Alenia Aermacchi. I C-27J sostituiranno la coppia di Antonov An-26 di produzione russa entrati in servizio nel 1989. Grazie ai nuovi velivoli da trasporto made in Italy, le forze armate del Ciad potranno estendere il loro raggio d’azione sino al Mediterraneo o all’equatore, coprendo un’area dell’Africa caratterizzata dai sempre più numerosi conflitti.

E uno dei più grossi accordi di fornitura venne siglato da mister Mario Monti con il Qatar. Do you remember? – See more at: http://www.giornalesentire.it/article/italia-ratifica-trattato-internazionale-sul-commercio-di-armi.html#sthash.mFxJMxvw.dpuf