La vittoria di Ghani

– Emanuele Giordana –
A volte la politica (non solo afgana)risultati preliminari che attribuiscono la vittoria ad Asharf Ghani, il “tecnocrate” in odore di laicità che piace ai modernisti, alla gioventù colta ma anche ai tradizionalisti che vedono in lui la continuità della reggenza pashtun. Secondo la contestata Commissione elettorale (contestata dal perdente appena dopo il voto del secondo turno) le percentuali gli attribuiscono il 56,44% dei voti contro il 43,56 del rivale, il campione tagico Abdullah Abdullah, personaggio che ha giocato la carta etnica assai più di Ghani, vecchio uomo di potere nel Nord e a Kabul, alleato con tutta una pletora di islamisti locali che si distinguono dai taleban – ideologicamente – forse solo per il colore del turbante.

In queste settimane c’è stato un gran lavorio dietro e davanti le quinte con la presenza, questa volta poco ingombrante, di un Karzai che ha fatto più da capo di Stato che non da padre padrone del Paese.

Tratto da Great Game, il blog di Emanuele Giordana

– Emanuele Giordana –A volte la politica (non solo afgana)risultati preliminari che attribuiscono la vittoria ad Asharf Ghani, il “tecnocrate” in odore di laicità che piace ai modernisti, alla gioventù colta ma anche ai tradizionalisti che vedono in lui la continuità della reggenza pashtun. Secondo la contestata Commissione elettorale (contestata dal perdente appena dopo il voto del secondo turno) le percentuali gli attribuiscono il 56,44% dei voti contro il 43,56 del rivale, il campione tagico Abdullah Abdullah, personaggio che ha giocato la carta etnica assai più di Ghani, vecchio uomo di potere nel Nord e a Kabul, alleato con tutta una pletora di islamisti locali che si distinguono dai taleban – ideologicamente – forse solo per il colore del turbante.

In queste settimane c’è stato un gran lavorio dietro e davanti le quinte con la presenza, questa volta poco ingombrante, di un Karzai che ha fatto più da capo di Stato che non da padre padrone del Paese. I rumor dicono che la trattativa tra rivali è stata condotta sia sul fronte monetario sia su quello dei futuri incarichi e persino giocata su un possibile stravolgimento costituzionale che attribuisse a uno la presidenza e all’altro il premierato. Ma i giochi, vere o non vere che siano le voci, per ora non sono conclusi. Intanto c’è un accordo bilaterale per rivagliare i risultati di oltre 7mila seggi e poi chissà che altro ancora prima che si sappiano con certezza gli esiti definitivi. Intanto la Commissione ha dato anche i dati dell’affluenza del secondo turno: 60% con un 38% di voto femminile per un totale di 8.109493 voti validi.

Anche se sembra profilarsi un accordo che alla fine metterà a tacere Abdullah e anche se, almeno finora, le contestazioni del candidato nordista si sono limitate a manifestazioni di piazza e proclami pubblici senza che si sia passati dalla dialettica politica all’antico gioco delle armi, le elezioni presidenziali 2014 non ne escono gran bene. E gli afgani lo sanno, come lo sa la comunità internazionale, americani in testa, per i quali una sconfessione del processo elettorale equivarrebbe a una dichiarazione di fallimento generale il che ha fatto correre ai ripari le cancellerie con pressioni di ogni tipo per evitare uno scandalo sullo stile di quello che accompagnò la vittoria di Karzai nel 2009 quando anche quella volta – con brogli certificati dal numero due dell’Onu a Kabul – Abdullah gettò il sasso nello stagno della polemica per poi ritirare la mano – dicono i maligni – dopo un’offerta che non poteva rifiutare. Tant’è, anche giocando sulla stanchezza degli afgani, tutto sembra destinato a concludersi a tarallucci e tè e un tutti a casa che non lasci morti o feriti. «Un dramma afgano», come ci diceva giorni fa a Kabul un diplomatico. Un modo elegante per non dire melodramma, un’arte politico teatrale in cui anche noi italiani siamo maestri.

Tratto da Great Game, il blog di Emanuele Giordana
Sito Indipendent Electoral Commission

Sguardi tra il ‘900 e il futuro

-Incontro-

“Sguardi tra il ‘900 e il futuro”
9 luglio 2014 – ore 17.30
dialogano
Guido Morisco (Comunità Baha’i)
Violetta Plotegher (Vicepresidente Forum Pace)

Uno sguardo al ‘900 partendo dall’esperienza di una comunità innovativa nata da un esilio e che da due secoli cerca strenuamente di promuovere la pace. L’intreccio con la storia e le geografie del secolo scorso, con i momenti decisivi e gli
avvenimenti drammatici, dentro l’isolamento degli anni terribili delle persecuzioni.

La parità della donna, l’educazione per tutti, l’abolizione della guerra e la consapevolezza che il mondo è un unico organismo sono elementi oggi ampiamente condivisi. Molto meno lo erano nel passato e alla nascita della comunità e della fede Baha’i.

La logica è quella di una “spiritualità in azione”: una comunità che cerca nei principi spirituali e nella collaborazione con le varie componenti della società la strada per costruire un futuro di pace.

Tutte le attività si svolgono presso il Centro per la formazione alla solidarietà internazionale Vicolo S. Marco 1, Trento
La mostra è visitabile dal 19 giugno al 9 luglio, dal lunedì al venerdì con orario 11/18.

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO

19 – 27 luglio
Sono aperte le iscrizioni per i campi della legalità 2014 organizzati da Arci con le Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Trento a Pentedattilo (provincia di Reggio Calabria)
 
Dove e quando?
la settimana dal 19 al 27 luglio in provincia di Reggio Calabria nella località di Pentedattilo (le date comprendono i viaggi di andata e ritorno). L’iscrizione è prevista entro il 30 giugno
 
Chi può partecipare?
Ragazze e ragazzi fra i 16 e i 24 anni (25 non compiuti) delle Province di Bolzano e Trento.

COME ADERIRE:

Presentare la domanda di partecipazione completa (http://www.trentogiovani.it/content/webfm_send/2807) in ogni sua parte entro lunedì 30 giugno direttamente all’indirizzo email politichegiovanili@provincia.tn.it
Nel caso in cui le domande superino i posti disponibili, l’Ufficio giovani e Servizio Civile della PAT procederà ad una selezione tramite colloquio motivazionale dei candidati.

INFO:
Arci del Trentino tel. 0461231300 trento@arci.it 
Dott.ssa Francesca Gnech
tel. 0461 497271

e-mail: francesca.gnech@provincia.tn.it

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO
19 – 27 luglio
Sono aperte le iscrizioni per i campi della legalità 2014 organizzati da Arci con le Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Trento a Pentedattilo (provincia di Reggio Calabria)
 
Dove e quando?
la settimana dal 19 al 27 luglio in provincia di Reggio Calabria nella località di Pentedattilo (le date comprendono i viaggi di andata e ritorno). L’iscrizione è prevista entro il 30 giugno
 
Chi può partecipare?
Ragazze e ragazzi fra i 16 e i 24 anni (25 non compiuti) delle Province di Bolzano e Trento.
Programma:
I partecipanti saranno ospitati in un ostello situato nella parte nuova del borgo di Pentedattilo (il borgo fa parte del comune di Melito Porto Salvo). I campi della legalità prevedono tre momenti fondamentali: il lavoro nei campi, gli incontri con i testimoni privilegiati e le iniziative culturali (anche finalizzate a conoscere il territorio ospitante).
Il lavoro nei campi si svolgerà la mattina all’interno di un bene confiscato (Villa Placanica) e riassegnato ad un consorzio di cooperative sociali; in particolar modo i volontari si dedicheranno alla pulizia e alla sistemazione della villa e dei terreni. Il lavoro prevederà inoltre la cura e la pulizia dell’ostello presso il quale i volontari alloggeranno ed un aiuto in cucina. Sia nelle ore pomeridiane, che nel dopocena sono previsti momenti d’incontro con diverse personalità del mondo delle istituzioni, della politica e dell’associazionismo del territorio, che offriranno un punto di vista e degli spunti di approfondimento legati al fenomeno della mafia. Saranno organizzate inoltre alcune visite guidate nei dintorni del borgo antico, in quei luoghi d’interesse inerenti alle tematiche affrontate durante il soggiorno, oltre a serate d’intrattenimento che prevedono il coinvolgimento della comunità del paese attraverso spettacoli musicali. Ciò consentirà una maggiore integrazione tra i giovani volontari e la popolazione del posto.
A chiusura della giornata è previsto un momento d’incontro del gruppo, in cui condividere riflessioni e confrontarsi sulle esperienze vissute durante il giorno.
Il progetto dei campi della legalità nella nostra esperienza rappresenta per i ragazzi una grande opportunità formativa, consente inoltre di approfondire un fenomeno complesso come quello mafioso (nello specifico quello della ’ndrangheta) e per la regione Calabria rappresenta un’occasione per mostrare una nuova immagine di sé, dando visibilità alla parte di società che si oppone quotidianamente e fermamente alla criminalità organizzata, mostrando il volto di chi onestamente lotta per migliorare la propria terra. Attraverso tale progetto si porta inoltre ai giovani un esempio concreto ed un messaggio positivo di come anche il singolo individuo si possa opporre al sistema mafioso grazie alla cooperazione.
COME ADERIRE:
Presentare la domanda di partecipazione completa (http://www.trentogiovani.it/content/webfm_send/2807) in ogni sua parte entro lunedì 30 giugno direttamente all’indirizzo email politichegiovanili@provincia.tn.it
Nel caso in cui le domande superino i posti disponibili, l’Ufficio giovani e Servizio Civile della PAT procederà ad una selezione tramite colloquio motivazionale dei candidati.
INFO:
Arci del Trentino tel. 0461231300 trento@arci.it 
Dott.ssa Francesca Gnech
tel. 0461 497271

e-mail: francesca.gnech@provincia.tn.it

Sarajevo, il caso e la necessità

– Bernard Guetta –

Articolo pubblicato il 27 giugno 2014 da Internazionale
(Traduzione di Andrea Sparacino)

Foto: Tommaso Vaccari

– Bernard Guetta –

È una città piena di terrazze, tecnologia, giovani per strada, campanili cattolici, cupole musulmane e cipolle ortodosse. È una città dove si mescolano i secoli, le religioni e gli imperi defunti, e il cui boom economico dura da 15 anni. Eppure, prima ancora di essere una città, Sarajevo è un manuale di storia europea da leggere e rileggere.

Sabato ricorrerà il centenario dell’assassinio dell’arciduca d’Austria a Sarajevo, l’evento che avrebbe trascinato il vecchio mondo nella Prima guerra mondiale, una mostruosa mattanza in cui l’Europa ha creduto per l’ennesima volta di poter ristabilire gli equilibri tra le potenze rivali e che invece ha finito per distruggere l’ordine costituito.

Un secolo dopo, mentre si prepara a commemorare l’assassinio di Sarajevo, l’Europa è spinta dal caso e dalla necessità a fare un passo avanti verso l’unità modificando le politiche dell’Unione e democratizzando il suo funzionamento. A Bruxelles è arrivato il tempo del cambiamento, e intanto i proiettori della storia illuminano Sarajevo e ci ricordano fino a che punto il nostro continente è fragile e segnato da antichi rancori che potrebbero riesplodere in qualsiasi momento.

Dalla Grande guerra sono scaturite la rivoluzione russa, la prima affermazione degli Stati Uniti come potenza emergente sulla scena mondiale, la fine dell’impero ottomano e di quello austro-ungarico, l’espansione degli imperi coloniali francese e britannico e la nascita delle frontiere attuali del Medio Oriente, le stesse che oggi sono minacciate dall’azione dei jihadisti in Iraq e Siria.

Il mondo in cui viviamo non sarebbe lo stesso senza l’assassinio di Sarajevo, la cui conseguenza più tragica è stato l’incubo nazista, che non sarebbe mai esistito se i vincitori del 1918 non avessero imposto alla Germania una punizione inaccettabile e umiliante. In un certo senso l’ascesa di Hitler affonda le sue radici a Sarajevo.

Oggi la città bosniaca mostra i segni di un conflitto più recente e di un assedio criminale portato dai paramilitari serbi tra il 1992 e il 1996 e costato la vita a 10.000 persone. Quella nell’ex Jugoslavia è stata una di quelle guerre di spartizione un tempo così comuni, e ha minacciato la riconciliazione franco-tedesca al punto tale da convincere Helmut Kohl e François Mitterrand a cementare l’unità europea creando la moneta unica. Senza Sarajevo probabilmente non ci sarebbe l’euro.

In questi giorni non possiamo pensare a questa città rinata senza ricordarci che prima di crollare la Jugoslavia aveva dimenticato la guerra, come l’abbiamo dimenticata noi oggi. Eppure, senza che ce ne accorgiamo, una guerra è in corso ed è vicina, così vicina che ci conviene sperare che la nuova svolta di Bruxelles sia prontamente confermata, approfondita e assimilata.

Articolo pubblicato il 27 giugno 2014 da Internazionale
(Traduzione di Andrea Sparacino)

Foto: Tommaso Vaccari

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO
19 – 27 luglio
Sono aperte le iscrizioni per i campi della legalità 2014 organizzati da Arci con le Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Trento a Pentedattilo (provincia di Reggio Calabria)
 
Dove e quando?
la settimana dal 19 al 27 luglio in provincia di Reggio Calabria nella località di Pentedattilo (le date comprendono i viaggi di andata e ritorno). L’iscrizione è prevista entro il 30 giugno
 
Chi può partecipare?
Ragazze e ragazzi fra i 16 e i 24 anni (25 non compiuti) delle Province di Bolzano e Trento.

COME ADERIRE:

Presentare la domanda di partecipazione completa (http://www.trentogiovani.it/content/webfm_send/2807) in ogni sua parte entro lunedì 30 giugno direttamente all’indirizzo email politichegiovanili@provincia.tn.it
Nel caso in cui le domande superino i posti disponibili, l’Ufficio giovani e Servizio Civile della PAT procederà ad una selezione tramite colloquio motivazionale dei candidati.

INFO:
Arci del Trentino tel. 0461231300 trento@arci.it 
Dott.ssa Francesca Gnech
tel. 0461 497271

e-mail: francesca.gnech@provincia.tn.it

CAMPI DELLA LEGALITA’ 2014 A PENTEDATTILO
19 – 27 luglio
Sono aperte le iscrizioni per i campi della legalità 2014 organizzati da Arci con le Politiche Giovanili della Provincia Autonoma di Trento a Pentedattilo (provincia di Reggio Calabria)
 
Dove e quando?
la settimana dal 19 al 27 luglio in provincia di Reggio Calabria nella località di Pentedattilo (le date comprendono i viaggi di andata e ritorno). L’iscrizione è prevista entro il 30 giugno
 
Chi può partecipare?
Ragazze e ragazzi fra i 16 e i 24 anni (25 non compiuti) delle Province di Bolzano e Trento.
Programma:
I partecipanti saranno ospitati in un ostello situato nella parte nuova del borgo di Pentedattilo (il borgo fa parte del comune di Melito Porto Salvo). I campi della legalità prevedono tre momenti fondamentali: il lavoro nei campi, gli incontri con i testimoni privilegiati e le iniziative culturali (anche finalizzate a conoscere il territorio ospitante).
Il lavoro nei campi si svolgerà la mattina all’interno di un bene confiscato (Villa Placanica) e riassegnato ad un consorzio di cooperative sociali; in particolar modo i volontari si dedicheranno alla pulizia e alla sistemazione della villa e dei terreni. Il lavoro prevederà inoltre la cura e la pulizia dell’ostello presso il quale i volontari alloggeranno ed un aiuto in cucina. Sia nelle ore pomeridiane, che nel dopocena sono previsti momenti d’incontro con diverse personalità del mondo delle istituzioni, della politica e dell’associazionismo del territorio, che offriranno un punto di vista e degli spunti di approfondimento legati al fenomeno della mafia. Saranno organizzate inoltre alcune visite guidate nei dintorni del borgo antico, in quei luoghi d’interesse inerenti alle tematiche affrontate durante il soggiorno, oltre a serate d’intrattenimento che prevedono il coinvolgimento della comunità del paese attraverso spettacoli musicali. Ciò consentirà una maggiore integrazione tra i giovani volontari e la popolazione del posto.
A chiusura della giornata è previsto un momento d’incontro del gruppo, in cui condividere riflessioni e confrontarsi sulle esperienze vissute durante il giorno.
Il progetto dei campi della legalità nella nostra esperienza rappresenta per i ragazzi una grande opportunità formativa, consente inoltre di approfondire un fenomeno complesso come quello mafioso (nello specifico quello della ’ndrangheta) e per la regione Calabria rappresenta un’occasione per mostrare una nuova immagine di sé, dando visibilità alla parte di società che si oppone quotidianamente e fermamente alla criminalità organizzata, mostrando il volto di chi onestamente lotta per migliorare la propria terra. Attraverso tale progetto si porta inoltre ai giovani un esempio concreto ed un messaggio positivo di come anche il singolo individuo si possa opporre al sistema mafioso grazie alla cooperazione.
COME ADERIRE:
Presentare la domanda di partecipazione completa (http://www.trentogiovani.it/content/webfm_send/2807) in ogni sua parte entro lunedì 30 giugno direttamente all’indirizzo email politichegiovanili@provincia.tn.it
Nel caso in cui le domande superino i posti disponibili, l’Ufficio giovani e Servizio Civile della PAT procederà ad una selezione tramite colloquio motivazionale dei candidati.
INFO:
Arci del Trentino tel. 0461231300 trento@arci.it 
Dott.ssa Francesca Gnech
tel. 0461 497271

Ospiti chi? Giornata mondiale del rifugiato 2014

Incontro pubblico

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)


 

Ecco il programma:
GIOVEDI 19.06 
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO 
ore 17.30–> conferenza stampa e incontro sui rifugiati in provincia di Trento 
ore 18.30 –> “L’ospite è sacro” – Riflessione interreligiosa su migrazioni e tradizioni religiose 
ore 20.00–> CENA OFFERTA DAI RIFUGIATI / prenotazione a centroastallitn@gmail.it 
VENERDI 20.06 
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara, via Torre d’Augusto 25,TRENTO
alle 20.00 –> Performance teatrale interculturale a cura di ass. Alla Ribalta 
Reading a cura de Il Gioco Degli Specchi 
ore 21.00 –> LUCA BASSANESE in concerto http://www.lucabassanese-officialsite.it/

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Promuovono: ATAS Onlus Cinformi – Centro Informativo per l’Immigrazione Il Gioco degli Specchi Centro per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso – Diocesi di Trento Centro Astalli Trento – Onlus Associazione Kariba Samuele – Coop. Soc. Villa Sant’Ignazio – Coop. Soc. Punto d’Incontro – Onlus Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Fondazione Sant’Ignazio Comitato “Non laviamocene le mani” – Rovereto Caritas Diocesana Associazione Alla Ribalta Religion Today Filmfestival – Ass. Bianconero Fondazione Fontana – Unimondo Ass. Altrimenti Ass. Richiedenti Terra 

Con il sostegno di: Provincia Autonoma di Trento SPRAR – Servizio Centrale per la Protezione di Richiedenti Asilo e RIfugiati 
Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Provinciale della PAT

Afghanistan al voto, sfida ai turbanti neri

– Giuliano Battiston –

Al voto. “Solo” venti morti negli attacchi della giornata elettorale. Secondo turno delle presidenziali, Ashraf Ghani o Abdullah Abdullah per il dopo Karzai.

“Quella dei Tale­bani è sol­tanto pro­pa­ganda. Invito tutti gli abi­tanti dell’Helmand a recarsi alle urne. Non abbiate paura. La poli­zia e l’esercito sono qui per garan­tire la vostra sicu­rezza”. Il gover­na­tore Naeem Baloch è tra i primi a var­care i can­celli della scuola Mala­lai, uno dei 142 seggi elet­to­rali aperti qui, nella pro­vin­cia meri­dio­nale dell’Helmand, nel pro­fondo sud dell’Afghanistan dove la guerra con­ti­nua a mie­tere vittime.

Da Lashkargah (Helmand), nel profondo sud dell’Afghanistan, il reportage di Giuliano Battiston sul ballottaggio per le elezioni presidenziali.

Articolo tratto da Il Manifesto

Nella foto (Reuters) un seggio elettorale di Kabul.

– Giuliano Battiston –

“Quella dei Tale­bani è sol­tanto pro­pa­ganda. Invito tutti gli abi­tanti dell’Helmand a recarsi alle urne. Non abbiate paura. La poli­zia e l’esercito sono qui per garan­tire la vostra sicu­rezza”. Il gover­na­tore Naeem Baloch è tra i primi a var­care i can­celli della scuola Mala­lai, uno dei 142 seggi elet­to­rali aperti qui, nella pro­vin­cia meri­dio­nale dell’Helmand, nel pro­fondo sud dell’Afghanistan dove la guerra con­ti­nua a mie­tere vittime.

Sono pas­sati pochi minuti dall’apertura uffi­ciale dei seggi, quando un lungo con­vo­glio di jeep dai vetri oscu­rati, pick-up della poli­zia e blin­dati dell’esercito si infila nel por­tone di ingresso di que­sta scuola supe­riore nel quar­tiere peri­fe­rico di Qata-e-Lagar. Naeem Baloch scende dalla jeep ed entra in uno dei seggi, salu­tando gli uomini in fila per votare. Si mette in posa per la foto d’occasione e, una volta fuori, ras­si­cura la popo­la­zione dell’Helmand. “Al primo turno, il 5 aprile, non abbiamo avuto pro­blemi di sicu­rezza. Non ci saranno nean­che oggi. Lo garan­ti­sco per­so­nal­mente. I Tale­bani sono forti solo a parole, non ci fanno paura”, dice rivolto al drap­pello di gior­na­li­sti rac­colti davanti a lui. Alla sua destra c’è la par­la­men­tare Nasima Niazi, ori­gi­na­ria dell’Helmand. E’ venuta a dare il buon esem­pio. Ha l’indice sporco d’inchiostro: il sim­bolo che ha votato e che non può più farlo (una delle misure adot­tate dalla Com­mis­sione elet­to­rale indi­pen­dente per evi­tare le frodi e i voti mul­ti­pli). Nasima Niazi usa parole enfa­ti­che, dice che gli afghani stanno vivendo un momento sto­rico, che la demo­cra­zia trionfa, che le donne devono votare. Poco prima però, al seg­gio, dopo aver riti­rato la scheda si era diretta verso l’urna. Sono stati i gior­na­li­sti a ricor­darle che avrebbe dovuto com­pi­lare la scheda, sce­gliendo tra Ash­raf Ghani e  Abdul­lah Abdullah.

Sarà uno di loro a sosti­tuire il pre­si­dente Kar­zai, al potere dal 2001 e al quale la Costi­tu­zione vieta un terzo man­dato. Abdul­lah Abdul­lah sulla carta è il favo­rito. Il 5 aprile, al primo turno delle pre­si­den­ziali, ha sba­ra­gliato tutti gli altri can­di­dati, rac­co­gliendo il 45% dei voti. Un sof­fio sotto la soglia del 50% più un voto neces­sari per evi­tare il bal­lot­tag­gio. A sfi­darlo è il tec­no­crate Ash­raf Ghani, che vanta un dot­to­rato alla Colum­bia Uni­ver­sity, diversi anni di inse­gna­mento nelle più pre­sti­giose uni­ver­sità ame­ri­cane, una lunga espe­rienza alla Banca mon­diale e inca­ri­chi impor­tanti nel governo post-talebano: è stato infatti mini­stro delle Finanze e, fino alla deci­sione di “scen­dere in campo”, respon­sa­bile della tran­si­zione, il pro­cesso con cui la respon­sa­bi­lità della sicu­rezza passa dalle forze inter­na­zio­nali alle forze afghane. Di fronte alle tele­ca­mere, ras­si­cura la popo­la­zione anche il gene­rale Gulam Farooq Par­wani, vice-comandante dell’esercito per la pro­vin­cia di Hel­mand. All’interno della scuola Abdul Mateen, incon­tro Abdul Ahad Cho­pan, por­ta­voce della poli­zia. E’ tran­quillo e sor­ri­dente. Sostiene che non ci sia ragione per essere pre­oc­cu­pati. “Sono set­ti­mane che lavo­riamo sodo. Abbiamo fatto in modo che ogni abi­tante dell’Helmand possa recarsi nei cen­tri elet­to­rali senza paura. Ci sono diversi uffi­ciali donne, così che anche le donne pos­sano votare e sen­tirsi sicure. I Tale­bani non riu­sci­ranno a impe­dire il voto”, dice sicuro. Poi però ammette che è vero, “in 2 distretti su 14 non ci saranno seggi. Nel distretto di Dishiu e di Bagh­ran la situa­zione è com­pli­cata, sono zone di con­fine con il Paki­stan e di com­merci ille­gali. Dal Paki­stan arri­vano i ter­ro­ri­sti, da qui par­tono i cari­chi di droga. Comun­que rime­die­remo pre­sto con un’offensiva mili­tare”, assi­cura.

Nel frat­tempo, alle sue spalle gli elet­tori si mostrano insi­curi sulle pro­ce­dure da seguire. Qui c’è anche chi vota per la prima volta, chi al primo turno ha pre­fe­rito rima­nere a casa. O chi è tor­nato a votare per­ché crede che “sia impor­tante per il futuro del paese”. La pensa così Said Fai­za­lahq, un com­mer­ciante sui cinquant’anni. Lo incon­tro all’uscita della scuola Sha­hid Abdul Samat Rohani. E’ dedi­cata a un gior­na­li­sta di Lash­kar­gah, ucciso a san­gue freddo pro­prio qui in città. I col­pe­voli non hanno nomi. Il suo è bene in vista all’entrata della scuola, adi­bita a seg­gio elet­to­rale. Said Fai­za­lahq non vuole dire quale sia il suo can­di­dato, ma ci tiene a dire che “la cosa più impor­tante è che il pros­simo pre­si­dente rap­pre­senti tutte le comu­nità etni­che, non una in par­ti­co­lare”. Qui in Afgha­ni­stan la guerra civile degli anni Novanta ha radi­ca­liz­zato le dif­fe­renze etni­che, usate dai lea­der mili­tari per fomen­tare l’odio.

Ancora si fanno i conti con l’eredità di quel periodo. Alla vigi­lia del voto molti si sono detti pre­oc­cu­pati che il bal­lot­tag­gio potesse com­pli­care le cose,pola­riz­zando la società tra pash­tun e non-pashtun. Abdul­lah Abdul­lah rap­pre­senta infatti i gruppi di potere politico-militare del “nord”. E’ stato il brac­cio destro del leg­gen­da­rio “leone del Pan­j­shir”, il coman­dante Mas­soud, oltre che lea­der del Jamiat-e-Islami, par­tito a mag­gio­ranza tajika. Ash­raf Ghani è invece un pash­tun, la comu­nità etnica mag­gio­ri­ta­ria. Il paese è molto  ambiato in que­sti anni, ma la geo­gra­fia dei risul­tati del voto del primo turno descrive comun­que una società in cui l’affiliazione etnico-linguistica gioca ancora un ruolo impor­tante.

Usciamo dalla scuola “Rohani” e ci diri­giamo in un altro seg­gio. Sono con un grup­petto di gior­na­li­sti di Lash­kar­gah. Ci siamo incon­trati alle 6.30 del mat­tino nella sede di quello che chia­mano il “club dei gior­na­li­sti”. Un basso edi­fi­cio color pastello a due passi dall’ospedale di Emer­gency. La gior­nata è comin­ciata con la cola­zione: una grande padella di uova fritte, con­di­visa tra tutti e accom­pa­gnata da abbon­danti tazze di tè caldo. Si ride e ci si prende in giro. Il clima è con­vi­viale. Le minacce dei Tale­bani sem­brano lon­tane. Per strada, cir­co­lano solo poche mac­chine, quelle auto­riz­zate, che ven­gono fer­mate e a volte per­qui­site dai poli­ziotti e dai sol­dati che pre­si­diano gli incroci. Le vie di accesso alla città sono chiuse. Chiuso l’aeroporto. Solo qual­che nego­zio è rima­sto aperto. Per gli altri, ser­rande abbas­sate. I più pic­coli gio­cano a pal­lone sulle strade deserte.

Ci fer­miamo in un seg­gio peri­fe­rico. Un signore dalla folta barba bianca e un tur­bante grigio-nero esce dal seg­gio. “Ho votato per Ash­raf Ghani per­ché non ha mai ucciso nes­suno, non ha mai com­bat­tuto e riu­scirà a por­tare la pace nel paese”, mi dice Abdul Rah­man. Nelle aree rurali, a Ghani viene con­te­stato il fatto di aver vis­suto più di vent’anni all’estero, di non aver difeso il paese dagli inva­sori, di aver vis­suto nelle como­dità degli Stati Uniti men­tre la povera gente sten­tava a cam­pare. Per Abdul Rah­man non è impor­tante: “basta che sia afghano e che sia un buon pre­si­dente. E sono sicuro che potrà esserlo”. Eppure Ghani ha già detto di voler fir­mare quel trat­tato bila­te­rale di sicu­rezza con gli ame­ri­cani che ad Abdul Rah­man pro­prio non va giù: “quell’accordo non va fir­mato. Dob­biamo difen­derci da soli, non dipen­dere dagli ame­ri­cani, di cui non ci si può fidare”, aggiunge.

Pas­siamo nella sezione fem­mi­nile: qui come in tutto l’Afghanistan i seggi sono divisi per sesso. Ci sono poche elet­trici. Molte di più le donne, spesso ragazze, che lavo­rano per la Com­mis­sione elet­to­rale indi­pen­dente. Saqina Has­sani ha 24 anni e parla un buon inglese. E’ appena rien­trata in Afgha­ni­stan da un periodo tra­scorso in Male­sia con una borsa di stu­dio. Non indossa il burqa, ha solo il capo coperto con un velo, non si nasconde come molte delle sue col­le­ghe. “Sono qui dalle 5.45 del mat­tino”, rac­conta. “Tutto pro­cede bene, non ci sono stati ten­ta­tivi di frode né altre irre­go­la­rità. Finora hanno votato 125 donne, ma molte altre arri­ve­ranno dopo aver sbri­gato le fac­cende dome­sti­che”. La ven­ti­treenne Mariam Mous­savi si dice sod­di­sfatta “al 70%” per la par­te­ci­pa­zione delle donne. Fa parte anche lei della Com­mis­sione indi­pen­dente, ma vuol dire la sua “come cit­ta­dina”. Stu­dia a Kabul, all’American Uni­ver­sity. I capelli neri nasco­sti dal velo, il sor­riso spon­ta­neo e con­ta­gioso, Mariam pensa che oggi sia un giorno spe­ciale: “il voto è un diritto e  un dovere. Per tutti. Oggi abbiamo un’occasione impor­tante per deci­dere il nostro futuro. Spero che verrà ancora tanta gente”. Per lei, la prio­rità del pros­simo pre­si­dente dovrebbe essere la sicu­rezza. Per otte­nerla, “è inu­tile per­dere tempo con il pro­cesso di pace. Si spen­dono soldi inu­til­mente. I Tale­bani vanno com­bat­tuti”. I Tale­bani non piac­ciono per niente nean­che a Far­zana Qayum, 19 anni, stu­den­tessa dell’università di Kan­da­har. “i Tale­bani hanno minac­ciato di tagliare il dito a chi vota, ma io non ho paura. Lascia­moli par­lare. Ormai nes­suno gli dà più retta. Sono con­tro l’istruzione, con­tro le uni­ver­sità, con­tro il lavoro per le donne. Ma noi vogliamo cose diverse da quelle che vogliono loro: più scuole, più uni­ver­sità e più oppor­tu­nità di lavoro, anche per noi ragazze”. All’uscita del seg­gio incon­tro una donna che un lavoro l’ha tro­vato: è Tela Gula. Il fisico pos­sente, un bril­lan­tino sulla narice destra e due nei dise­gnati sulla fronte e sul mento, Tela Gula è una poli­ziotta. Oggi deve con­trol­lare la rego­la­rità del voto e per­qui­sire le donne che vanno al seg­gio. Le acco­glie in una stan­zetta. Alza il burqa, poi le per­qui­si­sce. Non si sa mai che qual­che “bar­buto” non si tra­ve­sta da donna. E’ già acca­duto e potrebbe suc­ce­dere di nuovo.

A dif­fe­renza della gio­vane Far­zana, Tela Gula pensa che con i Tale­bani occorra par­lare, “altri­menti non si otterrà mai niente, e a rimet­terci sarà tutta la popo­la­zione”. E che per far­gli abban­do­nare le armi serva dar loro  qual­che oppor­tu­nità: “qui manca tutto. Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non abbiamo niente”. Anche lei non nasconde di aver scelto que­sto lavoro “per gua­da­gnare qual­cosa. Mio marito è malato e io devo sfa­mare i nostri figli”. Una delle figlie di Tela Gula vive in un distretto fuori città. “Non posso andare a tro­varla, sarebbe troppo peri­co­loso”, ammette prima di rien­trare nella guardiola. 

Subito dopo mez­zo­giorno, quando i 45 gradi di Lash­kar­gah diven­tano insop­por­ta­bili, con due col­le­ghi afghani mi rifu­gio nell’unico risto­rante aperto in città. Ordi­niamo del riso. Subito dopo sen­tiamo un’esplosione. Veniamo a sapere che è un RPG finito den­tro un’abitazione. A rimet­terci è un bam­bino di 10 anni circa, subito rico­ve­rato all’ospedale di Emer­gency, pre­si­dio fon­da­men­tale in que­sta zona di guerra. Rien­triamo nel “club dei gior­na­li­sti”. Ne esco poco dopo per andare a visi­tare l’ospedale di Emer­gency (ma que­sta è un’altra sto­ria). Con gli altri col­le­ghi tor­niamo nei seggi quando la chiu­sura si avvi­cina, alle 16.

Assi­stiamo al con­teg­gio dei voti. Qui è rapido, per­ché il numero dei votanti è più basso che altrove. In uno dei seggi i rap­pre­sen­tanti dei due can­di­dati liti­gano. Ci si acca­pi­glia sui voti, sulla rego­la­rità del con­teg­gio, su even­tuali frodi. Ovun­que, qui a Lash­kar­gah, Ash­raf Ghani ha rac­colto più voti di Abdul­lah Abdul­lah. Ma l’Helmand è solo una delle 34 pro­vince afghane. E i risul­tati defi­ni­tivi saranno resi noti tra qual­che set­ti­mana, il 22 luglio. In attesa di cono­scere gli esiti del voto, tiriamo un sospiro di sol­lievo: qui come altrove gli attac­chi dei “tur­banti neri” sono stati limi­tati. “Solo” una ven­tina i civili uccisi. Nes­suno nella pro­vin­cia di Hel­mand, pare. Il gover­na­tore ci invita nella sala stampa per una con­fe­renza. Dopo una lunga attesa arriva con un lungo codazzo: il capo della poli­zia, dell’esercito, dei ser­vizi segreti, della Com­mis­sione elet­to­rale, etc. A turno, riven­di­cano il suc­cesso della gior­nata. “Que­sta mat­tina avevo annun­ciato che le ele­zioni si sareb­bero svolte rego­lar­mente, senza pro­blemi. Così è stato”, dichiara il gover­na­tore Naeem Baloch. Finita la con­fe­renza scappa via, accom­pa­gnato da una tren­tina di sol­dati e poli­ziotti, rag­grup­pati sui pick-up. I Tale­bani oggi non sono riu­sciti a fare il col­pac­cio. Ma potreb­bero farlo domani. Lo sa anche il gover­na­tore dell’Helmand, Naeem Baloch, che senza pro­te­zione non mette il naso fuori dal suo com­pound.

Articolo tratto da Il Manifesto

Nella foto (Reuters) un seggio elettorale di Kabul.

Un calcio mondiale alla guerra

La scorsa edizione – che ha meritato la medaglia del Presidente della Repubblica – si è conclusa con la serata sul “Diritto ad avere diritti” e noi quest’anno proseguiamo il percorso di democrazia 
con nuovi appuntamenti sui Diritti, sempre contati e raccontati attraverso la Costituzione della  Repubblica italiana.

Moduleremo ancora nel “numero dell’Infinito” (l’8) la metafora dell’ostinata determinazione (lotto) a  capire e far capire l’importanza di avere Diritti, proponendo varie forme di spettacolo e convivialità  indoor e outdoor, nei comuni di Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole nell’arco temporale compreso tra il 10 giugno e il 12 settembre.
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Per informazioni:
348 7595253
arci.altogarda@gmail.com
evento FB: “DIRITTI CONTATI”
blog:diritticontati.blogspot.it


La scorsa edizione – che ha meritato la medaglia del Presidente della Repubblica – si è conclusa con la serata sul “Diritto ad avere diritti” e noi quest’anno proseguiamo il percorso di democrazia con nuovi appuntamenti sui Diritti, sempre contati e raccontati attraverso la Costituzione della Repubblica italiana.

Abbiamo visto che, mentre ogni storia che si rispetti inizia con la formula “C’era una volta”, la Storia con la S maiuscola non si riferisce a “una volta” e infatti il suo ripetersi è motivo di riflessione e rappresenta una delle trame portanti della Rassegna «DIRITTI CONTATI» che si ripropone quest’anno, cento anni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, un’altra ricerca di Diritti, declinandoli ancora più nettamente verso l’approdo finale di ognuno di essi: la PACE.

Vogliamo uscire dagli schemi della rievocazione della “Grande Guerra” e mettere in chiaroscuro il concetto di guerra, virando sui colori di ciò che ogni guerra fa perdere: quelli della pace, nelle sue varie coniugazioni.

E vogliamo uscire anche dallo schema di evocazione dei mondiali di calcio per suggerire un calcio mondiale, quello alla guerra.
Moduleremo ancora nel “numero dell’Infinito” (l’8) la metafora dell’ostinata determinazione (lotto) a capire e far capire l’importanza di avere Diritti, proponendo varie forme di spettacolo e convivialità indoor e outdoor, nei comuni di Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole nell’arco temporale compreso tra il 10 giugno e il 12 settembre.

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DIRITTO ALLA CULTURA

“L’ORCHESTRINA – Concerto per vite resistenti”

con la Tiger Dixie Band e la voce narrante di Giacomo Anderle

10 giugno : ore 20.30 piazza Lietzmann – Torbole sul Garda

Lo spettacolo, liberamente ispirato al racconto “Il sax basso” di Josef Skvorecky e ad altre suggestioni letterarie e sonore, parla – attraverso le note e le parole – di tempi di guerra e di musica, in particolare di musica jazz, del suo spirito libertario così inviso a qualsiasi regime, a qualsiasi forma di omologazione, di oppressione e di violenza. Il nuovo progetto della Tiger Dixie Band è il loro personale contributo alla pace e alla solidarietà tra i popoli; per non dimenticare il recente passato, negli anni in cui le loro nonne e i loro nonni – pur vivendo nelle stesse case che oggi ospitano le loro prove musicali – erano separati da confini disseminati di cannoni, cimiteri e forti militari, in un’Europa che allora come oggi era alla ricerca della sua anima. In un non precisato tempo di guerra, una sgangherata orchestrina va di paese in paese per portare un po’ di conforto e svago a soldati e civili, nell’ostinata ricerca di un’irraggiungibile normalità. Un giorno la jazz band giunge in un paesino di montagna abitato da pochi superstiti dallo sguardo severo. Forse è il loro ultimo concerto, i loro volti stanchi e sofferenti si riflettono in quelli degli spettatori, ma proprio nel momento in cui la tristezza sembra dare il colpo finale, ecco che la musica rivela la sua forza, il suo spirito di libertà.
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DIRITTO ALL’ACQUA

“H2ORO”

con ItinerariaTeatro e Fabrizio de Giovanni

25 giugno: ore 20.30 piazza Garibaldi – Riva del Garda

Uno spettacolo di teatro civile per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L’acqua è un bene comune, patrimonio dell’umanità. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Uno spettacolo, premiato nel 2006 con una targa d’argento dal Presidente della Repubblica, per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

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DIRITTO ALLA PACE

“ABBASSO LA GUERRA”

a cura di Francesco Pugliese

Dal 5 al 20 luglio : Forte Superiore – Nago

Da tempo, Francesco Pugliese è impegnato in prima persona nei movimenti per la pace e questo suo lavoro raccoglie un’ampia e ricca documentazione: attraverso ritagli di giornali, volantini, manifesti, testimonianze, schede e documenti ha ricostruito la storia dei movimenti e dei temi pacifisti. La documentazione, esposta nella mostra, è raccolta in un libro-catalogo diffuso in copie limitate, con finalità di solidarietà. La mostra sarà inaugurata sabato 5 luglio e ospitata fino al 20 luglio.
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DIRITTI DELL’UMANITA’
DIRITTO ALLA LAICITA’
DIRITTO ALL’UGUAGLIANZA DI GENERE

“SULLA SCENA del DIRITTO”

18 luglio: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

 

“DOVE SONO JIM E RODRIGO?

Storia di due bambini nel dramma della dittatura cilena”

con Grenzland – Terra di Confine

Una testimonianza che si è trasformata in rappresentazione. Conosceremo la storia di Jim e Rodrigo, che uscirono di casa la vigilia di Natale del 1973, senza farvi più ritorno e conosceremo la storia di Maria Josefina, la mamma di Jim, che per quattro anni non smise di cercarlo, sopportando angherie e torture. Conosceremo Patricia Christie, figlia di questa «madre coraggio» e sorella di Jim, che ha raccontato all’autrice questa storia di coraggio e tenacia in un regime sanguinario.

8 agosto: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

“UN DIAVOLETTO FRA NOI”

tratto da “Lettere dalla terra” di Mark Twain

con Associazione Fil. VI Luglio

Rappresentazione di letture, inframezzate da canzoni cantautoriali, tratte dall’opera di Mark Twain, che racchiude il pensiero scettico e dissacratorio dell’autore. Pensiero trasmesso sotto forma di lettere che Satana, esiliato sulla terra per punizione, scrive a san Michele e a san Gabriele. Un Satana poco diabolico, un po’ monello e come tale disposto a dire la verità senza peli sulla lingua ma con eleganza e raffinatezza linguistica.

19 agosto: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

“A PERDIFIATO

Ritratto in piedi di Tina Merlin”

con FatebeneSorelle e Patricia Zanco

La rappresentazione della storia di una donna che lotta per la sua emancipazione vissuta come impegno civile anche per i diritti degli altri, dei più deboli. Un quadro con due immagini: nella prima, Tina Merlin si racconta alla madre, in una narrazione che rievoca il passato, fino allo scoppio della guerra e alla presa di coscienza politica con la scelta partigiana; la seconda si apre sulla figura di Tina Merlin giornalista, e sulla sua volontà di dire quello che la gente – nell’Italia ridente del boom economico – preferisce ignorare, per poi fronteggiare le tragedie con lo sgomento di chi è rimasto indifferente davanti alla morte annunciata.
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DIRITTI DEI BAMBINI

“CREAZIONI DI SABBIA”

con Nadia Ischia e voce narrante Laura Lotti

2 agosto : Centro Giovanile Cantiere26 – Arco

Storie per bambini e letture, raccontate grazie alle mani e alla voce. Non si usano pennelli, ma si dipinge con abilità il rispetto dei diritti dei bambini. n’emozione creata con le mani, un’immagine effimera ma un messaggio permanente: perché un pugno di sabbia può essere un  pugno allo stomaco per riflettere. E su una lastra trasparente si possono fissare i diritti.
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DIRITTO ALL’INFORMAZIONE

LA DOMENICA DEL CORRIERE”

Mostra copertine originali di Achille Beltrame

Dal 20 agosto al 30 settembre : Rocca – Riva del Garda

Mostra delle tavole originali a colori della Domenica del Corriere, dipinte da Achille Beltrame. Quattro rare annate che documentano le tragiche sequenze di una guerra insensata. La mostra sarà inaugurata mercoledì 20 agosto, durante la “ Notte al Museo con Copertine di guerra ”, con un’altra testimonianza storica, quella delle canzoni dei soldati nei campi di battaglia o nelle retrovie, assieme all’Orchestrina del Brenta e al Coro Fiaschi.
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DIRITTO DELL’AMBIENTE

“CONFLITTI AMBIENTALI”

con Marica di Pierri, Beatrice Taddei Saltini e Andrea Tomasi

5 settembre : ore 20.00 Teatro Casa della Comunità – Nago

Malgrado negli ultimi decenni i conflitti ambientali siano divenuti fenomeno di interesse crescente in ambito politico, economico e sociale, si tratta di un’espressione non ancora abbastanza diffusa. Eppure l’Italia offre migliaia di esempi utili a comprendere. Serve una democrazia della Terra per una giustizia ambientale. Una pace della terra che protegga dalla violenza devastatrice delle continue guerre ambientali.
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DIRITTO AD AVERE DIRITTI

“III ARCI SUMMER FESTIVAL”Quest’anno “Arco Summer Festival” fa un ulteriore salto di qualità e, in sintonia con l’ampliamento su tutto il territorio dell’Alto Garda, si farà un cambio di suono, quello della vocale: da “ARCO” ad “ARCI”, pur rimanendo – quest’anno – ad Arco, per rispetto delle sue origini.

26 agosto : ore 21.00 via delle Palme – Arco
“SEMI NEL VENTO”
con Casa del Vento
Un appuntamento in acustico per l’anteprima del progetto del gruppo: un cofanetto con un CD live e un DVD documentario di 20 anni di musica narrati dalle persone incontrate (artiste e non) con le quali ha condiviso un tratto di strada.
12 settembre : ore 21.00 Prabi parco “Free Climbing” – Arco
“NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE”
con
Modena City Ramblers

Finale col botto della rassegna «DIRITTI CONTATI».
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Ringraziamo:

Comune di Arco
Comune di Riva del Garda
Comune di Nago-Torbole
Comunità Alto Garda e Ledro
Cassa Rurale Alto Garda
Coop Consumatori Alto Garda
Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento
Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani
CGIL del Trentino
Riva Fiere & Congressi
Assocentro
Metro Art
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Per informazioni:
348 7595253
arci.altogarda@gmail.com
evento FB: “DIRITTI CONTATI”
blog:diritticontati.blogspot.it