AperiLibri

Appuntamento culturale del novembre trentino, che lega letteratura all’enogastronomia.

Libri e cibo sono portatori di conoscenza, di esperienze di crescita e di piacere. Cinque appuntamenti intrecceranno tali dimensioni, attraverso la presentazione di libri, aperitivi con gli autori e cene a tema. I libri che verranno narrati hanno il comune obiettivo di descrivere un mondo di conflitti, spesso diversi tra loro e mai affrontati apertamente: conflitti armati, sociali, ambientali, emergenti o mai sopiti. 



Qui
il programma dettagliato 

Dal 19 novembre al 3 dicembre
Gli incontri avranno luogo a partire dalle ore 18.00 presso il Cafè de la Paix, Passaggio Teatro Osele – Trento

Organizza: Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con Afghanistan 2014, Café de la Paix, Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale, Unimondo

Appuntamento culturale del novembre trentino, che lega letteratura all’enogastronomia.

Libri e cibo sono portatori di conoscenza, di esperienze di crescita e di piacere. Cinque appuntamenti intrecceranno tali dimensioni, attraverso la presentazione di libri, aperitivi con gli autori e cene a tema. I libri che verranno narrati hanno il comune obiettivo di descrivere un mondo di conflitti, spesso diversi tra loro e mai affrontati apertamente: conflitti armati, sociali, ambientali, emergenti o mai sopiti. 

PROGRAMMA 

I cinque appuntamenti si svolgeranno presso il Café de la Paix, passaggio Teatro Osele – Trento 
a partire dalle ore 18.00 
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Mercoledì 19 novembre 2014

Introduce la rassegna Massimiliano Pilati – Presidente Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani 
L’Autore Alidad Shiri dialoga con Tommaso Vaccari 

Alidad Shiri – VIA DALLA PAZZA GUERRA (Ed. il Margine, 2007)
La storia di un ragazzo afghano che intraprende un viaggio coraggioso ed estenuante alla ricerca di una vita lontano dalla guerra.

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Sabato 22 novembre 2014

L’autore Matteo Massi dialoga con Massimiliano Pilati

Matteo Massi – IN/MOVIMENTO (Ed. Gruppo Abele 2014) 
Cosa sono i movimenti? Come si rapportano con la società? Un reportage per comprendere meglio questa forma di partecipazione dal basso, partendo dall’esperienza di alcune realtà rilevanti.

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Mercoledì 26 novembre 2014 

Il direttore di Osservatorio Iraq Medioriente e Nordafrica Enzo Mangini (curatore del volume) dialoga con Federico Zappini 

AA.VV. – LA CRISI IRACHENA. CAUSE ED EFFETTI DI UNA STORIA CHE NON INSEGNA (Ed. dell’Asino 2014) 
Un libro a più mani che nasce per approfondire, analizzare e far conoscere il paese al di là delle cronache, rileggendo la storia ed evidenziando linee di continuità per comprenderlo un po’ meglio.

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Sabato 29 novembre 2014 

L’autrice Valentina Codeluppi dialoga con Giorgia Stefani 

Valentina Codeluppi – LE CICATRICI DEL RUANDA (Ed. EMI 2012) 
A vent’anni dal genocidio ruandese il processo di riconciliazione risulta ancora difficoltoso, affidato principalmente a tre tipi di tribunali, tutti con le loro luci e molte ombre.

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Mercoledì 3 dicembre 2014 

La direttrice del Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale Jenny Capuano (traduttrice del volume) dialoga con Marco Pontoni

Elisio Macamo L’ABBECEDARIO DELLA NOSTRA DIPENDENZA (Ed. Erikkson 2013)
Una lettura critica del discorso dello sviluppo attraverso il caso del Mozambico, partendo dal provocatorio assunto che “Il Mozambico esiste solo perché l’aiuto allo sviluppo dà esistenza al Paese”.

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Dopo la presentazione del libro e l’aperitivo con l’autore sarà possibile partecipare alla cena con piatti a tema, su prenotazione al 346 8639590 a cura del Café de la Paix. 

Per informazioni: 
www.forumpace.it – 0461 213176 
www.tcic.eu – info@tcic.eu – 0461 0093013

Organizza: Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani in collaborazione con Associazione Afghanistan 2014Café de la PaixCentro per la Formazione alla Solidarietà InternazionaleUnimondo

Cercasi volontari per accoglienza richiedenti asilo – residenza Brennero

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Appello
Promuove: Atas Onlus in collaborazione con enti vari

Nell’ambito dell’accoglienza rifugiati in Trentino, si cercano volontari, di qualsiasi età, che abbiano voglia di essere coinvolti in attività di vario tipo con i richiedenti asilo ospitati nella struttura di accoglienza “Residenza Brennero”: momenti di conversazione e/o tandem linguistici, laboratori e attività all’interno della struttura (per esempio di riparazioni biciclette), accompagnamenti in città, conoscenza del contesto trentino, o semplicemente trascorrere qualche ora in compagnia, per esempio giocando a calcetto o facendo escursioni in montagna. La struttura, aperta a inizio settembre e gestita dalla Provincia di Trento in collaborazione con vari enti (Astalli, Atas onlus, Città aperta, Infusione, Fili, Cif, Croce Rossa, Activa, Protezione civile, Azienda sanitaria) coordinati dal Cinformi, ospita attualmente 72 persone da Mali, Nigeria, Gambia, Senegal, Guinea, Costa d’Avorio e Pakistan, curiose di entrare in contatto con la città e con i suoi abitanti. Se hai un po’ di tempo, puoi cogliere questa opportunità e conoscere persone nuove!

 

Per eventuali ulteriori informazioni preghiamo di contattare esclusivamente  volpato.tramite@atas.tn.it

cell. 342 3552914; 

 

Ringraziamo e porgiamo cordiali saluti
Area Comunicazione ATAS onlus

 

Cosa succede nel Kurdistan iracheno? Testimonianza della cooperante Chiara Moroni

– a cura di Tommaso Vaccari –

campagna a supporto dei datteri di Bassora è stata uno dei momenti che ha sancito il totale sostegno da parte di UPP alla società civile irachena, supporto che è continuato con una serie di progetti culturali volti a scoprire e a far conoscere la bellezza dell’Iraq.
Per contrastare politiche settarie dovute all’occupazione americana Un Ponte Per… ha poi cominciato una serie di progetti culturali a tutela delle minoranze e del loro prezioso patrimonio, col programma chiamato “Il sapere che resiste” supportato anche dalla Provincia di Bolzano.
Quando, nel 2012, l’emergenza umanitaria dei profughi siriani è cominciata nel Kurdistan iracheno, UPP è stato in prima linea sia nel fornire supporto psico-sociale che nella gestione delle attività di orientamento e mass information per i rifugiati. È all’interno di questo progetto che lavoro io, come Community Mobilization Coordinator per l’area di Duhok. Lavoro essenzialmente nei campi profughi di Domiz, Domiz 2 / Faida, Akre e Gawilan, dove mi occupo della Mass Communication, intesa come scambio di informazioni, emozioni e idee tra la comunità siriana dei campi e i vari attori umanitari (dipartimenti governativi, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni nongovernative locali e internazionali).
Nel campo di Domiz ( a breve anche in quello di Gawilan) abbiamo uno Youth Friendly Space, per giovani donne e uomini dai 18 ai 35 anni, con a disposizione giochi, libri e computer con accesso a internet. Per loro organizziamo attività di vario genere, tra cui tornei di pallavolo e momenti di ginnastica, danza e yoga per le donne.

Come è visto il vostro intervento da parte della popolazione locale ? Qual’è la situazione attuale? Com’è visto l’avanzare del gruppo estremista Isil?
UPP è ben conosciuta come organizzazione in Iraq, in particolare tra le varie minoranze etniche e religiose. Non stupisce quindi il nostro impegno a favore delle comunità Yazida, cristiana, shabak, turcomanna, mandee e baba bah’i , che apprezzano il nostro continuo supporto in termini di distribuzioni di cibo, latte, materassi, etc.
Ho accompagnato alcuni volontari della Yazidi Solidarity League* durante le distribuzioni per alcune famiglie yazide che si trovano ora a vivere in edificio in costruzione, per strada o sotto i ponti, e ovunque si presenta la stessa scena. Bambini, donne e uomini stremati dal viaggio e dalle condizioni in cui sono ora costretti a vivere, tanta speranza di ritornare un giorno a casa ma anche la paura per le atrocità commesse da quelli che qui chiamano Da’ash.
Per tutti l’Isil è un’organizzazione di terroristi che, in quanto tale, non accetta e uccidono chi non è parte del gruppo o affilliato a loro.

In Italia c’è stato un ampio dibattito sull’invio di armi leggere ai combattenti curdi. UPP ha condiviso con la Rete Italiana per il Disarmo il comunicato contro l’invio delle armi, cosa pensi che possa fare l’Italia e l’Europa? Quale può essere il motore del cambiamento?

Personalmente sottoscrivo il comunicato di UPP e Rete Italiana per il Disarmo. Per quanto la situazione irachena sia complicata e delicata, l’invio di armi non rappresenta né un aiuto né una soluzione alla questione ma, al contrario, contribuisce alla continuazione della guerra ora in corso, con tutte le conseguenze che ben conosciamo sulla popolazione civile irachena e non. Ho ascoltato e conosco solo una minima parte delle tante – troppe – testimonianze di sopravvissuti alla “pulizia culturale” ora in corso in tutto l’Iraq. Queste storie, così come i racconti del mio stesso staff siriano che vive nei campi, mi bastano per essere contraria a un intervento militare, diretto o no, di qualsiasi Paese.
L’Italia e ancor di più l’Unione Europea dovrebbero quindi essere promotrici di azioni volte non solo a dare aiuti umanitaria, ma anche a creare le condizioni per una convivenza pacifica tra le popolazioni della regione. Nell’immediato, per fronteggiare l’avanzata del gruppo estremista, anche io credo che una possibile soluzione sia una forza di interposizione con mandato ONU e funzioni di “peace enforcement” che si attenga strettamente alle regole del diritto internazionale.

Ringraziamo Chiara per averci lasciato questi spunti di riflessione e per il tempo che ci ha dedicato.

 

* Qui il link al sito che stanno costruendo a testimonianza del genocidio yazida

[Fotografia di Chiara Moroni]

Ospiti chi? Giornata mondiale del rifugiato 2014

Incontro pubblico

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)


 

Ecco il programma:
GIOVEDI 19.06 
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO 
ore 17.30–> conferenza stampa e incontro sui rifugiati in provincia di Trento 
ore 18.30 –> “L’ospite è sacro” – Riflessione interreligiosa su migrazioni e tradizioni religiose 
ore 20.00–> CENA OFFERTA DAI RIFUGIATI / prenotazione a centroastallitn@gmail.it 
VENERDI 20.06 
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara, via Torre d’Augusto 25,TRENTO
alle 20.00 –> Performance teatrale interculturale a cura di ass. Alla Ribalta 
Reading a cura de Il Gioco Degli Specchi 
ore 21.00 –> LUCA BASSANESE in concerto http://www.lucabassanese-officialsite.it/

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Promuovono: ATAS Onlus Cinformi – Centro Informativo per l’Immigrazione Il Gioco degli Specchi Centro per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso – Diocesi di Trento Centro Astalli Trento – Onlus Associazione Kariba Samuele – Coop. Soc. Villa Sant’Ignazio – Coop. Soc. Punto d’Incontro – Onlus Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Fondazione Sant’Ignazio Comitato “Non laviamocene le mani” – Rovereto Caritas Diocesana Associazione Alla Ribalta Religion Today Filmfestival – Ass. Bianconero Fondazione Fontana – Unimondo Ass. Altrimenti Ass. Richiedenti Terra 

Con il sostegno di: Provincia Autonoma di Trento SPRAR – Servizio Centrale per la Protezione di Richiedenti Asilo e RIfugiati 
Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Provinciale della PAT

Feeding Congo

Mostra fotografica
Dal 29 maggio al 7 giugno 2014 – Palazzo Trentini, via Manci 27 (Trento)
Organizza: Coopi Trentino

Mostra fotografica
Dal 29 maggio al 7 giugno 2014 – Palazzo Trentini, via Manci 27 (Trento)
Organizza: Coopi Trentino

COOPI Trentino invita alla mostra fotografica “Feeding Congo”  di Marco Palombi e a cura di Chiara Oggioni Tiepolo.
In esposizione nell’atrio di Palazzo Trentini dal 29 maggio al 7 giugno, e inaugurata il 29 maggio alle 17.00 durante la Tavola Rotonda “Nutrire la città per nutrire il pianeta. Da Kinshasa a Milano, per affrontare il problema della sicurezza alimentare”, l’esposizione costituisce un evento del programma culturale dell’edizione 2014 del Festival dell’Economia.

Informazioni: 0461.231529,  trentino@coopi.org

Io sto con la sposa

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Se vuoi diventare un produttore dal basso del documentario più atteso del 2014, clicca qui.

– La sinossi del film –

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Lampedusa caput mundi

di Ilvo Diamanti
pubblicato su Repubblica.it

Lampedusa non è più un luogo reale. È oltre. Molto di più. Iper-reale. Al punto da essere divenuta un mito. Ai confini, alle porte del “nostro” mondo. Lo conoscono tutti, ormai. Di qui e di là del mare. Pardon, del muro. Che separa noi da loro. E che loro cercano di raggiungere, scavalcare. Per entrare nel “nostro” mondo.

Così la conoscono, di qua e di là. Di là. Perché è il punto di partenza. La prima stazione per cominciare il viaggio. Per cominciare a vivere dopo la fuga. Dalla fame, dalla povertà, dalla violenza. Lampedusa, per questo, non è un’isola. È un faro, una breccia, un rifugio. Ma di qua, dalla nostra parte, nel nostro mondo, è diverso. È un passaggio stretto, l’ultima frontiera e l’ultima barriera. Lampedusa, può diventare una prigione spietata, ha mostrato il filmato shock del Tg2 sul Cie lager. Ma è anche luogo di gente generosa. “Capitale mondiale di umanità”, la definita Fabrizio Gatti, sull’Espresso. Abituata a “convivere”, vivere-con gli altri.

di Ilvo Diamanti
pubblicato su Repubblica.it
Lampedusa non è più un luogo reale. È oltre. Molto di più. Iper-reale. Al punto da essere divenuta un mito. Ai confini, alle porte del “nostro” mondo. Lo conoscono tutti, ormai. Di qui e di là del mare. Pardon, del muro. Che separa noi da loro. E che loro cercano di raggiungere, scavalcare. Per entrare nel “nostro” mondo.

Così la conoscono, di qua e di là. Di là. Perché è il punto di partenza. La prima stazione per cominciare il viaggio. Per cominciare a vivere dopo la fuga. Dalla fame, dalla povertà, dalla violenza. Lampedusa, per questo, non è un’isola. È un faro, una breccia, un rifugio. Ma di qua, dalla nostra parte, nel nostro mondo, è diverso. È un passaggio stretto, l’ultima frontiera e l’ultima barriera. Lampedusa, può diventare una prigione spietata, ha mostrato il filmato shock del Tg2 sul Cie lager. Ma è anche luogo di gente generosa. “Capitale mondiale di umanità”, la definita Fabrizio Gatti, sull’Espresso. Abituata a “convivere”, vivere-con gli altri.

D’altronde, ormai, è difficile distinguere l’identità di Lampedusa e dei suoi abitanti dagli immigrati, dal popolo in fuga, su barconi e imbarcazioni precarie, che, senza soluzione di continuità, si dirige verso l’isola. Lampedusa, luogo di disperazione e di speranza. Come ha testimoniato Papa Francesco, con la sua visita. Il suo “viaggio” a Lampedusa.

Quanti uomini in fuga sono passati di là? Quanti sono fuggiti di là? E quanti sono morti, nel viaggio? Secondo la Fondazione Migrantes, dopo il 2010, circa 4.000 “persone” sono annegate, scomparse per sempre, in fondo alle acque del Mediterraneo, per arrivare in Italia e in Europa. Molte di loro, davanti a Lampedusa. Nell’ottobre del 2013: almeno 400. Molti altri, dopo averla raggiunta, hanno proseguito il viaggio, in Italia, alla ricerca di un lavoro, una casa. Di una speranza. In attesa di familiari, parenti, amici. Alla ricerca e in attesa di diventare davvero “persone”. E cittadini. E molti altri hanno continuato il viaggio, oltre le Alpi. A Nord. Verso altri Paesi. Francia, Austria, Germania. A Nord.

Perché gli immigrati generano inquietudine e, spesso, paura – quando e dove arrivano. In tanti e in tempi rapidi. Ma, proprio per questo, costituiscono un “segno di sviluppo”. Non a caso l’indagine sulla Sicurezza in Europa, curata da Demos, Osservatorio di Pavia e Fondazione Unipolis, quest’anno, ha rilevato come i maggiori timori verso l’immigrazione emergano in Germania e in Gran Bretagna. Cioè: i paesi dove l’economia va meglio. La Germania, in particolare. D’altronde, perché mai gli immigrati se ne dovrebbero andare da casa loro, affrontando i disagi, talora i drammi delle migrazioni, per recarsi in un Paese dove gli spazi per l’impiego e le tutele sociali sono deboli?

Per questo Lampedusa è l’inizio e la fine del “nostro” mondo. Le colonne d’Ercole del “nostro” tempo. E segnano i “nostri” limiti. Il “nostro” limite. Per questo occorre andare a Lampedusa. Partire da Lampedusa. Non più muro, presidio contro l’invasione. Ma caput mundi. Capitale e crocevia di un mondo che non si chiuda. Che non consideri la povertà una condanna irrimediabile e senza speranza. Come la giovinezza. Da tenere lontano. Per paura. Non solo di loro, ma anche di noi. Loro, poveri e giovani, di là. E noi (sempre meno) ricchi e (sempre più) vecchi, di qua. Sazi, prigionieri del nostro stanco egoismo. Destinati al declino. Lampedusa, non più isola e confine. Ma crocevia. Significa non rassegnarsi al declino.

Demos e Pi

Lampedusa caput mundi

Osservatorio Europeo sulla sicurezza

Cinema, Cultura e Dialogo con il nuovo Afghanistan. Aspettando il 2014

– di Tommaso Vaccari e Giorgia Stefani –

Inaugurata la rassegna “Il 2014 dell’Afghanistan” che proverà a raccontare un paese diverso. Musica. Tradizione. Arte. Poesia. Non solo Guerra.
Una sala gremita ha accolto, mercoledì sera, al Cinema Astra di Trento, l’Anteprima del secondo episodio della trilogia “Afghanistan 2014”. Questo episodio – intitolato Afghanistan 2014 – dettaglio – è il risultato di un viaggio dalla Grecia all’Italia, dalla Germania alla Svezia per incontrare i rifugiati politici afghani (in Europa sono circa 700.000) ed ascoltarne la voce; viaggio che i registi Razi e Soheila Mohebi hanno mostrato con le immagini ma anche con il loro intervento, subito dopo la fine della proiezione.

– di Tommaso Vaccari e Giorgia Stefani –

Con la proiezione dell’ultimo film di Razi e Soheila Mohebi si inaugura la rassegna “Il 2014 dell’Afghanistan” che, attraverso diversi momenti, proverà a raccontare un paese diverso. Musica. Tradizione. Arte. Poesia. Non solo Guerra.
Una sala gremita ha accolto, mercoledì sera, al Cinema Astra di Trento, l’Anteprima del secondo episodio della trilogia “Afghanistan 2014”. Questo episodio – intitolato Afghanistan 2014 – dettaglio – è il risultato di un viaggio dalla Grecia all’Italia, dalla Germania alla Svezia per incontrare i rifugiati politici afghani (in Europa sono circa 700.000) ed ascoltarne la voce; viaggio che i registi Razi e Soheila Mohebi hanno mostrato con le immagini ma anche con il loro intervento, subito dopo la fine della proiezione. Il documentario – come hanno riferito gli stessi registi a margine della serata – non vuole unicamente fotografare la condizione dei rifugiati afghani, ma punta a raccontarne le storie per provare a rispondere all’importante domanda che in cuor loro tutti gli afghani hanno: che ne sarà del nostro paese dopo il 2014?
Con questo spirito e senza dover porre al centro le condizioni di vita dei profughi afghani, i registi hanno dimostrato come la poesia e il canto possono rispondere a quella domanda pescando dalla tradizione afghana e dall’attualità.

Oltre all’intervento dei registi, la serata è stata impreziosita dal contributo di Giuliano Battiston, ricercatore e giornalista freelance, autore – tra le altre pubblicazioni – della recente ricerca dal titolo Aspettando il 2014: la società civile afghana su pace, giustizia e riconciliazione.
Battiston ha raccontato l’Afghanistan che ha conosciuto tramite i suoi numerosi viaggi e attraverso gli importanti studi compiuti. La descrizione di questo paese è molto diversa da quella che ci viene fornita da telegiornali o dalla maggior parte dei quotidiani. La guerra, le armi, la violenza non sono le uniche categorie dentro cui leggere il paese. Pace, giustizia e riconciliazione sono i temi che Battiston affronta e sui quali cerca di interrogare le famiglie che incontra.

Il film è stato riproposto – e con esso l’intervento dei registi – il giorno successivo ad alcune classi del liceo Leonardo Da Vinci di Trento. E’ stato interessante percepire come i ragazzi vedono il paese asiatico e cosa conoscono della “guerra al terrorismo” scatenata dopo l’11 settembre 2001. Loro, che potremmo definire “generazione 11 settembre”, che intorno a quella data sono cresciuti e che in questi anni, hanno sentito parlare di Afghanistan esclusivamente come di un unico grande campo di battaglia, ci hanno stupito con domande interessate sulla situazione degli eserciti internazionali, le loro influenze, la questione asiatica, gli interessi dei narcotrafficanti e dei signori della guerra.

La presentazione del film per gli studenti e per la cittadinanza è solo uno degli eventi che intende proporre il Cantiere Afghanistan 2014.

Il prossimo appuntamento è fissato per martedi 11 marzo al Cafe de la Paix dove verrà presentata la quinta edizione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo. Alla serata parteciperanno Raffaele Crocco giornalista e curatore dell’Atlante, Nicole Corritore (Osservatorio Balcani e Caucaso) e Shiri Alidad, giovane giornalista afghano e autore del libro “Via dalla pazza guerra” pubblicato dalla Casa Editrice Il Margine.

Il 21 marzo si lasceranno da parte i riferimenti all’attualità per buttarsi nel pieno della tradizione afghana con le celebrazioni del Nowruz, il Capodanno Afghano/Persiano. Durante la serata si festeggerà proponendo una selezione di musiche, immagini e sapori dall’Afghanistan. Sarà questo il momento per far conoscere cultura, arte e musica di un paese in guerra da troppo tempo.

Infine il giorno 25 marzo, a dieci giorni esatti dalle elezioni presidenziali si proverà a capire meglio l’Afghanistan politico, quali speranze dopo più di trent’anni di guerra?
Ne discuteremo con il presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Michele Nardelli, Emanuele Giordana giornalista e saggista da quarant’anni impegnato in Afghanistan, e Felicetta Ferraro, della casa editrice Ponte33.

Il Cantiere è aperto. L’impalcatura, piano piano, si sta rafforzando.
La sala gremita di mercoledì è stata un forte segno di curiosità e partecipazione.
Afghanistan 2014 si augura la stessa partecipazione per i prossimi eventi.

 

Come sostiene Hafez, mistico persiano del XIV secolo, ognuno parteciperà a modo suo.

 

“Chiunque abbia voce, alitando un motivo perviene al giardino del re:

l’usignolo a intonare un bel canto, il poeta a innalzare preghiere.”

tratta da “Ottanta Canzoni” (Einaudi 2005)

 Fotografia di Edris Joya