Diritti umani: se non li difendi te li tolgono

– di Flavio Lotti* –
 
Diritti umani: se non li difendi te li tolgono
– di Flavio Lotti* –
 
Diritti umani: se non li difendi te li tolgono

Il 10 dicembre 1948, l’Onu ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un documento di straordinaria importanza che parla della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare e semplici i nostri diritti.

Cara amica, caro amico,il 10 dicembre 1948, l’Onu ha adottato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: un documento di straordinaria importanza che parla della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare e semplici i nostri diritti.

Sono diritti civili e politici ma anche diritti economici, sociali e culturali. Sono diritti individuali, universali e indivisibili.
Il primo gennaio dello stesso anno è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana, un altro prezioso documento che riconosce i fondamentali diritti della persona e fissa i valori e le regole della nostra democrazia.
Dietro a questi documenti ci sono tanti giovani che hanno lottato e spesso pagato con la vita l’impegno contro la guerra, la dittatura e l’oppressione, per la libertà e la giustizia. Ora tocca a noi fare in modo che quei diritti diventino realtà per tutti.
Ognuno di noi ha un ruolo importante da svolgere per ottenere il riconoscimento e il rispetto dei diritti umani. Non lasciare dunque che restino sulla carta.
Conoscili. Comprendili. Meditali. Imparali. E impegnati a promuoverli e a difenderli: per te, per noi e per tutti gli esseri umani.
Non lasciare che la violenza e l’indifferenza abbiano il sopravvento.

* Coordinatore Nazionale della Tavola della pace

Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948

Preambolo

Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;

Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti dell’uomo hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità, e che l’avvento di un mondo in cui gli esseri umani godono della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell’uomo;

Considerato che è indispensabile che i diritti dell’uomo siano protetti da norme giuridiche, se si vuole evitare che l’uomo sia costretto a ricorrere, come ultima istanza, alla ribellione contro la tirannia e l’oppressione;

Considerato che è indispensabile promuovere lo sviluppo dei rapporti amichevoli tra le Nazioni;

Considerato che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato nello Statuto la loro fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’eguaglianza dei diritti dell’uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un migliore tenore di vita in una maggiore libertà;

Considerato che gli Stati membri si sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali;

Considerato che una concezione comune di questi diritti e di queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di questi impegni;

L’Assemblea Generale
proclama

la presente Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo come ideale da raggiungersi da tutti i popoli e da tutte le Nazioni, al fine che ogni individuo e ogni organo della società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti e di queste libertà e di garantirne, mediante misure progressive di carattere nazionale e internazionale, l’universale ed effettivo riconoscimento e rispetto tanto fra popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori sottoposti alla loro giurisdizione.

Articolo 1

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2

1. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciati nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione.
2. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del Paese o del territorio cui una persona appartiene, sia che tale Paese o territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità.

Articolo 3

Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona.

Articolo 4

Nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù o di servitù; La schiavitù e la tratta degli schiavi saranno proibite sotto qualsiasi forma.

Articolo 5

Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

Articolo 6

Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

Articolo 7

Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un’eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un’eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione.

Articolo 8

Ogni individuo ha diritto ad un’effettiva possibiltà di ricorso a competenti tribunali nazionali contro atti che violino i diritti fondamentali a lui riconosciuti dalla costituzione o dalla legge.

Articolo 9

Nessun individuo potrà essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato.

Articolo 10

Ogni individuo ha diritto, in posizione di piena uguaglianza, ad una equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente e imparziale, al fine della determinazione dei suoi diritti e dei suoi doveri, nonchè della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta.

Articolo 11

1. Ogni individuo accusato di reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie per la sua difesa.
2. Nessun individuo sarà condannato per un comportamento commissivo od omissivo che, al momento in cui sia stato perpetrato, non costituisse reato secondo il diritto interno o secondo il diritto internazionale. Non potrà del pari essere inflitta alcuna pena superiore a quella applicabile al momento in cui il reato sia stato commesso.

Articolo 12

Nessun individuo potrà essere sottoposto ad interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nella sua casa, nella sua corrispondenza, nè a lesioni del suo onore e della sua reputazione. Ogni individuo ha diritto ad essere tutelato dalla legge contro tali interferenze o lesioni.

Articolo 13

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese.

Articolo 14

1. Ogni individuo ha diritto di cercare e di godere in altri Paesi asilo dalle persecuzioni.
2. Questo diritto non potrà essere invocato qualora l’individuo sia realmente ricercato per reati non politici o per azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Articolo 15

1. Ogni individuo ha diritto ad una cittadinanza.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua cittadinanza, nè del diritto di mutare cittadinanza.

Articolo 16

1. Uomini e donne in età adatta hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza, cittadinanza o religione. Essi hanno eguali diritti riguardo al matrimonio, durante il matrimonio e all’atto del suo scioglimento.
2. Il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi.
3. La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato.

Articolo 17

1. Ogni individuo ha il diritto ad avere una proprietà privata sua personale o in comune con gli altri.
2. Nessun individuo potrà essere arbitrariamente privato della sua proprietà.

Articolo 18

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, e la libertà di manifestare, isolatamente o in comune, sia in pubblico che in privato, la propria religione o il proprio credo nell’insegnamento, nelle pratiche, nel culto e nell’osservanza dei riti.

Articolo

Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.

Articolo 20

1. Ogni individuo ha il diritto alla libertà di riunione e di associazione pacifica.
2. Nessuno può essere costretto a far parte di un’associazione.

Articolo 21

1. Ogni individuo ha diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
2. Ogni individuo ha diritto di accedere in condizioni di eguaglianza ai pubblici impieghi del proprio Paese.
3. La volontà popolare è il fondamento dell’autorità del governo; tale volontà deve essere espressa attraverso periodiche e veritiere elezioni, effettuate a suffragio universale ed eguale, ed a voto segreto, o secondo una procedura equivalente di libera votazione.

Articolo 22

Ogni individuo in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale nonchè alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni Stato, dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità.

Articolo 23

1. Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
2. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
3. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia un’esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, ad altri mezzi di protezione sociale.
4. Ogni individuo ha il diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

Articolo 24

Ogni individuo ha il diritto al riposo ed allo svago, comprendendo in ciò una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e ferie periodiche retribuite.

Articolo 25

1. Ogni individuo ha il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.
2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale.

Articolo 26

1. Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria.
L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
2. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace.
3. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta di istruzione da impartire ai loro figli.

Articolo 27

1. Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici.
2. Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.

Articolo 28

Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e la libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Articolo 29

1. Ogni individuo ha dei doveri verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità.
2. Nell’esercizio dei suoi diritti e delle sue libertà, ognuno deve essere sottoposto soltanto a quelle limitazioni che sono stabilite dalla legge per assicurare il riconoscimento e il rispetto dei diritti e della libertà degli altri e per soddisfare le giuste esigenze della morale, dell’ordine pubblico e del benessere generale in una società democratica.
3. Questi diritti e queste libertà non possono in nessun caso essere esercitati in contrasto con i fini e i principi delle Nazioni Unite.

Articolo 30

Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un’attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

 

 

Diritti Umani art. 26

– di Antonio Papisca* –
 
Verso il 10 dicembre: leggiamo insieme ogni giorno un articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Oggi, mercoledì 7 dicembre 2011, leggiamo insieme l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Diritto ad una buona scuola”. “Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

– di Antonio Papisca* –
 
Verso il 10 dicembre: leggiamo insieme ogni giorno un articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Oggi, mercoledì 7 dicembre 2011, leggiamo insieme l’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “Diritto ad una buona scuola”. “Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.
 

L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Essa deve promuovere la comprensione, la tolleranza, l’amicizia fra tutte le Nazioni, i gruppi razziali e religiosi, e deve favorire l’opera delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace. I genitori hanno diritto di priorità nella scelta del genere di istruzione da impartire ai loro figli”.
Segue il commento del prof. Antonio Papisca.
La traduzione italiana ufficiale di “education” in “istruzione” può essere fuorviante. “Education” comprende sia l’istruzione – trasmissione di dati cognitivi presuntivamente ‘neutri’ – sia l’educazione quale processo più ampio che insieme con i blocchi cognitivi della storia, del latino, della fisica, ecc., propone valori ed opera per la loro volontaria interiorizzazione da parte dei discenti.

Il tradizionale modo di concepire l’istruzione scolastica è, per così dire, sospettoso nei riguardi dei valori. L’educazione non teme di contaminarsi con i valori, non sarebbe educazione se avesse questo timore. Ma quali valori per quale educazione finalizzata a quali obiettivi?
Il secondo comma dell’Articolo 26, pur nella sintesi del suo enunciato, dà la risposta. Il primo comma dell’Articolo 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali è ancora più esplicito quanto a contenuti e finalità dell’educazione:
“1. Gli Stati parti del presente Patto riconoscono il diritto di ogni individuo all’istruzione. Essi convengono sul fatto che l’istruzione deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali. Essi convengono inoltre che l’istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera, deve promuovere la comprensione, la tolleranza e l’amicizia fra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi ed incoraggiare lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace”.
Il secondo comma di questo Articolo definisce in maniera puntuale quali devono essere i cardini di un sistema educativo che sia congruo rispetto ai contenuti e alle finalità del processo educativo quale prima definito: “l’istruzione superiore deve essere resa accessibile a tutti su un piano di eguaglianza, in base alle attitudini di ciascuno, con ogni mezzo a ciò idoneo, ed in particolare mediante l’instaurazione progressiva dell’istruzione obbligatoria… deve perseguirsi attivamente lo sviluppo di un sistema di scuole di ogni grado, stabilirsi un adeguato sistema di borse di studio, e assicurarsi un continuo miglioramento delle condizioni materiali del personale insegnante”.

Ai sensi del vigente Diritto internazionale, l’istituzione di scuole private rientra fra i diritti di libertà, il cui esercizio deve essere conforme a quanto prescritto dal quarto comma dell’Articolo 13 del Patto internazionale:
“Nessuna disposizione di questo articolo sarà interpretata nel senso di recare pregiudizio alla libertà degli individui e degli enti di fondare e dirigere istituti d’istruzione, purchè i principi enunciati nel 1° paragrafo di questo articolo vengano rispettati e l’istruzione impartita in tali istituti sia conforme ai requisiti fondamentali che possano essere prescritti dallo Stato”. Il quale Stato, a sua volta, dovrà rispettare quanto disposto dal citato 1° paragrafo. Insomma priorità viene data alla scuola pubblica, ma sia questa sia la scuola privata devono impartire un’educazione che, per i contenuti essenziali riguardanti i diritti della persona, la pace e la solidarietà, deve essere la stessa.

Il Diritto internazionale dei diritti umani fissa dunque dei paletti molto chiari. E’ legittimo chiedersi se, soprattutto per quanto riguarda contenuti e finalità, i Ministri che si sono succeduti in Italia alla Pubblica Istruzione abbiano preso visione diretta delle norme internazionali sopra citate.
Al di là di polemiche vetero-ideologiche o neo-ideologiche su scuola pubblica e privata, resta il dato del calvario fatto subire all’educazione civica. Il Diritto internazionale dice giustamente che questa è il nucleo centrale del disegno educativo finalizzato a formare la persona-cittadino/a.
L’UNESCO si è fatta carico di elucidare contenuti e metodologia dell’educazione civica già nel 1974 con la Raccomandazione “sull’educazione per la comprensione, la cooperazione e la pace internazionali sull’educazione relativa ai diritti umani e alle libertà fondamentali”. I contenuti riguardano dunque i diritti umani, la pace, la solidarietà, il dialogo interculturale, la cittadinanza attiva. Questo documento è un efficace compendio di pedagogia e di didattica, rimane un ‘classico’. Ovviamente, esso va integrato dalla abbondante documentazione che è stata prodotta in relazione ai vari ‘anni’ e ‘decenni’ delle Nazioni Unite dedicati all’educazione alla pace, alla nonviolenza, sempre in relazione al paradigma dei diritti umani. Rimane fermo che l’educazione civica deve essere interdisciplinare, partecipata, trasversale ai vari insegnamenti, orientata all’azione.
Chi educa deve preoccuparsi di indicare percorsi d’azione, in costante interazione con il territorio, cioè con gli amministratori locali e le associazioni e i gruppi di volontariato. Naturalmente, è fondamentale l’interazione con le famiglie, proprio sul terreno dell’educazione civica che, in questo contesto, diventa fertile co-educazione dove devono incontrarsi, non scontrarsi, la responsabilità degli insegnanti-educatori, i diritti dei bambini e degli adolescenti, i diritti-doveri-responsabilità dei genitori.

Con riferimento ai figli, particolarmente delicata si presenta l’applicazione del secondo comma dell’Articolo 26 della Dichiarazione universale, specificato da quanto dispone il terzo comma dell’Articolo 13 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali: “Gli Stati parti del presente Patto si impegnano a rispettare la libertà dei genitori e, ove del caso, dei tutori legali, di scegliere per i figli scuole diverse da quelle istituite dalle autorità pubbliche, purché conformi ai requisiti fondamentali che possono essere prescritti o approvati dallo Stato in materia di istruzione, e di curare l’educazione religiosa e morale dei figli in conformità alle proprie convinzioni”.

A partire dall’entrata in vigore, nel 1990, della Convenzione internazionale sui diritti dei bambini e dei minori, questi hanno diritti internazionalmente riconosciuti (diritti ‘rafforzati’ in ragione dell’età), i quali devono pertanto essere garantiti, oltre che a scuola, anche e soprattutto nell’ambiente familiare. I ragazzi sono riconosciuti come titolari di diritti fondamentali, anche civili e politici. Recita l’Articolo 12 della suddetta Convenzione: “Gli Stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità”. Incalza l’Articolo 14: “1. Gli Stati parti rispettano il diritto del fanciullo alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione. 2. Gli Stati parti rispettano il diritto e il dovere dei genitori oppure, se del caso, dei rappresentanti legali del bambino, di guidare quest’ultimo nell’esercizio del summenzionato diritto in maniera che corrisponda allo sviluppo delle sue capacità”.

Il messaggio per i genitori è che i loro figli sono ‘soggetti’ e non ‘oggetti’ e che in concreto bisogna agire nel “superiore interesse dei bambini”, come proclama l’Articolo 3 della citata Convenzione internazionale. Altrimenti detto, ai diritti dei bambini, più che i diritti dei genitori, corrispondono i doveri dei genitori.

 

* Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova ( antonino.papisca@unipd.it).
Perugia, mercoledì 7 dicembre 2011

Diritti Umani art. 25

– di Antonio Papisca* –
 
Diritti Umani art. 25

Oggi, martedì 6 dicembre 2011, leggiamo insieme l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

– di Antonio Papisca* –
 
Diritti Umani art. 25

Oggi, martedì 6 dicembre 2011, leggiamo insieme l’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: “1. Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; e ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di perdita di mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà.

2. La maternità e l’infanzia hanno diritto a speciali cure ed assistenza. Tutti i bambini, nati nel matrimonio o fuori di esso, devono godere della stessa protezione sociale”.

Segue il commento del prof. Antonio Papisca.

“E’ un Articolo che riassume e ricapitola tutti gli altri nel segno della dignità integrale della persona. Il contenuto di questa norma internazionale è come la carezza amorevole che il Diritto internazionale dei diritti umani fa alla persona, egualmente a ciascun membro della famiglia umana, ma con particolare attenzione a chi meno ha e ha più bisogno.

Con l’Articolo 25 è la norma internazionale che si prende cura delle necessità vitali delle persone. Come tale, essa non soltanto è credibile, ma ci obbliga a farla “azione” nel quadro di una prospettiva vitale che è molto più della mera sopravvivenza di persone e popoli, molto più del superamento millimetrico della soglia di povertà. L’Articolo parla infatti di un tenore di vita che produca e alimenti il benessere integrale della persona e della sua famiglia, cioè dell’essere umano fatto di anima e di corpo, di spirito e di materia.

In questo contesto il concetto di salute è quello definito dalla Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: “una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non meramente l’assenza di malattia”. Precisa questa stessa Costituzione che “il godimento del più alto conseguibile livello di salute costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, di religione, di fede politica, di condizione economica o sociale” e che “la salute di tutti i popoli è fondamentale ai fini del conseguimento della pace e della sicurezza ed è dipendente dalla più piena collaborazione degli individui e degli stati”.

In questo contesto di promozione della dignità umana su scala mondiale e in chiave di responsabilità condivise, è appena il caso di sottolineare che il ‘benessere’ dei diritti umani non è fatto di lussi, di stravaganze, di consumismi. La lezione che ne discende è di sobrietà nel consumare e nel comportarsi, da mettere in atto all’interno della micro-comunità familiare e nelle più ampie comunità sociali d’appartenenza.

L’Articolo 25, nella sua puntuale didascalità, è il codice genetico dello stato sociale e dell’intera Agenda politica dei diritti umani. La traduzione operativa di questa consiste nelle politiche sociali e nelle azioni positive nei settori della sanità, della casa, dell’occupazione, dell’assistenza, della speciale protezione dei bambini e della maternità. Da sottolineare che il secondo comma dell’Articolo dice che i bambini sono tutti eguali, dentro o fuori del matrimonio.

Una breve riflessione sul diritto all’alimentazione. In tante parti del mondo si continua ancora a morire di fame, a causa di carestie, violenze, guerre, ma anche a causa di espropriata autosufficienza alimentare. Periodicamente si lanciano campagne mondiali contro la fame nel mondo. Ricordo che la prima fu lanciata dalla FAO nel 1960, l’ultima nel 2000 con gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Per sfamare occorrono certamente viveri e danaro, ma in non pochi casi bisogna consentire ai paesi derubati dall’autosufficienza di recuperarla, nel quadro di una più corretta divisione dei termini di scambio tra paesi ad economia povera da un lato, e paesi ad economia sviluppata, dall’altro.

Dentro il tema alimentazione c’è quello dell’acqua e dell’accesso all’acqua potabile.

L’ONU ha adottato varie iniziative sul tema dello sradicamento della povertà estrema. In particolare il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha stilato nel 2007 un documento intitolato “ Principi guida su diritti umani e povertà estrema: i diritti del Povero” inteso a dar voce ai poveri. In questo documento c’è un paragrafo dedicato a “il diritto all’acqua” come diritto fondamentale. Da molti anni, organizzazioni non governative e movimenti solidaristici transnazionali si stanno battendo per questa causa sostenendo, a ragione, che l’acqua è bene comune globale (global common good) e che, pertanto, bisogna sottrarla alle privatizzazioni: per l’acqua non ci sono vie di mezzo tra pubblico e privato. L’acqua è un bene di tutti e come tale deve essere gestito e protetto dalle pubbliche istituzioni, interne e internazionali.

Neppure la sanità può essere oggetto di esclusiva privatizzazione. Il diritto fondamentale alla salute si traduce in: cure mediche e salute per tutti. La sanità è un servizio pubblico elementare, come tale oggetto, in via primaria, di politiche pubbliche. Fa parte dell’imperfezione umana commuoversi (eventualmente) di fronte a chi muore di fame e restare indifferenti di fronte a chi, per mancanza di danaro, è costretto a soffrire e morire prematuramente per mancata assistenza sanitaria.

Pochi mettono in relazione l’Articolo 25 con l’Articolo 1 della Dichiarazione universale. Ma bisogna farlo. Coloro che “nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”, coloro cioè che sono la legge fondamentale, hanno diritto a vivere, non a sopravvivere, fortunosamente o a morire di stenti. Morendo prematuramente o stentando a sopravvivere è lo stesso “diritto umano sussistente” (Antonio Rosmini) che entra in crisi, è lo stesso ordinamento giuridico che perde di sostanza precettiva.

Quanto costa aiutare tutti i membri della famiglia umana a vivere degnamente?

Prima di quantificare la risposta nei vari contesti geografici, andiamo a guardare quanto costano gli armamenti, le guerre ’preventive’ palesi e camuffate, quanto danaro è bruciato dalla speculazione finanziaria, quanti danni hanno provocato la deregulation, il neoliberismo, le politiche di “aggiustamento strutturale” del Fondo Monetario Internazionale, l’inquinamento dell’ambiente naturale, la non volontà degli stati più forti di governare l’economia mondiale per i fini di giustizia che sono elencati nell’Articolo 25.

 

*Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova ( antonino.papisca@unipd.it).

Perugia, martedì 6 dicembre 2011

Manifestazione nazionale rom e sinti UNITI

A Roma per chiedere riconoscimento

– di Gian Luca Magagni –

Davanti a Montecitorio illuminato da uno splendido sole alle 9 in realtà siamo in pochi. Un centinaio di sinti stanno presidiando la piazza, luogo concordato per la manifestazione. Da lì a poco arriveranno anche altre persone, tanti sinti provenienti per lo più dal nord Italia. La manifestazione è stata indetta per chiedere a Parlamento e Senato il riconoscimento della minoranza linguistica e la giornata della memoria per commemorare i morti del genocidio nazista, il diritto al lavoro, alla casa, alla scuola ecc. all’iniziativa hanno partecipato circa 300 persone.

A Roma per chiedere riconoscimento

– di Gian Luca Magagni –

Davanti a Montecitorio illuminato da uno splendido sole alle 9 in realtà siamo in pochi. Un centinaio di sinti stanno presidiando la piazza, luogo concordato per la manifestazione. Da lì a poco arriveranno anche altre persone, tanti sinti provenienti per lo più dal nord Italia. La manifestazione è stata indetta per chiedere a Parlamento e Senato il riconoscimento della minoranza linguistica e la giornata della memoria per commemorare i morti del genocidio nazista, il diritto al lavoro, alla casa, alla scuola ecc. all’iniziativa hanno partecipato circa 300 persone.

Anche se il numero dei partecipanti è stato modesto, il 9 novembre la piazza è stata presidiata fin verso le 13, ora in cui due delegazioni di manifestanti sono state accolte in Parlamento e in Senato. Le delegazioni sono state costituite dai rappresentanti delle associazioni di sinti e rom che hanno aderito all’iniziativa. Durante la mattina la fantasia musicale del popolo romanì ha allietato il passare delle ore, interrotta dagli interventi dei vari presidenti delle associazioni. Qualche parlamentare si è fermato a parlare con i sinti per capire il motivo della protesta e dare la disponibilità a sostenere le rivendicazioni. Tanti sono stati i giornalisti presenti, sul tg 2 delle 13 eravamo già in onda!

E’ bene sottolineare come l’iniziativa del Presidente di Rom e Sinti Insieme abbia avuto ascolto da parte dei politici sia in Senato che in Parlamento, e come si sia potuto spiegare loro i vari punti del documento redatto dalle associazioni. Ora spetta alle forze politiche dimostrare davvero la volontà di riconoscimento del popolo rom e sinto. Una figura importante in Parlamento e che da tanti anni sostiene sinti e rom in questo percorso di conquista dei propri diritti è l’onorevole Letizia de Torre che è la persona che ha sensibilizzato il Parlamento per l’istituzione della giornata in ricordo dell’atrocità della promulgazione delle leggi razziali, leggi che avrebbero poi portato alle deportazioni nei campi di concentramento.

 

Una riflessione rispetto ai numeri di presenza bisogna però farla: si ritiene che in Italia i sinti e i rom siano circa 160.000 di cui il 70% italiani. Ebbene questo dato deve far pensare a tutti quelli che non si sono voluti alzare a camminare sulla nostra strada, ai tanti che non erano presenti a Roma con noi. Ci deve spingere a parlare con tutti coloro che mercoledì non erano in Piazza Montecitorio, perché è solo UNITI (come diceva lo slogan della manifestazione) che avremo successo, attraverso l’accettazione della diversità altrui, anche di pensiero e nel rispetto dei diritti di tutti.