Opportunità SCUP

Scadenza per le candidature: 31 ottobre 2017

Si è aperto il nuovo turno di progetti Servizio Civile Universale Provinciale, fra i quali potete trovare anche quello del Forum.
Il progetto “Parole e immagini per i diritti umani e la pace” prevede un anno a contatto con la realtà del Forum, nel corso del quale si potranno sviluppare conoscenze e competenze in tre macro-ambiti: comunicazione, lavoro a progetti e realizzazione eventi.

Svolgere Servizio Civile a contatto con l’associazionismo trentino ma allo stesso tempo in un quadro istituzionale come quello del Consiglio provinciale?

Chi parteciperà al progetto potrà sviluppare competenze comunicative e organizzative promuovendo, in prima persona con strumenti diversi, dai social al contatto diretto, la pace intessa non solo con il suo significato classico, spesso emergenziale e utopistico, ma anche in termini più reali e quotidiani, che hanno strettamente a che fare con aspetti più pratici, ossia nel nostro vivere nel mondo, nel nostro relazionarci con il vicino, con lo straniero, con la società, con la dimensione lavorativa, politica, economica del nostro presente, con l’ambiente circostante e con le risorse comuni del nostro pianeta. La pace da questo punto di vista diventa un impegno concreto che passa ogni giorno tra le mani, davanti agli occhi, nelle parole che rivolgiamo a qualcuno e in quelle che ascoltiamo. La cultura della pace attraverso la conoscenza dei diritti umani, dunque, si trasforma nella dimensione ottimale da perseguire con azioni concrete.

Andy, ieri non volevano pagare le tue foto. Oggi ti celebrano

di Mario Laporta

25 maggio 2014

Poteva sembrare irritante la tua dichiarazione a “RadiBici.it”: «Lavoriamo nel campo editoriale con interlocutori esteri, NYT, Le Monde, Time. Interlocutori che producono e pagano dignitosamente, senza rimasticare quello già fatto come fanno e ne sono coscienti i principali interpreti dell’editoria italiana.» Poteva sembrare irritante, ma è la forza della verità e della tua coscienza.

Oggi, Andy, oggi, 25 maggio 2014, sei sui giornali italiani, le tue foto sono sui nostri principali media informativi, in forma cartacea e on-line. E questo mi fa rabbia. Al dolore della tua scomparsa, si aggiunge la beffa da parte di coloro che non hanno voluto vedere le tue notizie, le tue produzioni, ma si sono accorti di te quando tu sei diventato notizia. Una tragica notizia che loro hanno “rimasticato” come tu dicevi.

da il Rottamatore

di Mario Laporta

25 maggio 2014

Poteva sembrare irritante la tua dichiarazione a “RadiBici.it”: «Lavoriamo nel campo editoriale con interlocutori esteri, NYT, Le Monde, Time. Interlocutori che producono e pagano dignitosamente, senza rimasticare quello già fatto come fanno e ne sono coscienti i principali interpreti dell’editoria italiana.» Poteva sembrare irritante, ma è la forza della verità e della tua coscienza.

Oggi, Andy, oggi, 25 maggio 2014, sei sui giornali italiani, le tue foto sono sui nostri principali media informativi, in forma cartacea e on-line. E questo mi fa rabbia. Al dolore della tua scomparsa, si aggiunge la beffa da parte di coloro che non hanno voluto vedere le tue notizie, le tue produzioni, ma si sono accorti di te quando tu sei diventato notizia. Una tragica notizia che loro hanno “rimasticato” come tu dicevi.

Gli editori, i giornalisti, i grafici, i photo-editor quante volte li hai visti e quante volte ti hanno negato una pubblicazione facendoti elaborare il pensiero del “rimasticato”?
Oggi sono tutti questi sono pronti a celebrarti, a celebrare “la Notizia” che tu gli hai fornito, con la tua voglia di conoscere, con il tuo pensiero rivolto alla documentazione (in tutti i modi, come dici nel tuo intervento al festival del Documentario) con il tuo senso etico di esserci e di vedere e non solo “rimasticare”.

Non ci siamo mai incontrati, ma ci siamo sempre conosciuti, come ci conosciamo tutti. Come ci si riconosce in una comunità enorme che è quella del fotogiornalismo e della documentazione dei fatti e degli eventi. Ci si può non incontrare, ma si è certi che ci siano persone che hanno i tuoi stessi sentimenti e perseguono le tue stesse finalità, “esistono pochi motivi per continuare a fare il fotogiornalista, e uno di questi è dare un seguito alla Vostra voce e al Vostro sguardo”.

Oggi sei notizia, ieri uno dei tanti.

In questo paese senza rispetto per il lavoro altrui e per questo nostro lavoro è in corso la caccia alle tue immagini da parte di chi ha fatto sempre di tutto per non volerle vedere, per non volerle pubblicare, tanto c’era bell’e pronto il prodotto “rimasticato”, quello imposto, quello a basso prezzo, quello offerto. Il rispetto che hai sempre ricevuto all’estero è uguale al rispetto che noi, leali competitors o terribili concorrenti tributiamo a tutti i nostri colleghi. Il rispetto del lavoro altrui! Fondamento dell’evoluzione della professione e innata volontà di crescere leggendo immagini prodotte a migliaia di chilometri di distanza. L’editoria italiana che “rimastica” avvalendosi di personaggi indegni spero che un giorno se ne renderà conto. Come dovranno rendersene conto le istituzioni, la tua fine è una notizia giornalistica letta dai nostri politici con “rammarico e cordoglio”, in altri paesi è il Presidente della Repubblica che la rende nota. È anche questo il metro che ci fa capire che tipo di rispetto ci sia nei riguardi della nostra professione. Siamo con te Andy, Riposa in Pace.
Muore giovane chi è caro agli Dei!

da il Rottamatore

Le paure che muovono l’Europa

– di Giovanna Zincone –

 – di Giovanna Zincone –
 

Il referendum di revisione costituzionale che ha vinto ieri in Svizzera mira a limitare l’immigrazione in generale, ma impatterà in specie su quella dei cittadini dell’Ue.

Infatti, non si limita a introdurre la possibilità di programmare i flussi migratori imponendo tetti massimi, ma prevede pure la revisione degli accordi internazionali in contrasto con questa politica: di fatto, quelli con l’Unione Europa, rispetto ai quali vigeva una politica di libera circolazione. Il referendum promosso dal partito di destra Udc ha visto avversi il governo federale e il mondo imprenditoriale. 

Il copione classico si ripete: le imprese sono favorevoli all’immigrazione, così come lo sono i governi più ragionevoli, ma una ampia parte della popolazione, non solo in Svizzera, vede l’immigrazione come una minaccia e una somma di problemi. La vittoria non è quindi, nonostante i sondaggi che l’hanno preceduta, una grande sorpresa. Semmai dovrebbe positivamente sorprendere il fatto che si tratta di una vittoria di stretta misura (50,3%). Anche in Paesi membri dell’Unione, in tempi recenti, non sono mancate minacce di restrizione alla libera circolazione: Cameron in Gran Bretagna e la Csu in Germania hanno avanzato con insistenza la proposta di escludere bulgari e romeni, e anche lì ad opporsi sono stati soprattutto gli imprenditori. Ma anche lì, come in Svizzera, sono i lavoratori nazionali a temere la concorrenza al ribasso da parte degli stranieri. E i cittadini in generale non hanno solo paure economiche: conta pure la paura di essere spodestati, di non ritrovare più il proprio panorama urbano, le proprie consuetudini di vita.

Per accrescere queste paure i partiti xenofobi sono pronti a esagerare. Anche in questa campagna svizzera sono ricomparse le immagini di donne musulmane ricoperte dalla testa ai piedi, insieme con fantasiose proiezioni demografiche sul numero di musulmani pronti a islamizzare la Svizzera del futuro prossimo. Le fantasie demografiche usate in campagna elettorale hanno riguardato più in generale gli stranieri, che secondo questi poco attendibili scenari, potrebbero uguagliare gli abitanti svizzeri entro il 2060. Di fatto, anche a causa della crisi economica che non ha risparmiato la Confederazione, il saldo migratorio è sceso nettamente dal 2008 al 2013. Ma la presenza di stranieri in Svizzera è decisamente alta ed è cresciuta anche nel nuovo millennio. Secondo i dati più recenti si tratta del 23,3% della popolazione, nel 2001 si era al 19,9%: perché, se gli ingressi rallentano, non vuol dire che si fermino e i tassi di fertilità degli stranieri sono comunque più alti (1,8) di quelli dei nazionali (1,2).

Tutto sommato, al di là delle esagerazioni dei promotori del referendum, non si può negare che la percentuale di stranieri in Svizzera sia decisamente alta: in Italia si mugugna per un dato che si colloca a meno di un terzo del loro. Va osservato, peraltro, che quando di tratta di opportunità e di diritti degli stranieri, il referendum è un’arma poco leale, perché a tenerla in mano sono soltanto gli altri, i cittadini. Infatti in Svizzera ben tre referendum hanno respinto tutte le proposte di facilitare l’acquisizione della cittadinanza per i minori nati nella confederazione. In generale, il referendum funziona poco quando si tratta di promuovere o tutelare i diritti delle minoranze. Ma di quali minoranze stiamo parlando per questo specifico referendum? Vale la pena di osservare che negli ultimi anni a incrementare le presenze straniere in Svizzera non sono stati gli ingressi di immigrati che si potrebbero considerare culturalmente distanti, alieni.

Secondo dati del 2013 sono infatti altri europei a costituire i due terzi della popolazione straniera, con un peso preponderante anche nei flussi, che hanno visto in testa tedeschi e sud-europei, questi ultimi in netta crescita anche a causa della crisi. Insomma, anche in questo referendum si è brandita la retorica della lotta alla islamizzazione e del rischio di perdita dell’identità culturale, ma sul piano della concorrenza economica lo sguardo degli elettori si è probabilmente posato molto più vicino. Qual è infatti la prima minoranza nazionale oggi residente in Svizzera? Siamo noi, gli italiani. E si noti che la nuova normativa costituzionale approvata con il referendum di ieri prevede pure la possibilità di limitare l’accesso ai frontalieri. Si tratta in gran parte di lombardi e piemontesi. E il cantone in cui il voto ha più entusiasticamente sostenuto il referendum anti-immigrazione è stato il Canton Ticino, con il 68% di favorevoli. A dimostrazione che del fatto che siamo tutti i «terroni» di qualcun altro. 

Tratto da La Stampa, 10 febbraio 2014