Ricordando Alex Langer e Srebrenica

Il 3 luglio 1995 moriva Alex Langer. L’11 luglio dello stesso anno avveniva il massacro di Srebrenica in cui furono uccise oltre 8.000 persone (cifre ufficiose parlano di 10.000).

Per ricordare le disastrose e disumane conseguenze della divisione e l’uomo che invece ha scritto il Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica, il Forum partecipa a due giornate di eventi in ricordo del politico, scrittore, intellettuale a vent’anni dalla sua scomparsa:

Contine reading

Ospiti chi? Giornata mondiale del rifugiato 2014

Incontro pubblico

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)


 

Ecco il programma:
GIOVEDI 19.06 
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO 
ore 17.30–> conferenza stampa e incontro sui rifugiati in provincia di Trento 
ore 18.30 –> “L’ospite è sacro” – Riflessione interreligiosa su migrazioni e tradizioni religiose 
ore 20.00–> CENA OFFERTA DAI RIFUGIATI / prenotazione a centroastallitn@gmail.it 
VENERDI 20.06 
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara, via Torre d’Augusto 25,TRENTO
alle 20.00 –> Performance teatrale interculturale a cura di ass. Alla Ribalta 
Reading a cura de Il Gioco Degli Specchi 
ore 21.00 –> LUCA BASSANESE in concerto http://www.lucabassanese-officialsite.it/

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Promuovono: ATAS Onlus Cinformi – Centro Informativo per l’Immigrazione Il Gioco degli Specchi Centro per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso – Diocesi di Trento Centro Astalli Trento – Onlus Associazione Kariba Samuele – Coop. Soc. Villa Sant’Ignazio – Coop. Soc. Punto d’Incontro – Onlus Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Fondazione Sant’Ignazio Comitato “Non laviamocene le mani” – Rovereto Caritas Diocesana Associazione Alla Ribalta Religion Today Filmfestival – Ass. Bianconero Fondazione Fontana – Unimondo Ass. Altrimenti Ass. Richiedenti Terra 

Con il sostegno di: Provincia Autonoma di Trento SPRAR – Servizio Centrale per la Protezione di Richiedenti Asilo e RIfugiati 
Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Provinciale della PAT

Riscatto mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza

Presentazione libro
Venerdì 7 marzo 2014, ore 18.30 – CFSI vicolo S.Marco 1 (Trento)
Organizza: Cinformi , CFSI e Associazione Mimosa

Presentazione libro
Venerdì 7 marzo 2014, ore 18.30 – CFSI vicolo S.Marco 1 (Trento)
Organizza: Cinformi e CFSI

Il libro
Un viaggio nel Mediterraneo che ritorna al centro della Storia, perché tutto è cambiato dopo la Primavera araba.
Una narrazione letteraria che racconta di coloro che hanno preso in mano il futuro, sfidando morte e ingiustizia. Con le rivoluzioni arabe e i movimenti contro crisi e austerità che le ha accompagnate, questa parte del mondo è diventato il fulcro del cambiamento, dove si sperimenta un nuovo progetto di civilizzazione.

Chi sono i protagonisti? Come si muovono, si organizzano e in cosa sperano i giovani di questa generazione in subbuglio? Perché il Mediterraneo è diventato la culla della resistenza civile? E come fare in modo che ciò che è iniziato produca frutto? Il libro cerca di rispondere a queste domande, parlando di Tunisia, Libia, Egitto o Siria, ma anche di Tel Aviv, Salonicco, Zagabria o Roma, e nelle storie di quei giovani in movimento, nelle loro battaglie, vittorie o sconfitte esplora le radici comuni.
Un libro che invita a sperare che il futuro immaginato nelle piazze delle città del Mediterraneo sia l’inizio di un percorso sociale, culturale e politico comune. Più giusto, più onesto, più democratico, più creativo. Più mediterraneo.

L’autore
Gianluca Solera nato nel 1966 a Riva del Garda. Dopo gli studi universitari in urbanistica e pianificazione territoriale a Venezia, Parigi e Berlino, è stato per dieci anni consigliere al Parlamento europeo.
Negli ultimi otto anni, con la Fondazione Anna Lindh per il Dialogo tra le Culture, la più prestigiosa istituzione del Partenariato Euro-Mediterraneo, ha costruito una rete di quattromila organizzazioni in più di quaranta paesi che lavorano insieme per dialogo, riconciliazione e cooperazione umana, sociale e culturale tra Europa, Mondo arabo, Israele e Turchia.

Con Nuovadimensione ha pubblicato Muri, lacrime e za’tar, che ha riscosso un buon successo editoriale e mediatico. È collaboratore di riviste online e autore di diverse pubblicazioni.

 Intervengono

Gianluca Solera, autore del libro

Domenico Tosini, ricercatore presso il dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’università di Trento

Introduce

Andrea Cagol, area comunicazione Cinformi

 

Per rispondere a questa mail si prega di scrivere a: convivenza@cinformi.it

Per inviare documenti tramite posta certificata si prega di scrivere a: salute@pec.provincia.tn.it

Cinformi – Centro Informativo per l’Immigrazione
Dipartimento Salute e Solidarietà sociale
Provincia Autonoma di Trento
Via Zambra 11 – 38121 TRENTO
tel.  0461.405640
fax. 0461 405699
convivenza@cinformi.it
http://www.cinformi.it

Siria: il conflitto continua

– Adel Jabbar –

I negoziati di “Ginevra 2” tra il regime siriano di Bashar Al-Assad e una parte dell’opposizione sotto l’egida dell’ONU come previsto sono falliti. I rappresentanti del governo di Al-Assad del resto non avevano intenzione di discutere seriamente la sorte del regime e nemmeno erano disponibili a negoziare una fase di transizione. D’altra parte l’opposizione non poteva affrontare la questione dei gruppi considerati terroristi, come  richiesto dalle autorità siriane, anche perché di fatto gli oppositori presenti a Ginevra non esercitano un controllo effettivo sui numerosi gruppi armati presenti sul territorio. Ora la situazione tra i contendenti è in una fase di stallo anche se per alcuni versi sembra che l’esercito stia facendo qualche progresso conquistando alcune aree in mano ai gruppi armati.

Dopo l’esito deludente di “Ginevra 2” molti osservatori cercano di capire quale sarà la prospettiva del conflitto, soprattutto alla luce della decisione degli Stati Uniti e di altri paesi di fornire armi più sofisticate alla guerriglia finanziandole attraverso alcuni paesi del Golfo.

– Adel Jabbar –

I negoziati di “Ginevra 2” tra il regime siriano di Bashar Al-Assad e una parte dell’opposizione sotto l’egida dell’ONU come previsto sono falliti. I rappresentanti del governo di Al-Assad del resto non avevano intenzione di discutere seriamente la sorte del regime e nemmeno erano disponibili a negoziare una fase di transizione. D’altra parte l’opposizione non poteva affrontare la questione dei gruppi considerati terroristi, come richiesto dalle autorità siriane, anche perché di fatto gli oppositori presenti a Ginevra non esercitano un controllo effettivo sui numerosi gruppi armati presenti sul territorio. Ora la situazione tra i contendenti è in una fase di stallo anche se per alcuni versi sembra che l’esercito stia facendo qualche progresso conquistando alcune aree in mano ai gruppi armati.

Dopo l’esito deludente di “Ginevra 2” molti osservatori cercano di capire quale sarà la prospettiva del conflitto, soprattutto alla luce della decisione degli Stati Uniti e di altri paesi di fornire armi più sofisticate alla guerriglia finanziandole attraverso alcuni paesi del Golfo.

In questo intricato quadro può risultare utile tenere presente alcuni dati:
1. Il conflitto continua a causare ulteriore distruzione e perdite umane.
2. I paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) continuano ad avere una posizione contraria ad un eventuale intervento militare della NATO come era già successo in Libia.
3. L’Iran non ha intenzione di abbandonare Bashar Al-Assad al suo destino perché ciò significherebbe la fine della sua aspirazione egemone sull’area e in particolare sull’Iraq e sul Libano.
4. Le varie forze dell’opposizione siriana ancora non hanno un piano di azione comune ne un progetto convincente per il dopo-regime.
5. Significativi settori della popolazione siriana continuano a sostenere l’ordine costituito.

Questo elemento contribuisce a dare una certa legittimità al regime. Lo sviluppo della questione siriana come anche altre vicende dell’area vicino- e mediorientale sarà determinato, in buona parte, dal posizionamento dei vari attori politici sulla scacchiera della politica internazionale.

Cartolina da Baghdad…


Martedì 1 ottobre, ore 18.00
presso Cafè de la Paix
Passaggio Teatro Osele, Trento

A dieci anni dall’occupazione militare dell’Iraq Baghdad ospiterà dal 26 al 28 settembre l’Iraqi Social Forum. Certamente un appuntamento simbolico perché realizzato in una delle città più pericolose del mondo e perché è il tentativo di mostrare un altro volto dell’Iraq. Ma anche l’occasione per provare a discutere di cosa sta succedendo in Medio Oriente. 
Baghdad, Kabul, Damasco. Iraq, Afghanistan, Siria. Il Mar Mediterraneo. Storie che si intrecciano e rappresentano oggi una matassa complessa da sciogliere. Interventi internazionale che non producono gli effetti sperati, guerre definite umanitarie, conflitti che rischiano di assumere dimensioni planetarie. E sullo sfondo nuovi equilibri politici, economici e sociali che emergono da un mondo cambiato, in continua e rapida evoluzione. Prendere atto di questo contesto mutato e iniziare una discussione approfondita è il minimo che possiamo fare. 

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani
in collaborazione con Unimondo e Centro per la formazione alla solidarietà internazionale
presenta

Cartolina da Baghdad…con lo sguardo a Kabul e Damasco
Martedì 1 ottobre, ore 18.00
presso Cafè de la Paix, Trento
A dieci anni dall’occupazione militare dell’Iraq Baghdad ospiterà dal 26 al 28 settembre l’Iraqi Social Forum. Certamente un appuntamento simbolico perché realizzato in una delle città più pericolose del mondo e perché è il tentativo di mostrare un altro volto dell’Iraq. Ma anche l’occasione per provare a discutere di cosa sta succedendo in Medio Oriente. 
Baghdad, Kabul, Damasco. Iraq, Afghanistan, Siria. Il Mar Mediterraneo. Storie che si intrecciano e rappresentano oggi una matassa complessa da sciogliere. Interventi internazionale che non producono gli effetti sperati, guerre definite umanitarie, conflitti che rischiano di assumere dimensioni planetarie. E sullo sfondo nuovi equilibri politici, economici e sociali che emergono da un mondo cambiato, in continua e rapida evoluzione. Prendere atto di questo contesto mutato e iniziare una discussione approfondita è il minimo che possiamo fare. 

Ne parliamo con 
Massimo Campanini
– storico della filosofia islamica – 
Davide Berruti
– operatore internazionale di pace e autore del libro “La chiamavano guerra” – 
Irene Costantini
– dottoranda in studi internazionali presso la Facoltà di Trento – 

Durante l’incontro verranno proiettati due brevi video realizzati in Siria da Andrea Bernardi, corrispondente in Medio Oriente di Unimondo.

Guerra chiama guerra. Violenza chiama violenza.


L’appuntamento lunedì 9 settembre (ore 20.00) al Café de la Paix (Passaggio Teatro Osele) a Trento

“Esiste sempre una soluzione semplice ai problemi complessi: quella sbagliata”. Sono parole di Mark Twain e fotografano bene ciò che sta accadendo in Siria in queste ore. La questione non è di facile lettura e coinvolge tutto il Medio Oriente. Rischia di avere ripercussioni gravissime per un’area che va dall’Afghanistan fino a tutto il Nord Africa, colpendo in pieno l’intera area mediterranea. 

Primavere inascoltate e lacerate

Michele Nardelli

Forse gli strateghi occidentali che in queste ore spingono per un intervento militare contro la Siria nemmeno lo sanno. O forse è proprio per questo. Damasco è considerata la città più antica del mondo. Non l’insediamento umano, ma il contesto urbano più antico, del quale si parla in antiche tavole risalenti al 2500 a.C.
Ci fu un tempo nel quale Damasco era il centro del mondo, nell’intrecciarsi attorno ai suoi meravigliosi giardini della cultura bizantina, araba, persiana e indiana. La lingua colta che vi si parlava era il greco e proprio in quella città nacque fra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo il grande “movimento delle traduzioni” che portò – grazie alla trascrizione in arabo – alla conoscenza della filosofia di Aristotele e di Platone, della matematica di Euclide, Archimede e Tolomeo, dell’astronomia di Aristarco e dell’alchimia di Jābir ibn Hayyān altrimenti conosciuto come “Geber l’alchimnista”, considerato il padre della moderna medicina.

Michele Nardelli
Forse gli strateghi occidentali che in queste ore spingono per un intervento militare contro la Siria nemmeno lo sanno. O forse è proprio per questo. Damasco è considerata la città più antica del mondo. Non l’insediamento umano, ma il contesto urbano più antico, del quale si parla in antiche tavole risalenti al 2500 a.C.Ci fu un tempo nel quale Damasco era il centro del mondo, nell’intrecciarsi attorno ai suoi meravigliosi giardini della cultura bizantina, araba, persiana e indiana. La lingua colta che vi si parlava era il greco e proprio in quella città nacque fra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo il grande “movimento delle traduzioni” che portò – grazie alla trascrizione in arabo – alla conoscenza della filosofia di Aristotele e di Platone, della matematica di Euclide, Archimede e Tolomeo, dell’astronomia di Aristarco e dell’alchimia di Jābir ibn Hayyān altrimenti conosciuto come “Geber l’alchimnista”, considerato il padre della moderna medicina.Conoscenze che attraverso il Mediterraneo arrivarono in Europa grazie all’immenso lavoro di traduzione dall’arabo al latino che avvenne nelle città dell’Andalusia prima del 1492 quando, con la cacciata degli ebrei e dei mussulmani da Sefarad (così gli ebrei chiamavano la Spagna), si pose fine ad una delle esperienze culturalmente più alte che la storia europea abbia mai conosciuto. Così gli europei entrarono in contatto con la filosofia greca, ma anche con la scienza, con la poesia e la canzone d’amore.
Ne dovrebbe venire, se non altro, attenzione e rispetto.
Nel 2003 la coalizione dei potenti decise di bombardare Baghdad, città fondata nel 762 dC proprio in seguito al declino di Damasco e che in pochi anni divenne essa stessa – con il suo milione di abitanti (un numero straordinario per l’epoca) – il cuore dell’epoca d’oro degli arabi e importante centro culturale per il mondo intero. Andarono così distrutte, insieme a tante vite, alcune delle più importanti testimonianze della storia dell’umanità. Il tempo poi ci confermò che non ne avrebbero beneficiato nemmeno la pace, la democrazia e i diritti umani. Ma intanto il 70% del patrimonio contenuto nel Museo archeologico e nella Biblioteca nazionale di Baghdad era andato irrimediabilmente perduto.
Qualche anno prima accadde la stessa cosa nel cuore dell’Europa quando andarono in fumo l’Istituto Orientale e la Biblioteca nazionale di Sarajevo, la Gerusalemme dei Balcani. Custodivano la testimonianza di come si era andata costruendo l’Europa, le sue radici culturali plurime che invece si volevano cancellare. Perché così sono le nuove guerre, bombardamenti sulle città e sulle popolazioni, distruzione dei luoghi della cultura, signori della guerra e mafie che fanno affari fra loro.
Un rituale che poi abbiamo conosciuto con la “guerra infinita” in Afghanistan, sottoposta a bombardamenti a tappeto per sconfiggere quei Talebani che ora improvvisamente sono diventati interlocutori, lasciando quel paese lacerato da quarant’anni di guerra nell’incertezza e nel rischio di una nuova guerra civile.
Due anni fa il rituale si è ripetuto in Libia. Anche in questo caso un pericoloso dittatore da abbattere con il quale si erano fatti affari fino al giorno prima. L’esito è sotto gli occhi di tutti: un paese nelle mani di bande di criminali che si spartiscono le immense risorse naturali e destabilizzano i paesi circostanti. Quel paese offshore che l’amico Berlusconi stava trattando proprio con Gheddafi.
Ed ora? Possibile che non si impari nulla dalla storia? Come non vedere che il rituale si sta riproponendo in Siria fin nei dettagli? Certo, abbiamo a che fare con una dittatura sempre più feroce che non conosce limiti nella repressione delle istanze di libertà. Come Saddam Hussein, anche Bashar al-Assad è il prodotto di regimi illiberali nei quali le istituzioni statuali sono state occupate da clan famigliari e da caste militari. Regimi contro i quali due anni fa la Tunisia di Mohamed Bouazizi (il ragazzo che si diede fuoco diventando il simbolo della rivolta giovanile) e diMoahmed Brahmi (attivista politico assassinato il 25 luglio scorso dai fondamentalisti religiosi e fratello dell’amico Saadi) si era sollevata dando vita a quel grande movimento conosciuto come “primavera araba”.
Un grande movimento nonviolento che chiedeva libertà, democrazia e dignità. Per mesi le strade della Tunisia, dell’Egitto, dello Yemen, della Siria e di altri paesi ancora più fragili come Libano e Palestina, si sono riempite di giovani, laici e religiosi insieme, per chiedere con la sola forza dei loro corpi un cambiamento che via via si è dimostrato effimero, tanto da riprodurre la vecchia contrapposizione fra la casta burocratico militare dei regimi e le organizzazioni islamiste che pure nella primavera avevano avuto un ruolo del tutto marginale, diffidando di quei giovani che chiedevano libertà.
Ora, di fronte alle armi chimiche e al terrorismo, si scaldano i motori degli eserciti occidentali. Ma durante la primavera c’era tutto il tempo per costruire relazioni, sostenere i processi di ricostruzione istituzionale e di formazione, mettere in campo forti pressioni economiche (anziché vendere armi) e cooperazione a sostegno dello sviluppo locale. A che serve altrimenti la politica? Che invece sembra conoscere solo il linguaggio dell’emergenza (e del proprio tornaconto).
Le primavere nonviolente hanno perso, fors’anche perché le abbiamo lasciate sole. L’intervento armato occidentale ora avrebbe l’unico effetto di rafforzare i militarismi e una dialettica schiacciata fra due fondamentalismi, quello nazionalista e quello jihadista.
Al contrario, con la scelta del parlamento britannico di non aderire alla coalizione interventista potrebbe aprirsi la possibilità per l’Europa di giocare un’altra partita, favorendo l’interlocuzione con quella vasta area culturale araba che delle parole “libertà, democrazia e dignità” aveva fatto il proprio simbolo. Favorendo quella rinascita araba di cui aveva parlato il leader della primavera di Beirut Samir Kassir, prima che un attentato terrorista lo uccidesse nel 2005. Sosteneva la necessità che gli arabi, eredi di una grande civiltà che guardava al futuro, si liberassero dalla propria infelicità per l’essere stati e il non essere più, abbandonando il miraggio di un passato ineguagliabile e guardando finalmente in faccia la loro vera storia. L’età dell’oro della civiltà araba era fatta di sincretismi. Che oggi si chiamano interdipendenze.
Non scontro di civiltà.

*Presidente del Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

Fra nazionalismo ereditario e fondamentalismo

*Michele Nardelli

Penso che non userò più il termine “primavera”, se non per raccontare di una stagione come un’altra. Per l’insidia che si cela dietro a questo termine declinato sul piano politico, capace di suscitare grandi aspettative e produrre cocenti delusioni. Samir Kassir che della “primavera di Beirut” fu animatore e protagonista, e per questo assassinato il 2 giugno 2005, pure ci parlava dell’ambiguità di questa parola in assenza di una nuova cultura alla quale potesse corrispondere una classe dirigente capace di uscire da una dialettica schiacciata fra regimi non democratici sostenuti dall’Occidente e islamismo radicale.

*Presidente Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

*Michele Nardelli

Penso che non userò più il termine “primavera”, se non per raccontare di una stagione come un’altra. Per l’insidia che si cela dietro a questo termine declinato sul piano politico, capace di suscitare grandi aspettative e produrre cocenti delusioni.
Samir Kassir che della “primavera di Beirut” fu animatore e protagonista, e per questo assassinato il 2 giugno 2005, pure ci parlava dell’ambiguità di questa parola in assenza di una nuova cultura alla quale potesse corrispondere una classe dirigente capace di uscire da una dialettica schiacciata fra regimi non democratici sostenuti dall’Occidente e islamismo radicale.
Eppure a quest’ultima “primavera araba” ci avevamo creduto, per tutto ciò che la parola dignità evocava, per il protagonismo delle donne velate o meno che fossero, per il suo carattere nonviolento, per quella dimensione araba che andava oltre i confini artificiosi che il post colonialismo aveva disegnato sulla sabbia scambiati per progresso…
E invece, proprio l’assenza di una nuova soggettività politico culturale in grado di costituire quella terza via che aveva in mente Samir Kassir nel suo manifesto del dissenso arabo (L’infelicità araba, Einaudi), ha fatto sì che il “nazionalismo ereditario” e l’islamismo radicale ritornassero padroni della situazione, in Siria come in Libano, in Egitto come in Tunisia.
Quante volte ne abbiamo parlato in questi mesi con gli amici Adel Jabbar e Ali Rashid, nel cercare questa strada diversa, anche dando credito all’islam politico come possibile interprete di un nuovo corso che sapesse coniugare modernità e tradizione, in un rinascimento che aiutasse quei popoli ad uscire dal vittimismo dell’infelicità araba, riappropriandosi finalmente del proprio destino. E quanta delusione e frustrazione nel veder sostanzialmente inesplorata questa strada, come se il Novecento fosse passato invano. Come in una straordinaria occasione mancata…
Già durante le grandi manifestazioni che hanno scosso recentemente la Turchia, vedevo rispuntare l’insidia di una vecchia dialettica fra progresso e conservazione. Ricordo a questo proposito l’incontro al Café de la Paix, che di questa insidia era purtroppo la fotografia, con una sinistra prigioniera dei propri paradigmi novecenteschi. Era accaduto lo stesso qualche mese prima quando avevo parlato ai giovani egiziani e tunisini che partecipavano al percorso formativo de “La rondine” sulla necessità di andare oltre il concetto di stato-nazione, laddove la parola autodeterminazione era diventata una prigione ideologica. O, ancora, nella difficoltà di parlarne con gli amici palestinesi, come se la colpa dell’altro ne oscurasse il pensiero.
Per questa ragione avevamo pensato ad una piattaforma web di confronto fra le diverse sponde del Mediterraneo, che ancora non siamo stati in grado di realizzare. Per fluidificare i pensieri, aiutare le visioni, costruire nuovi abbecedari del linguaggio politico. Che ciò malgrado continua ad essere presente nella mia agenda. Come in ogni passaggio difficile della storia occorrono bussole nuove, facendo tesoro dell’eredità del passato. Avendolo elaborato, il che non è né scontato, né dato. A guardar bene è anche un nostro problema.
In queste ore, alle persone che di questo passato che non passa sono le vittime, va tutta la mia vicinanza e l’impegno per disegnare un pensiero nuovo di cui avvertiamo tutta la drammatica urgenza.

*Presidente Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani