RESTIAMO UMANI

Urla e lacerazioni da Vittorio Arrigoni e dal popolo palestinese

“qualsiasi sia il senso dell’occupazione la terra di Israele non è più terra santa … ma terra di sangue”


Venerdì 5 settembre ore 20:45 Sala Filarmonica Rovereto
Ingresso libero
Spettacolo teatrale a sostegno delle vittime del conflitto israelo-palestinese

Urla e lacerazioni da Vittorio Arrigoni e dal popolo palestinese
“qualsiasi sia il senso dell’occupazione la terra di Israele non è più terra santa … ma terra di sangue”

Venerdì 5 settembre ore 20:45 Sala Filarmonica Rovereto
Ingresso libero
Spettacolo teatrale a sostegno delle vittime del conflitto israelo-palestinese

Ultimo Teatro Produzioni incivili
supporta i progetti di Music for Peace che sta intervenendo in queste settimane nel sollevare le popolazioni palestinesi duramente colpite dai bombardamenti e dall’emergenza umanitaria.

Promuovono le associazioni del Comitato per la Pace di Rovereto www.rovepace.org, l’associazione Onlus ‘Pace per Gerusalemme’ e il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani

Ogni muro impedisce la vista dell’umanità che sta dall’altra parte …

9 luglio 2004 – 9 luglio 2014
Dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia dichiarava illegale il muro costruito da Israele nei Territori Palestinesi.

 

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani promuove un’ iniziativa di informazione e sensibilizzazione. Stiamo portando nelle città di Trento e Rovereto un manifesto molto semplice che chiediamo di esporre nelle vetrine e nelle bacheche di enti, esercenti e sportelli che si riconoscano nel progetto.
Non abbiamo creato eventi, conferenze nè dibattiti al riguardo, abbiamo provato semplicemente offrire alla cittadinanza la possibilità di fare una riflessione attraverso una fotografia e un pensiero.
Il Muro in Israele e Palestina è una realtà quotidiana che porta dolore e scontro.
La sua costruzione è cominciata nella primavera 2002 e ad oggi non è ancora terminata.
In autunno saranno celebrati i 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, arriveremo mai a celebrarne di simili per il Muro in Palestina?

Partecipa all’iniziativa anche su Facebook!

9 luglio 2004 – 9 luglio 2014
Dieci anni fa la Corte Internazionale di Giustizia dichiarava illegale il muro costruito da Israele nei Territori Palestinesi.*

In questi tristi giorni di lutto tutto il mondo guarda a Gerusalemme. Le cronache nostrane riportano un numero di morti variabile e banalizzano la complessità di quel territorio.
Indipendentemente dalle bandiere che cingono le bare di questi giovani, urge fare memoria. Urge rielaborare una storia complessa.
All’interno di questa riflessione, il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani promuove questa iniziativa di informazione e sensibilizzazione. Stiamo portando nelle città di Trento e Rovereto un manifesto molto semplice che chiediamo di esporre nelle vetrine e nelle bacheche di enti, esercenti e sportelli che si riconoscano nel progetto.
Non abbiamo creato eventi, conferenze nè dibattiti al riguardo, abbiamo provato semplicemente offrire alla cittadinanza la possibilità di fare una riflessione attraverso una fotografia e un pensiero.
Il Muro in Israele e Palestina è una realtà quotidiana che porta dolore e scontro.
La sua costruzione è cominciata nella primavera 2002 e ad oggi non è ancora terminata.
In autunno saranno celebrati i 25 anni dalla caduta del Muro di Berlino, arriveremo mai a celebrarne di simili per il Muro in Palestina?

Facebook!

Per info:
giorgia.forumpace@gmail.com
tommaso.forumpace@gmail.com
tel: 0461233176

*Le opinioni della Corte sulle conseguenze legale della costruzione del muro nei territori palestinesi occupati: (in inglese)

Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia


Il calcio visto a partire dall’America Latina

Giovedì 3 luglio 2014 | ore 18.00, CFSI Trento, Vicolo San Marco 1
Nei giorni dei mondiali, mentre ci emozioniamo e ci appassioniamo davanti al pallone, possiamo cogliere anche le contraddizioni sottese al sistema calcistico a livello globale. Recuperare il valore del gioco ci permette di leggere il calcio nella sua essenza più intima: il ritorno all’infanzia, l’essere parte di qualcosa, il sentirsi persone, il rivendicare dignità.

Il gioco del calcio permette di sintonizzarsi sul bisogno di “essere”, anziché di produrre incessantemente, e in ciò si presenta con carattere contestatorio rispetto alla visione mercantile della società contemporanea. Permette la relazione con l’Altro, il gioco di squadra, la libertà di esprimere la fantasia.

Durante la serata verrà presentato il libro Bibbia e calcio di Marco e Tobia Dalcorso
L’evento si colloca nell’ambito della proposta La storia dell’Altro – America Latina

 

Il calcio visto a partire dall’America Latina

Come il tango, il calcio crebbe partendo dalle periferie.
Era uno sport che non esigeva denaro e si poteva giocare senza
null’altro che la pura voglia. Nei recinti, nei vicoli e sulle spiagge,
i ragazzi creoli e i giovani immigrati improvvisavano partite con
palloni fatti di vecchie calzette riempite di pezza o di carta,
e un paio di pietre per simulare la porta.
Grazie al linguaggio del calcio, che cominciava a farsi universale,
i lavoratori espulsi dalle campagne si intendevano alla perfezione
con i lavoratori espulsi dall’Europa.Eduardo Galeano


Giovedì 3 luglio 2014 | ore 18.00

Trento, Vicolo San Marco 1

Nei giorni dei mondiali, mentre ci emozioniamo e ci appassioniamo davanti al pallone, possiamo cogliere anche le contraddizioni sottese al sistema calcistico a livello globale. Recuperare il valore del gioco ci permette di leggere il calcio nella sua essenza più intima: il ritorno all’infanzia, l’essere parte di qualcosa, il sentirsi persone, il rivendicare dignità.

Il gioco del calcio permette di sintonizzarsi sul bisogno di “essere”, anziché di produrre incessantemente, e in ciò si presenta con carattere contestatorio rispetto alla visione mercantile della società contemporanea. Permette la relazione con l’Altro, il gioco di squadra, la libertà di esprimere la fantasia.

Durante la serata verrà presentato il libro Bibbia e calcio di Marco e Tobia Dalcorso

L’evento si colloca nell’ambito della proposta La storia dell’Altro – America Latina

Ospiti chi? Giornata mondiale del rifugiato 2014

Incontro pubblico

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Due appuntamenti in due giornate, per provare a raccontare in modo diverso la storia delle oltre 40 mila persone arrivate via mare in Italia nel 2014 e per ricordare le 20 mila rimaste nel mare da vent’anni a oggi.
Unitevi a noi e regalatevi un momento di ospitalità!

Dal /2014 al /2014
dalle ore 17.30 alle ore 23.00
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO e
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara (TRENTO)


 

Ecco il programma:
GIOVEDI 19.06 
Villa Sant’Ignazio – Via delle Laste 22, TRENTO 
ore 17.30–> conferenza stampa e incontro sui rifugiati in provincia di Trento 
ore 18.30 –> “L’ospite è sacro” – Riflessione interreligiosa su migrazioni e tradizioni religiose 
ore 20.00–> CENA OFFERTA DAI RIFUGIATI / prenotazione a centroastallitn@gmail.it 
VENERDI 20.06 
BOOKIQUE – Caffè Letterario Predara, via Torre d’Augusto 25,TRENTO
alle 20.00 –> Performance teatrale interculturale a cura di ass. Alla Ribalta 
Reading a cura de Il Gioco Degli Specchi 
ore 21.00 –> LUCA BASSANESE in concerto http://www.lucabassanese-officialsite.it/

PER INFO: Cell: 380 2866405 Email: centroastallitn@gmail.com Facebook: Centro Astalli Trento

Promuovono: ATAS Onlus Cinformi – Centro Informativo per l’Immigrazione Il Gioco degli Specchi Centro per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso – Diocesi di Trento Centro Astalli Trento – Onlus Associazione Kariba Samuele – Coop. Soc. Villa Sant’Ignazio – Coop. Soc. Punto d’Incontro – Onlus Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani Fondazione Sant’Ignazio Comitato “Non laviamocene le mani” – Rovereto Caritas Diocesana Associazione Alla Ribalta Religion Today Filmfestival – Ass. Bianconero Fondazione Fontana – Unimondo Ass. Altrimenti Ass. Richiedenti Terra 

Con il sostegno di: Provincia Autonoma di Trento SPRAR – Servizio Centrale per la Protezione di Richiedenti Asilo e RIfugiati 
Con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Provinciale della PAT

Afghanistan al voto, sfida ai turbanti neri

– Giuliano Battiston –

Al voto. “Solo” venti morti negli attacchi della giornata elettorale. Secondo turno delle presidenziali, Ashraf Ghani o Abdullah Abdullah per il dopo Karzai.

“Quella dei Tale­bani è sol­tanto pro­pa­ganda. Invito tutti gli abi­tanti dell’Helmand a recarsi alle urne. Non abbiate paura. La poli­zia e l’esercito sono qui per garan­tire la vostra sicu­rezza”. Il gover­na­tore Naeem Baloch è tra i primi a var­care i can­celli della scuola Mala­lai, uno dei 142 seggi elet­to­rali aperti qui, nella pro­vin­cia meri­dio­nale dell’Helmand, nel pro­fondo sud dell’Afghanistan dove la guerra con­ti­nua a mie­tere vittime.

Da Lashkargah (Helmand), nel profondo sud dell’Afghanistan, il reportage di Giuliano Battiston sul ballottaggio per le elezioni presidenziali.

Articolo tratto da Il Manifesto

Nella foto (Reuters) un seggio elettorale di Kabul.

– Giuliano Battiston –

“Quella dei Tale­bani è sol­tanto pro­pa­ganda. Invito tutti gli abi­tanti dell’Helmand a recarsi alle urne. Non abbiate paura. La poli­zia e l’esercito sono qui per garan­tire la vostra sicu­rezza”. Il gover­na­tore Naeem Baloch è tra i primi a var­care i can­celli della scuola Mala­lai, uno dei 142 seggi elet­to­rali aperti qui, nella pro­vin­cia meri­dio­nale dell’Helmand, nel pro­fondo sud dell’Afghanistan dove la guerra con­ti­nua a mie­tere vittime.

Sono pas­sati pochi minuti dall’apertura uffi­ciale dei seggi, quando un lungo con­vo­glio di jeep dai vetri oscu­rati, pick-up della poli­zia e blin­dati dell’esercito si infila nel por­tone di ingresso di que­sta scuola supe­riore nel quar­tiere peri­fe­rico di Qata-e-Lagar. Naeem Baloch scende dalla jeep ed entra in uno dei seggi, salu­tando gli uomini in fila per votare. Si mette in posa per la foto d’occasione e, una volta fuori, ras­si­cura la popo­la­zione dell’Helmand. “Al primo turno, il 5 aprile, non abbiamo avuto pro­blemi di sicu­rezza. Non ci saranno nean­che oggi. Lo garan­ti­sco per­so­nal­mente. I Tale­bani sono forti solo a parole, non ci fanno paura”, dice rivolto al drap­pello di gior­na­li­sti rac­colti davanti a lui. Alla sua destra c’è la par­la­men­tare Nasima Niazi, ori­gi­na­ria dell’Helmand. E’ venuta a dare il buon esem­pio. Ha l’indice sporco d’inchiostro: il sim­bolo che ha votato e che non può più farlo (una delle misure adot­tate dalla Com­mis­sione elet­to­rale indi­pen­dente per evi­tare le frodi e i voti mul­ti­pli). Nasima Niazi usa parole enfa­ti­che, dice che gli afghani stanno vivendo un momento sto­rico, che la demo­cra­zia trionfa, che le donne devono votare. Poco prima però, al seg­gio, dopo aver riti­rato la scheda si era diretta verso l’urna. Sono stati i gior­na­li­sti a ricor­darle che avrebbe dovuto com­pi­lare la scheda, sce­gliendo tra Ash­raf Ghani e  Abdul­lah Abdullah.

Sarà uno di loro a sosti­tuire il pre­si­dente Kar­zai, al potere dal 2001 e al quale la Costi­tu­zione vieta un terzo man­dato. Abdul­lah Abdul­lah sulla carta è il favo­rito. Il 5 aprile, al primo turno delle pre­si­den­ziali, ha sba­ra­gliato tutti gli altri can­di­dati, rac­co­gliendo il 45% dei voti. Un sof­fio sotto la soglia del 50% più un voto neces­sari per evi­tare il bal­lot­tag­gio. A sfi­darlo è il tec­no­crate Ash­raf Ghani, che vanta un dot­to­rato alla Colum­bia Uni­ver­sity, diversi anni di inse­gna­mento nelle più pre­sti­giose uni­ver­sità ame­ri­cane, una lunga espe­rienza alla Banca mon­diale e inca­ri­chi impor­tanti nel governo post-talebano: è stato infatti mini­stro delle Finanze e, fino alla deci­sione di “scen­dere in campo”, respon­sa­bile della tran­si­zione, il pro­cesso con cui la respon­sa­bi­lità della sicu­rezza passa dalle forze inter­na­zio­nali alle forze afghane. Di fronte alle tele­ca­mere, ras­si­cura la popo­la­zione anche il gene­rale Gulam Farooq Par­wani, vice-comandante dell’esercito per la pro­vin­cia di Hel­mand. All’interno della scuola Abdul Mateen, incon­tro Abdul Ahad Cho­pan, por­ta­voce della poli­zia. E’ tran­quillo e sor­ri­dente. Sostiene che non ci sia ragione per essere pre­oc­cu­pati. “Sono set­ti­mane che lavo­riamo sodo. Abbiamo fatto in modo che ogni abi­tante dell’Helmand possa recarsi nei cen­tri elet­to­rali senza paura. Ci sono diversi uffi­ciali donne, così che anche le donne pos­sano votare e sen­tirsi sicure. I Tale­bani non riu­sci­ranno a impe­dire il voto”, dice sicuro. Poi però ammette che è vero, “in 2 distretti su 14 non ci saranno seggi. Nel distretto di Dishiu e di Bagh­ran la situa­zione è com­pli­cata, sono zone di con­fine con il Paki­stan e di com­merci ille­gali. Dal Paki­stan arri­vano i ter­ro­ri­sti, da qui par­tono i cari­chi di droga. Comun­que rime­die­remo pre­sto con un’offensiva mili­tare”, assi­cura.

Nel frat­tempo, alle sue spalle gli elet­tori si mostrano insi­curi sulle pro­ce­dure da seguire. Qui c’è anche chi vota per la prima volta, chi al primo turno ha pre­fe­rito rima­nere a casa. O chi è tor­nato a votare per­ché crede che “sia impor­tante per il futuro del paese”. La pensa così Said Fai­za­lahq, un com­mer­ciante sui cinquant’anni. Lo incon­tro all’uscita della scuola Sha­hid Abdul Samat Rohani. E’ dedi­cata a un gior­na­li­sta di Lash­kar­gah, ucciso a san­gue freddo pro­prio qui in città. I col­pe­voli non hanno nomi. Il suo è bene in vista all’entrata della scuola, adi­bita a seg­gio elet­to­rale. Said Fai­za­lahq non vuole dire quale sia il suo can­di­dato, ma ci tiene a dire che “la cosa più impor­tante è che il pros­simo pre­si­dente rap­pre­senti tutte le comu­nità etni­che, non una in par­ti­co­lare”. Qui in Afgha­ni­stan la guerra civile degli anni Novanta ha radi­ca­liz­zato le dif­fe­renze etni­che, usate dai lea­der mili­tari per fomen­tare l’odio.

Ancora si fanno i conti con l’eredità di quel periodo. Alla vigi­lia del voto molti si sono detti pre­oc­cu­pati che il bal­lot­tag­gio potesse com­pli­care le cose,pola­riz­zando la società tra pash­tun e non-pashtun. Abdul­lah Abdul­lah rap­pre­senta infatti i gruppi di potere politico-militare del “nord”. E’ stato il brac­cio destro del leg­gen­da­rio “leone del Pan­j­shir”, il coman­dante Mas­soud, oltre che lea­der del Jamiat-e-Islami, par­tito a mag­gio­ranza tajika. Ash­raf Ghani è invece un pash­tun, la comu­nità etnica mag­gio­ri­ta­ria. Il paese è molto  ambiato in que­sti anni, ma la geo­gra­fia dei risul­tati del voto del primo turno descrive comun­que una società in cui l’affiliazione etnico-linguistica gioca ancora un ruolo impor­tante.

Usciamo dalla scuola “Rohani” e ci diri­giamo in un altro seg­gio. Sono con un grup­petto di gior­na­li­sti di Lash­kar­gah. Ci siamo incon­trati alle 6.30 del mat­tino nella sede di quello che chia­mano il “club dei gior­na­li­sti”. Un basso edi­fi­cio color pastello a due passi dall’ospedale di Emer­gency. La gior­nata è comin­ciata con la cola­zione: una grande padella di uova fritte, con­di­visa tra tutti e accom­pa­gnata da abbon­danti tazze di tè caldo. Si ride e ci si prende in giro. Il clima è con­vi­viale. Le minacce dei Tale­bani sem­brano lon­tane. Per strada, cir­co­lano solo poche mac­chine, quelle auto­riz­zate, che ven­gono fer­mate e a volte per­qui­site dai poli­ziotti e dai sol­dati che pre­si­diano gli incroci. Le vie di accesso alla città sono chiuse. Chiuso l’aeroporto. Solo qual­che nego­zio è rima­sto aperto. Per gli altri, ser­rande abbas­sate. I più pic­coli gio­cano a pal­lone sulle strade deserte.

Ci fer­miamo in un seg­gio peri­fe­rico. Un signore dalla folta barba bianca e un tur­bante grigio-nero esce dal seg­gio. “Ho votato per Ash­raf Ghani per­ché non ha mai ucciso nes­suno, non ha mai com­bat­tuto e riu­scirà a por­tare la pace nel paese”, mi dice Abdul Rah­man. Nelle aree rurali, a Ghani viene con­te­stato il fatto di aver vis­suto più di vent’anni all’estero, di non aver difeso il paese dagli inva­sori, di aver vis­suto nelle como­dità degli Stati Uniti men­tre la povera gente sten­tava a cam­pare. Per Abdul Rah­man non è impor­tante: “basta che sia afghano e che sia un buon pre­si­dente. E sono sicuro che potrà esserlo”. Eppure Ghani ha già detto di voler fir­mare quel trat­tato bila­te­rale di sicu­rezza con gli ame­ri­cani che ad Abdul Rah­man pro­prio non va giù: “quell’accordo non va fir­mato. Dob­biamo difen­derci da soli, non dipen­dere dagli ame­ri­cani, di cui non ci si può fidare”, aggiunge.

Pas­siamo nella sezione fem­mi­nile: qui come in tutto l’Afghanistan i seggi sono divisi per sesso. Ci sono poche elet­trici. Molte di più le donne, spesso ragazze, che lavo­rano per la Com­mis­sione elet­to­rale indi­pen­dente. Saqina Has­sani ha 24 anni e parla un buon inglese. E’ appena rien­trata in Afgha­ni­stan da un periodo tra­scorso in Male­sia con una borsa di stu­dio. Non indossa il burqa, ha solo il capo coperto con un velo, non si nasconde come molte delle sue col­le­ghe. “Sono qui dalle 5.45 del mat­tino”, rac­conta. “Tutto pro­cede bene, non ci sono stati ten­ta­tivi di frode né altre irre­go­la­rità. Finora hanno votato 125 donne, ma molte altre arri­ve­ranno dopo aver sbri­gato le fac­cende dome­sti­che”. La ven­ti­treenne Mariam Mous­savi si dice sod­di­sfatta “al 70%” per la par­te­ci­pa­zione delle donne. Fa parte anche lei della Com­mis­sione indi­pen­dente, ma vuol dire la sua “come cit­ta­dina”. Stu­dia a Kabul, all’American Uni­ver­sity. I capelli neri nasco­sti dal velo, il sor­riso spon­ta­neo e con­ta­gioso, Mariam pensa che oggi sia un giorno spe­ciale: “il voto è un diritto e  un dovere. Per tutti. Oggi abbiamo un’occasione impor­tante per deci­dere il nostro futuro. Spero che verrà ancora tanta gente”. Per lei, la prio­rità del pros­simo pre­si­dente dovrebbe essere la sicu­rezza. Per otte­nerla, “è inu­tile per­dere tempo con il pro­cesso di pace. Si spen­dono soldi inu­til­mente. I Tale­bani vanno com­bat­tuti”. I Tale­bani non piac­ciono per niente nean­che a Far­zana Qayum, 19 anni, stu­den­tessa dell’università di Kan­da­har. “i Tale­bani hanno minac­ciato di tagliare il dito a chi vota, ma io non ho paura. Lascia­moli par­lare. Ormai nes­suno gli dà più retta. Sono con­tro l’istruzione, con­tro le uni­ver­sità, con­tro il lavoro per le donne. Ma noi vogliamo cose diverse da quelle che vogliono loro: più scuole, più uni­ver­sità e più oppor­tu­nità di lavoro, anche per noi ragazze”. All’uscita del seg­gio incon­tro una donna che un lavoro l’ha tro­vato: è Tela Gula. Il fisico pos­sente, un bril­lan­tino sulla narice destra e due nei dise­gnati sulla fronte e sul mento, Tela Gula è una poli­ziotta. Oggi deve con­trol­lare la rego­la­rità del voto e per­qui­sire le donne che vanno al seg­gio. Le acco­glie in una stan­zetta. Alza il burqa, poi le per­qui­si­sce. Non si sa mai che qual­che “bar­buto” non si tra­ve­sta da donna. E’ già acca­duto e potrebbe suc­ce­dere di nuovo.

A dif­fe­renza della gio­vane Far­zana, Tela Gula pensa che con i Tale­bani occorra par­lare, “altri­menti non si otterrà mai niente, e a rimet­terci sarà tutta la popo­la­zione”. E che per far­gli abban­do­nare le armi serva dar loro  qual­che oppor­tu­nità: “qui manca tutto. Non c’è lavoro, non ci sono soldi, non abbiamo niente”. Anche lei non nasconde di aver scelto que­sto lavoro “per gua­da­gnare qual­cosa. Mio marito è malato e io devo sfa­mare i nostri figli”. Una delle figlie di Tela Gula vive in un distretto fuori città. “Non posso andare a tro­varla, sarebbe troppo peri­co­loso”, ammette prima di rien­trare nella guardiola. 

Subito dopo mez­zo­giorno, quando i 45 gradi di Lash­kar­gah diven­tano insop­por­ta­bili, con due col­le­ghi afghani mi rifu­gio nell’unico risto­rante aperto in città. Ordi­niamo del riso. Subito dopo sen­tiamo un’esplosione. Veniamo a sapere che è un RPG finito den­tro un’abitazione. A rimet­terci è un bam­bino di 10 anni circa, subito rico­ve­rato all’ospedale di Emer­gency, pre­si­dio fon­da­men­tale in que­sta zona di guerra. Rien­triamo nel “club dei gior­na­li­sti”. Ne esco poco dopo per andare a visi­tare l’ospedale di Emer­gency (ma que­sta è un’altra sto­ria). Con gli altri col­le­ghi tor­niamo nei seggi quando la chiu­sura si avvi­cina, alle 16.

Assi­stiamo al con­teg­gio dei voti. Qui è rapido, per­ché il numero dei votanti è più basso che altrove. In uno dei seggi i rap­pre­sen­tanti dei due can­di­dati liti­gano. Ci si acca­pi­glia sui voti, sulla rego­la­rità del con­teg­gio, su even­tuali frodi. Ovun­que, qui a Lash­kar­gah, Ash­raf Ghani ha rac­colto più voti di Abdul­lah Abdul­lah. Ma l’Helmand è solo una delle 34 pro­vince afghane. E i risul­tati defi­ni­tivi saranno resi noti tra qual­che set­ti­mana, il 22 luglio. In attesa di cono­scere gli esiti del voto, tiriamo un sospiro di sol­lievo: qui come altrove gli attac­chi dei “tur­banti neri” sono stati limi­tati. “Solo” una ven­tina i civili uccisi. Nes­suno nella pro­vin­cia di Hel­mand, pare. Il gover­na­tore ci invita nella sala stampa per una con­fe­renza. Dopo una lunga attesa arriva con un lungo codazzo: il capo della poli­zia, dell’esercito, dei ser­vizi segreti, della Com­mis­sione elet­to­rale, etc. A turno, riven­di­cano il suc­cesso della gior­nata. “Que­sta mat­tina avevo annun­ciato che le ele­zioni si sareb­bero svolte rego­lar­mente, senza pro­blemi. Così è stato”, dichiara il gover­na­tore Naeem Baloch. Finita la con­fe­renza scappa via, accom­pa­gnato da una tren­tina di sol­dati e poli­ziotti, rag­grup­pati sui pick-up. I Tale­bani oggi non sono riu­sciti a fare il col­pac­cio. Ma potreb­bero farlo domani. Lo sa anche il gover­na­tore dell’Helmand, Naeem Baloch, che senza pro­te­zione non mette il naso fuori dal suo com­pound.

Articolo tratto da Il Manifesto

Nella foto (Reuters) un seggio elettorale di Kabul.

Rwanda – Dio è qui

Io so che Dio esiste, perché ho visto il Demonio camminare sulla Terra
Gen. Romeo Dallaire – UN

Sabato 14 giugno 2014 ore 20.30 presso il Teatro Demattè, via Belvedere 4, Ravina di Trento

Spettacolo di teatro civile per ricordare e per capire

Aprile 1994: ha inizio il genocidio più veloce e sistematico della storia dell’umanità. Quasi un milione di vittime e un solo nome capace di rievocare il grido di migliaia di volti: Rwanda.

Ingresso libero ad offerta. Gli incassi verranno destinati a sostegno di

progetti nella Regione dei Grandi Laghi.

Organizzano: Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Docenti senza Frontiere
In collaborazione con: Associazione l’Allergia, Ipsia del Trentino, Cooperativa Mandacarù, Centro Turistico Acli, Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, Missionari Comboniani, Movimento Nonviolento, Pro Loco di Ravina, Vita Trentina, Radio Trentino in blu e Unimondo


Uno spettacolo di Marco Cortesi e Mara Moschini

Dopo il successo de “La Scelta” Marco Cortesi e Mara Moschini, tra i più apprezzati autori e interpreti della nuova generazione di teatro civile e narrazione, portano in scena un nuovo avvincente spettacolo-inchiesta.
All’interno dello scenario di una delle pagine di Storia più controverse e dimenticate del XX Secolo, una straordinaria vicenda di coraggio, amore e fratellanza che vede uniti un uomo e una donna con un’unica missione: fare la cosa giusta.
Al termine del genocidio in Rwanda il governo di Kigali parlerà di 1.174.000 morti, ma la maggior parte degli storici sono concordi nello stimare una cifra di 800.000 vittime. A colpire, oltre alla quantità, questa volta è la velocità: 10.000 morti al giorno, 400 cadaveri all’ora, 7 corpi al minuto, un omicidio ogni 10 secondi.

Marco Cortesi, attore e regista. Diplomato presso l’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, sviluppa la sua produzione teatrale come attore monologante di teatro civile alternando il lavoro come autore e attore in tv. Tra i suoi lavori teatrali, nati da un’attenta indagine d’inchiesta, “Le donne di Pola”, monologo sulla guerra nella Ex- Jugoslavia, un documentario teatrale sull’ultimo boia di Francia e “La Scelta”, quattro storie vere dal conflitto di Bosnia basato sul libro “I Giusti nel Tempo del Male” della Dott.ssa Svetlana Broz.

Mara Moschini, autrice e attrice. Fin da giovanissima si dedica al mondo del teatro e del musical. Ha partecipato in qualità di attrice a episodi della seconda serie del programma TV “Testimoni” in onda su Rai Storia. E’ coautrice e interprete degli spettacoli e dei film-documentari prodotti da MC – Teatro Civile.

Ingresso libero ad offerta. Gli incassi verranno destinati a sostegno di progetti nella Regione dei Grandi Laghi.

Organizzano: Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Docenti senza Frontiere
In collaborazione con: Associazione l’Allergia, Ipsia del Trentino, Cooperativa Mandacarù, Centro Turistico Acli, Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, Missionari Comboniani, Movimento Nonviolento, Pro Loco di Ravina, Vita Trentina, Radio Trentino in blu e Unimondo

Un calcio mondiale alla guerra

La scorsa edizione – che ha meritato la medaglia del Presidente della Repubblica – si è conclusa con la serata sul “Diritto ad avere diritti” e noi quest’anno proseguiamo il percorso di democrazia 
con nuovi appuntamenti sui Diritti, sempre contati e raccontati attraverso la Costituzione della  Repubblica italiana.

Moduleremo ancora nel “numero dell’Infinito” (l’8) la metafora dell’ostinata determinazione (lotto) a  capire e far capire l’importanza di avere Diritti, proponendo varie forme di spettacolo e convivialità  indoor e outdoor, nei comuni di Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole nell’arco temporale compreso tra il 10 giugno e il 12 settembre.
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Per informazioni:
348 7595253
arci.altogarda@gmail.com
evento FB: “DIRITTI CONTATI”
blog:diritticontati.blogspot.it


La scorsa edizione – che ha meritato la medaglia del Presidente della Repubblica – si è conclusa con la serata sul “Diritto ad avere diritti” e noi quest’anno proseguiamo il percorso di democrazia con nuovi appuntamenti sui Diritti, sempre contati e raccontati attraverso la Costituzione della Repubblica italiana.

Abbiamo visto che, mentre ogni storia che si rispetti inizia con la formula “C’era una volta”, la Storia con la S maiuscola non si riferisce a “una volta” e infatti il suo ripetersi è motivo di riflessione e rappresenta una delle trame portanti della Rassegna «DIRITTI CONTATI» che si ripropone quest’anno, cento anni dopo lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, un’altra ricerca di Diritti, declinandoli ancora più nettamente verso l’approdo finale di ognuno di essi: la PACE.

Vogliamo uscire dagli schemi della rievocazione della “Grande Guerra” e mettere in chiaroscuro il concetto di guerra, virando sui colori di ciò che ogni guerra fa perdere: quelli della pace, nelle sue varie coniugazioni.

E vogliamo uscire anche dallo schema di evocazione dei mondiali di calcio per suggerire un calcio mondiale, quello alla guerra.
Moduleremo ancora nel “numero dell’Infinito” (l’8) la metafora dell’ostinata determinazione (lotto) a capire e far capire l’importanza di avere Diritti, proponendo varie forme di spettacolo e convivialità indoor e outdoor, nei comuni di Arco, Riva del Garda e Nago-Torbole nell’arco temporale compreso tra il 10 giugno e il 12 settembre.

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DIRITTO ALLA CULTURA

“L’ORCHESTRINA – Concerto per vite resistenti”

con la Tiger Dixie Band e la voce narrante di Giacomo Anderle

10 giugno : ore 20.30 piazza Lietzmann – Torbole sul Garda

Lo spettacolo, liberamente ispirato al racconto “Il sax basso” di Josef Skvorecky e ad altre suggestioni letterarie e sonore, parla – attraverso le note e le parole – di tempi di guerra e di musica, in particolare di musica jazz, del suo spirito libertario così inviso a qualsiasi regime, a qualsiasi forma di omologazione, di oppressione e di violenza. Il nuovo progetto della Tiger Dixie Band è il loro personale contributo alla pace e alla solidarietà tra i popoli; per non dimenticare il recente passato, negli anni in cui le loro nonne e i loro nonni – pur vivendo nelle stesse case che oggi ospitano le loro prove musicali – erano separati da confini disseminati di cannoni, cimiteri e forti militari, in un’Europa che allora come oggi era alla ricerca della sua anima. In un non precisato tempo di guerra, una sgangherata orchestrina va di paese in paese per portare un po’ di conforto e svago a soldati e civili, nell’ostinata ricerca di un’irraggiungibile normalità. Un giorno la jazz band giunge in un paesino di montagna abitato da pochi superstiti dallo sguardo severo. Forse è il loro ultimo concerto, i loro volti stanchi e sofferenti si riflettono in quelli degli spettatori, ma proprio nel momento in cui la tristezza sembra dare il colpo finale, ecco che la musica rivela la sua forza, il suo spirito di libertà.
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DIRITTO ALL’ACQUA

“H2ORO”

con ItinerariaTeatro e Fabrizio de Giovanni

25 giugno: ore 20.30 piazza Garibaldi – Riva del Garda

Uno spettacolo di teatro civile per sostenere il diritto all’acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del “Bel Paese”, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L’acqua è un bene comune, patrimonio dell’umanità. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l’acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell’area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Uno spettacolo, premiato nel 2006 con una targa d’argento dal Presidente della Repubblica, per affermare che un altro mondo è possibile, non all’insegna del denaro, ma della dignità umana.

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DIRITTO ALLA PACE

“ABBASSO LA GUERRA”

a cura di Francesco Pugliese

Dal 5 al 20 luglio : Forte Superiore – Nago

Da tempo, Francesco Pugliese è impegnato in prima persona nei movimenti per la pace e questo suo lavoro raccoglie un’ampia e ricca documentazione: attraverso ritagli di giornali, volantini, manifesti, testimonianze, schede e documenti ha ricostruito la storia dei movimenti e dei temi pacifisti. La documentazione, esposta nella mostra, è raccolta in un libro-catalogo diffuso in copie limitate, con finalità di solidarietà. La mostra sarà inaugurata sabato 5 luglio e ospitata fino al 20 luglio.
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DIRITTI DELL’UMANITA’
DIRITTO ALLA LAICITA’
DIRITTO ALL’UGUAGLIANZA DI GENERE

“SULLA SCENA del DIRITTO”

18 luglio: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

 

“DOVE SONO JIM E RODRIGO?

Storia di due bambini nel dramma della dittatura cilena”

con Grenzland – Terra di Confine

Una testimonianza che si è trasformata in rappresentazione. Conosceremo la storia di Jim e Rodrigo, che uscirono di casa la vigilia di Natale del 1973, senza farvi più ritorno e conosceremo la storia di Maria Josefina, la mamma di Jim, che per quattro anni non smise di cercarlo, sopportando angherie e torture. Conosceremo Patricia Christie, figlia di questa «madre coraggio» e sorella di Jim, che ha raccontato all’autrice questa storia di coraggio e tenacia in un regime sanguinario.

8 agosto: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

“UN DIAVOLETTO FRA NOI”

tratto da “Lettere dalla terra” di Mark Twain

con Associazione Fil. VI Luglio

Rappresentazione di letture, inframezzate da canzoni cantautoriali, tratte dall’opera di Mark Twain, che racchiude il pensiero scettico e dissacratorio dell’autore. Pensiero trasmesso sotto forma di lettere che Satana, esiliato sulla terra per punizione, scrive a san Michele e a san Gabriele. Un Satana poco diabolico, un po’ monello e come tale disposto a dire la verità senza peli sulla lingua ma con eleganza e raffinatezza linguistica.

19 agosto: ore 20.30 sala della Comunità – Riva del Garda

“A PERDIFIATO

Ritratto in piedi di Tina Merlin”

con FatebeneSorelle e Patricia Zanco

La rappresentazione della storia di una donna che lotta per la sua emancipazione vissuta come impegno civile anche per i diritti degli altri, dei più deboli. Un quadro con due immagini: nella prima, Tina Merlin si racconta alla madre, in una narrazione che rievoca il passato, fino allo scoppio della guerra e alla presa di coscienza politica con la scelta partigiana; la seconda si apre sulla figura di Tina Merlin giornalista, e sulla sua volontà di dire quello che la gente – nell’Italia ridente del boom economico – preferisce ignorare, per poi fronteggiare le tragedie con lo sgomento di chi è rimasto indifferente davanti alla morte annunciata.
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DIRITTI DEI BAMBINI

“CREAZIONI DI SABBIA”

con Nadia Ischia e voce narrante Laura Lotti

2 agosto : Centro Giovanile Cantiere26 – Arco

Storie per bambini e letture, raccontate grazie alle mani e alla voce. Non si usano pennelli, ma si dipinge con abilità il rispetto dei diritti dei bambini. n’emozione creata con le mani, un’immagine effimera ma un messaggio permanente: perché un pugno di sabbia può essere un  pugno allo stomaco per riflettere. E su una lastra trasparente si possono fissare i diritti.
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DIRITTO ALL’INFORMAZIONE

LA DOMENICA DEL CORRIERE”

Mostra copertine originali di Achille Beltrame

Dal 20 agosto al 30 settembre : Rocca – Riva del Garda

Mostra delle tavole originali a colori della Domenica del Corriere, dipinte da Achille Beltrame. Quattro rare annate che documentano le tragiche sequenze di una guerra insensata. La mostra sarà inaugurata mercoledì 20 agosto, durante la “ Notte al Museo con Copertine di guerra ”, con un’altra testimonianza storica, quella delle canzoni dei soldati nei campi di battaglia o nelle retrovie, assieme all’Orchestrina del Brenta e al Coro Fiaschi.
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DIRITTO DELL’AMBIENTE

“CONFLITTI AMBIENTALI”

con Marica di Pierri, Beatrice Taddei Saltini e Andrea Tomasi

5 settembre : ore 20.00 Teatro Casa della Comunità – Nago

Malgrado negli ultimi decenni i conflitti ambientali siano divenuti fenomeno di interesse crescente in ambito politico, economico e sociale, si tratta di un’espressione non ancora abbastanza diffusa. Eppure l’Italia offre migliaia di esempi utili a comprendere. Serve una democrazia della Terra per una giustizia ambientale. Una pace della terra che protegga dalla violenza devastatrice delle continue guerre ambientali.
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DIRITTO AD AVERE DIRITTI

“III ARCI SUMMER FESTIVAL”Quest’anno “Arco Summer Festival” fa un ulteriore salto di qualità e, in sintonia con l’ampliamento su tutto il territorio dell’Alto Garda, si farà un cambio di suono, quello della vocale: da “ARCO” ad “ARCI”, pur rimanendo – quest’anno – ad Arco, per rispetto delle sue origini.

26 agosto : ore 21.00 via delle Palme – Arco
“SEMI NEL VENTO”
con Casa del Vento
Un appuntamento in acustico per l’anteprima del progetto del gruppo: un cofanetto con un CD live e un DVD documentario di 20 anni di musica narrati dalle persone incontrate (artiste e non) con le quali ha condiviso un tratto di strada.
12 settembre : ore 21.00 Prabi parco “Free Climbing” – Arco
“NIENTE DI NUOVO SUL FRONTE OCCIDENTALE”
con
Modena City Ramblers

Finale col botto della rassegna «DIRITTI CONTATI».
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Ringraziamo:

Comune di Arco
Comune di Riva del Garda
Comune di Nago-Torbole
Comunità Alto Garda e Ledro
Cassa Rurale Alto Garda
Coop Consumatori Alto Garda
Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento
Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani
CGIL del Trentino
Riva Fiere & Congressi
Assocentro
Metro Art
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