Il gesto, il Muro, lo scandalo

– di Paola Caridi –

Spero abbiate letto il programma ufficiale del viaggio di Papa Francesco. Il gesto di ieri, la sosta di fronte al Muro di Separazione, sul lato palestinese, nella Betlemme della Natività, risulta di gran lunga più chiaro dopo aver scorso l’agenda ufficiale e i suoi tanti dettagli. Dettagli su cui si può ragionare da domani, a visita conclusa, soprattutto dopo la tappa di Gerusalemme.

L’immagine del Papa di fronte a un Muro colmo di sofferenza pretende, comunque, una sosta. Una riflessione.

Articolo tratto dal blog Invisible Arabs

– di Paola Caridi –

Spero abbiate letto il programma ufficiale del viaggio di Papa Francesco. Il gesto di ieri, la sosta di fronte al Muro di Separazione, sul lato palestinese, nella Betlemme della Natività, risulta di gran lunga più chiaro dopo aver scorso l’agenda ufficiale e i suoi tanti dettagli. Dettagli su cui si può ragionare da domani, a visita conclusa, soprattutto dopo la tappa di Gerusalemme.

L’immagine del Papa di fronte a un Muro colmo di sofferenza pretende, comunque, una sosta. Una riflessione. Il Papa non ha detto nulla. Ha compiuto un gesto, quello di rendere visibile il Muro. Anzi, per dirla meglio, di imporre il Muro all’attenzione di una stampa molto spesso distratta o superficiale, oppure ignorante. O peggio.Invisible Arabs

Cartolina dal Mediterraneo

-Incontro con autore-

Venerdì 23 maggio, ore 17.30
URBAN CENTER, Corso Rosmini 58, ROVERETO

Incontro con lo scrittore Gianluca Solera, autore di Riscatto Mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza.

-Incontro con autore-

Venerdì 23 maggio, ore 17.30
URBAN CENTER, Corso Rosmini 58, ROVERETO

Incontro con lo scrittore Gianluca Solera, autore di Riscatto Mediterraneo. Voci e luoghi di dignità e resistenza.

Non ci resta che il Mediterraneo.

“Sogno l’Italia motore di un nuovo rinascimento Mediterraneo, come Francia e Germania lo furono per il progetto di integrazione europea. L’Italia al centro della “culla di civiltà”, l’Italia portatrice di cambiamento, giustizia sociale, diritti, opportunità di sviluppo, progresso. L’Italia ispiratrice di una stagione storica nuova, uscita dalle rivoluzioni e dalle proteste popolari che hanno interessato la riva Nord e quella Sud del Mediterraneo in questi ultimi anni. L’Italia orgogliosa della sua identità culturale, geografica e storica. L’Italia non più alla periferia dell’Europa ma cerniera Euromediterranea, che affronti la crisi sociale, politica, economica e culturale generando ricchezza materiale e valori collettivi.”

Gianluca Solera, nato a Riva del Garda nel 1966, è stato uno dei co-fondatori della prima lista verde civica in Italia e Consigliere Politico al Parlamento Europeo per 10 anni (1995-2004) con i verdi e regionalisti europei. negli ultimi otto anni (2005-2012) è stato coordinatore delle reti della fondazione Anna Lindh per il dialogo tra le culture, ideatore del Premio Anna Lindh, che ha avuto tra i suoi vincitori il monastero Mar Musa di Padre Paolo Dell’Oglio (2006) e Teatro Valle Occupato (2012).

Io sto con la sposa

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Se vuoi diventare un produttore dal basso del documentario più atteso del 2014, clicca qui.

– La sinossi del film –

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Alluvione nei Balcani. I primi aiuti dal Trentino

– Associazione Trentino con i Balcani –

La Protezione Civile della Provincia Autonoma di Trento è pronta a partire con una colonna mobile alla volta delle aree alluvionate della Bosnia e della Serbia. La disponibilità a mettere a disposizione uomini e mezzi è stata data ieri 19 maggio – sentito il presidente della Provincia autonoma di Trento – al Dipartimento nazionale della Protezione civile, che aveva contatto il Trentino ed altre due regioni, il Friuli Venezia Giulia ed il Molise. Leggi il comunicato.

Radio Free Europe

Qui
il dossier su sito di Osservatorio Balcani e Caucaso
All’interno l’articolo con le indicazioni per l’invio di aiuti.

– Associazione Trentino con i Balcani –

La Protezione Civile della Provincia Autonoma di Trento è pronta a partire con una colonna mobile alla volta delle aree alluvionate della Bosnia e della Serbia. La disponibilità a mettere a disposizione uomini e mezzi è stata data ieri 19 maggio – sentito il presidente della Provincia autonoma di Trento – al Dipartimento nazionale della Protezione civile, che aveva contatto il Trentino ed altre due regioni, il Friuli Venezia Giulia ed il Molise. Leggi il comunicato.Radio Free Europe
Condividiamo la lettera di un’amica.
Cari amici e care associazioni,

vi scrivo perché da poche ore anche i canali di comunicazione italiani hanno fatto arrivare la notizia della catastrofe ambientale che ha colpito nei giorni scorsi in particolare la Serbia e la Bosnia-Erzegovina e in parte anche la Croazia. Intere città e centinaia di villaggi sono stati travolte da pesanti inondazioni, tant’è che è le autorità statali hanno dichiarato lo stato d’emergenza.Nelle ultime ore in molti di questi luoghi ha smesso di piovere, ma l’acqua ha causato molti danni e la maggior parte della popolazione è rimasta senza niente. Oltre ad aver perso le loro case, non hanno cibo a sufficienza, acqua potabile, vestiti, scarpe, oggetti per l’igiene, coperte e tutto ciò che serve per sopravvivere. Senza contare che non hanno notizie dei propri familiari, non sanno se sono vivi o se mai li potranno rivedere.Le autorità locali si sono attivate per formare dei punti di accoglienza nelle scuole, nelle case di riposo, nelle palestre, negli studentati ed in altri posti in cui l’acqua ha causato meno danni o non è riuscita ad arrivare.
La situazione, nonostante ciò, è davvero drammatica soprattutto perché non si sa quanto tempo ci vorrà per far tornare tutto come prima, e se sarà davvero possibile farlo tornare come prima. Lo potete capire anche da soli dando un’occhiata qui come su molti altri siti che ne parlano in rete.
Per questo una rete di persone anche sul territorio trentino si è attivata per raccogliere viveri e tutto ciò che è necessario, per quanto possibile, al fine di supportare le vittime serbe e bosniache delle inondazioni.

In collaborazione con il Klub “Sloga” di Vicenza, la Croce Rossa di Belgrado, la diaspora serba di Vicenza, il consolato ed il governo della Repubblica di Serbia, abbiamo attivato dei punti di raccolta in vari loghi della nostra Provincia, comeMezzolombardo, Riva del Garda, Ala, Mori, Rovereto e da oggi anche TRENTO, di cui io sono referente.

(Da tutti questi centri di raccolta ciò che viene raccolto viene spedito a Vicenza con furgoni che sono stati messi a disposizione, raggiunge Ljubljana e da lì viene inviato tutti in Serbia, in Bosnia ed in Croazia, nei luoghi in cui c’è più necessità. Anche la Croce Rossa di Trento ha attivato le sue reti per raccogliere viveri in aiuto a queste popolazioni.)

PREGO TUTTI VOI CON IL CUORE DI RISPONDERE AL NOSTRO APPELLO PORTANDO QUELLO CHE POTETE PRESSO IL PUNTO DI RACCOLTA DI TRENTO.

Resto a disposizione,

FATE GIRARE

STAY HUMAN!

Nataša Vučković
FORZA TRENTO, PER L’UMANITA’!
Riportiamo i link per aiutare le popolazioni colpite:  Croce Rossa Bosnia Erzegovina  // Croce Rossa Serbia  // Associazione per l’Ambasciata della democrazia locale a Zavidovici-ONLUS    //  Helpfloodedserbia.org //  Caritas con causale  “Europa/Alluvioni Balcani” // Leggi l’appello di Oxfam Italia con le testimonianze dalle zone colpite e le indicazioni su come aiutare la popolazione

Qui il dossier su sito di Osservatorio Balcani e Caucaso

Cartolina da At-Tuwani

-Dibattito-

Giovedì 15 maggio 2014, Ore 18
Café de la Paix, Passaggio Teatro Osele 6/8, Trento

Incontro con Tommaso Vaccari in collaborazione con Operazione Colomba (Associazione Comunità Paolo XXIII)

At-Tuwani è un villaggio di pastori palestinesi situato in un area particolare della Cisgiordania meridionale. L’area, come molte altre zone palestinesi, vive una doppia occupazione: militare e civile: l’esercito israeliano svolge il ruolo di occupante militare e un nutrito gruppo di coloni nazional-religiosi occupa in maniera illegale le terre delle famiglie del villaggio.

-Dibattito-

Giovedì 15 maggio 2014, Ore 18
Café de la Paix, Passaggio Teatro Osele 6/8, Trento

At-Tuwani è un villaggio di pastori palestinesi situato in un area particolare della Cisgiordania meridionale. L’area, come molte altre zone palestinesi, vive una doppia occupazione: militare e civile: l’esercito israeliano svolge il ruolo di occupante militare e un nutrito gruppo di coloni nazional-religiosi occupa in maniera illegale le terre delle famiglie del villaggio.
SoprPace per Gerusalemme, Operazione Colomba (Ass.ne Comunità Papa Giovanni XXIII) in collaborazione con Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

presentano

Resistenza nonviolenta e trasformazione del conflitto: il villaggio di At-Tuwani
(Edizioni Accademiche Italiane, 2013)

Ne discute l’autore

Tommaso Vaccari

con
i volontari di Operazione Colomba e di Pace per Gerusalemme.

Operazione Colomba, Corpo Nonviolento di Pace, vive e lavora nel villaggio dal 2004.

Pace per Gerusalemme ha recentemente organizzato un percorso formativo intitolato “Troppa Storia in Troppo Poca Geografia” attraverso il quale nello scorso febbraio dieci giovani hanno potuto visitare numerose realtà palestinesi e israeliane, tra cui il villaggio di At-Tuwani.

#NaturalmenteGay #NaturalmenteLesbica: la nuova campagna per Liberi e Libere di Essere 2014


E’ iniziata la nuova campagna Liberi e Libere di essere per la Xa Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, che ogni anno ricorda la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, avvenuta il 17 maggio 1990. 

 

 
 
 
E’ iniziata la nuova campagna Liberi e Libere di essere per la Xa Giornata internazionale contro l’omofobia, la lesbofobia e la transfobia, che ogni anno ricorda la cancellazione dell’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, avvenuta il 17 maggio 1990. 

Quest’anno la campagna è giocata attorno al concetto di naturalità dell’essere gay e lesbica, contro  i rigurgiti omofobi che nell’ultimo periodo stanno riproponendo il concetto di omosessualità come malattia da correggere o quantomeno  contenere (come se di omosessualità ci si potesse contagiare), proprio perché considerata contro natura.
Ecco perché vogliamo riaffermare che l’omosessualità è una variante naturale del comportamento umano, e che parlarne nelle scuole non potrà fare altro che contrastare il bullismo omofobico, creare una cultura del rispetto e dipingere un sorriso, come quello del ragazzo e della ragazza del manifesto, sui visi dei ragazzi gay e delle ragazze lesbiche, che finalmente potranno sentirsi naturalmente inclus* nella società.

Il sito di Liberi e Libere di EssereOrganizza Arcigay del Trentino

Arena di Pace. La pagella di una manifestazione riuscita


-di Fabio Pipinato –
Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

– di Fabio Pipinato –

Partecipazione. Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

Programma. Ricchissimo e ben movimentato: parole, musiche, video, danze, aerei di carta lanciati che riempiono lo spazio dell’Arena (ben altro rispetto agli F35!), minuto di silenzio di un’intensità impressionante per ricordare le vittime dei conflitti. Peraltro rispetto dei tempi; cosa rarissima nel mondo della pace. Grazie ad un paio di conduttori bravi ed inflessibili. Forse un po’ lungo per coloro che arrivavano da lontano. Voto: 9

Coreografia. Un palco da grandi concerti; altro che i precedenti. Luci e megaschermi. Attorno all’Arena striscioni; bandiere della pace ovunque. Verona tappezzata dalla vignetta di Vauro. Anche le lettere NOF35 hanno fatto la loro figura; in solitaria sui gradoni alle spalle del palco. Una pace non più improvvisata. Voto: 8,5

Regìa. Non è facile coordinare un evento che intercali diversi linguaggi: parole, note, danze, silenzio. Ma il fischio di un microfono, la “non voce” pervenuta di alcuni video ed il ritardo di qualche artista sono piccole sbavature che hanno un po’ rovinato i contenuti di un pomeriggio molto bello. Voto 6

Autorità. Causa par condicio, l’ex Ministro Kyenge non è potuta intervenire. Bellissimo il saluto della Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini che ha auspicato percorsi verso il disarmo, in netta controtendenza rispetto alla dichiarazione del Capo delle Forze Armate Giorgio Napolitano. Peccato che però si sia misurata una disattenzione di molta parte della politica per un evento così importante. Voto: 5.

Preti. David Maria Turoldo, Tonino Bello, Ernesto Balducci che ci hanno lasciato. Alex Zanotelli, Luigi Ciotti e Luigi Bettazzi da standing ovation. Interminabili file per tutto il pomeriggio per abbracciare i testimoni del nostro tempo. Purtroppo!….(l’uomo che necessita di figure carismatiche è un uomo incompiuto). Permettete un suggerimento postumo? Ed una suora, no? Una come suor Cristina tra tanti preti? Ah, scusate; l’Arena non sarebbe bastata! Voto: 6.

Testimoni. Alex Langer, Aldo Capitini, Martin Luther King, John Lennon. Bene il passato. Ma il presente? Questo sembra essere uno dei punti più delicati del messaggio dell’Arena: a parte la brillante Alice Mabota (leader pacifista del Mozambico) ed il sindaco nonviolento di Messina Renato Accorinti se non ci affrettiamo ad accendere i fari sui tanti giovanissimi testimoni dell’oggi i marò italiani in India invecchieranno anche loro. Voto: 7.

Statistica. I 23 miliardi di spese militari all’anno dell’Italia. Più della Germania ma meno della Svizzera. Gli USA investono in armi la metà della spesa mondiale complessiva. Il 20% più ricco si pappa il 90% delle risorse. I cento uomini più ricchi possiedono la metà della ricchezza mondiale. I caccia F35 erano 131: oggi siamo a 90? a 45? Insomma: il problema è che dobbiamo essere più efficaci sul piano politico, perché l’ingiustizia strutturale e l’industria degli armamenti sostengono un sistema di morte che non garantisce futuro. Voto: 6

Protesta. La denuncia di Gad Lerner contro il sindaco Tosi reo di aver emanato un’ordinanza che vieta la “distribuzione di alimenti e bevande” a senzatetto e vagabondi in alcune aree del centro storico (manco fossero piccioni) al fine di “prevenire degrado” con multe fino a 500 euro per le associazioni di solidarietà che sgarrano. E, a seguire, la denuncia di don Ciotti per i ricchi che fanno 4 ore a settimana di volontariato nelle case di riposo mentre le carceri sono stipate da poveracci meritano un bel voto: 8. Meriterebbe “10 e lode” se gli organizzatori avessero ricordato che l’Arena è stata data gratuitamente dal sindaco Tosi; aiutando i convenuti ad abitare la contraddizione e la  complessità.

Trappola. Pur capendo che si stava trattando del 25 aprile, la parola fascismo è stata condannata decine di volte, ma la parola comunismo mai. Mai. Ancora canzoni contro la Nato e la guerra in Vietnam.  Forse qualche sfumata autocritica da don Ciotti all’associazionismo e dal Vescovo emerito di Ivrea sul “mancato studio” (anche delle foibe?) ma poco più. Noi dentro l’Arena nel giusto; ed i militari, il fascismo, Israele, chi sta fuori nell’errore. Voto: 4.

Media. Sono numerose le testate dei movimenti ed associazioni che hanno aderito all’Arena di Pace, ma l’evento non ha bucato lo schermo. Se non una diretta streaming su la Nuova ecologia TV e radio Popolare o un servizio di pochi secondi sul TGR Veneto. La sala stampa era pressoché deserta ed abbiamo rischiato, come spesso accade, di parlarci addosso. Inoltre i megafoni sono stati spenti il 25 aprile sera….quando invece dovrebbero iniziare ad accendersi. Voto: 4.

Musica. Un ottimo repertorio. Artisti bravissimi; Simone Cristicchi ed Eugenio Finardi tra tutti. Interpretazioni di livello. Ma il tutto decisamente anni’ 70 da “blowing in the wind”. Con tutto il rispetto per la storia, ma mia figlia si sarebbe aspettata I Bastard Sons of Dioniso, Anansi o al massimo una giovane star di San Remo. Ma i miei coetanei, no; per favore! È un problema di linguaggio che non può essere sottovalutato, perché il linguaggio non è solo uno strumento ma è anche esso stesso contenuto. Qui c’è molto molto da lavorare. Come sull’età (vedi sotto): Voto: 7 per noi vecchi… ma 3 (perché sotto non si va nemmeno a scuola) per i giovanissimi.

Campagna. Finalmente s’è deciso, a differenza di altre convention della pace come la Perugia Assisi, di concentrare tutta l’attenzione sulla campagna NOF35. Il marketing insegna (si può usare questa parola?) che se focalizziamo l’attenzione su un solo tema lo si comunica al meglio. Lo stesso Francesco Vignarca ha detto dell’importanza di concentrare l’attenzione sugli F35 per poi allargare lo sguardo su tutti i 6 miliardi di spese annui che riguardano l’acquisto di nuove armi. Voto 9.

Età. Quasi un amarcord. Relatori e musicisti per lo più over 60. Alcuni giovani del Servizio Civile e volontari hanno fatto da contorno. In rari casi hanno avuto accesso al microfono, nonostante l’autocritica di Padre Alex: la mia generazione ha fallito tocca a voi! Silvia, volontaria dell’Atas, ha detto: “dateci la libertà di servire la Patria in maniera non armata e nonviolenta”. Grazie Silvia; ora però passiamo il microfono a Matusalemme. Il problema è: la pace è un contenuto da terza età? E cosa significa questa parola per i giovanissimi? Come possiamo lasciare loro il testimone di un percorso che è stato fondamentale nell’elaborazione culturale e politica dei cinquant’anni che abbiamo alle spalle? Sappiamo consegnare un’eredità o ce la vogliamo tener stretta stretta perché ci sembra che nessun giovane sia in realtà in grado di raccoglierla? Parole dure? Ma non è questo davvero un problema aperto fra i più decisivi per il movimento della pace? Voto: 4,5.

Linguaggio. Decisamente armato; come in guerra. O di qua o di là. O bianco o nero. O guerra o pace. Troppi slogan, poco studio. Il top l’ha toccato una rappresentante dei “Corpi civili di Pace” che ha denunciato tutte le operazioni di peace keeping invitando il ritiro immediato. – Ma questi si assumono la responsabilità di ciò che dicono? Mi chiedo: “Davvero è così semplice mettere in discussione un’istituzione senza la quale la violenza aumenterebbe a dismisura? Basta dire domani tutti a casa per risolvere i complessi conflitti nei quali sono impegnate le operazioni di peace keeping? Quali delle nostre 18 missioni nei diversi continenti è da annullare? E con quali modalità e quali tempi? Non si tratta di appoggiare acriticamente ogni operazione di peacekeeping, ovvio, ma di chiedersi quali siano le condizioni per il ritiro e le conseguenze per le popolazioni. Inoltre, quali altre modalità devono essere messe in atto per garantire la pace nelle zone a rischio? Come prevenire tragedie come quella dei Grandi laghi? Forse si potrebbe lavorare su altre parole: Transarmo (periodi di transizione verso il disarmo), buoni uffici, diplomazia popolare/parallela/ufficiale, dialogo. La parola “forse”, appunto. Con meno sicurezze rispetto al “senza se e senza ma” che è tipico del linguaggio guerrafondaio. E forse si potrebbe fare più attenzione a usare la parola guerra, così abusata e applicata a mille categorie da rischiare di diventare parola vuota. Voto: 4.

Genere. Finalmente una manifestazione in cui c’è equilibrio di genere. Insopportabili tutti i momenti ove il maschio o la femmina la fanno da padroni. L’auspicio su “più donne in politica” ci poteva anche stare ma il “solo donne in politica” non va. Le donne, parimenti all’altro sesso, hanno responsabilità enormi: dai genocidi del ‘900 alle mafie. Voto 6.

Soldi. “Non abbiamo chiesto denari a nessuno”. Bravi. E adesso? Diversi solleciti sono stati fatti affinché venissero riempiti i salvadanai degli scout per pagare i 75.000 euro del costo dell’evento; confidare solo sulla generosità dei convenuti ha contribuito  a raccogliere circa la metà dei soldi necessari. E chiedere l’aiuto a qualche sponsor etico non era possibile? Dimenticavo. Non esiste! Figuriamoci se esiste un ente profit etico. Arci, Acli, Cgil, Banca Etica….preparate il portafoglio. Voto: 4

Pubblicato su Unimondo

Pace e disarmo. Il 25 aprile all’Arena di Verona

Manifestazione
Venerdì 25 aprile 2014, Arena di Verona
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto

Manifestazione
Venerdì 25 aprile 2014, Arena di Verona
Organizza: Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto

Presentazine di Alex Zanotelli.

Come nella tradizione delle Arene, il 25 aprile a Verona deve diventare una giornata simbolo per i movimenti che vogliono il disarmo. Ci vuole coesione e capacità di proposta per incalzare la politica.

Ci siamo ritrovati a Verona, nella sede del Movimento Nonviolento, alla vigilia dell’Epifania. Un gruppo di persone che stanno lavorando alla preparazione dell’appuntamento del 25 aprile in Arena per la pace e il disarmo.
Ho vissuto questo incontro come un dono. Per due ragioni. Per l’essermi ritrovato con tanti amici che già si erano impegnati nelle Arene degli anni ’80 e ’90. Come Mao Valpiana, oggi direttore di Azione nonviolenta, e Renzo Fior, responsabile della Comunità Emmaus di Villafranca di Verona. E perché ho avuto modo di far memoria delle Arene.

L’Arena 2014 non arriva per caso. È figlia della tradizione delle Arene dei Beati i costruttori di pace, che hanno davvero segnato in positivo la vita di tanta gente.
Anch’io ne porto un gran bel ricordo. Mi è particolarmente caro il primo appuntamento, il 4 ottobre 1986, quando ci siamo ritrovati in migliaia, pieni di energia e di speranza, per dire no alla logica delle armi.

L’anno successivo, rieccoci sui gradini dell’anfiteatro per contestare radicalmente il regime dell’apartheid in Sudafrica. Tra i testimoni, Beyers Naudé, ministro boero della Chiesa olandese riformata, estromesso per aver osato criticare il regime razzista sudafricano. E come dimenticare il 1989 con il grido di don Tonino Bello: “In piedi costruttori di pace!”?

Il 1991 è l’anno di un’Arena strapiena che ha raccolto la forza profetica dei messaggi di figure straordinarie quali don Ernesto Balducci e padre David Maria Turoldo (entrambi scomparsi nel 1992), il vescovo brasiliano José Maria Pires, la pacifista guatemalteca Rigoberta Menchú che l’anno dopo avrebbe ricevuto il premio Nobel per la pace. Nel 1993 è il momento della critica all’economia che uccide l’uomo e che dunque va cambiata dalle fondamenta.

Anche se poi si sono perse, queste Arene si sono sedimentate nel cuore della gente e sono diventate un importante riferimento simbolico. Dobbiamo invece renderci conto – ho sempre insistito su questo punto – che il movimento che opera per il cambiamento deve avere momenti pubblici-simbolici in occasione dei quali rilanciare le proprie istanze. Oggi, grazie al comitato che sta lavorando a Verona, si va aprendo un nuovo ciclo di Arene. Lo scopo fondamentale è rilanciare con forza il movimento unitario della pace, che nelle sue diverse componenti è attivo in campagne di lungo corso, come quella della smilitarizzazione dell’aeroporto di Sigonella in Sicilia, o in quella recentissima contro l’acquisto dei cacciabombardieri F-35. Senza dimenticare che battersi per la pace e il disarmo significa anche far pace con l’ambiente: pensiamo solo alla cementificazione o al seppellimento dei rifiuti tossici.

Il 25 aprile potrebbe esserci in Arena una figura emblematica: l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, Nobel per la pace nel 1984 per il suo impegno contro l’apartheid in Sudafrica. Darebbe continuità alle Arene. Partendo dal basso e dall’Arena dobbiamo forzare la politica e il nostro governo ad affrontare sul serio il tema del disarmo. Ne va del futuro della Terra e di tutti noi.

Per contatti
Comitato delle associazioni per la Pace e i Diritti Umani di Rovereto

www.rovepace.org

www.arenapacedisarmo.org