Senza pesare sulla Terra. Le mie esperienze di ecologia quotidiana

Incontro pubblico
Martedì 3 giugno 2014, ore 18.00, Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

Incontro pubblico
Martedì 3 giugno 2014, ore 18.00, Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

L’autrice Elisa Nicoli sarà all’Ecosportello per presentare il libro “Come riuscire a ridurre l’impatto che le nostre azioni hanno sull’ambiente e contemporaneamente divertirsi e migliorare la propria qualità di vita?”

Elisa Nicoli narra in questo libro la sua esperienza nel mondo dell’autoproduzione e della riduzione degli sprechi: avventure e disavventure legate in particolare all’ambiente domestico, ma anche alla cura del proprio corpo, del cibo e del vestire, e ai vari modi di esplorare, anzi, di reinventare la propria esistenza.
 

Elisa Nicoli, bolzanina di nascita e cittadina del mondo di adozione, è camminatrice e autoproduttrice professionista. Laureata in scienze della comunicazione, dal 2007 realizza documentari e pubblica libri su tematiche ambientali. Ha pubblicato per Altreconomia L’erba del vicino (2010), Pulizie creative (2011 e, in seconda edizione, 2013) e 100 cult in padella (2013) e per Ponte alle Grazie e Altreconomia, Questo libro è un abat jour (2012).
Il suo blog è elisanicoli.it; è co-fondatrice del sito autoproduco.it,  ”Il Laboratorio dell’Autoproduzione”.

Info: Ecosportello

tel. 0461/499685, info@ecosportello.tn.it

A tu per tu con la bioarchitettura

Incontro pubblico
Mercoledì 28 maggio 2014, ore 18.00 – Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

Incontro pubblico
Mercoledì 28 maggio 2014, ore 18.00 – Ecosportello, via Torre Verde 34 (Trento)
Organizza: Ecosportello

In questo mese all’Ecosportello si parlerà di città sostenibile, case di paglie e sugli alberi, ma anche delle qualità terapeutiche di piante ed erbe e di sostenibilità ambientale nella ristorazione. In questa occasione dalla mobilità all’uso degli spazi pubblici per edifici ed aree abbandonate. Ospite: arch. Andrea Rumor, Inu Veneto.

Partecipazione libera.

Informazioni: 0461499685, info@ecosportello.tn.it

Andy, ieri non volevano pagare le tue foto. Oggi ti celebrano

di Mario Laporta

25 maggio 2014

Poteva sembrare irritante la tua dichiarazione a “RadiBici.it”: «Lavoriamo nel campo editoriale con interlocutori esteri, NYT, Le Monde, Time. Interlocutori che producono e pagano dignitosamente, senza rimasticare quello già fatto come fanno e ne sono coscienti i principali interpreti dell’editoria italiana.» Poteva sembrare irritante, ma è la forza della verità e della tua coscienza.

Oggi, Andy, oggi, 25 maggio 2014, sei sui giornali italiani, le tue foto sono sui nostri principali media informativi, in forma cartacea e on-line. E questo mi fa rabbia. Al dolore della tua scomparsa, si aggiunge la beffa da parte di coloro che non hanno voluto vedere le tue notizie, le tue produzioni, ma si sono accorti di te quando tu sei diventato notizia. Una tragica notizia che loro hanno “rimasticato” come tu dicevi.

da il Rottamatore

di Mario Laporta

25 maggio 2014

Poteva sembrare irritante la tua dichiarazione a “RadiBici.it”: «Lavoriamo nel campo editoriale con interlocutori esteri, NYT, Le Monde, Time. Interlocutori che producono e pagano dignitosamente, senza rimasticare quello già fatto come fanno e ne sono coscienti i principali interpreti dell’editoria italiana.» Poteva sembrare irritante, ma è la forza della verità e della tua coscienza.

Oggi, Andy, oggi, 25 maggio 2014, sei sui giornali italiani, le tue foto sono sui nostri principali media informativi, in forma cartacea e on-line. E questo mi fa rabbia. Al dolore della tua scomparsa, si aggiunge la beffa da parte di coloro che non hanno voluto vedere le tue notizie, le tue produzioni, ma si sono accorti di te quando tu sei diventato notizia. Una tragica notizia che loro hanno “rimasticato” come tu dicevi.

Gli editori, i giornalisti, i grafici, i photo-editor quante volte li hai visti e quante volte ti hanno negato una pubblicazione facendoti elaborare il pensiero del “rimasticato”?
Oggi sono tutti questi sono pronti a celebrarti, a celebrare “la Notizia” che tu gli hai fornito, con la tua voglia di conoscere, con il tuo pensiero rivolto alla documentazione (in tutti i modi, come dici nel tuo intervento al festival del Documentario) con il tuo senso etico di esserci e di vedere e non solo “rimasticare”.

Non ci siamo mai incontrati, ma ci siamo sempre conosciuti, come ci conosciamo tutti. Come ci si riconosce in una comunità enorme che è quella del fotogiornalismo e della documentazione dei fatti e degli eventi. Ci si può non incontrare, ma si è certi che ci siano persone che hanno i tuoi stessi sentimenti e perseguono le tue stesse finalità, “esistono pochi motivi per continuare a fare il fotogiornalista, e uno di questi è dare un seguito alla Vostra voce e al Vostro sguardo”.

Oggi sei notizia, ieri uno dei tanti.

In questo paese senza rispetto per il lavoro altrui e per questo nostro lavoro è in corso la caccia alle tue immagini da parte di chi ha fatto sempre di tutto per non volerle vedere, per non volerle pubblicare, tanto c’era bell’e pronto il prodotto “rimasticato”, quello imposto, quello a basso prezzo, quello offerto. Il rispetto che hai sempre ricevuto all’estero è uguale al rispetto che noi, leali competitors o terribili concorrenti tributiamo a tutti i nostri colleghi. Il rispetto del lavoro altrui! Fondamento dell’evoluzione della professione e innata volontà di crescere leggendo immagini prodotte a migliaia di chilometri di distanza. L’editoria italiana che “rimastica” avvalendosi di personaggi indegni spero che un giorno se ne renderà conto. Come dovranno rendersene conto le istituzioni, la tua fine è una notizia giornalistica letta dai nostri politici con “rammarico e cordoglio”, in altri paesi è il Presidente della Repubblica che la rende nota. È anche questo il metro che ci fa capire che tipo di rispetto ci sia nei riguardi della nostra professione. Siamo con te Andy, Riposa in Pace.
Muore giovane chi è caro agli Dei!

da il Rottamatore

Io sto con la sposa

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Cinque siriani e palestinesi in fuga dalla guerra, una sposa e i loro speciali contrabbandieri. In un viaggio emozionante alla scoperta di un’Europa transnazionale, solidale e goliardica. Pronti a partire?

Se vuoi diventare un produttore dal basso del documentario più atteso del 2014, clicca qui.

– La sinossi del film –

Un poeta palestinese siriano e un giornalista italiano incontrano a Milano cinque palestinesi e siriani sbarcati a Lampedusa in fuga dalla guerra, e decidono di aiutarli a proseguire il loro viaggio clandestino verso la Svezia. Per evitare di essere arrestati come contrabbandieri però, decidono di mettere in scena un finto matrimonio coinvolgendo un’amica palestinese che si travestirà da sposa, e una decina di amici italiani e siriani che si travestiranno da invitati. Così mascherati, attraverseranno mezza Europa, in un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri. Un viaggio carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga e dei loro speciali contrabbandieri, mostra un’Europa sconosciuta. Un’Europa transnazionale, solidale e goliardica che riesce a farsi beffa delle leggi e dei controlli della Fortezza con una mascherata che ha dell’incredibile, ma che altro non è che il racconto in presa diretta di una storia realmente accaduta sulla strada da Milano a Stoccolma tra il 14 e il 18 novembre 2013.

Arena di Pace. La pagella di una manifestazione riuscita


-di Fabio Pipinato –
Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

– di Fabio Pipinato –

Partecipazione. Ciclisti, podisti, pullman, treni. La partecipazione di minimo 13.000 persone (per la questura 1300) ha sorpreso tutti. Gli organizzatori in primis. I vigili del fuoco han dovuto ridistribuire bottigliette d’acqua. Sarà pur vero che nella contigua via Mazzini a far shopping nelle holding, poi criticate in Arena, si accalcava una folla tripla rispetto a quella del popolo della pace: ma la minoranza ha dato dimostrazione di esistere. Voto: 10

Accoglienza. Donne in nero, bandiere grandi come un campo da basket, ombrelli colorati, speakers contro la guerra, uomini sui trampoli, giovani clown dell’Arci che danzavano e fischiavano continuamente. Colori. Piazza Brà è stata animata dai pacifisti dopo la liturgica e retorica celebrazione svoltasi poco prima in città (scusate; ma i partigiani meritano così poco?) Voto: 9

Programma. Ricchissimo e ben movimentato: parole, musiche, video, danze, aerei di carta lanciati che riempiono lo spazio dell’Arena (ben altro rispetto agli F35!), minuto di silenzio di un’intensità impressionante per ricordare le vittime dei conflitti. Peraltro rispetto dei tempi; cosa rarissima nel mondo della pace. Grazie ad un paio di conduttori bravi ed inflessibili. Forse un po’ lungo per coloro che arrivavano da lontano. Voto: 9

Coreografia. Un palco da grandi concerti; altro che i precedenti. Luci e megaschermi. Attorno all’Arena striscioni; bandiere della pace ovunque. Verona tappezzata dalla vignetta di Vauro. Anche le lettere NOF35 hanno fatto la loro figura; in solitaria sui gradoni alle spalle del palco. Una pace non più improvvisata. Voto: 8,5

Regìa. Non è facile coordinare un evento che intercali diversi linguaggi: parole, note, danze, silenzio. Ma il fischio di un microfono, la “non voce” pervenuta di alcuni video ed il ritardo di qualche artista sono piccole sbavature che hanno un po’ rovinato i contenuti di un pomeriggio molto bello. Voto 6

Autorità. Causa par condicio, l’ex Ministro Kyenge non è potuta intervenire. Bellissimo il saluto della Presidente della Camera dei Deputati On. Laura Boldrini che ha auspicato percorsi verso il disarmo, in netta controtendenza rispetto alla dichiarazione del Capo delle Forze Armate Giorgio Napolitano. Peccato che però si sia misurata una disattenzione di molta parte della politica per un evento così importante. Voto: 5.

Preti. David Maria Turoldo, Tonino Bello, Ernesto Balducci che ci hanno lasciato. Alex Zanotelli, Luigi Ciotti e Luigi Bettazzi da standing ovation. Interminabili file per tutto il pomeriggio per abbracciare i testimoni del nostro tempo. Purtroppo!….(l’uomo che necessita di figure carismatiche è un uomo incompiuto). Permettete un suggerimento postumo? Ed una suora, no? Una come suor Cristina tra tanti preti? Ah, scusate; l’Arena non sarebbe bastata! Voto: 6.

Testimoni. Alex Langer, Aldo Capitini, Martin Luther King, John Lennon. Bene il passato. Ma il presente? Questo sembra essere uno dei punti più delicati del messaggio dell’Arena: a parte la brillante Alice Mabota (leader pacifista del Mozambico) ed il sindaco nonviolento di Messina Renato Accorinti se non ci affrettiamo ad accendere i fari sui tanti giovanissimi testimoni dell’oggi i marò italiani in India invecchieranno anche loro. Voto: 7.

Statistica. I 23 miliardi di spese militari all’anno dell’Italia. Più della Germania ma meno della Svizzera. Gli USA investono in armi la metà della spesa mondiale complessiva. Il 20% più ricco si pappa il 90% delle risorse. I cento uomini più ricchi possiedono la metà della ricchezza mondiale. I caccia F35 erano 131: oggi siamo a 90? a 45? Insomma: il problema è che dobbiamo essere più efficaci sul piano politico, perché l’ingiustizia strutturale e l’industria degli armamenti sostengono un sistema di morte che non garantisce futuro. Voto: 6

Protesta. La denuncia di Gad Lerner contro il sindaco Tosi reo di aver emanato un’ordinanza che vieta la “distribuzione di alimenti e bevande” a senzatetto e vagabondi in alcune aree del centro storico (manco fossero piccioni) al fine di “prevenire degrado” con multe fino a 500 euro per le associazioni di solidarietà che sgarrano. E, a seguire, la denuncia di don Ciotti per i ricchi che fanno 4 ore a settimana di volontariato nelle case di riposo mentre le carceri sono stipate da poveracci meritano un bel voto: 8. Meriterebbe “10 e lode” se gli organizzatori avessero ricordato che l’Arena è stata data gratuitamente dal sindaco Tosi; aiutando i convenuti ad abitare la contraddizione e la  complessità.

Trappola. Pur capendo che si stava trattando del 25 aprile, la parola fascismo è stata condannata decine di volte, ma la parola comunismo mai. Mai. Ancora canzoni contro la Nato e la guerra in Vietnam.  Forse qualche sfumata autocritica da don Ciotti all’associazionismo e dal Vescovo emerito di Ivrea sul “mancato studio” (anche delle foibe?) ma poco più. Noi dentro l’Arena nel giusto; ed i militari, il fascismo, Israele, chi sta fuori nell’errore. Voto: 4.

Media. Sono numerose le testate dei movimenti ed associazioni che hanno aderito all’Arena di Pace, ma l’evento non ha bucato lo schermo. Se non una diretta streaming su la Nuova ecologia TV e radio Popolare o un servizio di pochi secondi sul TGR Veneto. La sala stampa era pressoché deserta ed abbiamo rischiato, come spesso accade, di parlarci addosso. Inoltre i megafoni sono stati spenti il 25 aprile sera….quando invece dovrebbero iniziare ad accendersi. Voto: 4.

Musica. Un ottimo repertorio. Artisti bravissimi; Simone Cristicchi ed Eugenio Finardi tra tutti. Interpretazioni di livello. Ma il tutto decisamente anni’ 70 da “blowing in the wind”. Con tutto il rispetto per la storia, ma mia figlia si sarebbe aspettata I Bastard Sons of Dioniso, Anansi o al massimo una giovane star di San Remo. Ma i miei coetanei, no; per favore! È un problema di linguaggio che non può essere sottovalutato, perché il linguaggio non è solo uno strumento ma è anche esso stesso contenuto. Qui c’è molto molto da lavorare. Come sull’età (vedi sotto): Voto: 7 per noi vecchi… ma 3 (perché sotto non si va nemmeno a scuola) per i giovanissimi.

Campagna. Finalmente s’è deciso, a differenza di altre convention della pace come la Perugia Assisi, di concentrare tutta l’attenzione sulla campagna NOF35. Il marketing insegna (si può usare questa parola?) che se focalizziamo l’attenzione su un solo tema lo si comunica al meglio. Lo stesso Francesco Vignarca ha detto dell’importanza di concentrare l’attenzione sugli F35 per poi allargare lo sguardo su tutti i 6 miliardi di spese annui che riguardano l’acquisto di nuove armi. Voto 9.

Età. Quasi un amarcord. Relatori e musicisti per lo più over 60. Alcuni giovani del Servizio Civile e volontari hanno fatto da contorno. In rari casi hanno avuto accesso al microfono, nonostante l’autocritica di Padre Alex: la mia generazione ha fallito tocca a voi! Silvia, volontaria dell’Atas, ha detto: “dateci la libertà di servire la Patria in maniera non armata e nonviolenta”. Grazie Silvia; ora però passiamo il microfono a Matusalemme. Il problema è: la pace è un contenuto da terza età? E cosa significa questa parola per i giovanissimi? Come possiamo lasciare loro il testimone di un percorso che è stato fondamentale nell’elaborazione culturale e politica dei cinquant’anni che abbiamo alle spalle? Sappiamo consegnare un’eredità o ce la vogliamo tener stretta stretta perché ci sembra che nessun giovane sia in realtà in grado di raccoglierla? Parole dure? Ma non è questo davvero un problema aperto fra i più decisivi per il movimento della pace? Voto: 4,5.

Linguaggio. Decisamente armato; come in guerra. O di qua o di là. O bianco o nero. O guerra o pace. Troppi slogan, poco studio. Il top l’ha toccato una rappresentante dei “Corpi civili di Pace” che ha denunciato tutte le operazioni di peace keeping invitando il ritiro immediato. – Ma questi si assumono la responsabilità di ciò che dicono? Mi chiedo: “Davvero è così semplice mettere in discussione un’istituzione senza la quale la violenza aumenterebbe a dismisura? Basta dire domani tutti a casa per risolvere i complessi conflitti nei quali sono impegnate le operazioni di peace keeping? Quali delle nostre 18 missioni nei diversi continenti è da annullare? E con quali modalità e quali tempi? Non si tratta di appoggiare acriticamente ogni operazione di peacekeeping, ovvio, ma di chiedersi quali siano le condizioni per il ritiro e le conseguenze per le popolazioni. Inoltre, quali altre modalità devono essere messe in atto per garantire la pace nelle zone a rischio? Come prevenire tragedie come quella dei Grandi laghi? Forse si potrebbe lavorare su altre parole: Transarmo (periodi di transizione verso il disarmo), buoni uffici, diplomazia popolare/parallela/ufficiale, dialogo. La parola “forse”, appunto. Con meno sicurezze rispetto al “senza se e senza ma” che è tipico del linguaggio guerrafondaio. E forse si potrebbe fare più attenzione a usare la parola guerra, così abusata e applicata a mille categorie da rischiare di diventare parola vuota. Voto: 4.

Genere. Finalmente una manifestazione in cui c’è equilibrio di genere. Insopportabili tutti i momenti ove il maschio o la femmina la fanno da padroni. L’auspicio su “più donne in politica” ci poteva anche stare ma il “solo donne in politica” non va. Le donne, parimenti all’altro sesso, hanno responsabilità enormi: dai genocidi del ‘900 alle mafie. Voto 6.

Soldi. “Non abbiamo chiesto denari a nessuno”. Bravi. E adesso? Diversi solleciti sono stati fatti affinché venissero riempiti i salvadanai degli scout per pagare i 75.000 euro del costo dell’evento; confidare solo sulla generosità dei convenuti ha contribuito  a raccogliere circa la metà dei soldi necessari. E chiedere l’aiuto a qualche sponsor etico non era possibile? Dimenticavo. Non esiste! Figuriamoci se esiste un ente profit etico. Arci, Acli, Cgil, Banca Etica….preparate il portafoglio. Voto: 4

Pubblicato su Unimondo

OLTRE IL MURO Inaugurazione Mostra

STORIE DA ISRAELE E PALESTINA

Le arti del narrare

***

Le Gallerie – Trento
8 aprile – 25 maggio 2014

*

a cura di

ASSOCIAZIONE ONLUS PACE PER GERUSALEMME – IL TRENTINO E LA PALESTINA
ISTITUTO DELLE ARTI A. VITTORIA DI TRENTO E F. DEPERO DI ROVERETO, LE GALLERIE – TRENTO,FORUM TRENTINO PER LA PACE E I DIRITTI UMANI
OLTRE IL MURO
STORIE DA ISRAELE E PALESTINA

Le arti del narrare

***

Le Gallerie – Trento
8 aprile – 25 maggio 2014

*

a cura di

ASSOCIAZIONE ONLUS PACE PER GERUSALEMME – IL TRENTINO E LA PALESTINA
ISTITUTO DELLE ARTI A. VITTORIA DI TRENTO E F. DEPERO DI ROVERETO, LE GALLERIE – TRENTO,
FORUM TRENTINO PER LA PACE E I DIRITTI UMANI

*

Abbiamo raccolto 76 storie di giovani israeliani e palestinesi di età compresa tra i 10 e i 16 anni, provenienti da situazioni di vita, religioni, culture diverse. Gli studenti dell’Istituto delle Arti di Trento e Rovereto le hanno lette e fatte proprie, raffigurandole con varie tecniche espressive. Sono storie di mondi diversi e lontani, che si incontrano e dialogano: uno spaccato disincantato, sofferto, coinvolgente, spesso poetico, di ambienti e paesaggi, clan familiari e comunità, quadri di vita quotidiana caratterizzati da paura rabbia dolore, ma anche da grandi sogni e speranze di un futuro migliore.

***

Con il contributo di
Fondazione Museo Storico del Trentino, Provincia di Trento, Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, Comune di Trento

 

Associazione onlus “Pace per Gerusalemme – Il Trentino e la Palestina”

Trentino. In cammino per conoscere l’Afghanistan


– di Giorgia Stefani e Tommaso Vaccari –

Si è conclusa martedì sera a Palazzo Trentini, la rassegna di appuntamenti “Il 2014 dell’Afghanistan”. Gli eventi, che hanno spaziato dalla proiezione del documentario “Afghanistan 2014 – Dettaglio” alla celebrazione dell’ormai noto Nowruz, il Capodanno Persiano, oltre a due appuntamenti più “classici”, sono stati organizzati con l’intento di “parlare e conoscere l’Afghanistan” attraverso linguaggi e filtri alternativi. Diversi modi di presentare il paese, che permettessero di scoprirlo con occhi nuovi, al di là dell’immagine stereotipata che molti di noi hanno, imparando a conoscerne la cultura, l’arte e la politica, elementi che rendono unico l’Afghanistan, martoriato da trent’anni di guerra.   

– di Giorgia Stefani e Tommaso Vaccari –

Si è conclusa martedì sera a Palazzo Trentini, la rassegna di appuntamenti “Il 2014 dell’Afghanistan”. Gli eventi, che hanno spaziato dalla proiezione del documentario “Afghanistan 2014 – Dettaglio” alla celebrazione dell’ormai noto Nowruz, il Capodanno Persiano, oltre a due appuntamenti più “classici”, sono stati organizzati con l’intento di “parlare e conoscere l’Afghanistan” attraverso linguaggi e filtri alternativi. Diversi modi di presentare il paese, che permettessero di scoprirlo con occhi nuovi, al di là dell’immagine stereotipata che molti di noi hanno, imparando a conoscerne la cultura, l’arte e la politica, elementi che rendono unico l’Afghanistan, martoriato da trent’anni di guerra.

L’organizzazione di questi quattro appuntamenti è stata possibile grazie alla collaborazione di diverse realtà, l’associazione Afghanistan 2014 e il Forum trentino per la Pace e i diritti umani, l’Associazione 46° Parallelo, il Café de la Paix, il Centro per la Formazione alla Solidarietà Internazionale e Unimondo, che hanno contribuito a rendere davvero speciali le serate organizzate tra Cinema Astra, Café de la Paix e Palazzo Trentini.        

Gli eventi, molto diversi tra loro per stile e contenuti,hanno coinvolto un pubblico vario e attento – dai bambini agli specialisti del settore – e hanno contribuito a stimolare il dibattito attorno al 2014 dell’Afghanistan. La partecipazione attiva di tante persone dimostra forse che la quantità e qualità di notizie offerte dai mezzi di informazione tradizionali sia spesso insufficiente e concentrata sulla notizia di cronaca, letta il più delle volte superficialmente e fuori contesto.

Chi ha preso parte alle serate ha avuto modo di conoscere qualcosa di più dell’Afghanistan, soprattutto grazie all’interazione con registi, fotografi, giornalisti, studiosi di cultura e tradizioni, ma anche ballerini e cuochi, che si sono alternati nell’offrire sguardi molto diversi sul mondo afghano.        
Molti hanno partecipato attivamente, incuriositi dalle tematiche proposte nelle varie serate e, in occasione della festa del Nowruz presso il Café de la Paix, qualcuno si è unito ai balli e ha potuto assaggiare dell’“autentico cibo afghano”, cucinato con passione da un gruppo di ragazzi.

Le numerose adesioni alle iniziative sono uno stimolo per tutti quelli che hanno contribuito a realizzare questi appuntamenti e rappresenta anche una risposta positiva alla domanda che ci siamo spesso posti “Ha senso parlare di Afghanistan in Trentino?”.
Ha senso, perché c’è curiosità, perché c’è voglia di andare al di là degli schemi, sapere qualcosa di più di un paese che è allo stesso tempo lontano e vicino. Si è trattato di un’opportunità per entrare in contatto con gruppi di ragazzi afghani e iraniani che vivono in Trentino, di cui conoscevamo solo vagamente l’esistenza e che si sono dimostrati interlocutori e collaboratori entusiasti per gli eventi. Sono persone giovani, reali presenze ed esempi di una cittadinanza che vuole farsi attiva. Ragazze e ragazzi felici di poter far sentire la propria voce e in un certo senso, sfidare gli stereotipi che in molti hanno rispetto al loro paese di origine.          

Quello che rimane, terminata questa piccola parte di percorso, è la soddisfazione per quanto è stato fatto, ma anche il desiderio di continuare a portare avanti la discussione su questo tema, ogni giorno più attuale. 
Le elezioni del 5 aprile rappresentano un’incognita riguardo al futuro del paese. Le opinioni sono varie e lasciano intravedere scenari estremamente diversi, spesso preoccupanti. I vari gruppi che vengono definiti dai media “talebani” sono contrari al voto e si oppongono con attentati diretti ad istituzioni e seggi elettorali, ma anche verso luoghi simbolo, come alberghi frequentati da rappresentanti dei governi stranieri. I governi occidentali non hanno ancora ottenuto la firma del Bilateral Security Agreement che permetterebbe la permanenza di un certo numero di truppe e basi militari sul territorio e questo rappresenta un ulteriore fattore di instabilità.    
Ora più che mai è importante tenere viva l’attenzione sull’Afghanistan, perché ignorare quanto sta accadendo, sarebbe come chiudere gli occhi davanti a qualcosa che dovrebbe essere responsabilità di tutti, anche nostra…

Foto: Tommaso Vaccari

Cartolina da Verona

-dibattito-

Lunedì 31 marzo, ore 17.30Italia e Europa: Quale difesa possibile?…

Ne discutiamo con:
-Francesco Vignarca – Rete Italiana per il Disarmo
-Giorgio Tonini – Senatore Partito Democratico, Vicecapogruppo Commissione Esteri al Senato
-Mao Valpiana – Presidente Movimento Nonviolento

Sarà inoltre inaugurata la mostra di disegni realizzata in collaborazione con l’Istituto d’Arte – Liceo Artistico A. Vittoria di Trento “Verso Arena di Pace e Disarmo”.

Evento promosso dal Movimento Nonviolento in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Lunedì 31 marzo, ore 17.30Italia e Europa: Quale difesa possibile?…

Ne discutiamo con:
-Francesco Vignarca – Rete Italiana per il Disarmo
-Giorgio Tonini – Senatore Partito Democratico, Vicecapogruppo Commissione Esteri al Senato
-Mao Valpiana – Presidente Movimento Nonviolento

Sarà inoltre inaugurata la mostra di disegni realizzata in collaborazione con l’Istituto d’Arte – Liceo Artistico A. Vittoria di Trento “Verso Arena di Pace e Disarmo”, che si terrà da sabato 29 marzo a sabato 12 aprile presso l’atrio di Palazzo Trentini a Trento.

L’Italia ripudia la guerra, ma noi continuiamo ad armarci.

Il nostro Paese, in piena crisi economica e sociale, cade a picco in tutti gli indicatori europei e internazionali di benessere e di civiltà, ma continua ad essere tra le prime 10 potenze militari del pianeta, nella corsa agli armamenti più dispendiosa della storia.

Gli armamenti non sono una difesa da ciò che mette a rischio le basi della nostra sopravvivenza e non saranno mai una garanzia per i diritti essenziali della nostra vita – il diritto al lavoro, alla casa e all’istruzione, le protezioni sociali e sanitarie, l’ambiente, l’aria, l’acqua, la legalità e la partecipazione, la convivenza civile e la pace; e inoltre generano fame, impoverimento, miseria, insicurezza perché sempre alla ricerca di nuovi teatri e pretesti di guerra; impediscono la realizzazione di forme civili e nonviolente di prevenzione e gestione dei conflitti che salverebbero vite umane e risorse economiche.

Per immaginare e costruire già oggi un futuro migliore è indispensabile, urgente, una politica di disarmo, partendo da uno stile di vita disarmante.

(dall’Appello di convocazione di “Arena di Pace e Disarmo”)

Evento promosso dal Movimento Nonviolento in collaborazione con il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani