Un’altra difesa è (già) possibile!

di Arianna Bazzanella

Il 18 marzo scorso alla Bookique di Trento il Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani Massimiliano Pilati e il Presidente di Movimento nonviolento Mao Valpiana hanno presentato la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile, non armata e nonviolenta.

Riportiamo brevemente i principali punti emersi.

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Massimiliano Pilati – La campagna è partita lo scorso novembre e ha la sua prima scadenza il 23 maggio, tuttavia fino a oggi in Trentino non ci sono state molte adesioni.

Ma proprio in questo tempo di celebrazioni per gli anniversari connessi alla Grande Guerra e di rinnovato vigore della retorica connessa alle commemorazioni di morti, eroi, generali è opportuno fermarsi a riflettere su modelli alternativi di difesa del territorio e dello Stato.

Le commemorazioni sono legittime, soprattutto in rispetto a morti, sacrifici, vittime, ma rimangono comunque ‘commemorazioni di guerra’, di distruzione.

Forse è arrivato il momento di aprire luoghi pubblici e istituzionali per cominciare a parlare e discutere di altri modi di fare difesa che già esistono e che già possono essere attivati.

È necessario accendere un pensiero e un dibattito seri su queste prospettive che non siano viste solo come “volontariato di poche anime di buona volontà” ma come progetto politico. Serve il rilancio di una riflessione approfondita, realistica, credibile, condivisa. La creazione di un Dipartimento della Difesa Civile, non armata e nonviolentaè un progetto attuabile con relativa facilità e in poco tempo e per questo è un passo importante da sostenere e capitalizzare.

 

Mao Valpiana – L’iniziativa a sostegno della proposta di legge è nata come evoluzione e in un certo senso come naturale approdo di molte azioni e iniziative organizzate tra varie reti e vari movimenti impegnati nella creazione di una cultura a sostegno della nonviolenza. Si pensi alle campagne contro gli F35, la promozione del nuovo Servizio Civile, la marcia della pace del 2011 e via dicendo.

Azioni che hanno portato molte realtà a incontrarsi, discutere, condividere idee – a volte anche con difficoltà – per arrivare a molte iniziative di carattere ‘culturale’. A un certo punto, però, si è avvertita l’esigenza di un’azione più incisiva, che avesse una valenza anche ‘politica’.

Si è così convenuto che l’elemento comune era rappresentato dalla ‘difesa’ e, siccome la nonviolenza è parte della storia del mondo – si pensi a Gandhi e a M. L. King che hanno difeso con la nonviolenza le loro comunità –, ci si è concentrati su questo aspetto fino a maturare una proposta di legge, unendo e integrando diverse tradizioni e diverse proposte politiche emerse in questi anni.

Si sono svolte ricerche di esperienze e pratiche di difesa civile dello Stato e del territorio già presenti in Italia (come la protezione civile) e ci sono stati incontri e confronti tra diverse realtà. Si è visto, ad esempio, che i corpi civili di pace oggi già ci sono e già sono possibili con la nostra legislazione.

 

Chiaramente si è trattato di un processo lungo, lento, difficile. Ma si è arrivati al riconoscimento condiviso della necessità di uno spazio da destinare alla difesa nonviolenta.

Il primo comma dell’Articolo 52 della nostra Costituzione recita «La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.»: Del cittadino: siamo tutti cittadini e dunque tutti potenzialmente chiamati a una difesa che può non essere solo militare e ad esclusivo appannaggio dei militari (che quindi gestiscono anche tutti i fondi destinati alla difesa). È giusto trovare uno spazio che racchiuda queste ispirazioni alternative dando loro un giusto riconoscimento. Ad esempio, oggi il Servizio Civile è inserito nel Dipartimento Servizio Civile e gioventù: sarebbe tempo di collocarlo altrove e magari non relegarlo solo ai giovani ma proporlo come esperienza per tutti. 

 

Gli strumenti militari di oggi, sono efficaci e funzionano davvero? Garantiscono davvero una difesa dello Stato, del territorio, dei cittadini? Bisognerebbe poter dimostrare che i costi umani e gli investimenti economici sono effettivamente i migliori possibili e che non alimentano ulteriore terrorismo e guerre. Ma non è così. Servono altri metodi e altri strumenti come, per esempio, più intelligence che può rientrare nella difesa civile (anche se magari non in quella non-armata).

 

E, al di là delle minacce esterne, abbiamo molte minacce interne e servono altri modi di affrontarle. La cultura sarebbe già una modalità di rafforzare la difesa!

 

In sintesi, dunque, questa legge è punto di incontro tra tante realtà e tante istanze che si riconoscono nella necessità di costruire un’alternativa alla difesa armata, andando oltre la proposta culturale per fare una proposta giuridica che richieda e al contempo permetta un confronto politico. Questa è la novità: aprire una discussione con istituzioni, Governo, partiti per arrivare alla piena attuazione dell’articolo 52 della Costituzione prevedendo anche una difesa affidata ai cittadini ‘non-militari’ che disponga di risorse altrimenti assegnate alla difesa armata.

Questo è un altro elemento importante: non si chiedono nuovi fondi bensì si chiede che quelli destinati alla “difesa” non siano spesi solo per quella militare ma contemplino anche quella civile (quindi siano spesi meglio!). Anche se le risorse saranno poi incrementate dalla scelta dei cittadini che vorranno fare l’opzione del 6 per 1000 a beneficio della difesa civile, in sede di dichiarazione dei redditi. La quota del 6×1000 è stata indicata perché non si tratta di una religione (8×1000) né di una associazione (5×1000) né di un partito (2×1000).

Quindi la legge non prevede alcun aggravio per le casse pubbliche, ma ‘solo’ lo spostamento di fondi destinati alle spese militari e la raccolta delle scelte volontarie dei contribuenti.

 

Di per sé la proposta non introduce alcuna novità ma racchiude e integra in un unico corpus riflessioni e strumenti già esistenti. L’elemento innovativo risiede nello strumento della Legge popolare invece della richiesta a un gruppo di parlamentari di perorare e sostenere una proposta di legge. La raccolta firme per la legge di iniziativa popolare è una via più tortuosa, più difficile ma che ha maggiore possibilità di impatto.

 

C’è stato un ampio e diffuso sostegno per la campagna contro gli F35: ora bisogna fare un passo costruttivo in più, bisogna andare oltre; non si può solo dire ‘no’ ad alcune cose, bisogna costruire nuovi modi di ‘fare difesa’. Ed è più difficile portare i cittadini a questo passaggio; è necessario procedere passo dopo passo: proprio per questo la proposta di legge è circoscritta e moderata nelle attese, è frutto di numerosi compromessi, ma allo stesso tempo sarebbe effettivamente approvabile subito e senza problemi. È un progetto già pronto e a ‘costo zero’.

 

Nei limiti che può avere anche nelle ambizioni, è un primo passo significativo e immediatamente praticabile; è un’occasione per costruire qualcosa di nuovo senza incorrere in rischi di costi e ostacoli insormontabili.

 

Per consultare la proposta di legge e per ulteriori informazioni: www.difesacivilenonviolenta.org
Movimento nonviolento
Via Spagna 8 – 37123 Verona
Tel: 045 800 98 03
E-mail:
info@difesacivilenonviolenta.org

 

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