Un sogno da condividere. Un sogno da preservare.


Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Preoccupazione mista a delusione. Questo è lo stato d’animo con cui abbiamo accolto ieri la notizia delle limitazione all’orario di chiusura del Café de la Paix imposte dalla Polizia Municipale del Comune di Trento.
Preoccupazione perché questa scelta, unita ad una generale rigidità nell’affrontare la questione, testimonia nella migliore delle ipotesi un’aridità culturale che ci auguravamo non fosse tratto caratteristico del modo di pensare della città di Trento e dei suoi organi politici e amministrativi. Ci siamo sbagliati evidentemente e l’aver scoperto questo lato miope e tristemente burocratico di una parte della comunitá trentina fa male.

Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Preoccupazione mista a delusione. Questo è lo stato d’animo con cui abbiamo accolto ieri la notizia della limitazione all’orario di chiusura del Café de la Paix imposte dalla Polizia Municipale del Comune di Trento.
Preoccupazione perché questa scelta, unita ad una generale rigidità nell’affrontare la questione, testimonia nella migliore delle ipotesi un’aridità culturale che ci auguravamo non fosse tratto caratteristico del modo di pensare della città di Trento e dei suoi organi politici e amministrativi. Ci siamo sbagliati evidentemente e l’aver scoperto questo lato miope e tristemente burocratico di una parte della comunitá trentina fa male.

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani negli ultimi tre anni ha creduto fortemente in questo progetto. Immaginandolo quando ancora non esisteva, tessendo le fila di una collaborazione virtuosa con altre realtà cittadine, proponendo un bando pubblico per la gestione, seguendo nei primi sei mesi le attività promosse da Café Culture, associazione gestrice dello spazio. Abbiamo tentato – partendo dalla specificità di un’esperienza come quella del Forum – di dare corpo ad un sogno che molti potessero condividere. Ció che il Café ha saputo produrre in questo primo periodo di presenza in città ci conferma la bontà di quell’intuizione e di come una realtà di questo tipo mancasse a Trento.
Ora le limitazioni imposte all’orario del Café – ma più in generale un preoccupante clima di incomunicabiltà sul tema – mettono seriamente a rischio le prospettive di un luogo unico nel suo genere. Ed é proprio questa unicitá, che lo rende diverso da tutti gli altri bar, che meriterebbe di essere messa in risalto e valorizzata. Preservare il sogno di un progetto come quello del Café de la Paix significa oggi – per il Forum, per Itea, per Arci, per il Sindaco e l’amministrazione che rappresenta, per la comunitá tutta – accettare la sfida di immaginare la città insieme.

Si facciano avanti coloro che vogliono provarci. Noi ci siamo.