Dossier Statistico Immigrazione 2021

Il Forum organizza, con la collaborazione del Centro per la Cooperazione Internazionale, la serata di presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2021.

Dossier Statistico Immigrazione

Il Dossier Statistico Immigrazione è il rapporto socio-statistico che vanta la più lunga serie ininterrotta di pubblicazioni annuali sul fenomeno migratorio in Italia, la prima edizione essendo del 1991.

Il dossier è uno strumento di conoscenza che vuole svincolarsi da qualsiasi opinione politica, e vuole cercare di fotografare in maniera oggettiva i processi, le dinamiche e i flussi di persone immigrate in Italia. 

La completezza del dossier è resa tale da una molteplicità di aspetti che vengono indagati come ad esempio, oltre ai dati sulla quantità e sulla provenienza dei migranti, la tipologia dell’occupazione, la religione, la possibilità di accesso alla casa, la criminalità e tanti altri. Oltre a queste caratteristiche, la ricerca focalizza anche la sua attenzione a come  macro-fenomeni come la pandemia di Covid-19, che influiscono sul fenomeno migratorio.

La cifra del Dossier, e insieme la chiave della sua “trasversalità”, è il pluralismo di cui si sostanzia.

Innanzitutto degli autori: partecipano alla sua redazione oltre un centinaio di studiosi e ricercatori, con competenze e retaggi culturali differenti, ognuno portatore di un punto di vista diverso che equivale a una specifica prospettiva sul fenomeno, in una coralità di approcci che fanno la ricchezza interpretativa e contenutistica del volume.

In secondo luogo delle fonti: la ricerca si basa su una vasta e diversificata serie di dati raccolti, e opportunamente correlati, sia da archivi amministrativi sia da ricerche sul campo e indagini qualitative, in modo che, senza ricorrere a criteri interpretativi estrinseci, gli inevitabili limiti di ciascuna fonte siano il più possibile compensati dalle informazioni delle altre.

Infine, degli argomenti: il “caso italiano” è collocato innanzitutto nel più ampio contesto internazionale ed europeo, dove viene analizzato commisurandolo anche al fenomeno “contrario” dell’emigrazione italiana all’estero; poi si esaminano dapprima le caratteristiche strutturali dei flussi e delle presenze di cittadini immigrati in Italia; quindi gli ambiti strategici di inserimento, integrazione e partecipazione; a seguire, l’articolato mondo del lavoro. In ultimo, il Dossier dedica un approfondimento specifico ai singoli contesti regionali e territoriali, corredando l’intero volume con un’ampia e puntuale appendice statistica sugli argomenti trattati.

Evento

Il dossier 2021 verrà presentato in tutta Italia il prossimo 28 ottobre. A Trento, la presentazione, organizzata dal Forum con la collaborazione del Centro di Cooperazione Internazionale, verrà presentata alle ore 17.30 presso il CCI in Vicolo San Marco, 1

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani

Introduce e modera

Serena Piovesan, referente provinciale Dossier IDOS e Assegnista di ricerca IML (International Migration Laboratory) dell’Università degli Studi di Trento

La popolazione straniera in Trentino nel quadro generato dalla pandemia: alcuni tasselli di un mosaico in evoluzione

Paolo Boccagni, Università degli Studi di Trento 

Meno stranieri? Gli effetti della pandemia sulla popolazione immigrata in Italia

Video Campagna Cambiamo Rotta!

Luisa Chiodi, direttrice di OBC Transeuropa

La rotta balcanica e lo stallo dell’UE

L’evento si svolgerà nell’osservanza delle norme anit-Covid

🟢🟢Sarà necessario il Green Pass 🟢🟢

Ai partecipanti sarà distribuita gratuitamente una copia del volume

Anticipazioni Dossier Statistico Immigrazione 2021

L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%), attestandosi su 5.013.215. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente compensava i saldi naturali negativi degli italiani.

Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti, acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.

A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero (177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%) rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero (29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa 58mila unità rispetto al 2019

Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva (in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri.

Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’inattività cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).


Citazioni da: https://www.dossierimmigrazione.it/

Il senso della vita: 20 anni del Tavolo locale delle appartenenze religiose

L’istituzione del Tavolo coincide con l’anniversario dell’Incontro di Assisi nell’ottobre del 1986, un appuntamento di grande valore simbolico per l’intera società civile e per le tante comunità appartenenti a diverse fedi religiose che in nome della pace e della fraterna convivenza si riunirono in Assisi, con momenti comuni ed altri dedicati alle singole fedi nelle diverse chiese e sedi della città.

Un momento di grande rinnovamento anche spirituale, nella consapevolezza che solo nella nostra capacità di riconoscere ad ogni persona il diritto di vivere pienamente i propri valori etici e spirituali, e di manifestarli nel pieno rispetto e nell’accoglienza degli stessi diritti da parte degli altri, è il primo fondamento di una società pacificata e pacifica, più giusta, accogliente e armoniosa.

Ogni essere umano cerca come può di realizzare il proprio potenziale fisico, intellettuale e spirituale. La religione che oggi permea la società con maggiore visibilità rispetto al passato, emerge come strumento di perfezionamento personale, di impegno sociale ma anche come elemento identitario, facendo emergere le fragilità di un sistema che talvolta non riesce a dare risposte adeguate… Una sfida ed una opportunità per allargare i nostri confini come cittadini della Terra ed espandere la nostra capacità di accogliere e collaborare, indipendentemente dalle – e grazie alle- nostre diversità.

Il programma dell’iniziativa

Giovedì 28 ottobre, dalle ore 17.00, presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro, in Via Calepina a Trento o in collegamento streaming: una conversazione tra i rappresentanti e le rappresentanti del Tavolo Locale, mons. Luigi Bressan e il pubblico attorno al Senso della vita.

Torna BeJetz!

E se l’alternanza scuola lavoro potesse essere diversa dal solito?

BeJetz! è il progetto elaborato da CSV Trentino insieme al Centro per la Cooperazione Internazionale e all’Ufficio Agenda 2030 della Provincia di Trento, rivolto a studenti e studentesse del triennio delle scuole secondarie di secondo grado del Trentino pensato per conoscere meglio il nostro territorio, entrare in contatto con le organizzazioni che ci lavorano e sperimentare tanti temi e ambiti diversi.

Si può partecipare al progetto compilando questo modulo entro il 24 ottobre 2021.

Affrettatevi, ci sono solo 100 posti!

Dall’educazione all’accoglienza, dall’integrazione all’arte, dall’ambiente alla salute, BeJetz! mette al centro l’Agenda 2030 e la fa diventare un’esperienza a 360° per ragazze e ragazzi nel pieno della loro formazione. Questo percorso è uno spazio di opportunità che unisce la formazione e l’approfondimento attorno ai temi della sostenibilità nelle sue molte sfumature ad esperienze dirette, scelte da* ragazz* per scoprire ancora di più un tema che l* ha colpit* o che l* incuriosisce da sempre.

Per tutte le info, clicca al pulsante qui affianco o visita il sito del CSV Trentino!

Abitare la Terra 2030

Abitare la Terra 2030? è stato il primo appuntamento con cui i partner che sostengono Abitare la Terra – il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e CSV Trentino assieme a Tremembè odv – intendono lavorare insieme alle associazioni e alle persone delle loro reti e che sono entrate in contatto con Abitare la Terra in questi anni per pensare e trasformare questo strumento.

Il mondo della comunicazione – digitale, di progetto, come strumento di costruzione di reti – è in movimento. È cambiato e continua a cambiare. Siamo sempre più colpiti da notizie e informazioni, ma spesso lo siamo in modo casuale, compresso, frammentato, anche negli ambiti che più ci interessano. 

Anche il mondo dell’attivismo, delle associazioni, è in trasformazione: la mobilitazione delle persone è più diluita, la militanza assume forme nuove, fluide, intrecciate tra di loro. La generazione Z ha mostrato questo cambiamento più di quelle che la hanno preceduta: ragazze e ragazzi impegnate nel locale per affrontare le questioni che il mondo ci pone, attive e attivi fuori e a prescindere dalle forme dell’associazionismo. 

La pandemia ha aperto definitivamente la porta all’utilizzo del digitale per  seguire iniziative anche lontanissime e ha trasformato il nostro modo di stare insieme, sia per mobilitarci che per frequentare la vita sociale delle nostre comunità.

Serve lavorare per rinnovare strumenti come Abitare la Terra, stimolando processi capace di adattare tanto gli strumenti quanto le reti che danno forza al mondo dell’attivismo alle nuove esigenze organizzative e della comunicazione.

Tutto questo nel contesto dell’Agenda 2030: “rafforzare i mezzi di attuazione e rinnovare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile” è la traccia che l’Obiettivo 17 ci mette davanti. Scegliere la partnership come metodo d’azione collettiva per cambiare le nostre abitudini e il nostro modello di sviluppo. 

Questo il report che abbiamo scritto dopo l’incontro del 4 agosto: lo trovate nella sua versione integrale e in quella di sintesi.

Presto, prestissimo, ci rivedremo. Ne abbiamo tutt* bisogno.

Un cristiano contro il nazismo

Franz Jägerstätter è l’unica persona a votare no al referendum sull’Anschluss con cui i nazisti si impossessano dell’Austria. Vangelo alla mano, Franz matura, in solitaria, una decisione radicale: non può professarsi cristiano e aderire a un Führer come Hitler, dispregiatore della dignità, nemico del cristianesimo, un dittatore che annichilisce l’individuo.

«Jägerstätter era convinto della radicale opposizione fra essere cristiano e essere nazista. Ha affrontato l’intero Terzo Reich a mani nude. Con la sua educazione elementare e la sua semplice devozione capì le cose più di tanti politici»

Claudio Magris

Quando riceve la chiamata alle armi, Jägerstätter sa cosa dire: che non può servire due padroni, l’uno irriducibile all’altro. Decapitato nello stesso carcere in cui fu recluso Dietrich Bonhoeffer, in queste pagine Franz Jägerstätter brilla come araldo della libertà di coscienza, un cristiano mite e assoluto, che la chiesa ha riconosciuto tardivamente come esempio di fede.

Giampiero Girardi racconta così il ruolo di Jägerstätter

Quella di Franz Jägerstätter è la storia di un obiettore di coscienza che si oppone al nazismo. Siamo negli anni quaranta del secolo scorso, nel land nord-ovest dell’Austria. Franz è un contadino, proviene da una famiglia povera, a scuola non è andato oltre le elementari. Non fa parte di gruppi organizzati, non ha collegamenti con l’esterno. Nonostante questo, elabora una propria visione del mondo che, a partire da una forte e radicata fede cristiana, lo porta a rifiutare in modo netto l’ideologia nazista. Lo fa contro tutto e contro tutti: i familiari, gli amici, i concittadini. Anche la chiesa non lo capisce e lo abbandona.

Diventa un vero e proprio “testimone solitario”, che si oppone da solo alla violenza del male. Quando viene chiamato alle armi nell’esercito di Hitler dice di no, viene processato e condannato a morte il 9 agosto 1943: “Non si può essere cristiani e nazisti”.

La storia e la vita di Jägerstätter saranno al centro di un incontro che si terrà venerdì 15 ottobre, dalle 18.00, al Centro per la Cooperazione Internazionale: a parlarne, Giampiero Girardi, studioso di Jägerstätter e fondatore della fondazione a lui dedicata, e Erna Putz, teologa e biografa di Jägerstätter. Introdurrà Massimiliano Pilati, presidente del Forumpace.

L’evento si svolgerà nell’osservanza delle norme anti-Covid. Sarà necessario il Green Pass.

PER ISCRIZIONI: https://forms.gle/h39NWWYVUiKpwZNw5

Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

I vent’anni dagli attentati dell’11 settembre sono, oggi, carichi di molti e diversi significati evidenti agli occhi di tutti: questa sembra essere una traccia comune a tutto il 2021, anno denso di ricorrenze legate alle trasformazioni che hanno caratterizzato il mondo e le nostre comunità nel recentissimo passato (i 30 anni dalla guerra nei Balcani e dalla nave Vlora, i 20 anni dal G8 di Genova, dall’11 settembre e dall’avvio della guerra in Afghanistan, i 10 anni dalle Primavere Arabe, solo per citare alcuni di questi eventi).

Tutte queste ricorrenze sono un’occasione per fare valutazioni, riconoscere errori e capire come interpretare un presente profondamente inciso da questi cambiamenti per progettare un futuro che sappia trasformare le sorti delle nostre società, dallo sfruttamento all’uguaglianza, dalla violenza – della guerra, delle disuguaglianze, del razzismo, delle discriminazioni – ad una pace concreta, fatta di relazioni solide, di conflitti capaci di generare società migliori.

L’insieme di queste considerazioni, nell’anno del Trentennale del Forumpace, hanno portato a realizzare percorsi di approfondimento e riflessione, e a mettere in campo iniziative a sostegno di tutte e tutti coloro che si stanno adoperando concretamente tanto nella costruzione di una coscienza collettiva su questi temi quanto a salvare vite.

Il Forumpace rinnova il proprio appello affinché le istituzioni locali, nazionali ed europee si adoperino attivamente per realizzare corridoi umanitari in tutti quei contesti in cui le guerre, la povertà, i disastri climatici hanno reso impossibile una vita dignitosa.

Quello che sta accadendo in Afghanistan, è legato alle battaglie per la giustizia sociale, per la lotta contro ogni discriminazione e violenza, per l’impegno a rendere accessibili, a tutte e tutti, i servizi che sono diretta espressione dei diritti di ciascun essere umano.

Rifletteremo insieme su questi temi sabato 11 settembre alla Campana dei Caduti di Rovereto. Qui di seguito il programma completo


11 settembre 2021, ore 11.00

Rovereto, Campana dei Caduti

Incontro con i giornalisti – Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

Interverranno:

Arianna Miorandi, Consigliera comunale delegata alla cooperazione

Paolo Mirandola, rappresentante della Fondazione Campana dei Caduti

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Andrea Morghen, Direttore Associazione Bianconero

Barbara Gallo, giornalista specializzata e collaboratrice di IRIAD – Archivio Disarmo

Emanuele Giordana, giornalista, presidente di Afgana e direttore editoriale del portale atlanteguerre.it

Tehseen Nisar, collaboratrice di South Asian Democratic Forum, Università LUISS e con i media del Pakistan.


11 settembre 2021, ore 20.00

Rovereto, Campana dei Caduti

Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

Promosso da Associazione Bianconero e Forumpace in collaborazione con Fondazione Campana dei Caduti, 46°Parallelo/Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo 

Il ventennale dell’11 settembre e della guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, coincide con la fine della presenza occidentale nel Paese e con il ritorno al potere dei Talebani, in drammatico contrasto con le attese di una transizione annunciata come ‘naturale’. Le domande sono inevitabili: cosa è cambiato in questi vent’anni, in Occidente come in Asia Centrale? Che conseguenze ha avuto la retorica dello “scontro di civiltà”? Quali risultati promettevano e quali, invece, hanno raggiunto questi 20 anni di guerra? Cosa sarà dei diritti e delle conquiste ottenute dal popolo afgano? Come interpreteremo i prossimi 20 anni e quali attori globali ne saranno i protagonisti? 

Saluti istituzionali: 

Francesco Valduga, Sindaco di Rovereto

Paolo Mirandola, rappresentante della Fondazione Campana dei Caduti

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Andrea Morghen, Direttore Associazione Bianconero

Ne parleranno Barbara Gallo, giornalista specializzata e collaboratrice di IRIAD – Archivio Disarmo; Emanuele Giordana, giornalista, presidente di Afgana e direttore editoriale del portale atlanteguerre.it; Tehseen Nisar, collaboratrice di South Asian Democratic Forum, Università LUISS e con i media del Pakistan.


Alle ore 21.30 seguirà i rintocchi della Maria Dolens

Per prenotazioni: https://forms.gle/efRhuBzarxrzCE5K7

Per accedere è necessario il Green Pass.

Quale futuro per il popolo afgano?

Gli eventi che hanno riportato l’Afghanistan al centro del dibattito pubblico mondiale a partire dal 15 agosto scorso interrogano profondamente anche le nostre comunità.

Quale futuro per il popolo afgano? è un momento pensato per ragionare su tutto questo: martedì 7 settembre, dalle 18 alle 20, al Cortile dei Poeti, Alidad Shiri e Andrea Nicastro dialogheranno, moderati da Fausta Slanzi, su quello che è l’Afghanistan oggi, su ciò che è stato negli ultimi 20 anni, su quello che sarà nel prossimo futuro.

Con la presa di Kabul da parte dei Talebani e l’acuirsi della crisi umanitaria in Afghanistan, come Forumpace abbiamo preso posizione chiedendo di fermare i rimpatri e di predisporre corridoi umanitari lungo tutte le rotte migratorie, una posizione che si collega alle molte altre assunte in questi anni di infinita emergenza dettata da guerre e conflitti, calamità naturali e disastri, in Afghanistan e in gran parte del mondo.

Accanto a questa presa di posizione, è necessario continuare nell’opera – costante e faticosa – di garantire informazione, di sensibilizzare le nostre comunità per mantenere l’attenzione su quello che sta avvenendo in Afghanistan, 20 anni dopo l’11 settembre, l’invasione dell’Afghanistan e il conflitto che ha portato alla destituzione temporanea dei talebani.

Per tutte queste ragioni, il Forum trentino per la pace e i diritti umani, il Comune di Trento e il Nodo Trentino della Rete “in Difesa di” vi invitano ad un incontro di approfondimento sul tema per capire cosa è successo in questi anni e in queste ultime settimane, cosa ha portato l’arrivo e l’insediamento dei talebani e cosa sta succedendo alla popolazione civile, soprattutto alle donne, bambini e minoranze.

Programma

Saluti istituzionali dell’Assessora Elisabetta Bozzarelli e di Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Intervento di 

Andrea Nicastro – inviato speciale del Corriere della Sera in Afghanistan, primo giornalista italiano ad entrare a Kabul nel 2001

Alidad Shiri – giornalista 

Introduce e modera

Fausta Slanzi – giornalista

A causa dei posti limitati è suggerita la prenotazione tramite link: https://forms.gle/bJGyEBVrbZ38YaHYA 

La prenotazione sarà riservata fino a 5 minuti prima dell’inizio dell’evento. Dopo di che, i posti torneranno disponibili senza prenotazione.

Per accedere è necessario esibire il Green pass.

I pieni poteri di Kais Saied in Tunisia, un mese dopo

La sera del 25 luglio il presidente tunisino Kais Saied ha sospeso i lavori del Parlamento e ha sollevato dall’incarico il primo ministro Hicham Mechichi, destituito in un contesto di forte rabbia popolare contro l’esecutivo e la sua gestione della crisi economica e sanitaria.

Le protese di quei giorni sono coincise con festeggiamenti la notte tra il 25 e il 26 luglio, con molti sostenitori del presidente Saied scesi in piazza per celebrare la sua decisione che, di fatto, ha aperto la peggiore crisi politica in Tunisia dalle primavere arabe.

Il partito di maggioranza alle scorse elezioni, Ennahdha, ha parlato di “colpo di stato” e, durante questo mese di sospensione, ha criticato il presidente Saied. Accuse che trovano sostenitori anche in altri esponenti tunisini: tra questi, Yadh Ben Achour, giurista, attualmente membro del Comitato dei diritti umani delle Nazioni unite, ha guidato la transizione tunisina dalla Rivoluzione del gennaio 2011 sino all’elezione dell’Assemblea costituente.

Intervistato in quei giorni da Orsetta Giolo e Renata Pepicelli per ilmanifesto, Ben Achour ha evidenziato il fatto che la scelta di adottare l’art. 80 della Costituzione tunisina (articolo che autorizza il presidente a sospendere i lavori del Parlamento in caso di “pericolo imminente”) è una di numerose interpretazioni arbitrarie del testo della Costituzione che il presidente Saied ha dato nel corso del suo mandato.

“Il presidente”, sottolineava Ben Achour in quell’intervista, “si è concesso le prerogative di un vero dittatore, concentrando nelle sue mani il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario. Non so come altro si potrebbe chiamare tutto questo se non un colpo di stato contro la Costituzione”.

La scelta del presidente tunisino ha suscitato anche diverse risposte da parte della comunità internazionale: Amnesty International ha fin da subito sottolineato il rischio cui sono sottoposte le libertà e i diritti conquistati dal popolo tunisino dopo la caduta del regime di Ben Ali e le proteste delle primavere arabe del 2011. “Il presidente Kais Saied deve assicurare che ogni azione che egli ordini sia strettamente in linea con gli obblighi di diritto internazionale della Tunisia e, in particolare, che non vi siano purghe politiche”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Appelli rimasti inascoltati: le cronache dell’ultimo mese, infatti, sono piene di esempi di ritorsioni, purghe e carcerazioni da parte del presidente Saied nei confronti di oppositori politici e critici.

Non solo: a fronte di molte inchieste giudiziarie che, negli ultimi anni, procedevano a marce ridotte, dalla sospensione del Parlamento il presidente tunisino ha stabilito che ad occuparsene sia la giustizia militare. Ad inizio agosto, a questa scelta era corrisposta la reazione di Amnesty International Tunisia, che “si è detta inquieta rispetto al ricorso frequente a tribunali militari per processi di civili facendo riferimento al caso di Yassine Ayari [parlamentare indipendente, critico nei confronti del presidente Saied, ndr], più volte perseguito per «diffamazione e oltraggio dell’istituzione militare», non solo sotto Kais Saied”.

Durante la notte tra il 23 e il 24 agosto, questo regime di sospensione è stato prorogato “fino a nuovo avviso: una scelta che apre ad una nuova fase di incertezza in un Paese che aveva riposto fortissime speranze nella rivoluzione dei gelsomini ma che non è mai riuscito ad avere lo slancio necessario per portarla alle sue estreme conseguenze.

Ad oggi non è chiaro quanto consenso goda tra la popolazione il presidente Saied: l’analista Mariam Salehi, intervistata da DieWelle, osserva che “è importante ricorda che il percorso di democraticizzazione della Tunisia non è stato lineare e, ora, le persone sono preoccupate da tutto questo”. Alla domanda se la situazione tunisina sia paragonabile a quella che ha portato all’instaurarsi dell’attuale regime in Egitto, nel 2013, la dott.ssa Salehi risponde: “non direi questo: gli eventi in Egitto si sono succeduti con molta più rapidità mentre i fatti di questi giorni seguono logiche proprie della Tunisia. Non credo che si possa già parlare di uno ‘scenario egiziano’, in questo caso”.