19° Religion Today Festival

C’eravamo tanto amati. Religioni e relazioni di genere – 7-17 ottobre 2016

Un inizio settimana partecipato al Teatro San Marco in occasione del 19° Religion Today Filmfestival, per le proiezioni organizzate in collaborazione con il Cineforum Trento, Libera Trentino e Deina Trentino. Successo anche per i film iraniani. Domani pomeriggio in programma “Dalla parte di Eva” seminario a cura di FBK-Isr e la serata “Suffragette”, dedicata al binomio donne e politica, organizzata in collaborazione con l’assessorato alle pari opportunità e la Consigliera di parità della Provincia autonoma di Trento. Venerdì in sala il tema della violenza di genere.

Sala piena anche nei primi giorni della settimana, con un grande interesse dimostrato dal pubblico per le proiezioni organizzate con le associazioni Libera Trentino e Deina Trentino e successo per i film selezionati con il Cineforum Trento.

Dialogo tra religlioni

Il festival continua con due intense giornate ricche di eventi e contenuti. Giovedì 13 ottobre, alle 18 presso l’Aula Magna di Fondazione Bruno Kessler, in via S.Croce 77, “Dalla parte di Eva”, momento di discussione a cura dell’Istituto di scienze religiose FBK, su nuovi modelli e nuovi ruoli delle donne nelle religioni con Nibras Beigheiche (teologa musulmana), Selene Zorzi (teologa cattolica), Elena Viviani Sheisin (monaca buddista zen) e con il coordinamento di Anna Fedele.

Suffragette

Giovedì sera, alle 20.45 al Teatro San Marco, la serata “Suffragette”, organizzata in collaborazione con l’assessorato alle pari opportunità e con la Consigliera di parità della Provincia autonoma di Trento, una serata che sarà occasione per portare al centro dell’attenzione l’azione di donne che, nei diversi contesti culturali e religiosi, rivendicano nuovi spazi.

Ospite speciale della serata sarà Ruth Colian, protagonista del documentario MEASURES OF MERIT, che rappresenta per la sua comunità una vera rivoluzione: Ruth Colian è infatti la prima donna ebrea ultra-ortodossa ad aver tentato la corsa alle elezioni. Le donne ultra-ortodosse di Israele non hanno vita facile; nel loro mondo tutto è deciso dagli uomini. Oltre a prendersi cura dei figli e della casa, devono spesso sostenere economicamente i loro mariti, impegnati nello studio della Torah. Avere voce nella sfera pubblica e prendere parte alla vita politica sembra essere escluso. Ruth Colian però sembra non accettare tutto questo e, convita che le donne della sua comunità non siano rappresentate dai partiti Haredi che siedono in parlamento, ha fondato un nuovo soggetto politico proprio in difesa dei diritti delle donne ultra-ortodosse e si è candidata alla Knesset. Con lei sul palco anche Kate McElwee, della Women Ordination’s Conference che introdurrà il film RADICAL GRACE, avventura di tre suore ribelli che ingaggiano una battaglia per la parità di genere nella Chiesa Cattolica, trasformando così la politica americana – e la stessa chiesa. A introdurre la discussione sarà la giornalista Adele Gerardi.

Venerdì invece un pomeriggio che si concentra sulla violenza di genere con un altro film iraniano, LANTOURI, storia della terribile violenza subita da una giornalista, sfregiata con l’acido da un giovane criminale che non accetta il suo rifiuto. A introdurre il film, alle 17.15 sarà la direttrice del Centro Antiviolenza di Trento, Barbara Bastarelli.


Film di giovedì 13 ottobre

SIBERIA, di Naftali Alter, Israele 2015, short 13′;

GAS PIPE, di Hossein Darabi, Iran 2016, short 17′;

CHECKMATE, di Mahdi Ravash, Iran 2016, short 33′;

NU GUO. NEL NOME DELLA MADRE, di Francesca Rosati Freeman e Pio d'Emilia, Italia, Cina, Giappone 2014, doc 57′

LONGING, di Nadav Mishali, Israele 2014, short 20′;

MEASURES OF MERIT, di Roni Aboulafia, Israele 2016, doc 50′;

RADICAL GRACE, di Rebecca Parrish, USA 2014, doc 77′;

Film di venerdì 14 ottobre

HAND IN HAND, di Celina Schmidt, Germania 2015, short 3′;

SOER BENEDICTE, di Virginia Tangvald, Canada 2015, short 6′

A MIO AGIO NELL’NFINITO, di Giuseppe Calliari, Italia 2016, doc 14′

LAC NOIR, di Jean Baptiste Germain, Francia 2015, film 66′;

LANTOURI, di Reza Dormishain, Iran 2016, film 115′;

A SILENT NIGHT, di Yopi Kurniawan, Indonesia 2015, short 19′;

PRITJA-L’ATTESA, di Roland Sejko, Italia, Albania 2015, doc 60′;

URBI ET ORBI CUBA, di Andros Barroso, Cuba 2015, doc 46′;


La diciannovesima edizione del Festival: C’eravamo tanto amati, religioni e relazioni di genere

Il 19° Religion Today Filmfestival è in programma dal 7 al 17 ottobre 2016 a Trento e in altre località con proiezioni, seminari, eventi speciali e attività per le scuole.

I film in lingua straniera vengono proposti in versione originale con sottotitoli in italiano. L’ingresso è libero a tutti gli eventi.

Per maggiori informazioni e aggiornamenti sul programma: http://www.religionfilm.com/it/program

Diritti alla pace: i risultati su guerra e pace

Perché la guerra?

Anche se sparissero eserciti e armi la guerra non sparirebbe, sembrano dire i nostri giovani.

Le guerre – che a volte sono state necessarie per liberare i popoli oppressi – sembrano esserci perché ci sono ingiustizie economiche e sociali e, per questo, alle minacce bisogna rispondere con la diplomazia e la disponibilità al compromesso. Anche perché spesso le guerre non hanno risolto i problemi che le hanno provocate. Quote maggioritarie di giovani sembrano condividere queste posizioni.

No alla guerra (ma a volte forse serve)

Un generale e condiviso No war sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni dei ragazzi intervistati. Non è la guerra la risposta in caso si sospetti la produzione di armi atomiche o chimiche o se si teme la minaccia ai valori nazionali; non è la guerra dell’amico contro suoi nemici a giustificare la chiamata alle armi; non basta che siano tutelati i civili per appoggiare il conflitto armato. Per la maggior parte dei giovani intervistati, la guerra è l’extrema ratio per difendersi da estreme minacce come stermini di massa e terrorismo.

Non solo ISIS

Ai ragazzi è stato proposto un elenco di sette possibili minacce alla pace internazionale ed è stato chiesto loro di indicare le tre ritenute più pericolose: ebbene, gli studenti intervistati condividono quasi all’unanimità la preoccupazione trasmessa quotidianamente dai media poiché 3 su 4 (75%) indicano la presenza di gruppi politici o religiosi estremisti che usano metodi di lotta violenta come una delle minacce peggiori. Interessante, però, che il 56% indichi gli interessi economici relativi alle materie prime e all’energia e il 32% le forti disuguaglianze economiche tra nazioni sviluppate e terzo mondo. Al contrario, la convivenza tra popoli con culture differenti è percepita come minacciosa da un’esigua quota di intervistati (18%).

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E chi si impegna davvero per difendere la pace? 

Non certo i Governi, sembrerebbero dire i nostri ragazzi. Sono gli uomini comuni, i medici che abbandonano il loro Paese per andare in un altro, a costruire la pace con il loro impegno. Durante l’intervista è stato chiesto ai ragazzi di dare un punteggio (da 1 a 10) a una serie di organizzazioni, Stati, istituzioni a seconda del loro impegno per la pace: Medici senza frontiere e Emergency sono i protagonisti di questa responsabilità (prendono un voto superiore a 7 rispettivamente nel 68% e 66% dei casi).

I governi di Israele, Cina, Russia, Palestina, la stessa Italia e gli USA, invece, occupano gli ultimi posti di questa classifica virtuale, essendo ritenuti impegnati per la pace (voto oltre il 7) da quote minoritarie di intervistati.

Si potrebbe replicare che i giovanissimi poco conoscono di quello che avviene sui tavoli della diplomazia internazionale così come nei CdA delle associazioni, ma è pur vero che questo dato qualcosa ci dice: oggi la pace non si costruisce con gli accordi diplomatici (che pure i giovani sostengono), ma è fatta giorno per giorno da uomini e donne “di buona volontà” che, lontani dalle lotte di potere e dalla spartizione di confini e ricchezze, mettono la loro vita e la loro conoscenza al servizio di chi è in sofferenza. E il diritto alla salute sembra essere un elemento importante a tutela della pace.

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E l’Italia? In pace (ma non troppo)

La maggioranza degli studenti intervistati (56%) ci ritiene ‘prevalentemente’ in pace, ma è appena il 2% a ritenerci ‘sicuramente’ tali. E come mai? Non sono i migranti o i partiti politici sfiduciati a minare la nostra tranquillità, quanto piuttosto corruzione e illegalità, l’incapacità di rispettare e far rispettare le leggi.


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La pace è importante? – Sì, al di là di tutto, la pace è importante e una dimensione della vita su cui vale la pena impegnarsi. Magari poi nella quotidianità non sarà così, ma sicuramente la tensione e l’aspirazione dei nostri giovani è questa. Anche se rimane un 8% di giovani poco interessati.


Alcune differenze di genere… la pace è donna!

La ricerca, tra le poche sul tema realizzate in Italia, ha puntato a costruire un primo quadro descrittivo generale che non consente elaborazioni per sottogruppi della popolazione intervistata. Tuttavia, i dati sembrano indicare delle differenze di genere: in particolare, le femmine sembrano essere mediamente più disponibili alla pace.

Rispetto ai coetanei, le studentesse trentine:
1)     in maggior misura ritengono la pace una questione importante:

2)     in maggior misura affermano che la storia dimostra che le guerre non risolvono i problemi che le hanno generate:


3)     In maggior misura ritengono che alle minacce sia più utile rispondere con il compromesso e la diplomazia:

Infine, in generale, poste di fronte ad alcune possibili giustificazioni della guerra, le femmine più dei maschi rifiutano queste possibilità e, contemporaneamente affermano che la guerra è sempre sbagliata: i “pacifisti” sono infatti circa il 9% delle femmine e il 3% dei maschi (6% nel totale).

Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati a cento anni di storia italiana in cerca d’una “guerra giusta”. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata. 

Don Lorenzo Milani


Documento redatto da Arianna Bazzanella – 18 aprile 2015