Antifascismo, fondamenta della nostra collettività

Il Forum Trentino per la Pace si unisce alle critiche rivolte ad un articolo comparso il 25 aprile, festa della liberazione dall’occupazione nazista e dal regime fascista,  sulla testata online “La Voce del Trentino”.

Non riporteremo né il titolo né stralci di quelle parole: per quanto non sorprendano particolarmente, ci colpisce però la banalizzazione e l’aggressività palesati in questa occasione. Quanto scritto va direttamente a colpire gli ideali di convivenza, inclusione, cura delle comunità su cui si fonda la nostra Repubblica. Quegli stessi ideali che l’antifascismo di ogni epoca ha incarnato, tutelato e difeso.

La cultura di pace, alla cui promozione il Forum è chiamato a contribuire fin dalla sua fondazione, si riconosce e rispecchia negli ideali dell’antifascismo: guardiamo al passato e leggiamo nelle parole del Presidente Sandro Pertini la profonda connessione tra questi valori collettivi(1)

Pace, libertà e giustizia sociale sono i grandi obiettivi che la lotta della Resistenza ha posto alla base della sua azione, sono i valori sui quali è costruita la nostra Costituzione e la Repubblica, i principi da cui si muovono tutte le nostre azioni: come individui o soggetti collettivi.

Guardiamo al presente e vediamo come il fascismo continui a presentarsi come il pensiero antidemocratico che nutre l’“organizzazione dell’odio”: Carolin Emcke, in un suo libro di qualche anno fa, scriveva “l’odio va affrontato respingendo il suo invito alla fraternizzazione. Chi affronta l’odio con l’odio, infatti, si è già fatto influenzare, deformare da esso. In parole povere, un po’ è già come vorrebbe che fosse coloro che odiano(2).

Quello che troviamo scritto in quell’articolo deve essere respinto del tutto, radicalmente.

Guardiamo al futuro e rinnoviamo un impegno, quello di sempre: di fronteggiare ciò che apre la strada all’odio. 

Il Forum, quindi, si unisce a quanto scritto in questi giorni da Claudio Bassetti, presidente del CNCA del Trentino, e da Stefano Graiff, presidente di Centro Astalli Trento(3): alla costruzione dell’odio, alla paura dell’Altro, è necessario rispondere con tutta la forza delle nostre azioni, insistendo nella costruzione di comunità aperte, attente, capaci di prendersi cura di tutte e di tutti.

Lo abbiamo scritto varie volte, negli ultimi mesi e anni: non possiamo arrenderci al ritorno di un odio generalizzato, alla violenza diffusa, non importa se si manifesta nelle righe di un sito web, nelle aggressioni dei braccianti nel foggiano o nella cieca ottusità di fronte alla necessità di fronteggiare la violenza di genere e quella omobistransfobica.

Tutti questi elementi indicano la parte da cui bisogna stare.

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum


(1) http://presidenti.quirinale.it/Pertini/documenti/per_a_insediamento.htm

(2) Carolin Emcke, Contro l’odio, La nave di Teseo, 2017.

(3) Editoriale pubblicato su l’Adige del 27/04/2021.

Verso Trento “Città in difesa di”

Prosegue il cammino di costruzione di Trento come prima shelter city italiana: un percorso avviato tre anni fa e portato avanti dal Forum della Pace come parte attiva del Nodo trentino della Rete “In difesa di”.

Due incontri, due serate per parlare duri ed attuali come la criminalizzazione della solidarietà e la privatizzazione dei beni comuni.

Due serate con molti ospiti: da Padre Alex Zanotelli che ci parlerà della quotazione in borsa dell’acqua a Francesco Martone, della rete In Difesa Di, che dall’Ecuador testimonia la lotta dei difensori della Terra; da Yohana Lopez di Justicia y Paz Colombia a Francesca Nugnes di PBI, sull’aumento delle violazioni di diritti umani in Colombia, ma anche gli strumenti di organizzazione e resistenza delle comunità; da Stefano Bleggi di Meltin Pot Europa, a RiVolti ai Balcani che ci portano i racconti e le denunce verso chi aiuta migranti e rifugiati in Italia.

E, ancora, i contributi di municipi catalani e della rete REDS di Barcellona, già impegnati come territori In Difesa Di, al fianco di chi difende i diritti nel mondo.

Questo doppio appuntamento chiude la parte seminariale del percorso di costruzione di Trento quale Città in difesa di: durante le due serate verranno aggiunti alcuni tasselli al complesso mosaico in cui ci muoviamo quando parliamo di difesa delle e dei difensori dei diritti umani.

A novembre c’è stata occasione per riflettere sulla forte pressione della dimensione pandemica sull’aumento di minacce e di assassinii mirati contro HRD: in questo doppio appuntamento, invece, saranno la questione della criminalizzazione della solidarietà e la sua connessione con la finanziarizzazione delle risorse, a partire dall’acqua, i temi centrali del dibattito organizzato dalle associazioni del Nodo Trentino, in collaborazione con Centro di Ateneo per i Diritti Umani dell’Università degli Studi di Padova, Terra Nuova, Un Ponte Per , con il contributo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese e il sostegno della Provincia Autonoma di Trento.

Acqua e solidarietà. Le restrizioni alle azioni di chi difende i diritti umani e i beni comuni

La quotazione in borsa dell’acqua – dello scorso 7 dicembre – è l’emblema della privatizzazione della vita, e viola i diritti umani. E’ direttamente responsabile di guerre, carestie, migrazioni e sfollamenti forzati di intere popolazioni. Chi si oppone all’accaparramento delle risorse vitali, e alla difesa di territori e culture, viene minacciato o ucciso. Chi difende le e gli attivisti, viene criminalizzato. Chi fugge dalle conseguenze della scarsità e della privazione dell’acqua, viene incarcerato, e così, chi si mette coscientemente dalla loro parte.

Un aspetto preoccupante del momento storico che stiamo vivendo, è dunque la criminalizzazione di una solidarietà che possiamo definire militante, attenta alle radici politiche ed economiche dei fenomeni di impoverimento e di conflitto sociale. 

Per una giustizia globale: strumenti ed iniziative

Il focus della seconda parte di seminario, prevista per il 30 aprile, è sul “Laboratorio Colombia” con Peace Brigades International e Justicia y Paz Colombia.

Si analizzeranno soluzioni, pratiche e metodologie verso la costruzione di un osservatorio europeo dei diritti umani e per la giustizia globale, capace di promuovere la diversità culturale e lotta contro la discriminazione, con alternative socioeconomiche trasformatrici.

Forum Pace e CNCA del Trentino chiedono che si trovino soluzioni per le persone senza dimora

A seguito del drammatico incendio avvenuto martedì 30 marzo a Trento che ha distrutto completamente il riparo di fortuna che “ospitava” una ventina di persone, sorgono spontanee alcune riflessioni.

La prima considerazione è legata all’uso delle parole che troppo spesso si leggono e si sentono sui nostri media. Ancora una volta, appena saputo dell’incendio, e senza che si avessero informazioni certe su chi fossero gli “abitanti” della struttura abbiamo letto la parola: “clandestini”. Ormai clandestino è una definizione che ha quasi solo valenza politica (negativa).

In realtà invece la quasi totalità delle persone che occupavano la struttura (provenienti in maggioranza dal Pakistan ma anche da Marocco e Nigeria) erano richiedenti protezione internazionale e senza dimora. Alcuni in attesa di entrare nel sistema di accoglienza e altri lo avevano dovuto lasciare. Sono persone riconosciute come portatrici di diritti sanciti dalla Costituzione e dalle normative vigenti. Ma forse ‘clandestini’ lo sono nel concreto perché questo silenzio, questo voltare la faccia, questo continuo negarne l’esistenza spingono donne e uomini in quella clandestinità che si determina con l’indifferenza e il rifiuto; due modalità di gestione alimentate ad arte per generare le paure e il rancore nel quale scavare per costruire il consenso.

L’incendio ha portato nuovamente alla luce il problema non più rinviabile dei senza dimora a Trento: molte delle persone che si rifugiavano nella struttura abbandonata in via Lungadige a Trento erano stati ospiti dei dormitori che sono stati chiusi in questi giorni.

Non si tratta di un’emergenza, né tantomeno di un fenomeno legato al freddo: sono persone che non hanno un tetto, che non hanno accesso ad un diritto basilare, allo strumento fondamentale per vedere i propri diritti tutelati.

Non si dovrebbe aspettare la tragedia prima di capire che si deve cercare di dare una risposta abitativa a chi è in attesa di essere inserito nei progetti di accoglienza ministeriali: è nell’interesse di tutti, banalmente anche di chi dovrebbe usufruire dei servizi di bassa soglia “in quanto tali” e magari non trova posto perché occupato da chi dovrebbe vedere i propri diritti tutelati da altri percorsi.

Ci preoccupa, dovrebbe preoccupare tutti, il vedere messi in competizione e in contrapposizione bisogni, povertà, vulnerabilità. Le risposte, doverose, non devono avvenire in una sorta di guerra tra poveri, ma garantendo a tutti, italiani e immigrati, giovani e anziani, la tutela dei diritti essenziali.

Salutiamo positivamente l’empatia e la disponibilità dimostrate martedì dall’Assessora comunale Maule, fermatasi a discutere con le persone che nell’incendio hanno perso i loro pochi effetti personali e con le attiviste e gli attivisti del Centro Sociale Bruno, del Gioco degli Specchi e delle altre organizzazioni che stanno seguendo la vicenda e fornendo prezioso supporto ai ragazzi rimasti senza nulla. Riteniamo fondamentale la volontà dell’Assessora e del Comune di Trento di voler risolvere la situazione, ma diventa a questo punto necessario che la Provincia risponda finalmente alle numerose sollecitazioni inviate da più parti sull’argomento.

Una comunità di cura è fondata sul mutuo soccorso, su un uso consapevole e collettivo dello spazio pubblico, sulla condivisione delle risorse e su una democrazia di prossimità aperta a tutte e a tutti.

Da questa consapevolezza deve partire – ora e subito – l’azione delle istituzioni e del terzo settore: è un’urgenza non più rimandabile. Lo vediamo da anni, è diventato ancor più evidente un anno fa, all’esplodere della pandemia, e lo ripetiamo oggi: una società può essere sicura solo se sa prendersi cura di tutte le persone che la abitano. Serve agire e serve farlo ora: per pensare al prossimo inverno e per mettere in campo azioni che siano significative anche per i prossimi anni.

Massimiliano Pilati – Presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani
Claudio Bassetti – Presidente CNCA

IL TRENTINO PER I DIRITTI UMANI

IL TRENTINO PER I DIRITTI UMANI

19- 20 – 21 NOVEMBRE 2020

Programmi di protezione per giornalisti, docenti ed attiviste/i minacciati nel mondo: una tre giorni che mette al centro la libertà di informazione, di ricerca, di costruzione dei diritti collettivi.

Per fare di Trento una città “In Difesa Di”. 

Le crisi che stanno attraversando il nostro tempo – sanitarie, sociali, economiche – non possono farci dimenticare la necessità di mettere al centro del nostro agire politico la difesa dei diritti umani ed ambientali e di chi li difende.
Ecco perché risulta particolarmente importante il webinar che il Nodo Trentino della rete In Difesa Di organizza il 20 e il 21 novembre prossimi “Il Trentino per i diritti umani – Protezione e reciprocità per difendere chi difende i diritti di tutte e di tutti”, che sarà anticipato dal corso per giornalisti, realizzato in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Trentino Alto Adige, “Giornalisti minacciati e reporter dalle zone di guerra”, il 19 novembre dalle 16.00 alle 18.00, insieme al giornalista Christian Elia condirettore di QCodeMag, Paola Rosà di Osservatorio Balcani e Caucaso e la partecipazione di Khalifa Abo Khraisse, giornalista, regista e sceneggiatore libico, collaboratore di Internazionale, BBC, al-Jazeera e CNN.

Una tre giorni che vuole sì concretizzare l’impegno della città di Trento nella solidarietà, ma vuole anche dare un contributo alla difficile lettura della situazione geopolitica globale, e alla trasformazione che la cooperazione internazionale può e deve assumere, nell’epoca della pandemia. Un momento fondamentale dell’incontro sarà l’omaggio al giovane Mario Paciolla, funzionario Onu trovato senza vita in Colombia, e su cui la campagna “Verità per Mario” pretende indagini e notizie veritiere. 
“Il Trentino per i diritti umani” è il terzo appuntamento internazionale che il Nodo Trentino della rete In Difesa Di – composto da Forum Trentino per la Pace e i diritti umani, associazione Yaku, PBI Italia, Amnesty International, il Centro per la Cooperazione Internazionale, Osservatorio Balcani e Caucaso, l’Università di Trento con Scholar At Risk – coordina sul territorio, insieme ad una fitta rete di organizzazioni, nazionali ed internazionali, università ed enti locali, per la costruzione del primo programma per la difesa delle e dei difensori dei diritti umani ed ambientali, da realizzare in Italia.
Trento prima “Città In Difesa Di”

è l’importante visione che anche la nuova amministrazione municipale del sindaco Franco Ianeselli ha deciso di abbracciare e fare propria, raccogliendo il testimone dalla Giunta Andreatta che con la Mozione 658 aveva sdoganato l’impegno del Comune di Trento in favore delle e dei difensori dei diritti umani ed ambientali.
L’iniziativa si inserisce nel quadro del progetto “Città in Difesa Di” finanziato dall’Ufficio 8 per 1000 della Tavola Valdese, promosso dalla Ong Terra Nuova, insieme all’associazione Yaku, Un Ponte per e l’Università per i diritti umani Antonio Papisca di Padova, appartenenti alla Rete In Difesa Di – per i diritti umani e di chi li difende.

 

Per scaricare il programma:

http://www.yaku.eu/wp-content/uploads/2020/11/pdf-programma1.pdf?fbclid=IwAR0IG_LNrktMs0LiHvLrmwG-EZwhTGXQA_g1Yia8M1uYspcNC3IO7Xx6D1g

Trento: prima shelter city d’Italia

Dopo l’approvazione della mozione 190 del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento (consultabile qui), la quale impegna la giunta provinciale «ad attivare come Provincia di Trento sul proprio territorio programmi di protezione temporanea e training per Difensori dei diritti umani minacciati (su esempio delle “città rifugio” in Olanda e del programma di protezione del Paese Basco)», arriva anche l’approvazione del Consiglio Comunale, dove è stata approvata con 22 voti favorevoli e 3 astenuti.

La mozione che vede Trento diventare la prima shelter city (città rifugio) d’Italia prevede un periodo di protezione temporanea (dai 3 ai 9 mesi) per coloro che difendono i diritti umani nel mondo. Questo piccolo lasso di tempo ha un duplice obiettivo: permette, innanzitutto, al difensore dei diritti umani di avere un periodo di tregua, nel quale può “prendere fiato” per poi tornare nel suo paese d’origine a difendere la causa.
Infine, mette in risalto la figura del difensore, che godendo di visibilità internazionale è meno propenso a subire attacchi.

Si tratta di persone che agiscono pacificamente per la promozione e la protezione dei diritti umani. «Secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite siglata il 9 dicembre 1998, il Difensore dei diritti umani (Human Rights Defender) è un termine utilizzato per descrivere una persona che, individualmente o insieme ad altre, agisce per promuovere o proteggere i diritti umani in modo non violento. È un difensore chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente». Si può leggere nella mozione depositata.

Secondo il rapporto di Front Line Defenders, nel 2017 sono stati uccisi 312 difensori in 27 diversi paesi, di questi 312 «l’80% avvenne in Brasile, Colombia, Mexico e le Filippine[…], ma è la criminalizzazione l’elemento maggiormente scelto per ostacolare e delegittimare il loro lavoro, imprigionandoli spesso con false accuse» (Annual Report on Human Rights Defenders at Risk in 2017, pg 6).

«L’Unione europea, oltre ad avere predisposto una “Piattaforma di coordinamento per l’asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani” (European Union Human Rights Defenders RE location Platform – EUTRP), ha fornito le linee guida per organizzare programmi di protezione dei difensori (Ensuring protection – European Union Guidelines on human rights defenders del 2004)» continua la mozione ricordando che alcuni paesi, come l’Olanda e la Spagna, hanno già aderito a questa piattaforma.
Con l’approvazione della mozione 190 in Consiglio Provinciale il 31 Gennaio 2018, e con la conferma arrivata pochi giorni fa nel Consiglio Comunale, per la prima volta in Italia un ente istituzionale si impegna concretamente per la protezione e la difesa degli attivisti internazionali, dopo un percorso che ha visto la collaborazione attiva tra enti locali e istituzionali (Yaku, Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, PBI Italia, Amnesty Trento, sono solo alcuni degli enti coinvolti) che ha portato alla discussione ed approvazione della mozione in Consiglio Provinciale prima, e in Consiglio Comunale poi. Un percorso che è stato elogiato anche a Padova dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani, che ci ha invitato per condividere il percorso.

Un’iniziativa importante che speriamo possa prendere forma al più presto.

 

Trento approva la mozione per la protezione dei difensori dei diritti umani

Con grande soddisfazione il Forum trentino per la pace e i diritti umani comunica un importante risultato portato avanti grazie alla connessione fra l’attivismo delle associazioni e l’attenzione da parte delle istituzioni sul tema dei Difensori dei diritti umani.

E’ stato approvata da parte del Consiglio provinciale di Trento la mozione con oggetto “Protezione dei Difensori Dei Diritti Umani”.

Solo pochi mesi fa si era svolto a Trento un incontro di riflessione con i referenti nazionali della Rete “In Difesa Di” per pianificare le varie azioni da svolgere dopo l’approvazione da parte della Commissione Esteri della Camera, di una Risoluzione “Sulla tutela dei difensori dei diritti umani” nella quale si impegna il Governo a sostenere le iniziative a favore della tutela e protezione dei difensori dei diritti umani.

Come riporta Francesco Martone, attivista nel mondo del pacifismo e dei diritti umani, senatore dal 2001 al 2008, attualmente portavoce della rete In Difesa Di, questo è “un altro grande passo in avanti per la costruzione del sistema di protezione dei difensori dei diritti umani in Italia”.

Nel ringraziare chi su scala locale si è impegnato per questo importante risultato, in particolare i referenti dell’associazione Yaku e del Forum trentino per la pace e i diritti umani stesso, Martone sottolinea che questa “E’ la prima mozione in sostegno a programmi di protezione dei difensori dei diritti umani da parte degli enti locali in Italia”.

Ma chi sono i Difensori dei Diritti umani? Secondo la Dichiarazione delle Nazioni Unite (9 dicembre 1998) I difensori dei Diritti umani (Human Rights Defenders) sono quelle donne e quelli uomini che, individualmente o insieme ad altri, agiscono in modo pacifico per la promozione e la protezione di questi diritti.

A solo titolo di esempio è un difensore chi si oppone a dittature e regimi oppressivi, chi si batte per la libertà di espressione, chi lotta contro la discriminazione e le ingiustizie, chi documenta abusi dei diritti umani e chi difende l’ambiente. Sono il volto visibile di movimenti, organizzazioni, comunità, popoli che rivendicano i propri diritti.
Il tema della loro difesa è all’attenzione già da tempo.

E’ appunto dal 1998 che l’Onu ha adottato la Dichiarazione sui/sulle difensori/e dei diritti umani. L’Unione Europea, oltre ad avere predisposto una “Piattaforma di coordinamento per l’asilo temporaneo dei difensori dei diritti umani”, ha fornito le linee guida per organizzare programmi di protezione dei difensori. Anche alcuni paesi all’interno dell’unione europea Olanda, Irlanda, Paesi Bassi, hanno aderito a tale piattaforma. Malgrado questa attenzione internazionale i dati riportati dall’Organizzazione Non Governativa “Front Line Defenders” parlano di 280 persone uccise in 24 paesi nel solo 2016.

Come Forum trentino per la pace e i diritti umani manterremo forte l’impegno su questi temi attraverso la promozione di cultura di pace, anche in relazione al sostegno e alla solidarietà verso le esperienze internazionali delle Comunità di Pace.

Ci sembra molto importante che anche la Giunta provinciale si impegni nel 2018 per: sollecitare il Governo nazionale a elaborare accordi vincolanti per regolare le attività delle società transnazionali e delle imprese commerciali, riconoscendo e chiedendo il rispetto degli standard internazionali dei diritti umani negli accordi commerciali; sollecitare il governo nazionale ad aderire alla Temporary Relocation Platform dell’Unione Europea e attivare programmi di protezione e di training in modo da garantire la necessaria sicurezza del Difensore; ad aderire come Pat al sistema delle “città rifugio” per la collocazione temporanea e organizzare sul territorio programmi di protezione e di training per i Difensori dei Diritti Umani ospitati.

Cordiali saluti
Il presidente del Forum trentino
per la pace e i diritti umani
dott. Massimiliano Pilati

130981

Il testo della mozione può essere consultato qui:
https://www.consiglio.provincia.tn.it/doc/IDAP_881061.pdf?zid=d346d60c-767d-4418-88fe-dfde80d859a4

Incontro con l’autrice de “Il genere di Dio. La Chiesa e la teologia alla prova del gender”

La teologa romana Selene Zorzi sarà a Trento e a Levico Terme per la presentazione del suo saggio

Arcigay del Trentino e La Piccola Libreria di Levico Terme hanno organizzato l’incontro con Selene Zorzi per mercoledì 3 febbraio alle 17.30 presso Sala dell’Aurora di Palazzo Trentini (via Manci, 24- Trento). A seguire poi, alle 20.30, l’incontro si ripeterà a Levico in sala consiliare.

Dialogando con don Marcello Farina, risponderà a chi in questi giorni protesta contro una fantomatica “ideologia gender” spiegando perchè ció non faccia bene alla Chiesa e invitando a smettere di costruire prigioni per paura dei propri limiti, nel nome di Dio.

Cosa si cela dietro le dichiarazioni di Papa Francesco che parla del “gender” come di una “colonizzazione ideologica” o del cardinale Bagnasco che ci vede “l’edificazione del transumano”? Perché la Chiesa ancora oggi relega le donne ad un ruolo di subalternità? Di fronte al risveglio degli studi di genere, é ancora sostenibile che Dio sia solo padre?

A queste e altre domande risponderà la teologa Zorzi.

Aspettando l’incontro, riproponiamo l’intervista alla teologa uscita sul Quotidiano L’Adige, a cura di Alberto Piccioni.

(Quotidiano L’Adige del 1° febbraio 2017, pg.7)

Da Trento nuovo slancio per la difesa civile e nonviolenta

Si sono svolti con grande successo a Trento nelle giornate di venerdì 4 novembre e sabato 5 novembre gli“Stati generali per la difesa civile, non armata e nonviolenta”, prima occasione in Italia per di riflessione e incontro tra società civile e politica su questa tematica. Un appuntamento di lavoro promosso dalla Campagna “Un’altra difesa è possibile” e dalle sei Reti nazionali che l’hanno lanciata:Tavolo Interventi Civili di Pace, Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Campagna Sbilanciamoci!, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo. Contine reading