Le Città Rifugio

E’ dal 2016 che la vasta piattaforma di organizzazioni che in Italia si è organizzata nella rete In Difesa Di, è impegnata in un complesso percorso per la costruzione di un programma di “Città In Difesa Di” in Italia, alimentando sinergie tra enti e società civile locali per la costruzione di città attive nel sostegno e nella protezione dei Difensori e delle Difensore dei diritti umani.

L’Italia, fra gli ultimi Paesi in Europa ad adottare le linee guida UE, era infatti sprovvista dei meccanismi di riconoscimento dello status – e di programmi per la protezione – riguardo a difensore e difensori dei diritti umani ed ambientali nel mondo.

Un virtuoso dialogo fra associazioni attive per la difesa di chi difende nel mondo i diritti di tutti – siamo essi attiviste/i, leaders comunitari, giornaliste/i, ecologiste/i – ed istituzioni territoriali e nazionali – CIDU , Comitato Interministeriale per i Diritti Umani in primis – che attraverso il confronto costante anche con realtà internazionali, a partire dall’Onu, ha permesso l’avvio per la realizzazione di shelters cities, ovvero Città Rifugio per persone difensore minacciate.

L’evento “Città Rifugio – per un nuovo modello di tutela di diritti umani e di chi li difende – si terrà in presenza nella sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria Sopra Minerva, piazza della Minerva, 38, Roma, dalle ore 17.00 alle ore 19.00.

Saranno presenti le referenti istituzionali ed organizzative delle prime città – rifugio italiane: Padova, Trento, e Verona; verranno presentati i protocolli ed i percorsi che i territori stanno adottando; verranno illustrati i programmi di SAR – Scholar At Risk, la rete di università che a livello globale si adoperano per la tutela e l’accoglienza dei docenti minacciati nel mondo; ma soprattutto, saranno ascoltate le testimonianze dirette dei primi difensori accolti.

ATTENZIONE: per partecipare all’evento in presenza è necessario registrarsi a questo link: https://forms.gle/h7Qo4jwM6nBjUC5X9

L’evento sarà trasmesso in diretta sul canale WebTV del Senato al link:
https://webtv.senato.it/webtv_live

Per accedere è necessario essere in possesso del Green Pass e indossare una mascherina chirurgica o di tipo FFP2. L’ingresso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.

Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

I vent’anni dagli attentati dell’11 settembre sono, oggi, carichi di molti e diversi significati evidenti agli occhi di tutti: questa sembra essere una traccia comune a tutto il 2021, anno denso di ricorrenze legate alle trasformazioni che hanno caratterizzato il mondo e le nostre comunità nel recentissimo passato (i 30 anni dalla guerra nei Balcani e dalla nave Vlora, i 20 anni dal G8 di Genova, dall’11 settembre e dall’avvio della guerra in Afghanistan, i 10 anni dalle Primavere Arabe, solo per citare alcuni di questi eventi).

Tutte queste ricorrenze sono un’occasione per fare valutazioni, riconoscere errori e capire come interpretare un presente profondamente inciso da questi cambiamenti per progettare un futuro che sappia trasformare le sorti delle nostre società, dallo sfruttamento all’uguaglianza, dalla violenza – della guerra, delle disuguaglianze, del razzismo, delle discriminazioni – ad una pace concreta, fatta di relazioni solide, di conflitti capaci di generare società migliori.

L’insieme di queste considerazioni, nell’anno del Trentennale del Forumpace, hanno portato a realizzare percorsi di approfondimento e riflessione, e a mettere in campo iniziative a sostegno di tutte e tutti coloro che si stanno adoperando concretamente tanto nella costruzione di una coscienza collettiva su questi temi quanto a salvare vite.

Il Forumpace rinnova il proprio appello affinché le istituzioni locali, nazionali ed europee si adoperino attivamente per realizzare corridoi umanitari in tutti quei contesti in cui le guerre, la povertà, i disastri climatici hanno reso impossibile una vita dignitosa.

Quello che sta accadendo in Afghanistan, è legato alle battaglie per la giustizia sociale, per la lotta contro ogni discriminazione e violenza, per l’impegno a rendere accessibili, a tutte e tutti, i servizi che sono diretta espressione dei diritti di ciascun essere umano.

Rifletteremo insieme su questi temi sabato 11 settembre alla Campana dei Caduti di Rovereto. Qui di seguito il programma completo


11 settembre 2021, ore 11.00

Rovereto, Campana dei Caduti

Incontro con i giornalisti – Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

Interverranno:

Arianna Miorandi, Consigliera comunale delegata alla cooperazione

Paolo Mirandola, rappresentante della Fondazione Campana dei Caduti

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Andrea Morghen, Direttore Associazione Bianconero

Barbara Gallo, giornalista specializzata e collaboratrice di IRIAD – Archivio Disarmo

Emanuele Giordana, giornalista, presidente di Afgana e direttore editoriale del portale atlanteguerre.it

Tehseen Nisar, collaboratrice di South Asian Democratic Forum, Università LUISS e con i media del Pakistan.


11 settembre 2021, ore 20.00

Rovereto, Campana dei Caduti

Vent’anni dopo, vent’anni indietro?

Promosso da Associazione Bianconero e Forumpace in collaborazione con Fondazione Campana dei Caduti, 46°Parallelo/Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo 

Il ventennale dell’11 settembre e della guerra in Afghanistan, iniziata il 7 ottobre 2001, coincide con la fine della presenza occidentale nel Paese e con il ritorno al potere dei Talebani, in drammatico contrasto con le attese di una transizione annunciata come ‘naturale’. Le domande sono inevitabili: cosa è cambiato in questi vent’anni, in Occidente come in Asia Centrale? Che conseguenze ha avuto la retorica dello “scontro di civiltà”? Quali risultati promettevano e quali, invece, hanno raggiunto questi 20 anni di guerra? Cosa sarà dei diritti e delle conquiste ottenute dal popolo afgano? Come interpreteremo i prossimi 20 anni e quali attori globali ne saranno i protagonisti? 

Saluti istituzionali: 

Francesco Valduga, Sindaco di Rovereto

Paolo Mirandola, rappresentante della Fondazione Campana dei Caduti

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Andrea Morghen, Direttore Associazione Bianconero

Ne parleranno Barbara Gallo, giornalista specializzata e collaboratrice di IRIAD – Archivio Disarmo; Emanuele Giordana, giornalista, presidente di Afgana e direttore editoriale del portale atlanteguerre.it; Tehseen Nisar, collaboratrice di South Asian Democratic Forum, Università LUISS e con i media del Pakistan.


Alle ore 21.30 seguirà i rintocchi della Maria Dolens

Per prenotazioni: https://forms.gle/efRhuBzarxrzCE5K7

Per accedere è necessario il Green Pass.

Quale futuro per il popolo afgano?

Gli eventi che hanno riportato l’Afghanistan al centro del dibattito pubblico mondiale a partire dal 15 agosto scorso interrogano profondamente anche le nostre comunità.

Quale futuro per il popolo afgano? è un momento pensato per ragionare su tutto questo: martedì 7 settembre, dalle 18 alle 20, al Cortile dei Poeti, Alidad Shiri e Andrea Nicastro dialogheranno, moderati da Fausta Slanzi, su quello che è l’Afghanistan oggi, su ciò che è stato negli ultimi 20 anni, su quello che sarà nel prossimo futuro.

Con la presa di Kabul da parte dei Talebani e l’acuirsi della crisi umanitaria in Afghanistan, come Forumpace abbiamo preso posizione chiedendo di fermare i rimpatri e di predisporre corridoi umanitari lungo tutte le rotte migratorie, una posizione che si collega alle molte altre assunte in questi anni di infinita emergenza dettata da guerre e conflitti, calamità naturali e disastri, in Afghanistan e in gran parte del mondo.

Accanto a questa presa di posizione, è necessario continuare nell’opera – costante e faticosa – di garantire informazione, di sensibilizzare le nostre comunità per mantenere l’attenzione su quello che sta avvenendo in Afghanistan, 20 anni dopo l’11 settembre, l’invasione dell’Afghanistan e il conflitto che ha portato alla destituzione temporanea dei talebani.

Per tutte queste ragioni, il Forum trentino per la pace e i diritti umani, il Comune di Trento e il Nodo Trentino della Rete “in Difesa di” vi invitano ad un incontro di approfondimento sul tema per capire cosa è successo in questi anni e in queste ultime settimane, cosa ha portato l’arrivo e l’insediamento dei talebani e cosa sta succedendo alla popolazione civile, soprattutto alle donne, bambini e minoranze.

Programma

Saluti istituzionali dell’Assessora Elisabetta Bozzarelli e di Massimiliano Pilati, Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Intervento di 

Andrea Nicastro – inviato speciale del Corriere della Sera in Afghanistan, primo giornalista italiano ad entrare a Kabul nel 2001

Alidad Shiri – giornalista 

Introduce e modera

Fausta Slanzi – giornalista

A causa dei posti limitati è suggerita la prenotazione tramite link: https://forms.gle/bJGyEBVrbZ38YaHYA 

La prenotazione sarà riservata fino a 5 minuti prima dell’inizio dell’evento. Dopo di che, i posti torneranno disponibili senza prenotazione.

Per accedere è necessario esibire il Green pass.

I pieni poteri di Kais Saied in Tunisia, un mese dopo

La sera del 25 luglio il presidente tunisino Kais Saied ha sospeso i lavori del Parlamento e ha sollevato dall’incarico il primo ministro Hicham Mechichi, destituito in un contesto di forte rabbia popolare contro l’esecutivo e la sua gestione della crisi economica e sanitaria.

Le protese di quei giorni sono coincise con festeggiamenti la notte tra il 25 e il 26 luglio, con molti sostenitori del presidente Saied scesi in piazza per celebrare la sua decisione che, di fatto, ha aperto la peggiore crisi politica in Tunisia dalle primavere arabe.

Il partito di maggioranza alle scorse elezioni, Ennahdha, ha parlato di “colpo di stato” e, durante questo mese di sospensione, ha criticato il presidente Saied. Accuse che trovano sostenitori anche in altri esponenti tunisini: tra questi, Yadh Ben Achour, giurista, attualmente membro del Comitato dei diritti umani delle Nazioni unite, ha guidato la transizione tunisina dalla Rivoluzione del gennaio 2011 sino all’elezione dell’Assemblea costituente.

Intervistato in quei giorni da Orsetta Giolo e Renata Pepicelli per ilmanifesto, Ben Achour ha evidenziato il fatto che la scelta di adottare l’art. 80 della Costituzione tunisina (articolo che autorizza il presidente a sospendere i lavori del Parlamento in caso di “pericolo imminente”) è una di numerose interpretazioni arbitrarie del testo della Costituzione che il presidente Saied ha dato nel corso del suo mandato.

“Il presidente”, sottolineava Ben Achour in quell’intervista, “si è concesso le prerogative di un vero dittatore, concentrando nelle sue mani il potere esecutivo, il potere legislativo e il potere giudiziario. Non so come altro si potrebbe chiamare tutto questo se non un colpo di stato contro la Costituzione”.

La scelta del presidente tunisino ha suscitato anche diverse risposte da parte della comunità internazionale: Amnesty International ha fin da subito sottolineato il rischio cui sono sottoposte le libertà e i diritti conquistati dal popolo tunisino dopo la caduta del regime di Ben Ali e le proteste delle primavere arabe del 2011. “Il presidente Kais Saied deve assicurare che ogni azione che egli ordini sia strettamente in linea con gli obblighi di diritto internazionale della Tunisia e, in particolare, che non vi siano purghe politiche”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.

Appelli rimasti inascoltati: le cronache dell’ultimo mese, infatti, sono piene di esempi di ritorsioni, purghe e carcerazioni da parte del presidente Saied nei confronti di oppositori politici e critici.

Non solo: a fronte di molte inchieste giudiziarie che, negli ultimi anni, procedevano a marce ridotte, dalla sospensione del Parlamento il presidente tunisino ha stabilito che ad occuparsene sia la giustizia militare. Ad inizio agosto, a questa scelta era corrisposta la reazione di Amnesty International Tunisia, che “si è detta inquieta rispetto al ricorso frequente a tribunali militari per processi di civili facendo riferimento al caso di Yassine Ayari [parlamentare indipendente, critico nei confronti del presidente Saied, ndr], più volte perseguito per «diffamazione e oltraggio dell’istituzione militare», non solo sotto Kais Saied”.

Durante la notte tra il 23 e il 24 agosto, questo regime di sospensione è stato prorogato “fino a nuovo avviso: una scelta che apre ad una nuova fase di incertezza in un Paese che aveva riposto fortissime speranze nella rivoluzione dei gelsomini ma che non è mai riuscito ad avere lo slancio necessario per portarla alle sue estreme conseguenze.

Ad oggi non è chiaro quanto consenso goda tra la popolazione il presidente Saied: l’analista Mariam Salehi, intervistata da DieWelle, osserva che “è importante ricorda che il percorso di democraticizzazione della Tunisia non è stato lineare e, ora, le persone sono preoccupate da tutto questo”. Alla domanda se la situazione tunisina sia paragonabile a quella che ha portato all’instaurarsi dell’attuale regime in Egitto, nel 2013, la dott.ssa Salehi risponde: “non direi questo: gli eventi in Egitto si sono succeduti con molta più rapidità mentre i fatti di questi giorni seguono logiche proprie della Tunisia. Non credo che si possa già parlare di uno ‘scenario egiziano’, in questo caso”.

Torna WARS, War and Revolutionary Stories

WARS è un premio dedicato al fotogiornalismo di conflitto, con l’obiettivo di supportare i professionisti nel loro lavoro di documentazione. A causa delle restrizioni imposte come conseguenze della diffusione del Covid-19, molti fotoreporter hanno cambiato i loro piani per documentare l’emergenza e le conseguenze del coronavirus in tutto il mondo. Abbiamo quindi deciso, per quest’anno, di aggiungere una nuova categoria dedicata alle storie legate al Covid-19. Un totale di 5.000,00 euro sarà destinato a premiare i vincitori delle due categorie a concorso.

Dal 21 agosto al 4 Ottobre, i fotografi professionisti di tutto il mondo potranno presentare i loro lavori (da 10 a 15 fotografie originali con un unico tema) attraverso la piattaforma Picter, dove sarà pubblicato il regolamento e le informazioni dettagliate sul concorso.

Anche per quest’anno una giuria internazionale, coordinata dal direttore artistico Fabio Bucciarelli, giudicherà i lavori presentati. Kelli Grant | Yahoo News Senior Photo-editor – Francis Kohn |Former AFP Director – e Laurence Geai | fotografa vincitrice di WARS 2019 si riuniranno nel mese di ottobre per scegliere i migliori reportages. 

Le fotografie dei primi tre classificati per ogni categoria saranno esposte sulla piattaforma AtlantePhotoExpo e compatibilmente con la situazione di emergenza sanitaria sarà allestita una mostra con i migliori progetti.

Gli afghani in fuga hanno diritto allo stato di rifugiato in Italia

Articolo di Giulia Merlo pubblicato su Domani il 18 agosto 2021

Secondo le regole internazionali e interne, chi arriverà nel nostro paese ha le caratteristiche per farsi riconoscere lo status di rifugiato. Ma tra la teoria e la pratica possono sorgere problemi.

«Lo status di rifugiato è qualcosa di obiettivo: non è lo stato a doverlo accertare, ma si acquista nel momento in cui chi fugge ha un fondato timore di persecuzione», spiega Enzo Cannizzaro, ordinario di diritto internazionale alla Sapienza.

Ma per poter presentare domanda di protezione i richiedenti devono essere entrati in Europa. Oltre alla difficoltà di raggiungere l’Italia esiste il rischio di un intasamento del sistema di accoglienza.

Accanto alle procedure di riconoscimento della protezione internazionale, la situazione in Afghanistan consentirebbe di attivare “la cosiddetta “protezione temporanea”, che prevede il rilascio di un visto temporaneo senza passare per l’esame specifico individuale e si tratta di una procedura istituita a inizio anni Duemila per gestire il massiccio afflusso di sfollati avvenuto durante la guerra in Kosovo. Ma per metterle in pratica serve volontà politica“.

In nome del nostro albero di melograno

di Razi e Soheila Mohebi

“A volte uno non si cura dei passeri e non sente quello che hanno da dire. A volte non si cura di sentire il suono di flauto del pastore e non distingue le voci delle pecore e degli agnelli e non si capisce cosa vogliono dire e poi arriva anche la volta in cui non sente più i sospiri e i gemiti delle altre persone. L’esperienza della massimizzazione , sempre al suo apice, è possibile solo per l’uomo in guerra.

“Guerra significa massimizzare tutto.”

Il nostro asino nero e altri. Memorie di Jaghoori-Afghanistan

Mi viene da dire che tutto sia andato ad una velocità atroce, ma poi mi fermo sul mio pensiero: sapevamo fin dal lontano 2011, quando siamo partiti con una equipe della FilmWork sostenuta a sua volta dal Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, per girare il primo episodio di “Afghanistan 2014 campo lungo”.

Il film racconta la prospettiva della comunità internazionale dopo il loro ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Abbiamo percorso le nostre inquietudini fino al 2014 realizzando il secondo episodio “Afghanistan 2014, Insert” e attraversando l’Europa, dalla Grecia all’Italia, dalla Germania alla Svezia, abbiamo domandato della diaspora afghana in esilio, per sapere cosa pensano possa accadere con il ritiro definitivo delle forze internazionali. Abbiamo guardato e riguardato il film, sembra che tutti conoscano già le tenebre di questa soglia. Come può una soglia essere così buia e incognita? Mormorano nella mia mente le impotenze di cui parlava Samir Kassir, intellettuale libanese assassinato nel giugno del 2005.

In continuità con il Progetto Afghanistan 2014, nato nella vostra terra – e che nostro figlio conosce come la sua tanto da cucire le montagne con il suo essere – abbiamo iniziato a celebrare assieme “Nowruz”, il giorno dell’equinozio di primavera e come simbolo di questa festività abbiamo piantato un albero di melograno nel giardino della Bookique, a Trento.

La celebrazione di Nowruz a Trento, 2018

Sono stata di recente a Trento e ho visitato il nostro albero di melograno che vive felicemente in città, e mi sono detta che se dalla nostra presenza in questa terra è questa la traccia che rimane, mi sento appagata.

Nostre carissime amiche e carissimi amici di Trento e di tutto Italia, voi che siete stati la nostra casa negli ultimi quattordici anni di vita in Trentino. In nome di questo albero di melograno che nel vostro giardino respira, vi chiediamo di riflettere sulle possibilità di creare un corridoio umanitario, per le donne e i giovani soprattutto, che in questi anni sono stati attivi in campo artistico, mediatico e giornalistico e che ora rischiano la vita.

Un genocidio culturale è in corso.

È grave…

I nostri sinceri saluti,

Razi e Soheila Mohebi

Fermare i rimpatri, aprire i corridoi umanitari

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani ha inviato una lettera al Presidente Fugatti, al Presidente del Consiglio Kaswalder, all’Assessore alla cooperazione per lo sviluppo Gottardi, ai Consiglieri e alle Consigliere provinciali, alle Sindache e ai Sindaci trentini per esprimere la più grande preoccupazione per quanto sta avvenendo in Afghanistan

Allo stesso tempo, il Forum ha espresso alle istituzioni provinciali e ai Comuni profondo sconforto per le reazioni di alcuni Paesi europei che affrontano l’acuirsi della crisi umanitaria in Afghanistan unicamente da un punto di vista utilitaristico, concentrando la propria attenzione sul “rischio di una nuova crisi migratoria” e sul “rischio terrorismo”.

In particolare, il Forum ha chiesto alle istituzioni di attivare le reti territoriali e nazionali allo scopo di predisporre corridoi umanitari direttamente con il Trentino, terra di accoglienza, per coloro i/le quali rischiano la propria vita rimanendo in Afghanistan, con particolari tutele e garanzie per le donne afgane e le loro famiglie

Il Forum ha chiesto anche di facilitare l’individuazione e sostenere le realtà che sul territorio della Provincia e dei Comuni trentini si renderanno luoghi di accoglienza per le persone in fuga dall’Afghanistan e di farsi portavoce con il Governo affinché vengano attivate iniziative simili sul territorio nazionale e per riattivare iniziative simili nei confronti delle persone lungo le principali rotte migratorie.

Nelle scorse settimane, Austria, Danimarca, Belgio, Grecia, Paesi Bassi si sono detti contrari a interrompere i rimpatri in Afghanistan, ribadendo di voler aiutare i profughi “sul posto”, Paesi nei quali sono frequenti episodi di violenza verso le persone migranti

Lo scorso 23 luglio 2021 30 organizzazioni non governative chiedevano ai Paesi europei di cessare le deportazioni e i rimpatri verso l’Afghanistan, sia in forma diretta che attraverso il coordinamento con altri Paesi, ma – anzi – di rivedere le decisioni negative già adottate così come i decreti di espulsione alla luce dei rischi, concreti e prevedibili, di future persecuzioni.

A queste prese di posizioni segue quella di Emergency, da sempre attiva e presente sul territorio afgano: “mentre in Afghanistan si combatte ovunque, il pensiero di alcuni Paesi europei è rimpatriare i profughi afgani e riportarli indietro, in un Paese che è meno sicuro che mai”.

I dati di UNAMA, la missione ONU attiva nel Paese fin dal marzo 2002, evidenziano questa realtà: 5.183 vittime civili complessive negli ultimi 6 mesi, tra feriti e deceduti, con un aumento del 47% rispetto allo scorso anno. Una cifra, peraltro, che in un solo semestre eguaglia i record negativi registrati nel 2016, nel 2017 e nel 2018. 

In questi giorni, il ricordo di Gino Strada ha coinvolto tante e tanti, a volte a sproposito. Lui lo ricordava sempre: “non credere una parola, quando diranno che hanno “sconfitto il terrorismo”. Sono bugie, enormi bugie che difenderanno con i denti per coprire i propri crimini e i propri interessi. Ma i morti e i feriti sono lì, se ne trovano i resti e la memoria, se si ha il coraggio di farlo”.

L’Afghanistan non è – e non era – un Paese sicuro.

Per il Forum trentino per la pace e i diritti umani, il Presidente

Massimiliano Pilati