Ossigeno, o sul Villaggio dei Chiusi-in-Casa

Questa storia incomincia da Piazza Fiera: segui le bacheche fioriere con i nostri pannelli!

Siete in via S. Trinità.


Una volta che si furono lasciati alle spalle la città della perfezione, dopo qualche giorno di cammino, si trovarono in una bellissima e rigogliosa radura, che al suo centro aveva un piccolo villaggio di case tutte uguali.

Attraversandolo, i due bambini si resero conto che c’era qualcosa che non andava e dopo un po’ fu chiaro a cosa era dovuta quella sensazione: ogni casa aveva le finestre chiuse con le imposte ben serrate.

Quando furono nella piazza principale, bussarono a diverse porte, ma nessuna di esse si aprì, e nessuna voce rispose ai loro richiami.

Alla fine capitarono di fronte ad un’insegna vecchia ed ingiallita che indicava la casa del sindaco. Bussarono con insistenza, e dopo un po’ uno spioncino si aprì, e una voce roca e affaticata da dietro alla porta chiese:

<< Chi siete? Che volete? >>

<< Mio fratello ed io ci chiedevamo dove potevamo acquistare un po’ di cose buone da mangiare, le nostre scorte sono quasi finite ed il viaggio è ancora lungo. >>

<< Avete provato al panificio, oppure dal fruttivendolo?>>

<< Non li sappiamo riconoscere, nessuna porta è aperta, non c’è nessuna insegna e nessuno in giro a cui chiedere!>>

<< Certo che non c’è nessuno in giro e le nostre finestre sono chiuse! noi siamo gente perbene, timorose e avvedute, cosa vi credete?>>

La sorellina si alzò in punta dei piedi per guardare lo sconosciuto che parlava al di là della porta dritto negli occhi.

<< Anche noi siamo gente per bene, ma ci piace andare in giro. non capisco cosa intendi!>>

Il signore chiuso in casa sospirò, come fanno certe persone quando hanno a che fare coi bambini e non hanno voglia di spiegar loro delle cose pensando sia tutto fiato sprecato.

In realtà, voi lo sapete, l’unica cosa che si spreca in casi come questo è il tempo che i bambini impegnano nell’ascoltare degli adulti presuntuosi.

<< Sentite un po’, voi siete liberi di vivere come meglio credete, ma non venitemi a dire che siete persone per bene! Il mondo è un posto pericoloso e pieno di cose terribili! Nell’aria che respirate potrebbe esserci un qualsiasi veleno, o il polline! Che il cielo ci salvi dal polline, che si nasconde lì fuori e aspetta solo il momento giusto per entrare nelle case della gente per bene! >>

<< Oh, siete allergico al polline?>> rispose il fratellino, dispiaciuto.

<< E come posso saperlo? le finestre di casa mia sono sempre state ben chiuse, non ho mai respirato del polline! ma potrei essere allergico, ed è questo che conta!>>

<< Ma non siete mai uscito di lì?>>

<< E cosa esco a fare?>>

<< Non lo so!>>

<< Vedi da solo che è inutile allora! E che la gente che se ne va in giro è tutta matta, o poco perbene, che ha tempo da perdere! Cosa direbbero i miei vicini se mi vedessero in giro a bighellonare?>>

La sorellina si grattò la testa, come faceva sempre quando un’idea geniale prendeva forma nel suo strabiliante cervello pieno di meraviglia e buon senso.

<< Allora noi vi salutiamo, e ce ne andiamo per la nostra strada. Non prima però di avervi avvertito di ciò che ci ha detto un signore che abita in una delle prime case del villaggio cui abbiamo bussato.>>

Il fratellino riconobbe il tono che usava sempre quando raccontava una storia delle sue.

<< Chi, il vecchio Norberto? Che vi ha detto quel vecchio saggio? Ah, lui sì che sa come ci si comporta, ed è un vecchio amico. Pensate, non lo vedo e non lo sento da più di trent’anni. Lui sì che sa come ci si fanno gli affari propri!>>

<< Ci ha chiesto cortesemente di avvertirla del nuovo polline che è arrivato in città.>>

<< Nuovo polline?>>

<< Si tratta dei semi volanti dell’albero del contrario.>>

<< Mai sentito un albero così, siamo sicuri che esiste?>>

<< Il vecchio Norberto era molto sicuro. Si tratta di un polline che si si comporta al contrario di quello normale. Si nasconde dentro le case, ed aspetta solo il momento giusto per uscire di nuovo fuori! >>

<< Ma è terribile! cosa dovremmo farci?>>

<< L’unica cosa da fare è spalancare le porte e le finestre per farlo uscire.>>

<< Siete pazzi? Così entrerà, la luce, il vento, e altre cose terribili!>>

<< Ma il polline dell’albero del contrario uscirà, e dopo pochi minuti potrete rientrare in casa, al sicuro!>>

<< Presto allora! Prima si fa, prima è fatto!>> Disse il sindaco, che essendo una persona per bene non era abituato a perdere tempo.

Uscì di casa dopo aver spalancato la porta, che protestò vivacemente con un lungo e straziante cigolio a causa di quel movimento inconsueto.

Neanche a farlo apposta, appena il sindaco uscì, mostrando il mondo il suo colorito pallido e i suoi vestiti grigi dalla polvere, una nuvola si spostò e lasciò che un caldo raggio di sole primaverile gli si stringesse attorno come un abbraccio di papà. Il sindaco rimase come paralizzato da quella incredibile sensazione, ma non riuscì a parlare. Una brezza leggera, fresca e profumata lo sfiorò con una carezza di mamma, prima di entrare nella casa, forte, curiosa e decisamente irriguardosa. Percorse veloce ogni stanza e la liberò da strati di polvere e da anni e anni di aria chiusa e stantia. 

<< Presto fatto, allora, potete sicuramente rientrare!>> disse la sorellina, che sorrideva soddisfatta. Ma il sindaco rimase immobile, con gli occhi chiusi.

<< penso… penso che rimarrò qui per un po’. >>

<< Allora arrivederci. E si ricordi che la luce del sole e l’aria pura sono un diritto di tutti, non appartengono a nessuno, ed averne paura è decisamente sciocco! >> dissero i fratellini, e ripartirono, lasciando il sindaco alle prese col sole che lo scaldava e tutto quell’ossigeno che gli riempiva i polmoni.