Fragilità, o della Città della Perfezione

testi e voce di Andrea Visibelli


Questa storia incomincia da Piazza Fiera: segui le bacheche fioriere con i nostri pannelli!

Siete in piazza Garzetti.


Il primo paese che i bambini incontrarono sul loro cammino era popolato da persone molto stressate. Camminavano tutti impettiti, nei loro vestiti senza una piega o una macchia, e cercavano di essere perfetti in tutto quello che facevano. Avevano così tanta paura di sbagliare che parlavano tra loro il meno possibile, per evitare di commettere errori. 

I genitori davano di continuo voti ai figli, i capi giudicavano severamente il lavoro dei sottoposti, i mariti le mogli, le mogli i mariti, e si davano le pagelle con sprezzanti giudizi anche tra amici e parenti. 

Essere perfetti era una vera fissazione per tutti, e i bambini si accorsero dopo poco tempo di quanta tristezza albergasse nei cuori di quella gente silenziosa, guardinga e sempre tesa. 

Mentre attraversavano la piazza del paese il bambino mise il piede in una pozzanghera e si inzuppò la scarpa. Subito scoppiò in una risata che contagiò anche la sorella.

Un capannello di persone li circondò non riuscendo a nascondere la sorpresa.

<< Hai sbagliato! hai messo il piede in una pozzanghera e ora la tua scarpa è bagnata, e i tuoi pantaloni sono macchiati di fango! perché ridi? >>

Il bambino ci pensò un po’ su.

<< Io sto bene, la mia scarpa si asciugherà tra poco. perché darsi tanta pena? >>

Allora qualcuno si rivolse alla sorella.

<< E tu, non ti vergogni ad avere un fratello così sporco e malvestito? Non sai che i vestiti devono essere perfetti? >>

<< Per sporcare un vestito basta una macchiolina, non do troppa importanza ad una cosa così fragile come la perfezione. >>

<< Ti sbagli ragazzina, la perfezione è sinonimo di forza, non di fragilità! >>

Le persone erano proprio scandalizzate. un vecchio signore con una barba bianchissima senza nemmeno un pelo fuori posto replicò:

<< La fragilità va combattuta con ogni mezzo! >>

<< Non sono d’accordo! >> ribattè la bambina, senza arrabbiarsi. << io credo che le fragilità di ognuno di noi ci rendano ciò che siamo. Dobbiamo custodire gli uni le fragilità degli altri, ecco cosa significa vivere in comunità! >>

Il vecchio non era convinto per niente, ed alzò un sopracciglio che andò a comporre un arco perfetto su quel volto da vecchio perfetto.

<< Dovete essere impazziti! Il modo migliore di vivere in comunità è che ognuno giudichi severamente l’operato degli altri, per cancellare ogni fragilità! >>

Il bambino prese per mano sua sorella per cercare equilibrio e forza.

<< Senti un po’, vecchio signore. Io con il mio vestito sporco e la mia scarpa inzuppata, mi sento felice ed ho il cuore leggero. Tu puoi dire lo stesso, nel tuo vestito perfetto? >>

I bambini ripresero a camminare, scherzando e ridendo sulla sbadataggine del fratellino, che gli procurava sempre dei momenti imbarazzanti, che però era sempre in grado di superare brillantemente, anche grazie all’aiuto di sua sorella, e che presto si trasformavano in ricordi davvero spassosi da condividere con gli amici!