Humans of Trentino: un percorso sulla diversità interculturale

Il progetto “Humans of Trentino” ha come obiettivo quello di mettere in luce e favorire l’uguaglianza, la solidarietà e i legami tra tutti i cittadini e i rappresentanti dei diversi gruppi sociali e culturali che, partendo dalla diversità che li caratterizza, hanno lottato insieme contro la pandemia, diventando un nuovo pilastro di una città sostenibile e inclusiva.

Ad organizzarlo, è Associazione InCo, una realtà impegnata nella promozione e organizzazione di progetti di mobilità internazionale per i giovani. I programmi gestiti dall’associazione spaziano da progetti di volontariato internazionale a esperienze comunitarie che coinvolgono giovani e animatori giovanili provenienti da diversi Paesi.

Il percorso prevede diverse tappe, dalla formazione sulla diversità interculturale e su tecniche di videomaking e storytelling fino ad eventi di restituzione come mostre fotografiche e presentazioni di libri.

Un lungo percorso che si concluderà a maggio 2022 con la presentazione della mappa interattiva Humans of Trentino.

Presentato il Dossier Immigrazione 2021

Il Forumpace ringrazia per la partecipazione dell’evento di ieri pomeriggio in cui è stato presentato il 31° dossier statistico sull’immigrazione curato da Dossier Statistico Immigrazione – IDOS , Confronti e Istituto Di Studi Politici S. Pio V.

Grazie alla relatrice Serena Piovesan, referente provinciale di Idos, ai relatori in presenza e a distanza Paolo Boccagni di Università di Trento e Gianfranco Schiavone del Consorzio Italiano di Solidarietà, che hanno saputo dare uno sguardo europeo, italiano e trentino del fenomeno migratorio.

La pandemia da Covid-19, che nel 2020 ha “bloccato tutto”, non ha fermato invece le migrazioni, sottolineando ancora una volta come il migrare sia un macro-fenomeno globale e quanto sia importante studiarlo e comprenderlo, grazie anche all’utilizzo di strumenti come questo dossier:

A metà del 2020 i migranti nel mondo sono 281 milioni (per il 48% donne), un numero pari al 3,6% dell’intera popolazione planetaria (7,8 miliardi di abitanti), cresciuti in un solo anno di ben 9 milioni.
Così, nonostante le chiusure delle frontiere, i bandi di
ingresso nei confronti dei cittadini di circa 70 Paesi e le oltre 43mila misure direstrizione dei viaggi internazionali adottate, a livello globale, nei primi mesi dell’anno per contrastare la diffusione del Covid-19 (tutte misure che, secondo le stime Oim, avrebbero tenuto bloccate circa 3 milioni di persone bisognose di trasferirsi), l’aumento dei migranti internazionali
ha superato la crescita media del quadriennio precedente (+6 milioni all’anno)

dossierimmigrazione.it

L’attenzione si è rivolta inoltre sulla Rotta Balcanica, che ad oggi è la via principale d’accesso dei migranti extracomunitari per entrare in Europa. Roberto Calzà, referente diocesano per la pastorale delle migrazioni, ci ha raccontato il progetto Cambiamo Rotta! che mira ad aiutare le organizzazioni che operano nei balcani per aiutare e salvare le vite dei migranti.

Ciò di cui si sente soprattutto la mancanza è una classe dirigente dalla levatura culturale, dalla statura politica e soprattutto dalla caratura umana molto più consapevole dell’oggi e all’altezza delle sue sfide globali; una classe dirigente capace di comprendere, in particolare, che sulle politiche dell’immigrazione e dell’integrazione si gioca il destino non solo degli immigrati che vivono in Italia, ma dell’intero Paese, il bene senza eccezioni comune di tutta la collettività; una classe dirigente che tolga dalle secche di un disimpegno politico che dura da decenni le molte ottime idee e sperimentazioni che nel frattempo sono provenute dalla società civile, dal privato sociale e persino da strutture istituzionali (e che riguardano, ad esempio, la revisione dei meccanismi di ingresso dei lavoratori stranieri, il riconoscimento dei titoli di studio, la riforma della cittadinanza, i corridoi umanitari, la gestione dell’accoglienza, le politiche di integrazione); una classe dirigente, quindi, che, sulla base di quella consapevolezza e di questa messa a frutto, sblocchi finalmente il passaggio dalle buone prassi alle politiche, dalle buone proposte alle policy. Ecco: è esattamente a questo che oggi – soprattutto in questo nostro tempo – il Dossier Statistico Immigrazione intende ancora dare il suo contributo.

dossierimmigrazione.it

Video degli interventi

Diritti civili, ripartiamo dal nostro territorio

Lettera del nostro Presidente Massimiliano Pilati pubblicata su l’Adige del 02/11/2021

Su L’Adige di oggi, 31 ottobre, il direttore Faustini così commenta la sconcertante scena degli applausi per la riuscita della “tagliola” sul ddlzan: “Quando le istituzioni diventano un bar ai confini del mondo, a prescindere dalle forze politiche che lo trasformano in tale teatro incivile, a perdere siamo tutti noi: politica (sempre più lontana), senso dello Stato (sempre più calpestato), cittadini (sempre più sconcertati).

Da anni sono impegnato nella lotta per i diritti umani, per una società più equa, per la pace e per il disarmo. Purtroppo spesso capita che le battaglie politiche che porto avanti non vengano accolte dalle istituzioni alle quali mi rivolgo, è una cosa che chi lotta mette in conto e si va avanti comunque agendo per un cambiamento positivo della nostra Società.

Raramente però mi è capitato di assistere alla scena in cui parte dei rappresentanti della istituzione più alta della nostra Repubblica, dopo aver “bocciato” il ddl Zan, hanno schernito e offeso con la loro schiamazzante esultanza le persone che speravano invece che il ddl Zan diventasse legge per sentirsi più protetti e sicuri. PERSONE, non gay, non lesbiche, non trans, non disabili (lo sappiamo vero che si parlava anche di abilismo nel ddl Zan??) ma PERSONE. Persone con una loro dignità, un loro vissuto.

Giustamente si può essere in disaccordo con lo stile di vita che una persona sceglie per se, ma non dovrebbe mai mancare il rispetto nei suoi confronti, soprattutto da parte di chi dovrebbe invece rappresentare tutte le italiane e gli italiani, TUTTE, TUTTI (o, se vogliamo imparare ad essere inclusivi partendo dal nostro linguaggio, TUTTƏ) nessuno escluso.

In questi giorni in tutta Italia (e martedì 2 novembre anche a Trento) si stanno tenendo nelle piazze italiane numerose manifestazioni di rabbia, sdegno e denuncia di quanto successo l’altro giorno in Senato. Molte persone si sentono ferite da quanto successo e giustamente vogliono esprimere queste loro emozioni nella piazza. E’ giusto, io, pur non potendo partecipare, sarò con loro. E’ il momento di chiedere rispetto e di far valere la dignità di tutte le cittadine e i cittadini del nostro Paese. In questi giorni ho parlato con molte amiche e amici LGBT+ e ho percepito in loro tanta delusione, rabbia, senso di abbandono e sfiducia nelle nostre istituzioni.

Per questo mi permetto di lanciare un appello alle istituzioni più vicine a noi cittadini: ai nostri Comuni, alla nostra Provincia. Diamo un segnale a queste persone, facciamo sentire loro la nostra vicinanza, non solo simbolica. Pensiamo a dei dispositivi che possano andare loro incontro e soprattutto stimoliamo e facciamo pressione sul Governo e sul Parlamento nazionale perché non accadano più cose del genere e perché finalmente si pensi a tutelare parte della nostra società civile che non si sente ne rispettata ne tutelata.

La maggioranza del nostro Paese trova assolutamente normale questo. Si badi bene, non è solo una questione politica, è anche cosa culturale e infatti nell’appellarmi alle nostre istituzioni territoriali penso anche alla necessità di portare nelle nostre valli e nelle nostre case i temi dei diritti civili, del rispetto per l’altro (chiunque esso sia) e si contribuisca a creare un sereno clima di convivenza.

Nelle recenti elezioni amministrative tenutesi in varie parti d’Italia abbiamo assistito ad un pericoloso segnale di abbandono del voto da parte di moltissime persone, recuperiamo la fiducia dei cittadini e delle cittadine (TUTTƏ) nelle istituzioni, partiamo dal nostro territorio, partiamo dal Trentino.

Massimiliano Pilati
Presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani

Contro il ddl Zan, una scelta irresponsabile

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani esprime tutto il suo sdegno di fronte alla scelta di affossare il ddl Zan, ieri, al Senato. La rabbia di fronte a questa scelta appartiene a tutti e tutte coloro che credono nei valori antifascisti dell’uguaglianza e della solidarietà e osservano, sgomenti, come per l’ennesima volta una legge di giustizia, contro le discriminazioni o per riconoscere diritti a coloro a cui sono negati, viene fermata con campagne di disinformazione che inquinano i pozzi e rendono il nostro dibattito pubblico ciò che conosciamo.

Il voto segreto ha testimoniato ulteriormente la correttezza di un vecchio adagio per cui la società, spesso, sia “più avanti” delle istituzioni: con 154 voti a favore, 131 contrari e 2 astenuti, un disegno di legge pensato per tutelare persone sistematicamente soggette ad abusi nella nostra società è stato rinviato a data da destinarsi. Una data che, con ogni probabilità, non si presenterà in questa legislatura.

Sebbene si sia parlato più volte in aula di “legge liberticida”, ricordiamo quanto espresso dall’articolo 4 del disegno di legge: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”. Quali libertà vengono messe in pericolo?

Questa norma, tra le più contestate nel corso del dibattito parlamentare, sceglie di tutelare il pluralismo delle idee garantendo sempre e comunque la tutela effettiva contro ogni atteggiamento discriminatorio e violento. Una norma minima, di buon senso, che non dovrebbe essere messa in discussione se non per il timore di veder diminuito un potere che, ad oggi, rimane lo status quo: quello di poter discriminare.

Accanto al dibattito, gli applausi scroscianti che hanno accolto l’esito della votazione sono un’ulteriore pagina surreale della nostra storia parlamentare: una reazione che testimonia l’indifferenza nei confronti di questi temi e sottolinea la loro strumentalità, in questa come in altre stagioni politiche, per scontri che nulla hanno a che vedere con il riconoscimento di tutele o di diritti ma, piuttosto, altri scenari politici, come moltissimi osservatori stanno evidenziando in queste ore.

Come Forumpace, insieme alle nostre associazioni e alle realtà che fanno parte dell’Assemblea, continueremo ad operare, ogni giorno, per realizzare progetti che portino ad una maggiore consapevolezza e che lottino attivamente contro ogni forma di discriminazione: tra questi, siamo parte del progetto INGRID che sostiene e rafforza lo Sportello Antidiscriminazioni di Trento e siamo attivi, insieme al Centro per la Cooperazione Internazionale, nell’elaborazione di uno studio sull’hate speech in Provincia.

Azioni di sistema che continueranno ad affiancarsi al nostro sostegno, sincero e quotidiano, a tutte quelle realtà, a partire da Arcigay del Trentino, che ogni giorno lottano per riaffermare in concreto i valori di uguaglianza e solidarietà posti alla base della nostra Costituzione antifascista, gli stessi cui il ddl Zan fa e farà sempre riferimento.

Massimiliano Pilati

Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Riabilitare e onorare anche i militari disertori | La lettera del nostro Presidente

In questi giorni in Trentino i nostri media stanno dando spazio a iniziative volte a onorare la memoria dei caduti trentini nelle guerre.

E’ successo sia in occasione dell’apertura ufficiale del Museo degli Alpini sul Doss Trento che durante la tappa del passaggio della Staffetta Cremisi a Trento per il centenario della traslazione della salma del Milite ignoto da Aquileia a Roma. Nei prossimi giorni poi anche il Consiglio Comunale di Trento sarà chiamato ad esprimersi per una delibera che, rifacendosi ad un’iniziativa di carattere nazionale, vuole conferire la cittadinanza onoraria ai militi ignoti di tutte le nazionalità.

Iniziativa per la pace – Comune di Trento, 2015

Al di là della retorica militarista che spesso accompagna queste iniziative credo sia giusto onorare il ricordo di chi è morto durante le guerre passate e a maggior ragione sia giusto ricordare i militi ignoti, persone che non hanno avuto nemmeno la possibilità di essere seppellite con il loro nome e cognome e un posto dove essere piante dai loro cari. Molto interessante la volontà di onorare i militi ignoti di tutte le nazionalità senza invece fermarsi ai soli italiani.

Uomini morti spesso senza un perché, troppo spesso ubbidendo a ordini assurdi impartiti da generali che li vedevano solo come numeri di cui disporre liberamente e non come esseri umani. Onorare queste persone senza nome e simbolo dei milioni di ragazzi, un’intera generazione, che persero la vita in battaglia.

La nostra Repubblica, sin dalla sua fondazione, ha voluto allontanarsi dall’orrore della guerra. L’Italia, ce lo ricorda l’articolo 11 della Costituzione, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Ecco che allora per onorare a pieno la nostra Costituzione e in occasione dei cento anni del “milite ignoto”, simbolo di pace e fratellanza universale, sarebbe giusto dare onore e riabilitare finalmente anche altre figure vittime della guerra. Mi riferisco alle migliaia di militari disertori spesso passati per le armi sul posto, senza processi. Giustiziati con una violenza ingiustificata e sempre accompagnata da diffamazione, vergogna, umiliazione. Umiliazione e disonore in cui veniva a cadere anche la stessa famiglia di questi ragazzi.

Giovani passati alla storia come codardi e vili che si rifiutarono di battersi e di morire per niente, che vollero mettere fine ai massacri, rifiutarono di uccidere altri esseri umani con differenti uniformi; persone che cercarono di fraternizzare oltre le trincee. Da anni gira un appello al Presidente della Repubblica ”per la riabilitazione storica e giuridica dei soldati italiani fucilati per disobbedienza o decimati nel periodo 1915-18”. Nell’appello si ricorda come su di un esercito italiano di 4 milioni e 200 mila soldati le denunce all’autorità giudiziarie militare dalla dichiarazione di guerra (24 maggio 1915) fino alla “vittoria” (4 novembre 1918) furono complessivamente 870 mila, delle quali 470 mila per mancata alla chiamata (di cui 370 mila contro emigrati che non erano rientrati) e 400 mila per diserzione, procurata infermità, disobbedienza aggravata, ammutinamento; ma di molte fucilazioni sul campo, effettuate soprattutto dopo Caporetto e eseguite, nella maggior parte dei casi, senza un regolare processo, non sono rimaste notizie certe, così come delle “decimazioni” al fronte di interi reparti volute dai comandanti per “ristabilire la disciplina”. Il tempo è maturo per compiere questo atto di giustizia storica.

Rendere l’onore e restituire dignità ai tanti giovani disertori, renitenti, obiettori, che rifiutarono il massacro cercando di salvare la vita. Loro avevano ragione. I generali avevano torto.

La riabilitazione dei disertori avrà un senso soprattutto per noi. Onorare i fuggiaschi delle guerre di ieri e sostenere i fuggiaschi dalle guerre di oggi di tutto il mondo contribuirà forse finalmente a farci capire l’impellente necessità di abbandonare definitivamente l’orrore della guerra, avventura senza ritorno. In questa fase, la retorica militarista assume e riassume anche altre forme: riproporre la leva militare come strumento formativo per i nostri giovani è un altro – l’ennesimo – sintomo di una società che fatica a dare valore non solo all’opposizione ad ogni violenza ma alla disobbedienza come virtù, espressione di un pensiero critico, insieme personale e collettivo.

Rifiutarsi di combattere una guerra è stato considerato per anni un atto vile e codardo dalla nostra società: è ora di cambiare, di riconoscere e dare dignità al valore educativo della disobbedienza. Cominciamo da Trento.

Massimiliano Pilati

Presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani

Dossier Statistico Immigrazione 2021

Il Forum organizza, con la collaborazione del Centro per la Cooperazione Internazionale, la serata di presentazione del Dossier Statistico Immigrazione 2021.

Dossier Statistico Immigrazione

Il Dossier Statistico Immigrazione è il rapporto socio-statistico che vanta la più lunga serie ininterrotta di pubblicazioni annuali sul fenomeno migratorio in Italia, la prima edizione essendo del 1991.

Il dossier è uno strumento di conoscenza che vuole svincolarsi da qualsiasi opinione politica, e vuole cercare di fotografare in maniera oggettiva i processi, le dinamiche e i flussi di persone immigrate in Italia. 

La completezza del dossier è resa tale da una molteplicità di aspetti che vengono indagati come ad esempio, oltre ai dati sulla quantità e sulla provenienza dei migranti, la tipologia dell’occupazione, la religione, la possibilità di accesso alla casa, la criminalità e tanti altri. Oltre a queste caratteristiche, la ricerca focalizza anche la sua attenzione a come  macro-fenomeni come la pandemia di Covid-19, che influiscono sul fenomeno migratorio.

La cifra del Dossier, e insieme la chiave della sua “trasversalità”, è il pluralismo di cui si sostanzia.

Innanzitutto degli autori: partecipano alla sua redazione oltre un centinaio di studiosi e ricercatori, con competenze e retaggi culturali differenti, ognuno portatore di un punto di vista diverso che equivale a una specifica prospettiva sul fenomeno, in una coralità di approcci che fanno la ricchezza interpretativa e contenutistica del volume.

In secondo luogo delle fonti: la ricerca si basa su una vasta e diversificata serie di dati raccolti, e opportunamente correlati, sia da archivi amministrativi sia da ricerche sul campo e indagini qualitative, in modo che, senza ricorrere a criteri interpretativi estrinseci, gli inevitabili limiti di ciascuna fonte siano il più possibile compensati dalle informazioni delle altre.

Infine, degli argomenti: il “caso italiano” è collocato innanzitutto nel più ampio contesto internazionale ed europeo, dove viene analizzato commisurandolo anche al fenomeno “contrario” dell’emigrazione italiana all’estero; poi si esaminano dapprima le caratteristiche strutturali dei flussi e delle presenze di cittadini immigrati in Italia; quindi gli ambiti strategici di inserimento, integrazione e partecipazione; a seguire, l’articolato mondo del lavoro. In ultimo, il Dossier dedica un approfondimento specifico ai singoli contesti regionali e territoriali, corredando l’intero volume con un’ampia e puntuale appendice statistica sugli argomenti trattati.

Evento

Il dossier 2021 verrà presentato in tutta Italia il prossimo 28 ottobre. A Trento, la presentazione, organizzata dal Forum con la collaborazione del Centro di Cooperazione Internazionale, verrà presentata alle ore 17.30 presso il CCI in Vicolo San Marco, 1

Massimiliano Pilati, Presidente del Forum Trentino per la pace e i diritti umani

Introduce e modera

Serena Piovesan, referente provinciale Dossier IDOS e Assegnista di ricerca IML (International Migration Laboratory) dell’Università degli Studi di Trento

La popolazione straniera in Trentino nel quadro generato dalla pandemia: alcuni tasselli di un mosaico in evoluzione

Paolo Boccagni, Università degli Studi di Trento 

Meno stranieri? Gli effetti della pandemia sulla popolazione immigrata in Italia

Video Campagna Cambiamo Rotta!

Luisa Chiodi, direttrice di OBC Transeuropa

La rotta balcanica e lo stallo dell’UE

L’evento si svolgerà nell’osservanza delle norme anit-Covid

🟢🟢Sarà necessario il Green Pass 🟢🟢

Ai partecipanti sarà distribuita gratuitamente una copia del volume

Anticipazioni Dossier Statistico Immigrazione 2021

L’Italia, in declino demografico da almeno sei anni, nel 2020 registra, per la prima volta da 20 anni a questa parte, anche il calo più alto della popolazione straniera. In un solo anno il Paese perde in tutto quasi 200mila abitanti e i residenti stranieri diminuiscono di 26.422 unità (-0,5%), attestandosi su 5.013.215. Sembrano quindi superati i tempi in cui la popolazione straniera residente compensava i saldi naturali negativi degli italiani.

Il calo dei residenti stranieri è l’esito di diverse voci del bilancio demografico del 2020: iscrizioni all’anagrafe di stranieri arrivati direttamente dall’estero, cancellazioni di stranieri che hanno lasciato l’Italia per l’estero, cancellazioni effettuate d’ufficio per irreperibilità o perdita dei requisiti, acquisizioni di cittadinanza italiana da parte di stranieri, nascite e decessi registrati nell’anno.

A causa delle chiusure dovute alle misure di contenimento della pandemia, le iscrizioni dall’estero (177.304) di residenti stranieri calano di un terzo (-33,0%) rispetto al 2019 e di poco meno (-30,6%) rispetto alla media degli ultimi 5 anni. Quasi dimezzati anche gli stranieri cancellati per l’estero (29.682): il 48,4% in meno del 2019. La differenza tra stranieri iscritti dall’estero e stranieri cancellati per l’estero (saldo migratorio estero) è quindi positiva (+147.622), ma più bassa di circa 58mila unità rispetto al 2019

Nel mercato del lavoro, la pandemia ha prodotto un eccezionale calo dell’occupazione complessiva (in tutto 456mila lavoratori in meno: -2,0%) e, parallelamente, una forte riduzione della disoccupazione (-271mila: -10,5%). Due fenomeni in apparenza contrastanti, ma da leggere insieme all’aumento dell’inattività (ossia di chi non ha e non cerca lavoro): pandemia, restrizioni per il contrasto della diffusione del virus e chiusura di molte attività durante i lockdown, hanno fortemente scoraggiato la ricerca del lavoro anche tra gli stranieri.

Il numero degli occupati stranieri, in continua crescita dal 2004, nel 2020 si riduce del 6,4% (-1,4% per gli italiani), la disoccupazione del 12,4% (-10,1% per gli autoctoni), mentre l’inattività cresce del 16,2% (+3,1% per gli italiani). Gli occupati stranieri scendono così a 2.346.000, con una perdita di 159.000 unità (erano 2.505.000 nel 2019). Ciò nonostante, a causa della consistente perdita di occupazione anche tra gli italiani, non cala l’incidenza degli stranieri sul totale (10,2%).


Citazioni da: https://www.dossierimmigrazione.it/

Il senso della vita: 20 anni del Tavolo locale delle appartenenze religiose

L’istituzione del Tavolo coincide con l’anniversario dell’Incontro di Assisi nell’ottobre del 1986, un appuntamento di grande valore simbolico per l’intera società civile e per le tante comunità appartenenti a diverse fedi religiose che in nome della pace e della fraterna convivenza si riunirono in Assisi, con momenti comuni ed altri dedicati alle singole fedi nelle diverse chiese e sedi della città.

Un momento di grande rinnovamento anche spirituale, nella consapevolezza che solo nella nostra capacità di riconoscere ad ogni persona il diritto di vivere pienamente i propri valori etici e spirituali, e di manifestarli nel pieno rispetto e nell’accoglienza degli stessi diritti da parte degli altri, è il primo fondamento di una società pacificata e pacifica, più giusta, accogliente e armoniosa.

Ogni essere umano cerca come può di realizzare il proprio potenziale fisico, intellettuale e spirituale. La religione che oggi permea la società con maggiore visibilità rispetto al passato, emerge come strumento di perfezionamento personale, di impegno sociale ma anche come elemento identitario, facendo emergere le fragilità di un sistema che talvolta non riesce a dare risposte adeguate… Una sfida ed una opportunità per allargare i nostri confini come cittadini della Terra ed espandere la nostra capacità di accogliere e collaborare, indipendentemente dalle – e grazie alle- nostre diversità.

Il programma dell’iniziativa

Giovedì 28 ottobre, dalle ore 17.00, presso la Sala Conferenze della Fondazione Caritro, in Via Calepina a Trento o in collegamento streaming: una conversazione tra i rappresentanti e le rappresentanti del Tavolo Locale, mons. Luigi Bressan e il pubblico attorno al Senso della vita.

Teatro, pace e diritti. La rassegna per corti teatrali di Forumpace

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani, nato 30 anni fa come luogo in cui confluiva l’impegno della nostra Provincia, delle sue associazioni e dei suoi attori istituzionali per lo sviluppo di una cultura della pace e dei diritti umani, in occasione dell’anniversario promuove una rassegna di corti teatrali pensata per incentivare nuove forme di sensibilizzazione e produzione culturale a tema con il coinvolgimento creativo delle compagnie teatrali del nostro territorio.

Ogni  concorrente  dovrà  far  pervenire  la  domanda  di  iscrizione  all’indirizzo pec segreteria.generale@pec.consiglio.provincia.tn.it entro e non oltre il 14 novembre 2021 ore 23.59. La rassegna è rivolta a compagnie teatrali di professionisti e/o professionali che abbiano sede legale nella Provincia Autonoma di Trento.

Per informazioni:

Riccardo Santoni – 335 1797117

I corti presentati dovranno rappresentare temi e argomenti che riguardino la pace e i diritti umani, intesi come aspetti vivi e vitali della nostra collettività e del modo con cui agiamo nel mondo, come lente di ingrandimento sulle grandi trasformazioni che ci riguardano e coinvolgono, dai conflitti sociali che aumentano alla lotta ad ogni forma di discriminazione; dai cambiamenti climatici che stravolgono il nostro mondo al bisogno di ripensare il nostro modo di vivere, per essere più solidali, consapevoli, sostenibili.

L’attuale pandemia, le crisi ambientali e economiche, i milioni di profughi che si accalcano “alle nostre porte” ci chiederanno di porre sempre più attenzione alla nostra società, al nostro stile di vita.

Le sfide di oggi, le istanze e i bisogni che le grandi manifestazioni globali animate da nuove generazioni in lotta per il loro presente ci chiamano ancora e ancora a prenderci cura qui e ora del nostro Mondo cercando di essere “mediatori, costruttori di ponti, saltatori di muri, esploratori di frontiera”.

La rassegna si svolgerà durante la serata di sabato 11 dicembre 2021, dalle ore 20.30 al Teatro San Marco, Via San Bernardino, 8 di Trento e sarà co-organizzata da “La Nuda Compagnia”.

La call premierà le tre compagnie teatrali che meglio risponderanno ai criteri del bando, con un premio di partecipazione di euro 400 (lordi) per ciascuna delle tre compagnie vincitrici.