Fermata Korogocho. Un tam tam per la dignità

Martedì 19 aprile 2022 alle ore 20.30, l’associazione Tam Tam per Korogocho ha festeggiato i suoi 30 anni di attività con la presentazione del libro “Fermata Korogocho. Un tam tam per la dignità”, presso la sala dell’oratorio del Duomo in Via Cardinale C. Madruzzo 45, a Trento, con padre Alex Zanotelli, Monica Gaspari (coautrice del libro e volontaria a Korogocho) e con interventi di Roberta Zalla, presidente di Tam Tam per Korogocho, Tatiana Brusco, Diocesi di Trento, Massimiliano Pilati,  presidente del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani e padre Tullio Donati, comboniano.

Storie svelate al Teatro San Marco

Quattro docufilm, quattro diversi sguardi su diritti e autodeterminazione. A partire da mercoledì 20 aprile, Arcigay del Trentino, in collaborazione con Forum trentino per la pace e i diritti umani e Circolo del cinema “San Marco”, propone una rassegna cinematografica in quattro tappe per riflettere su quanto i percorsi individuali siano anche percorsi politici e collettivi, fonte di cambiamento e trasformazione.
Con “Porpora” ripercorreremo la storia di Porpora Marcasciano, protagonista dagli anni Settanta della lotta per l’autodeterminazione delle persone trans e oggi presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Bologna; “Lunàdigas” esplora invece la condizione personale e sociale delle donne senza figli, spesso ancora vittime di pregiudizi e luoghi comuni; “Let’s kiss” è incentrato sulla figura di Franco Grillini, fondatore di Arcigay e primo parlamentare italiano dichiaratamente omosessuale; “Un uomo deve essere forte” porta sullo schermo la storia di Jack, che ha intrapreso un percorso per adeguare il suo corpo a quello che ha sempre sentito di essere.
La rassegna è organizzata con il sostegno della Fondazione Caritro.
Tutti i film saranno proiettati al Teatro San Marco – via San Bernardino 6, Trento – con inizio alle ore 20.45; ingresso gratuito a offerta libera.

Mercoledì 20 aprile
PORPORA,
di Roberto Cannavò; Italia, 2021
Porpora è un viaggio on the road nell’avventura umana di Porpora Marcasciano, transessuale che ha vissuto da protagonista i movimenti femministi, comunisti e trans dagli anni Settanta ad oggi. Né uomo né donna, la sua identità è in transizione perenne.
In un viaggio da Bologna al sud, verso il suo paese natale, ripercorre con un compagno di viaggio più giovane un’esperienza di battaglie che durano ancora oggi. Dall’esplosione del ’77 alle notti folli di Roma fino all’impegno politico, Porpora racconta a una nuova generazione quanto l’individualità produca cambiamento sociale solo fondendosi e realizzandosi nella molteplicità.
A sessant’anni Porpora ha su di sé la fatica della sua leggerezza: senza nascondere qualche stanchezza, la sua giocosa interpretazione del mondo accompagna il desiderio di raccontare e di dipanare il filo della storia trans con la propria originale e provocatoria testimonianza.
Se il movimentismo attuale appare come minaccia ad alcuni e come forma residuale ai suoi protagonisti, se quello passato viene interpretato come mitologico e inerte, quale sarà la sintesi di una transgender e del suo compagno di viaggio al termine di questa ricerca?
A seguire, dibattito con Porpora Marcasciano. Modera Arianna Miriam Fiumefreddo.

Mercoledì 11 maggio
LUNÀDIGAS
di Nicoletta Nesler, Marilisa Piga; Italia, 2016
Lunàdigas è una parola della lingua sarda usata dai pastori per definire le pecore che in certe stagioni non si riproducono: le autrici l’hanno scelta per definire le donne che non hanno figli. Il documentario esplora questa condizione personale e sociale, ancora causa di stigmi e pregiudizi, facendo raccontare alle dirette interessate la propria esperienza in prima persona. Tra le intervistate ci sono donne anonime, donne celebri (come anche l’astrofisica Margherita Hack e la scrittrice Melissa Panarello) e le stesse autrici, le cui testimonianze, nel corso del film, fanno da commento e da collante di tutte le storie raccolte. Le interviste sono intervallate da una serie di “monologhi impossibili” (scritti da Carlo A. Borghi e interpretati da Monica Trettel) con cui si dà voce alle donne famose che non hanno avuto figli (da Coco Chanel a Rosa Luxemburg).
Il docufilm ha vinto il premio come miglior documentario al Porn Film Festival Berlin1 e il premio come miglior lungometraggio al Chouftouhonna Festival di Tunisi.
A seguire, dibattito con Nicoletta Nesler. Modera Katia Malatesta.

Mercoledì 18 maggio
LET’S KISS. FRANCO GRILLINI. STORIA DI UNA RIVOLUZIONE GENTILE
, di Filippo Vendemmiati; Italia, 2021
Il film biografico è incentrato sulla figura di Franco Grillini, bolognese, figlio di contadini laureato in pedagogia, uomo politico e gay tardivo, da sempre impegnato nella lotta per il riconoscimento dei diritti civili LGBTI+. Attraverso il racconto del protagonista, il biopic, con tono leggero e materiale inedito, ricostruisce oltre trent’anni di storia politica e testimonia una lotta dura e gentile nel nome della dignità e dell’uguaglianza. Un viaggio anche sentimentale lungo i luoghi della vita: dalla casa natale in campagna all’università, dalle vecchie sedi di partiti scomparsi fino al parlamento, passando per le strade e le piazze dei Gay Pride, da Roma a New York.
A seguire, dibattito con Filippo Vendemmiati e Franco Grillini.

Mercoledì 1° giugno
UN UOMO DEVE ESSERE FORTE
, di Ilaria Ciavattini, Elsi Perino; Italia, 2019
Sullo sfondo di una provincia cronica del nord Italia, fatta di fabbriche di armi, caccia sportiva e laghetti per la pesca facilitata, Jack intraprende un percorso di transizione per adeguare il suo corpo a quello che ha sempre sentito di essere: un uomo.
In una routine di lavori saltuari, amici del bar e pochi svaghi, Jack inizia ad interrogarsi su cosa significhi, al di là del corpo, essere un uomo e su che tipo di uomo essere, iniziando a mettere in discussione i modelli di mascolinità offerti dalla valle in cui vive.
«Il corpo in cui ci è capitato di nascere non determina la nostra essenza. E non è scontato che ciò che sentiamo di essere dentro di noi, nel profondo, corrisponda al nostro aspetto esteriore. Questa legge non scritta è valida per tutte le volte in cui si prova un senso di inadeguatezza, di vergogna, di fastidio, in special modo per chi sente di non appartenere al sesso femminile o maschile che ha ricevuto alla nascita. Questa è la vera storia, tra le tante, della trasformazione di Jessica in Jack» (Sentieri Selvaggi).
A seguire, dibattito con Ilaria Ciavattini, Elsi Perino e Jack. Modera Clizia Mistretta.

Il Servizio Civile è utile e non un modello fallito

Si riporta qui integralmente la lettera di risposta ad alcune affermazioni del presidente dell’associazione Nazionale Alpini del Trentino da parte del presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani Massimiliano Pilati, sottoscritta anche da Dario Fortin, Roberto Calzà, Michelangelo Marchesi, Marco Degasperi, Emanuele Curzel e Riccardo Santoni.

Questa lettera pubblicata dall’Adige oggi, venerdì 8 aprile, ricorda l’importanza del servizio civile e dell’effettivo successo che ha avuto a livello locale e nazionale e che quindi, non sia un fallimento e che non ci sia nessun bisogno di tornare alla leva obbligatoria. Questo anche perché, come Forum crediamo che “per costruire la pace bisogna prepararsi alla pace”.

IL SERVIZIO CIVILE É UTILE E NON UN FALLIMENTO

Siamo alcune persone che, nel tempo, si sono a lungo battute per l’avvento di un nuovo servizio civile, aperto a tutti e tutte, inclusivo e davvero utile alla comunità. Siamo quindi restati colpiti da alcune affermazioni del presidente dell’Associazione Nazionale Alpini del Trentino, Paolo Frizzi, pronunciate durante l’assemblea di domenica scorsa, affermazioni che riteniamo meritino qualche considerazione. A fronte del calo di iscritti all’ANA, inevitabile conseguenza della sospensione della leva obbligatoria, Frizzi ha sostenuto che: “Solo un sistema organizzato gerarchicamente può salvarci dal disastro dell’improvvisazione e del pressapochismo. Dobbiamo tornare a un servizio di leva obbligatorio. Non per insegnare ai ragazzi a fare la guerra, ma per essere pronti a ogni calamità naturale o provocata dalla stupidità umana, come in questi giorni. Nei primi anni Duemila qualcuno ha creduto che il servizio civile volontario avrebbe supplito alla sospensione della leva obbligatoria: quel modello ha miseramente fallito”.

Risulta curioso che non si parli di “servizio militare”, quasi ci si vergogni di chiamare le cose col proprio nome e temendo forse che – con una guerra così vicina – qualcuno ricordi che l’esercito resta ancora oggi l’istituzione deputata ad addestrare alla guerra. Ma soprattutto appare decisamente gratuita l’accusa di fallimento al modello del servizio civile che, peraltro, nessuno ha mai pensato dovesse supplire in qualche modo alla leva militare obbligatoria, visto che son cose completamente diverse. E i volontari in servizio civile (solo quelli conteggiati in progetti di livello nazionale, a cui vanno aggiunti le migliaia presenti nei progetti regionali) oggi in Italia sono oltre 40mila, mentre il Ministero della Difesa per il 2022 ha emesso un bando per soli 7.200 volontari di ferma annuale. Ma la spesa militare italiana 2021 è di 24 miliardi, quella per il servizio civile ammonta a poco più di 300 milioni (lo 0,001% della prima).

Che l’ANA sia una storica e benemerita associazione di volontariato, importante supporto per molte attività a livello nazionale e locale ed elemento di coesione sociale, nessuno lo mette in dubbio. Ma che per farla sopravvivere si debba tornare alla leva militare obbligatoria, invece che aggiornarsi e proporsi in modo nuovo, appare una posizione decisamente originale, viste le numerose opportunità che ci sono per servire la propria comunità. Tra queste certamente anche il servizio civile che – alla faccia del fallimento – in questi ultimi decenni si è posto come un’opportunità di crescita ed apprendimento a favore di migliaia di giovani, diventando una vera occasione di transizione all’età adulta, offrendo loro competenza, coscienza, senso civico, responsabilità. Senza strutture gerarchiche, senza divisa e senza usare le armi”.

Massimiliano Pilati, Dario Fortin, Roberto Calzà, Michelangelo Marchesi, Marco Degasperi, Emanuele Curzel Riccardo Santoni.

La guerra da qui – Massimiliano Pilati

Riportiamo qui integralmente la lettere scritta e pubblicata dall’Adige dal presidente del Forum Massimiliano Pilati. La lettera promuove un appello alla pace e l’intraprendenza della realtà sociale che sta dando tutto il suo supporto al popolo ucraino, citando la Carovana giunta a Leopoli il 1 aprile, un importante atto e simbolo di interposizione nonviolenta. Le parole conclusive del presidente infine emergono da una riflessione sul significato delle azioni umanitarie e della loro importanza come baluardo nel cielo buio della guerra, marcando quanto l’educazione alla pace e ai diritti umani sia una cosa non solo sentita dai giovani, ma fondamentale per avere un modo che poggia sui diritti umani e la pace come valori principali.

La guerra da qui

Trent’anni fa, la Marcia dei 500 è partita da Ancona, ha attraversato l’Adriatico e, da Spalato a Sarajevo, ha realizzato quella che – chi c’era se lo ricorda – è stata una delle azioni di interposizione nonviolenta più eclatanti della nostra storia recente. Una delle più evidenti e mediatiche ma non l’unica: in Palestina, Colombia, Libano, Siria (solo per nominare i luoghi dove realtà come Operazione Colomba utilizzano questo approccio per affrontare guerre, conflitti e occupazioni), queste azioni sono all’ordine del giorno.

Nel 1992, le 500 persone guidate da don Tonino Bello entrarono nel cuore della guerra sperimentando e mostrando a tutte e tutti noi l’esistenza di alternative alle logiche internazionali, alla corsa alle armi, alla violenza.

Guardando le immagini di quel periodo è facile ritrovare il video del ritorno dei e delle 500 al porto di Ancona: un giornalista chiese a don Tonino Bello se, dopo la loro marcia, c’era più speranza di pace nei Balcani e lui rispose: “penso di sì. Ma oltre che in Bosnia, anche in Italia e in Europa”. Già prima del 24 febbraio di quest’anno quella promessa, l’idea di poter avviare un percorso diverso per tutte e tutti, era stata disattesa dalla nostra ambiguità.

Trent’anni dopo l’Europa assiste ad un’altra guerra dentro casa, ognuno di noi può fare qualcosa di più e di concreto per fermare questo scempio.

Da sempre siamo accanto agli ultimi, al fianco delle vittime con azioni umanitarie e iniziative di solidarietà internazionale. Vengono momenti in cui però “la pace attende i suoi artefici” e noi non possiamo disattenderla. Per questo trent’anni dopo, una nuova azione di interposizione nonviolenta viene promossa da oltre 100 organizzazioni della società civile e sostenuta da oltre 800 persone: partirà venerdì 1 aprile, di mattina, da Gorizia (altro simbolo di quell’altra guerra) verso Leopoli, lungo i tracciati della Storia. Tra le tante persone in partenza ci saranno anche i trentini Marco Baino e Alberto Tamanini: come Forumpace sosteniamo con forza questa iniziativa, pronti e pronte a rilanciarne i frutti, a servizio di queste comunità in movimento.

“Cosa posso fare, io?” è una domanda giusta, ma non sufficiente. Questa guerra non sarà risolta da azioni individuali, sicuramente non le nostre ma nemmeno quelle che riguardano i “grandi della Terra”. La dimensione individuale non è sufficiente ad affrontare e risolvere le crisi che ci troviamo a fronteggiare. È il momento di pratiche collettive finalizzate a stravolgere lo stato delle cose: Tonino Bello attaccava il “monoteismo della pace” messo in crisi dalla “scoperta” della stretta relazione tra pace e giustizia sociale. “Si è asserito – e si continua ad asserire – che collegare il discorso sulla pace (e quindi il discorso sulla guerra) con i discorsi sull’economia perversa che domina il mondo, sul profitto, sulla massimizzazione del profitto, sui debiti del Terzo mondo, sulla crescente divaricazione tra i Nord della Terra e i Sud, significa fare la parte degli utili idioti”. È in questo che sta la nostra ambiguità: anche con la Russia (come con molti altri Stati nel mondo) la nostra ambiguità ha portato sempre a scegliere l’utile dittatore. Per costruire la pace serve scegliere di uscire da quella ambiguità.

Richiamare oggi Tonino Bello e quel mondo non significa rimpiangere un passato d’oro che non abbiamo più a disposizione ma mostra il fallimento di intere generazioni, incapaci di farsi carico di quelle promesse.

Le stesse che oggi scuotono le nostre piazze, le assemblee delle nostre scuole, i cortei e le occupazioni, le chat, i video su TikTok. Fanno fatica a stare sulle pagine dei giornali e, quando succede, è difficile riuscire a rendere le connessioni e l’intersezionalità che le attrici e gli attori di queste lotte hanno ben chiare in mente e nelle azioni che realizzano.

Sabato 26 marzo, durante il convegno delle Acli “In Movimento”, Lorenzo Tecleme (Fridays for Future) lo ha spiegato molto bene, raccontando il senso che Fridays for Future ha dato alla locuzione “giustizia climatica”. Una lotta che ha bisogno di pratiche collettive: Tecleme ci ha raccontato di una contro-contestazione che ha incrociato durante lo Sciopero per il Clima a Bologna, il 25 marzo. Un trentenne, ecologista e attivo, contestava la piazza, il corteo, invitando i suoi partecipanti ad agire nel proprio privato, cambiando il proprio stile di vita. Una persona della generazione subito precedente a quella di Tecleme che, in piazza, contestava l’idea per cui l’azione politica dovesse essere collettiva: “per chi era alle scuole superiori, come me, nel 2019 – ha raccontato Tecleme – l’arrivo di Fridays è stato una cosa incredibile. Non è stato qualcosa che ha coinvolto quella minoranza di studenti politicizzati che le proteste le organizzano sempre: è stato qualcosa che ha coinvolto tutti, è stato qualcosa per cui in ogni classe ci si incontrava e se ne parlava. E qualcosa di molto simile è successo in Università. È stato veramente un’ondata, che ha coinvolto tutti e su cui tutti si sono fermati a riflettere”.

Questo stesso sguardo collettivo e attento, intersezionale e mescolato è quello che abbiamo visto mercoledì, nel cortile di Palazzo Thun, insieme a Civico 13, Deina Trentino, Associazione 46° Parallelo e Centro per la Cooperazione Internazionale. Giovani e non, a ragionare su come siamo arrivati fino alle bombe su Kiev e su cosa possiamo fare noi. Noi, non io. Dobbiamo tornare a guardare a questa dimensione: collettiva, politica, di parte. Abbiamo bisogno di agire sapendo che non c’è pace senza giustizia sociale, ambientale e climatica.

Ecco, allora, che l’impegno è ancora una volta quello di costruire modi nuovi di dare forma all’azione collettiva. Cedere potere, perché è evidente che il modo in cui lo abbiamo esercitato fin qui è inadatto ad affrontare presente e futuro. Mescolare generazioni e sguardi, perché è naturale pensare “i giovani sono il futuro”, ma è folle immaginare quel futuro senza la parte numericamente predominante della popolazione. Agire collettivamente e politicamente, perché la pace passa attraverso la giustizia climatica, la conversione ecologica, la lotta alle disuguaglianze. Qui ed ora. Non ci sarà pace se non affronteremo i pericoli della siccità che sta colpendo il nostro territorio. Non ci sarà pace se non sapremo interpretare i bisogni materiali di persone e generazioni schiacciate da un’intera esistenza costellata da crisi economiche e sociali. Non ci sarà pace, insomma, se non lasceremo di nuovo che sia la politica, agita nelle organizzazioni per come le abbiamo conosciute noi o fuori, in altri luoghi ancora, quella esercitata in modo collettivo, a immaginare e costruire una società più giusta per tutte e tutti.

Massimiliano Pilati

Presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani

Il CCR di Cles visita il Forum

Ieri, lunedì 4 aprile il Consiglio dei ragazzi di Cles ha fatto visita al Forum trentino per la pace e i diritti umani, un momento in cui i ragazzi hanno avuto modo di conoscere il presidente del Forum Massimiliano Pilati, scambiare idee e capire meglio la realtà del Forum e come opera.

Questa visita è avvenuta anche grazie allo stretto rapporto che il Forum intrattiene con il Comune di Cles e in particolare con il CCR, dal momento che, proprio nei mesi di marzo e aprile, ha partecipato attivamente all’organizzazione dell’evento “Cles X agenda 2030”, portando nel comune una mostra sulla pace e presentando il libro “Un’idea disarmante”, scritto per il trentennale, che racchiude in sé lo spirito e la natura del forum.

Queste visite sono importanti perché mostrano lo spirito di iniziativa dei giovani che meritano tutto il supporto del mondo delle associazioni e degli adulti in generale. Per questo, ci proponiamo di rilanciare anche qui l’evento del Comune di Cles organizzato dal CCR: P.A.C.E “Pensare Assieme Come Educare alla Pace”

Pace e Nonviolenza: il protagonismo dal basso per un’Europa solidale

Il Coordinamento Nazionale Comunità di accoglienza ha organizzato oggi, martedì 5 aprile, un convegno dedicato alla mobilitazione della società civile e del movimento nonviolento. Ci saranno diversi partecipanti, tra cui, il presidente del Forum Massimiliano Pilati che terrà un intervento sulla difesa popolare nonviolenta.

Insieme al presidente del Forum ci saranno Marco Abram e Stefano Rossi, del Centro per la Cooperazione Internazionale che faranno un intervento sulla mobilitazione della società civile nei Balcani, Giovanni Rende, Presidente della Consulta nazionale del Servizio Civile Universale che discuterà sulla natura del servizio civile come strumento di pace.

A coordinare gli interventi sarà Alice Pistolesi, giornalista, dell’Associazione 46° parallelo/Atlante delle guerre ed infine, in conclusione del convegno, ci sarà un intervento di Gigi Nardetto, del CNCA.

COME PARTECIPARE:

L’incontro si terrà in contemporanea sulla piattaforma Zoom, per la quale sarà necessario partecipare a questo link Pace e non violenza, e in diretta Facebook alla pagina del CNCA.

DATA:

martedì 5 aprile ore 17:00-19:30

Stop The War Now – Azione di pace nonviolenta in Ucraina

Il Forum trentino per la pace e i diritti umani ha aderito all’iniziativa promossa dalla rete delle associazioni italiane pacifiste e non violente insieme ad altre realtà impegnante nella costruzione della pace (Rete Italiana Pace e Disarmo, Arci, Movimento Nonviolento, Cgil solo per citarne alcune).

Oggi, 1 aprile 2022, da Gorizia sono partiti con la carovana almeno 60 mezzi di trasporto con la presenza di circa 200 persone, con almeno 20 tonnellate di materiali che verranno donati agli ucraini fra generi alimentari e medicinali. Per il rientro circa 300 posti verranno messi a disposizione di persone fragili e bambini come via di fuga dalla guerra che infuria. Tra le tante persone in partenza ci saranno anche i trentini Marco Baino e Alberto Tamanini.

Questa mobilitazione di mezzi e persone è volta a testimoniare sul campo, con la presenza di volontari e rappresentanti delle varie realtà associative ed istituzionali, l’importanza dell’appello alla pace e di un immediato cessate il fuoco, oltre a poter permettere a persone con fragilità (madri sole e bambini) di lasciare il loro Paese in guerra e raggiungere l’Italia.

In un momento come questo è più che mai importante far sentire le voci di tutte le realtà che si schierano contro la guerra promuovendo la pace e la non violenza. Per questo motivo il Forum ha aderito all’iniziativa e si propone di rilanciarla in uno spirito di unione nell’appello ad una pace ingiustamente minata dall’aggressore russo.

Per maggiori informazioni si vada a questo link: STOPTHEWARNOW

Conflitto in Ucraina: come siamo arrivati fin qui? E cosa possiamo fare noi

Civico13 – Sportello Giovani Trentino insieme al Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Deina Trentino, Associazione 46° Parallelo e il Centro per la Cooperazione Internazionale propone un dialogo per comprendere meglio il contesto storico e geopolitico che ha portato al conflitto in Ucraina, offrendo uno sguardo sulle possibilità di solidarietà e aiuto al popolo ucraino presenti sul territorio trentino.

Data: mercoledì 30 marzo ore 17:30.

Luogo: Cortile interno di Palazzo thun, via Belenzani 19, Trento.

IMPORTANTE: per partecipare è necessaria la prenotazione e il green pass.

Link per prenotarsi (accesso gratuito): Conflitto in Ucraina: come siamo arrivati fin qui? E cosa possiamo fare noi.

Per maggiori informazioni sulle associazioni partecipanti: