Stop all’escalation di violenza tra Palestina e Israele

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani esprime ancora una volta la propria costernazione davanti alla recrudescenza del conflitto israelo-palestinese e alle gravi conseguenze per la popolazione civile.

Palestine 2009. Israel’s Wall in Bethlehem, West Bank.

La terribile escalation di violenza fa seguito all’appoggio istituzionale e militare concesso ai coloni israeliani per espellere i palestinesi dalle loro case in diversi quartieri di Gerusalemme Est, in un contesto segnato dall’inazione e dall’impotenza della comunità internazionale.

Il mondo intero ha assistito per settimane alle provocazioni di fanatici coloni israeliani in marcia sulla città vecchia, seguite dalla chiusura ai palestinesi dei luoghi santi sulla Spianata della Moschea per la fine del Ramadan.

Questi atti sono la conseguenza di un più generale allontanamento da ogni tipo di negoziazione e di ricerca della pace da parte degli ultimi governi israeliani. I comunicati di rito delle istituzioni internazionali non bastano più a ristabilire il precario equilibrio sociale nella terra di Palestina e in Israele, dove quest’ultimo solo poche settimane fa è stato definito un “regime di apartheid” dalle voci autorevoli di Human Rights Watch e dell’organizzazione per i diritti umani israeliana B’Tselem. È assolutamente necessario, come più volte ribadito dall’ONU, che anche allo Stato di Israele venga imposto di applicare il diritto internazionale: deve cessare la mancanza di accountability, di responsabilità per le violazioni compiute.

Nel contempo la leadership palestinese ormai soffre di una debolezza cronica, diretta conseguenza delle difficoltà giuridiche, economiche e sociali derivanti dall’occupazione militare. Il comportamento del governo israeliano è chiaramente ostile allo svolgimento delle elezioni nei territori palestinesi, pertanto ancora una volta dovrebbe essere l’Unione Europea ad assumersi la responsabilità di vigilare sulla fine delle violazioni dei diritti umani e per una ripresa di un processo di pace.

Il Forumpace, in sinergia con le organizzazioni che lavorano in quei territori (come l’Associazione “Pace per Gerusalemme”) continuerà a favorire il dialogo tra i popoli palestinese e israeliano. Fermamente chiediamo che l’Italia si faccia promotrice di un’azione diplomatica di pace e di rispetto del diritto internazionale presso le Nazioni Unite e l’Unione Europea con lo scopo di:

  • fermare questa nuova ondata di violenza, intimando ad Hamas di fermare il lancio dei razzi ed al governo israeliano di fermare qualsiasi tipo di ritorsione e di rimuovere l’assedio a Gaza;
  • impiegare tutti gli strumenti politici, diplomatici e di diritto internazionale per fermare l’espropriazione e la demolizione delle case a Gerusalemme Est;
  • esigere dal governo israeliano di rimuovere tutti gli ostacoli alla realizzazione di elezioni libere e regolari in Cisgiordania, Gerusalemme Est e nella Striscia di Gaza, come previsto dagli accordi di Oslo, firmati dalle parti;
  • sostenere e assistere l’Autorità Nazionale Palestinese per l’organizzazione e la realizzazione del processo elettorale;
  • inviare osservatori internazionali neutrali per monitorare il processo elettorale;
  • fermare a livello nazionale ed europeo la cooperazione militare con lo Stato di Israele, in quanto parte funzionale e integrante del sistema repressivo e di occupazione militare dei territori palestinesi;
  • agire in sede ONU per un immediato riconoscimento dello Stato di Palestina come membro a pieno titolo delle Nazioni Unite, per permettere ai due Stati di negoziare direttamente in condizioni di pari autorevolezza, legittimità e piena sovranità

Invitiamo la popolazione trentina a partecipare, nel rispetto delle precauzioni sanitarie, al presidio per la pace in Palestina che si svolgerà sabato 15 maggio, anniversario della Nakba, a Trento in Piazza Duomo alle ore 16:00.


Il Presidente – dott. Massimiliano Pilati

Valori costituzionali, democrazia, dignità delle persone: questa è la vera voce dei trentini

E’ molto difficile contenere lo sdegno per quanto apparso sul quotidiano online La voce del Trentino, proprio il giorno in cui si festeggia la liberazione dalla dittatura.

L’articolo, “25 aprile: liberati da che? ”, già fortemente criticato, mette in fila una sequenza aberrante di affermazioni, cercando di farle passare come un sentire comune.

Per chi vuole sottoscrivere, è aperta petizione su Change.org:

No, non esiste un sentire comune che auspica un ritorno alla dittatura o che pensa che l’invasione nazista, col suo carico di morte e distruzioni, sia paragonabile alla presenza di immigrati.

Non esiste un sentire comune che pensa che un albanese, un nordafricano, un nigeriano siano buoni solo come braccia da sfruttare o solo quando sono morti.

Non metta il redattore di queste infamie in bocca alla comunità trentina sentimenti ed idee frutto della sua spaventosa disumanità: non ne ha titolo, non ne ha alcun diritto, perché NO, QUESTA NON È LA VOCE DEL TRENTINO.

Se ne assuma la responsabilità diretta e si dichiari per ciò che è. Quando sostiene che solo una piccola parte dei 47 mila immigrati in Trentino sono brave persone, e che le altre siano dedite a spaccio, rapine, atti di delinquenza, stupri; quando scrive della messe di contributi provinciali che gli immigrati utilizzano per finanziare le loro organizzazioni criminali; quando parla dei figli degli immigrati come portatori di cultura violenta e arretrata, responsabili, con “con la scusa dell’integrazione” del rallentamento dei programmi scolastici; quando parla di esercito nelle strada: ecco, tutto questo richiama sinistramente modelli già sentiti usati dalla propaganda nazista, da quella fascista (fu Benito Mussolini a suggerire questa strategia con il suo motto: “Bisogna scavare nel risentimento della gente”), da quella di James Schwarzenbach, che promosse un referendum nel 1970 per cacciare tutti gli italiani dalla Svizzera, perché “Sono troppi, ci rubano i posti migliori, lavorano per pochi soldi, occupano i letti negli ospedali, sono rumorosi, non si lavano” o dall’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso degli Stati Uniti, che nell’ottobre 1912 cosi scriveva degli italiani: “Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro”.

C’erano trentini, veneti, friulani, lombardi, molta gente del Sud.

Nel nostro caso, i comportamenti di pochi, che attengono alla sfera personale, perché tali sono le responsabilità che vanno perseguite senza esitazione, diventano la colpa per una intera etnia, per una appartenenza, per una condizione; sia essa di lavoratore integrato, che di richiedente asilo, che di profugo.

Ora basta, davvero basta spargere costantemente il seme dell’odio, della divisione, della frantumazione.

Ribadiamo che ci sono limiti che non possono essere valicati, pena portare il confronto su un piano che una comunità che si rifà ai valori della Costituzione non può tollerare, senza vederne minate le fondamenta.

I firmatari

  • Luca Oliver ACLI del Trentino
  • Sandra Dorigotti ALFID Trento
  • Mario Cossali ANPI del Trentino
  • Andrea La Malfa ARCI del Trentino
  • don Cristiano Bettega, delegato dell’Area Testimonianza e Impegno sociale della Arcidiocesi di Trento
  • Claudio Bassetti CNCA Trentino Alto adige
  • Giorgio Casagranda CSV
  • Massimiliano Pilati FORUM TRENTINO PER LA PACE
  • Fabio Pipinato IPSIA del Trentino
  • Chiara Simoncelli LIBERA TRENTINO 
  • Egon Angeli UISP Comitato Trentino
  • Andrea Grosselli CGIL
  • Michele Bezzi CISL
  • Walter Alotti UIL
  • ACSET- associazione comunità senegalese del Trentino
  • MAMME PER LA PELLE

Per chi vuole sottoscrivere, è aperta petizione su Change.org:

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e armamenti: la posizione del Forum Pace

1. La Provincia autonoma di Trento, in coerenza con i principi costituzionali che sanciscono il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, la promozione dei diritti umani, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale, riconosce nella pace un diritto fondamentale degli uomini e dei popoli, favorendo l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, sulla base del principio di sussidiarietà. […]

3. La Provincia autonoma di Trento promuove inoltre una migliore conoscenza dei problemi della pace, dei diritti umani, della solidarietà tra i popoli e delle modalità non violente di risoluzione dei conflitti, avvalendosi prioritariamente delle iniziative, degli studi, delle ricerche e della documentazione di cui alla presente legge.

Art. 1, commi 1 e 3, l. prov. del 10 giugno 1991, n. 11

Il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, a mezzo del Consiglio della Pace, nell’ambito del proprio ruolo così come descritto dalla legge provinciale n. 11/1991(1), esprime la più grande preoccupazione per i contenuti della relazione della Commissione Bilancio(2) (pag. 28 e ss.) e si unisce al coro di critiche emerso dalle organizzazioni e dai mondi del pacifismo e del movimento nonviolento(3).

L’architettura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza così come il Next Generation EU pongono l’attenzione – quantomeno sulla carta – sullo sviluppo di progettualità sulle quali investire in modo innovativo i fondi che derivano da questa crisi e finalizzando queste progettualità a superare le condizioni pre-esistenti che l’hanno generata(4).

La sfida per tutti coloro che prendono sul serio i problemi interconnessi della pace, della giustizia, dei diritti umani, della democrazia, del benessere collettivo, compreso quello di generazioni future, è nientemeno che quella di come bloccare la globalizzazione della violenza e la violenza della globalizzazione”.

Giuliano Pontara(5)

In questa chiave, non comprendiamo come l’attribuzione di ulteriori fondi alla spesa militare (che riceverà circa 27 miliardi di euro, pari al 18% del totale dei Fondi pluriennali di investimento 2017-2034) possa concorrere nel senso di immaginare e costruire un mondo più sostenibile e meno disuguale per le future generazioni. 

Crediamo che quanto proposto – peraltro nella cornice più ampia della missione “Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura” – sia contrario, oltre che al senso del PNRR, anche ai valori espressi dalla nostra Costituzione e dalla legge provinciale n. 11 del 10 giugno 1991 che ha istituito il Forum (art. 1, commi 1 e 3, in particolare). 

Crediamo che, per agire sul fronte dell’innovazione e della cultura nel contesto di adeguate politiche di sicurezza, sia necessario rivolgere quegli investimenti al rafforzamento delle strutture del welfare culturale, alle imprese sociali, all’attivazione di progettualità rivolte ai giovani e alle giovani del nostro Paese, specie guardando alle aree periferiche o interne(6).

Crediamo che le spese da effettuare nel contesto della sicurezza non riguardino l’irrobustimento dell’apparato militare né essere rivolte a “mantenere alto il livello di preparazione e capacità operativa dell’intero comparto della difesa e della sanità militare” (p. 68 della Relazione della Commissione Bilancio), ancorché “in sinergia” con la sanità civile ordinaria quanto, piuttosto, questi investimenti dovrebbero rivolgersi a garantire, su tutto il territorio nazionale, una sanità pubblica territoriale, accessibile e laica.

Crediamo che l’incremento della capacità militare costituisca un arretramento del progetto costituzionale e di quello europeo, certo non fondati su una cultura pacifista ma consapevoli del fatto che la continua corsa alle armi può solo che generare mostri.

Crediamo che continuare a considerare il quadrante mediterraneo in termini strategici o militari contribuisca a rendere il nostro mare un luogo di silenzio e morte.

In definitiva, condividiamo quanto espresso dalla Rete Italiana Pace e Disarmo(7), cui anche il Forum trentino per la pace e i diritti umani aderisce: “La nonviolenza politica è lo strumento e il fine che bisogna assumere. Per questo è prioritario orientare il rilancio del nostro Paese ai principi ed ai valori della pace: il Piano deve essere l’occasione per investire fondi in processi di sviluppo civile e non sulle armi”.

Crediamo che il PNRR, se manterrà l’approccio descritto dalla Relazione della Commissione Bilancio così come approvata, non vada in questa direzione.

Pertanto, chiediamo al Consiglio, ai Consiglieri e alla Consigliere di prendere posizione, anche nell’ambito delle iniziative e della discussione d’Aula attorno alle indicazioni che la Provincia Autonoma di Trento dovrà fornire al Governo su questo tema.

Per il Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani

Il Presidente Massimiliano Pilati


Fonti:

(1) Legge Provinciale del 10 giugno 1991, n. 11, Promozione e diffusione della cultura della pace: https://www.consiglio.provincia.tn.it/leggi-e-archivi/codice-provinciale/Pages/legge.aspx?uid=715  

(2) Commissione Bilancio, Relazione della V Commissione Permanente alla Camera dei Deputati sulla Proposta di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 31 marzo 2021: http://documenti.camera.it/_dati/leg18/lavori/documentiparlamentari/IndiceETesti/027/018A/INTERO.pdf

(3) Rete Pace e Disarmo,  “Rete Pace Disarmo: vogliamo un PNRR disarmato e di Pace, Draghi ci riceva e ascolti le nostre proposte”, 8 aprile 2021: https://retepacedisarmo.org/2021/rete-pace-disarmo-pnrr-disarmato-pace-draghi-ci-riceva/; Mao Valpiana, Come un giovane cadetto il PNRR è entrato civile ed è uscito in divisa, su Domani, il 2 aprile 2021: https://www.peacelink.it/editoriale/a/48393.html

(4) Dipartimento per le Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Linee Guida per la definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza #NextGenerationItalia, 15 settembre 2020: http://www.politicheeuropee.gov.it/media/5378/linee-guida-pnrr-2020.pdf; Ministero dell’Economia e delle Finanze, Next Generation Italia, il Piano per disegnare il futuro del Paese, 18 gennaio 2021: https://www.mef.gov.it/focus/Next-Generation-Italia-il-Piano-per-disegnare-il-futuro-del-Paese/; Forum Disuguaglianze Diversità, Piano di Ripresa e Resilienza: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/piano-di-ripresa-e-resilienza/ 

(5)Unimondo, La Pace di Giuliano, 01 marzo 2017: https://www.unimondo.org/Notizie/La-Pace-di-Giuliano-164064 

(6) Rete Italiana Pace e Disarmo, Le politiche di Pace e Disarmo siano al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, 8 febbraio 2021: https://retepacedisarmo.org/2021/politiche-pace-disarmo-pnnr-proposte-ripd/; Forum Disuguaglianze e Diversità, PNRR: Quale ruolo dell’impresa sociale nel potenziamento e democratizzazione dell’offerta di servizi di welfare. Alcune linee di indirizzo e priorità sulla coesione sociale, 17 marzo 2021: https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/pnrr-quale-ruolo-dellimpresa-sociale-nel-potenziamento-e-democratizzazione-dellofferta-di-servizi-di-welfare-alcune-linee-di-indirizzo-e-priorita-sulla-coesione-sociale/

(7) Rete Italiana Pace e Disarmo, Il Recovery Plan armato del governo Draghi: fondi UE all’industria militare, 1 Aprile 2021: https://retepacedisarmo.org/2021/il-recovery-plan-armato-del-governo-draghi-fondi-ue-allindustria-militare/

Forum Pace e CNCA del Trentino chiedono che si trovino soluzioni per le persone senza dimora

A seguito del drammatico incendio avvenuto martedì 30 marzo a Trento che ha distrutto completamente il riparo di fortuna che “ospitava” una ventina di persone, sorgono spontanee alcune riflessioni.

La prima considerazione è legata all’uso delle parole che troppo spesso si leggono e si sentono sui nostri media. Ancora una volta, appena saputo dell’incendio, e senza che si avessero informazioni certe su chi fossero gli “abitanti” della struttura abbiamo letto la parola: “clandestini”. Ormai clandestino è una definizione che ha quasi solo valenza politica (negativa).

In realtà invece la quasi totalità delle persone che occupavano la struttura (provenienti in maggioranza dal Pakistan ma anche da Marocco e Nigeria) erano richiedenti protezione internazionale e senza dimora. Alcuni in attesa di entrare nel sistema di accoglienza e altri lo avevano dovuto lasciare. Sono persone riconosciute come portatrici di diritti sanciti dalla Costituzione e dalle normative vigenti. Ma forse ‘clandestini’ lo sono nel concreto perché questo silenzio, questo voltare la faccia, questo continuo negarne l’esistenza spingono donne e uomini in quella clandestinità che si determina con l’indifferenza e il rifiuto; due modalità di gestione alimentate ad arte per generare le paure e il rancore nel quale scavare per costruire il consenso.

L’incendio ha portato nuovamente alla luce il problema non più rinviabile dei senza dimora a Trento: molte delle persone che si rifugiavano nella struttura abbandonata in via Lungadige a Trento erano stati ospiti dei dormitori che sono stati chiusi in questi giorni.

Non si tratta di un’emergenza, né tantomeno di un fenomeno legato al freddo: sono persone che non hanno un tetto, che non hanno accesso ad un diritto basilare, allo strumento fondamentale per vedere i propri diritti tutelati.

Non si dovrebbe aspettare la tragedia prima di capire che si deve cercare di dare una risposta abitativa a chi è in attesa di essere inserito nei progetti di accoglienza ministeriali: è nell’interesse di tutti, banalmente anche di chi dovrebbe usufruire dei servizi di bassa soglia “in quanto tali” e magari non trova posto perché occupato da chi dovrebbe vedere i propri diritti tutelati da altri percorsi.

Ci preoccupa, dovrebbe preoccupare tutti, il vedere messi in competizione e in contrapposizione bisogni, povertà, vulnerabilità. Le risposte, doverose, non devono avvenire in una sorta di guerra tra poveri, ma garantendo a tutti, italiani e immigrati, giovani e anziani, la tutela dei diritti essenziali.

Salutiamo positivamente l’empatia e la disponibilità dimostrate martedì dall’Assessora comunale Maule, fermatasi a discutere con le persone che nell’incendio hanno perso i loro pochi effetti personali e con le attiviste e gli attivisti del Centro Sociale Bruno, del Gioco degli Specchi e delle altre organizzazioni che stanno seguendo la vicenda e fornendo prezioso supporto ai ragazzi rimasti senza nulla. Riteniamo fondamentale la volontà dell’Assessora e del Comune di Trento di voler risolvere la situazione, ma diventa a questo punto necessario che la Provincia risponda finalmente alle numerose sollecitazioni inviate da più parti sull’argomento.

Una comunità di cura è fondata sul mutuo soccorso, su un uso consapevole e collettivo dello spazio pubblico, sulla condivisione delle risorse e su una democrazia di prossimità aperta a tutte e a tutti.

Da questa consapevolezza deve partire – ora e subito – l’azione delle istituzioni e del terzo settore: è un’urgenza non più rimandabile. Lo vediamo da anni, è diventato ancor più evidente un anno fa, all’esplodere della pandemia, e lo ripetiamo oggi: una società può essere sicura solo se sa prendersi cura di tutte le persone che la abitano. Serve agire e serve farlo ora: per pensare al prossimo inverno e per mettere in campo azioni che siano significative anche per i prossimi anni.

Massimiliano Pilati – Presidente Forum trentino per la pace e i diritti umani
Claudio Bassetti – Presidente CNCA

Il Forum della Pace invita la Provincia e i Comuni trentini a prendere posizione contro le violenze in Myanmar

Anche il Trentino si mobilita per condannare le violenze scoppiate in Myanmar a seguito del colpo di Stato militare del 1° febbraio scorso: il Presidente del Forum, Massimiliano Pilati, ha indirizzato una lettera al Presidente della Provincia Maurizio Fugatti e ai Sindaci e alle Sindache dei Comuni trentini affinché condannino e chiedano al Governo italiano di condannare il massacro in corso in Myanmar oltre che un impegno concreto per l’immediata scarcerazione di Aung San Suu Kyi e degli altri prigionieri politici. 

Il Forum Pace, inoltre, chiede al Presidente Fugatti di fare pressione sul nostro Governo affinché intraprenda azioni per l’immediata cessazione della repressione da parte della giunta militare e il rilascio sicuro delle centinaia di manifestanti pacifici arrestati dalle forze armate. Il Forum Pace, infine, rinnova la richiesta di fare pressione affinché il Myanmar riconosca la popolazione Rhoingya, da anni confinata in campi profughi o costretta ad emigrare e vittima di plurime violazioni di diritti umani.

La preoccupazione della comunità internazionale.

Da quel giorno, infatti, il bilancio giornaliero delle vittime, delle brutalità e degli arresti in Myanmar è in costante aumento: l’UNICEF denuncia la detenzione arbitraria di oltre 700 bambini (11 marzo 2021).

မြန်မာနိုင်ငံ၏အခြေအနေသည် ထိတ်လန့်တုန်လှုပ်ဖွယ်ကောင်းစွာ ဆက်လက်အရှိန်မြင့်လျက်ရှိနေသည်။ မတ်လ (၁၁)ရက်နေ့အထိ…

Pubblicato da UNICEF Myanmar su Giovedì 11 marzo 2021

L’inviata speciale delle Nazioni Unite Christine Schraner Burgener evidenzia come “la perdurante brutalità, incluse le violenze contro il personale medico e la distruzione delle infrastrutture pubbliche, mina severamente qualunque possibilità di pace e stabilità” (14 marzo 2021).

Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani in Myanmar, Tom Andrews già l’11 marzo di quest’anno si è rivolto al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite per esprimere tutta la sua preoccupazione e il suo sconcerto per l’escalation delle violenze in Myanmar: questa situazione è peggiorata ogni giorno. Lo stesso Relatore Speciale, il 15 marzo, ha denunciato: “I leader della giunta militare non appartengono al potere, devono essere messi in prigione. I loro rifornimenti di denaro e armi devono essere interrotti subito”.

Anche Amnesty International, l’11 marzo scorso, si è unita al Relatore Speciale Andrews nell’evidenziare la Consiglio dei Diritti Umani il continuo deterioramento della situazione in Myanmar: nella sua nota, l’ONG evidenzia in particolare come – al 7 marzo – fossero 1.790 le persone arrestate, accusate o condannate dal 1 febbraio scorso, moltissime delle quali sono oggetto di sparizioni forzate.

“Superare le sole affermazioni di condanna”.

A fronte di questa continua escalation, Amnesty si rivolge a tutti gli Stati della comunità internazionale per andare al di là delle sole affermazioni di condanna e preoccupazione per la situazione in Myanmar e di intraprendere azioni finalizzate a fermare le violazioni dei diritti umani in atto nel Paese.

Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha richiamato la comunità internazionale ad una presa di posizione, collettivamente e bilateralmente, per favorire la fine della repressione da parte della giunta militare.

Il 15 marzo, inoltre, il Dipartimento di Stato americano ha preso posizione descrivendo la violenza della giunta militare come “immorale e indifendibile”, invitando tutti gli Stati a intraprendere azioni concrete per opporsi al colpo di stato e all’escalation di violenza in Myanmar.

L’uso delle armi: il legame oscuro con l’Italia.

Amnesty International denuncia l’uso di tattiche letali e di un arsenale di armi da campo contro i manifestanti pacifici (4 marzo 2021). 

Armi la cui provenienza deve essere attentamente indagata: fonti giornalistiche (Domani, 11 marzo 2021; La Repubblica, 10 marzo 2021), infatti, hanno riportato l’utilizzo di munizioni prodotte in Italia nella repressione delle proteste da parte dei cittadini del Myanmar. Anche su questo, crediamo debba essere fatta chiarezza.

Le ripercussioni sui Rohingya e le minoranze etniche del Nord Myanmar.

Il golpe comprometterebbe ulteriormente la condizione della minoranza Rohingya: la junta potrebbe approfittare della situazione per espellere ciò che resta della popolazione che è rimasta isolata e alla quale le organizzazioni internazionali e umanitarie come ONU e Croce Rossa non hanno accesso, se non tramite personale locale. Amnesty International teme il ripetersi di crimini contro le minoranze etniche nelle regioni di Rakhin, Chin, Kachin, atrocità che i militari hanno commesso ripetutamente, rimanendo sempre impuniti. 

Nonostante gli innumerevoli rischi affrontati, comunità da ogni parte del paese hanno continuato a rivendicare pacificamente i loro diritti e chiedere il supporto da parte della comunità internazionale.

Il Forumpace scrive ai sindaci neoeletti

Nei giorni scorsi, a seguito delle elezioni tenutesi il 20 e il 21 settembre, il Consiglio della Pace, organo del Forum trentino per la pace e i diritti umani, ha inviato una lettera ai sindaci neoeletti dei Comuni della Provincia di Trento. Il contenuto del documento intende stimolare una riflessione e una presa di posizione da parte degli entranti al fine di istituire delle cariche che riescano a concentrare il proprio mandato su tematiche attuali come i diritti umani e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Riconoscendo l’immenso valore dei progetti attivati nei diversi contesti territoriali che negli anni hanno stimolato la coesione sociale e la partecipazione della comunità, il documento mira a sottolineare l’importanza della responsabilità delle singole amministrazioni – e dei suoi sindaci – nel continuare a promuovere azioni di cittadinanza attiva e di sensibilizzazione dei cittadini ai temi della pace e dei diritti umani. Tali elementi sono ormai fondamentali per lo sviluppo di territori e società sostenibili, specialmente se considerato il contesto globale attuale in cui è sempre più forte il legame tra l’agire locale e l’impatto a livello internazionale.

La lettera, firmata dal Presidente del Forumpace Massimiliano Pilati, cita: “il mondo [è] fortemente interconnesso e anche l’amministrazione di un piccolo territorio richied[e] il saper guardare oltre, il saper collegare anche il micro della propria specificità, alla complessità macro del sistema globale.”

Sulla base di queste affermazioni, i neoeletti vengono dunque invitati a considerare tali aspetti nel momento della formazione della Giunta. L’obiettivo desiderato dal Consiglio della Pace del Forumpace sarebbe di vedere inserito nelle amministrazioni un riferimento a questo “guardare oltre”; passo che potrebbe essere compiuto istituendo un assessorato specifico, dando una delega a qualche consigliere o organizzando una commissione. In questo modo si riuscirebbe a richiamare e a sottolineare l’importanza di valori quali la solidarietà, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile, e, in particolar modo, si renderebbe esplicita la consapevolezza del singolo Comune per quanto riguarda il suo ruolo di attore globale e promotore di pace.

Per il Forum trentino per la pace e i diritti umani

Il Presidente Dott. Massimiliano Pilati

Il Forum deve restare autonomo

IL FORUM DEVE RESTARE AUTONOMO

Preoccupazioni e rettifiche in merito alla proposta di emendamento  della legge istitutiva del Forum

 

Aggiornamento: l’emendamento ha suscitato polemica e discussione e, anche a seguito di una nostra presa di posizione, è stato poi successivamente ritirato dal Consigliere Cia.

 

Nei giorni scorsi, la presentazione di un emendamento all’articolo 14 del disegno di legge n. 60, Assestamento del bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2020-2022, attualmente in discussione presso il Consiglio Provinciale, ha posto in discussione le competenze, il funzionamento e le risorse del Forum trentino per la pace e i diritti umani, organismo permanente istituito con legge provinciale 10 luglio 1991, n. 11 (“Promozione e diffusione della cultura della pace”), come strumento incardinato presso lo stesso Consiglio e chiamato a mantenere vigile l’attenzione sui temi della pace, dei diritti umani, della solidarietà tra i popoli e delle modalità non violente di risoluzione dei conflitti.
L’emendamento, proposto dal consigliere Claudio Cia (AGIRE per il Trentino), promuove una serie di modifiche alla legge 11/1991 volte a ridurre l’autonomia progettuale e gestionale del Forum, subordinandone estesamente l’operatività all’autorizzazione preventiva del Consiglio Provinciale.

A commento della proposta, gli organi di stampa hanno inoltre riportato dichiarazioni del consigliere Cia che risultano gravemente lesive della reputazione del Forum.

Queste circostanze hanno determinato la convocazione d’urgenza, in via informale, di una riunione video del Consiglio della Pace, che si è svolta ieri sera con il coordinamento del presidente Massimiliano Pilati. Nell’occasione, i partecipanti hanno ribadito la scelta irrinunciabile del confronto, del dialogo e della discussione democratica come metodo e valore portante del Forum: si intende quindi trasmettere al consigliere Cia e al presidente del Consiglio Walter Kaswalder l’invito ad avviare un tavolo di confronto, aperto alla comunità, che possa offrire un’occasione reale per ripensare le politiche della pace in relazione alle sfide poste dalle recenti e gravissime crisi internazionali e da vecchie e nuove forme di conflittualità, comportamenti d’odio e violenza verbale.
Lasciando agli organi competenti il giudizio sull’ammissibilità dell’emendamento in relazione alla legge di bilancio, ci preme, d’altra parte, rettificare tempestivamente ogni affermazione diffamatoria emersa nel dibattito sollecitato dalla tornata consiliare in corso. Va rimarcato che fino ad oggi è mancata qualsiasi possibilità di incontro e ascolto diretto tra il consigliere Cia e il direttivo del Forum; è nostro auspicio invece poter contare su un più assiduo scambio con la compagine consiliare dentro e fuori dall’aula.

Chiarimenti sul mandato e l’organizzazione del Forum
Ci preme in primo luogo sottolineare l’importanza che il nostro territorio ha sempre dato, in coerenza con i principi costituzionali, al ripudio della guerra, alla promozione dei diritti umani, delle libertà democratiche e della cooperazione internazionale, riconoscendo nella pace un diritto fondamentale dei popoli e al contempo favorendo l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, in ottemperanza al principio di sussidiarietà da sempre al cuore della nostra Autonomia.
Il Trentino, ad evidenza, non è l’Onu, ma siamo fermamente persuasi che sia fondamentale difendere le grandi conquiste democratiche e mettere la cultura del dialogo, della pace e del rispetto dei diritti umani al centro dell’agire politico e sociale fin nel nostro più piccolo Comune. Per questo motivo la nostra Provincia fin dal 1991 ha ravvisato la necessità di dotarsi di strumenti autonomi capaci di sviluppare dialogo, di costruire percorsi di cittadinanza consapevole e attiva nonché di consigliare e dove necessario richiamare, anche criticamente, le stesse istituzioni al rispetto di quella cultura dei diritti evocata fin dall’art. 2 dello Statuto Speciale Trentino Alto Adige.
Per esercitare questa funzione consultiva è dunque necessario che il Forum mantenga la propria autonomia e indipendenza nelle forme previste dalla legge istitutiva, che peraltro è già chiara anche nel definirne gli obblighi nei confronti del Consiglio Provinciale. Ci risulta infatti di difficile comprensione la richiesta di assoggettare il Forum ad un maggiore controllo amministrativo, dal momento che ogni nostro atto passa già, doverosamente, dagli uffici di Via Manci 27. La legge prevede inoltre che del Consiglio della Pace facciano parte il Presidente del Consiglio Provinciale (Walter Kaswalder), due consigliere provinciali di minoranza (Lucia Coppola, Sara Ferrari) e una di maggioranza (Mara Dalzocchio); è membro di diritto infine anche il Presidente della Giunta Provinciale che, solitamente, delega l’Assessore competente (in questo caso Mirko Bisesti). Il Forum della Pace si pone dunque come una realtà trasversale, unica in Italia, dove le istituzioni siedono allo stesso tavolo assieme al mondo delle associazioni e ad altri enti presenti sul territorio (comuni, università, fondazioni museali, scuola…) per concorrere collegialmente alla creazione di percorsi e iniziative attinenti alla promozione e diffusione della cultura della Pace.

Precisazioni in merito al bilancio del Forum
Vogliamo inoltre smentire categoricamente ogni illazione che l’analisi dei bilanci del Forum trentino per la pace e i diritti umani suggerisca un’evoluzione della sua funzione verso una sorta di ufficio di collocamento.
Per lo sviluppo delle proprie attività, il Consiglio della Pace ha fatto la scelta di investire una parte del proprio budget per un dipendente che faciliti la realizzazione delle linee politiche decise dal direttivo secondo criteri di efficacia ed efficienza. Nel rispetto della normativa sugli incarichi, la modalità utilizzata è quella del comando: l’operatore in servizio presso il Forum non è quindi una persona assunta dall’esterno, ma un dipendente pubblico già assunto da altra amministrazione il cui stipendio, pari al costo lordo di un funzionario pubblico inquadrato al livello D base, viene pagato dal Forum. Nello specifico si tratta di Riccardo Santoni, stimato educatore professionale regolarmente assunto dal Comune di Trento attraverso concorso pubblico nel 2004, che coordina le attività del Forum trentino per la pace e i diritti umani da gennaio 2017. Lo scarto economico evidenziato dal consigliere Cia rispetto al bilancio 2016, come risulta dalla tabella allegata, è dettato unicamente dal fatto che la precedente operatrice in comando al Forum è rimasta presso questo organismo solo per i primi mesi dell’anno, trasferendosi poi presso altro servizio provinciale.

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Smentiamo con forza l’interpretazione del consigliere Cia secondo cui l’aumento contingente delle spese relative al personale avrebbe determinato una riduzione dell’impegno del Forum nell’organizzazione di eventi ed iniziative.
A fronte di un finanziamento costante di 70.000 euro, nell’anno in cui il Forum ha avuto a disposizione una dipendente solo per pochi mesi, la voce di spesa “Spese per organizzare eventi ed iniziative” risulta bensì molto più alta che nelle annate successive; tuttavia, la presenza costante di un dipendente si è dimostrata molto efficace proprio rispetto alla necessità dell’ente pubblico di contenere la spesa, come attesta la tabella che registra le attività annuali del Forum disponibile sul sito del Forum.

La tabella mostra chiaramente come le attività siano nettamente aumentate rispetto al 2016, in cui, come specificato, il Forum ha potuto contare su una dipendente solo per alcuni mesi. La presenza continuativa di un dipendente qualificato permette infatti di moltiplicare i momenti di sensibilizzazione nelle scuole e di tessere reti di collaborazione fra associazioni, istituzioni e territori. In questo modo è possibile organizzare eventi che non richiedono l’attribuzione di incarichi (inevitabilmente onerosi) a gestori esterni, ma si sviluppano invece attraverso la condivisione virtuosa tra diversi soggetti pubblici e privati di risorse umane e materiali, di contatti, di competenze. In questi anni, l’incremento del lavoro di rete è stato perseguito proprio con attenzione al contenimento della spesa pubblica, tanto è vero che a fronte di un finanziamento rimasto costante nel tempo il numero e l’impatto delle attività svolte è stato sensibilmente maggiore.
In conclusione, riteniamo pleonastico sottolineare come la legge istitutiva del Forum trentino per la pace e i diritti umani non abbia certo voluto attribuire a questo organismo l’obiettivo di risolvere crisi e conflitti internazionali. Il nostro mandato è di promuovere una cultura di pace ed è quanto ci impegniamo a fare attraverso sistematiche azioni di sensibilizzazione e attraverso una molteplicità di progetti volti a favorire la coesione sociale nei nostri territori, con particolare attenzione ai giovani e alle periferie. Un sostanziale ripensamento della natura e delle prerogative del Forum metterebbe naturalmente in questione la volontà e l’entusiasmo con cui tante e tanti, nel Consiglio della Pace, prestano gratuitamente il proprio tempo e le proprie energie nella convinzione di contribuire, nelle dimensioni che ci sono proprie, al bene comune.

25 aprile: rimanga Festa della Liberazione dal nazifascismo

25 APRILE: RIMANGA FESTA DELLA LIBERAZIONE DAL NAZIFASCISMO

Per una nuova costituente per creare società ed economie più pacifiche, giuste e sostenibili

 

Il 25 aprile festeggeremo il 75° anniversario della Liberazione d’Italia dal Nazifascismo. Sarà uno strano festeggiamento, nessun corteo, nessuna commemorazione, nessun evento, nessun concerto a causa del Coronavirus. Ho letto di qualche proposta di trasformare questa fondamentale ricorrenza come data per ricordare d’ora in poi tutte le vittime del Covid-19. Credo che sarà importante trovare una data fissa per ricordare questo drammatico momento storico che stiamo vivendo e le vittime che si sta portato dietro, ma anch’io, come tante cittadine e tanti cittadini, movimenti, enti e associazioni che in queste ore si stanno adoperando per ricordarne tutta la portata storica e di lezione per il presente, sono persuaso che il 25 aprile dovrà  rimanere per sempre la Festa della Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dal regime fascista.

Ritengo sia importante per il bene della nostra Democrazia ricordarci che c’è stato un tempo, non tanto lontano, in cui non eravamo liberi di professare il nostro pensiero, non eravamo liberi di esercitare il nostro diritto di critica, non eravamo liberi di condividere le nostre passioni e i nostri ideali con chi la pensava come noi, non eravamo liberi di credere in un Dio diverso da quello voluto dal nostro Stato, non eravamo liberi di avere l’identità sessuale che meglio ci rappresentava. C’è stato un tempo, in definitiva, in cui i nostri  diritti umani non erano garantiti e se questo non ci andava bene e pensavamo di protestare rischiavamo pestaggi, confino, arresto, uccisione…

Oggi anche in Italia, che certo non ha un regime dittatoriale, ci sembra di poter assimilare la mancanza di libertà causata dalle restrizioni del Coronavirus con la mancanza di libertà sotto una dittatura e non vediamo l’ora di poter avere una sorta di Festa della Liberazione dal virus. Ma non sono la stessa cosa. Allora il nemico da cui liberarci usava sgherri, milizie ed esercito per opprimerci, oggi il nemico è di natura totalmente diversa, seppur, comunque pericoloso. Eppure anche in questi giorni in cui dobbiamo seguire rigorosamente le indicazioni impartite dalle nostre istituzioni (nazionali e territoriali) non dobbiamo mai lasciare che questo crei una erosione permanente dei nostri diritti umani fondamentali e indivisibili. Oggi l’obbligo di tutelare il bene collettivo e la salute pubblica entra in frizione con i nostri diritti civili e umani, è giusto accettarlo temporaneamente ma è fondamentale restare vigili perchè la necessità temporanea non rischi di diventare permanente. Ce lo ricordano da inizio crisi anche vari pronunciamenti delle Nazioni Unite che hanno esortato gli stati a fondare qualsiasi iniziativa ed approccio alla gestione della crisi pandemica sui diritti umani e ad assicurare i rispetto dei diritti e del diritto alla salute per le persone più vulnerabili.

Infine, se proprio vogliamo trovare un nesso tra queste liberazioni credo che dovremmo cercarlo nel periodo che è seguito alla Liberazione dal Nazifascismo e che, speriamo presto, seguirà alla fine del pericolo e del Lockdown impostoci dal virus.

Mi riferisco allo splendido momento storico della fase costituente durante il quale donne e uomini di varia estrazione sociale, politica e geografica hanno costruito la nostra Democrazia creando la Costituzione più bella del Mondo.

Il Covid-19 in qualche modo ci costringerà ad una nuova ripartenza creando regole, comportamenti, abitudini e azioni nuove. Non sarà facile ne indolore ma potrebbe essere un importante momento per una nuova Costituente durante la quale, di nuovo, come dopo il 25 aprile 1945, uomini e donne dovrebbero essere chiamati a riscrivere il nostro Mondo.

Un nuovo Mondo con regole diverse ma soprattutto con priorità diverse. Un Mondo libero dalle guerre che servono per accaparrare le terre e le risorse del pianeta, la cui violenza si abbatte sulla parte più debole della popolazione civile e che continuano purtroppo ad essere finanziate, preparate e messe in atto in molte parti del mondo causando distruzioni irreparabili all’ambiente e grandi spostamenti forzati di popolazioni. (Ha dichiarato Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU: “La furia del virus mostra la follia della guerra. Per questo chiedo un cessate il fuoco mondiale”). Un mondo quindi non più chiamato a spendere 1820 miliardi di dollari in un anno in spese militari mondiali (quasi 5 miliardi di dollari al giorno, 239 dollari a persona). Un mondo in cui la salute venga riconosciuta come un bene comune globale e in cui la parola sanità pubblica non sia più una parolaccia e soprattutto non sia un costo da abbattere il più possibile. Un Mondo dove l’educazione, anche reinventata, sia un caposaldo da cui partire. Un Mondo che necessariamente deve fare la pace con l’ambiente che lo ospita. Un Mondo capace di accogliere, un Mondo che cerchi di abbattere il più possibile le diseguaglianze che lo attanagliano ora e che la pandemia ha, drammaticamente, aumentato. Un Mondo capace di ripartire dai territori e dalle loro peculiarità sociali, culturali, ambientali ed economiche. Un Mondo chiamato ad una nuova transizione davvero e con ogni evidenza necessaria verso società ed economie più pacifiche, giuste e sostenibili.

Proviamo ad immaginare assieme un Mondo così, partendo dai nostri Comuni?

di Massimiliano Pilati

Presidente Forum Trentino per la Pace e i Diritti umani