Un Consiglio per i giovani!

Arriva anche in Consiglio provinciale un progetto di servizio civile: grazie a “Un Consiglio per i giovani!”, 3 giovani potranno sperimentare l’attività istituzionale del Consiglio provinciale, affiancando lo staff di tre uffici – l’Ufficio Stampa, l’Ufficio di Assistenza d’Aula e Commissioni e l’Ufficio di Presidenza – e le attività legate alle visite guidate del Consiglio con le scuole e con i gruppi di adulti.

Assieme al Presidente della Provincia e alla Giunta provinciale, il Consiglio provinciale è uno degli organi della Provincia Autonoma di Trento: in pratica è il Parlamento trentino, un organo rappresentativo, eletto a suffragio universale, diretto e segreto, l’organo di indirizzo politico della Provincia.

Gli scopi del progetto

Il progetto ha due scopi: da un lato, fornire ai giovani e alle giovani che saranno in servizio civile un’esperienza formativa dentro una struttura istituzionale complessa e di cittadinanza attiva; dall’altro, il progetto ha lo scopo di inserire uno sguardo diverso all’interno dello staff dei vari uffici coinvolti: la presenza di un/a giovane in servizio civile sarà l’occasione per coinvolgere uno sguardo diverso, originale, nell’attività ordinaria così come nella progettazione, pianificazione e realizzazione delle visite guidate al Consiglio.

In quel particolare contesto, poi, la presenza la presenza del/della giovane garantirà l’opportunità di dare alle visite una struttura più laboratoriale e partecipativa, tanto da parte degli studenti e delle studentesse quanto del corpo docente coinvolto.

Far parlare di pace e di diritti

Il Forumpace ha presentato un nuovo progetto di servizio civile. “Far parlare di pace e di diritti” ha lo scopo di coinvolgere un/a giovane nelle attività del Forum e, in particolare, nel lavoro con giovani e scuole.

Il progetto darà la possibilità al/la giovane di conoscere tanto la dimensione istituzionale quale quella associativa del Forum ma, soprattutto, gli/le darà modo di mettersi alla prova, di approfondire e sviluppare strumenti per diffondere la cultura della pace e dei diritti attraverso azioni e progetti pensati e costruiti insieme a studenti e studentesse.

Lo scopo dell’intero progetto è quello di elaborare strumenti condivisi e finalizzati a costruire comunità più coese, consapevoli e solidali, capaci di non pensare progetti “per i giovani” ma soprattutto “con” loro, attraverso l’attivazione di processi partecipativi e dal basso.

Questi percorsi non nascono dal nulla ma sono il frutto del lavoro che il Forum ha avviato già da molto tempo: il Forum va a scuola è la sezione in cui raccontiamo questi progetti, dalle Visite Consiglio ad OTIUM passando per il lavoro con le Assemblee di istituto o a progetti come Supereroi reali.

La rotta più lunga

Sono trascorsi quasi sei anni dall’estate del 2015, quando un milione di profughi passò da una nuova rotta migratoria, la Rotta Balcanica, e bussò alle porte d’Europa chiedendo rifugio. La politica difensiva adottata in questi anni da molti paesi europei ha coronato di chilometri di filo spinato i confini dell’Ue, potenziato la repressione della polizia di frontiera, creato dei giganteschi campi di confinamento legalizzati, quali gli hotspot, dove la vita dei migranti è al limite dell’umano, e lasciato senza alternative migliaia di persone come è avvenuto questo inverno a Lipa, in Bosnia e Erzegovina.

Quanto avviene lungo la rotta balcanica ci riguarda da vicino, sia per quello che sta succedendo lungo i Balcani sia per il fatto che quella rotta non si interrompe a Trieste ma prosegue, ininterrotta.

La campagna Cambiamo Rotta! è stata pensata per queste ragioni: a Lipa, a Bihac, in Bosnia, l’obiettivo è quello di realizzare alcune infrastrutture di base per dare sostegno e garantire la sopravvivenza delle persone che attraversano questo viaggio; in Trentino, vogliamo far sì che quante più persone possibili tengano gli occhi aperti. Costruire una fortezza sempre più sofisticata non solo non è la strada su cui continuare a costruire l’Europa ma mette in pericolo i diritti di tutte e di tutti.

Sì, perché quella che chiamiamo “fortezza Europa” è l’affermazione di un sistema – giuridico, politico, culturale – basato sull’idea che «l’universalismo dei diritti all’interno è accettabile se e nella misura in cui lo Stato selezioni in modo rigoroso i nuovi membri della comunità al confine» (M. Savino).

Hard outside, soft inside: questo universalismo di facciata si autoalimenta in un errore diffuso, quello di considerare le attuali modalità di migrazione dal Sud al Nord del mondo come le uniche possibili e, perciò, immutabili.

Un’idea, questa, che a lungo andare va a ledere il nocciolo essenziale dei diritti, spiana la strada alla (ri)emersione del nazionalismo, mina le fondamenta stesse dell’ordinamento europeo così come immaginato da Ventotene in avanti.


Per contribuire, con la causale PROGETTO BALCANI:   

Opera Diocesana Pastorale Missionaria Cassa Rurale Alto Garda IBAN: IT 28 J 08016 05603 000033300338. Conto corrente postale n. 13870381.  

Per i privati che usufruiscono della DETRAZIONE IRPEF Opera Diocesana Pastorale Missionaria – sezione ONLUS Cassa Rurale Alto Garda IBAN: IT 70 L 08016 05603 000033311172. Conto corrente postale n. 30663371.

Immaginare la sostenibilità per realizzarla: Vivila in 3D

A metà strada tra “i bei tempi andati” dei nonni e delle nonne, quando tutto veniva riutilizzato, e la consapevolezza che un consumo è critico solo se consapevole, “Riusalo!” sarà un viaggio attraverso mondi e modi di non buttare via niente, o quasi.

Le mille vite delle cose passano anche da questo: dalla nostra capacità di immaginarle.

Riusalo! – Vivila in 3d

Vivila in 3D è una campagna di sensibilizzazione ideata e realizzata da ragazze e ragazzi in servizio civile.

Il progetto è nato durante la pandemia, come coda lunga della campagna #COGLILA, e raccoglie 13 ragazzз , tra servizio civilistз ed ex, provenienti da 6 organizzazioni di servizio civile differenti, unite dalla volontà di dar vita ad una comunità capace di trovare la propria forza nelle sue differenze e di costruire percorsi comuni e sempre nuovi per migliorare le cose.

La campagna propone tre call to action che attraversano i temi della sostenibilità, nelle sue dimensioni ambientali, sociali ed economiche, proponendo un sistema produttivo diverso, che superi la logica del consumo e dello sfruttamento per dar vita a pratiche e politiche più consapevoli e capaci di prendersi cura delle persone e dell’ambiente.

Vivila in 3D

Partita da dentro le etichette, la campagna ha proposto articoli e interviste pe guardare in modo critico al modo in cui consumiamo: questo perché solo guardando dentro ciò che le etichette ci raccontano riusciamo a trovare le informazioni che ci servono per affrontare in modo critico le scelte di tutti i giorni e siamo in grado di mettere in discussione il sistema e il mondo dentro il quale ci muoviamo.

Scegliere meglio significa cambiare sguardo: il riuso diventa dunque l’approccio attraverso il quale agire, in un sistema economico circolare, per ridurre il nostro impatto sul mondo. Ed è proprio questo il fulcro della seconda azione proposta dalla campagna, che parte dall’economia circolare per andare a vedere come attraverso riduzione, riuso, riciclo, recupero e ricerca sia possibile trovare soluzioni alla crisi che è in atto da troppo tempo.

Consumo, rifiuti: il terzo tema, la terza azione riguarda la produzione sostenibile che lo è solo se critica e consapevole. Critica, perché il sistema produttivo dentro al quale siamo immersi non è l’unico possibile, anche se per molto tempo si è detto il contrario. Consapevole, perché alla base del benessere di pochi c’è lo sfruttamento di molti. Per rendere il mondo più giusto, a partire dalla più immediata prossimità e, via via, su scala sempre più globale, è necessario fare uno sforzo continuo: capire per conoscere, conoscere per immaginare, immaginare per cambiare. 

Dal suo – se volete – piccolo punto di osservazione, Vivila in 3D sta proponendo proprio questo. E, dalle pagine di un blog, sta uscendo – a poco a poco – nella vita reale, portando i suoi racconti tra le persone: lo ha fatto al Festival dell’Economia grazie a Sanbaradio, intervistando Francesca Forno e raccontando Nutrire Trento; lo ha fatto durante Sosteniamoci, evento promosso da GTV e ACAV, raccontando il peso del nostro rifiuto insieme a Chiara Lo Cicero, responsabile dell’Ufficio Rifiuti e Bonifiche della Provincia Autonoma di Trento.

Lo farà ancora, presto, portando in piazza le cose che ha scoperto, unendo i puntini tutte le volte che le sarà possibile farlo.

Non è un paese per giovani: OTIUM 2021

La terza edizione di OTIUM ha avuto tanti significati diversi: tornare a riempire i parchi con sedie e transenne, musica e dibattiti, incontri e imprevisti è stato il modo per sfogare quello che troppa DAD aveva imprigionato ma non sconfitto. Durante tutto il percorso di avvicinamento, le ragazze e i ragazzi che hanno immaginato questa edizione di OTIUM hanno messo in campo, ancora una volta, tanta forza di volontà e una buona dose di incoscienza.

Un percorso e non un singolo evento: in questo sta il valore aggiunto di OTIUM. Da una parte, lo scambio di esperienze e sensibilità tra studenti e studentesse, associazioni ed enti coinvolti. Dall’altra, la capacità di costruire un gruppo al di là della distanza imposta dalla pandemia.

A un mese da OTIUM 2021, quello che è rimasto di tutte le riflessioni fatte è il disallineamento – tra generazioni, tra punti di vista, tra sensibilità – ma anche l’enorme potenzialità: in un Paese che non è fatto per i giovani, trovare spazi di co-progettazione pensati per dare una progressiva autonomia a chi li partecipa è la strada maestra per rompere questa barriera, per smettere “pensare ai giovani” e di iniziare a “pensare con i giovani”.

Questi i temi al centro degli incontri che hanno animato il pomeriggio del 6 giugno, questo il senso della progettazione che ha dato vita a quella giornata: ecco il senso della chiacchierata con Jakidale sul contro-esempio dei giovani. Un contro-esempio rispetto al discorso dominante, che va oltre i “fannulloni”, oltre l’idea che non sia lavoro quello che in tanti stanno sperimentando grazie all’online. “La creatività, se sei limitato, ragiona ancora di più” osserva Jakidale, “la rivoluzione digitale, adesso è molto più possente: se prima avere un profilo social era una cosa in più, se la gente non può uscire di casa è una cosa fondamentale averlo“.

E questo, nella sua esperienza, riguarda tanto l’obiettivo quanto, soprattutto, il percorso: “il percorso ti dà tanto: non ti insegna tanto la cosa pratica ma ti insegna il modo di ragionare, il modo di fare, che è la cosa fondamentale“.

Accanto al percorso, il dialogo: la scuola e la politica sono state al centro degli altri due appuntamenti del pomeriggio. Mattia Bombardelli e Matteo Saudino hanno discusso con le ragazze e i ragazzi di OTIUM su come sta la scuola, dopo la pandemia ma non solo. “Proprio perché oggi le scienze sono ultraspecialistiche c’è bisogno di pensare alla complessità” osserva Saudino, “alla fine puoi avere una montagna di soldi, puoi avere mille conoscenze specifiche ma se non hai la capacità di guardare l’insieme, rimani povero”.

E in questa complessità ci sta anche l’uso del digitale a scuola: “il digitale, fuori, c’era già a tutti i livelli: c’era una specie di dissonanza tra la presenza massiccia del digitale a più livelli e l’assenza a scuola. Poi siamo passati ad un eccesso inverso, con la pandemia, in cui tutto è diventato digitale: la scuola italiana ha fatto un salto in avanti che avrebbe richiesto 10 anni, nell’uso delle tecnologie. Adesso è fondamentale riequilibrare: tornare ad una situazione in presenza in cui il digitale permane, non sparisce. Direi più digitale e più presenza“.

“Il digitale è fondamentale”, concorda Saudino “non solo come strumento ma come punto di vista da cui guardare il mondo. Il problema è l’equilibrio: la tecnologia è uno strumento e non un fine, ce lo insegna la storia”. E continua: “tutti gli strumenti, a loro volta, non sono neutri: uno strumento passa nelle mani dell’essere umano. Bisogna ribadirlo: durante la pandemia alcuni, come sacerdoti della tecnologia, pontificavano su un nuovo mondo che si apre. Ogni mondo nuovo, come ci insegna Huxley, è pieno di zone d’ombra. La tecnologia va umanizzata, ecologizzata e va, soprattutto, indirizzata politicamente verso l’emancipazione, la libertà, la crescita personale, culturale delle persone, dentro una rete di diritti e di uguaglianza”.

Riflettere di digitale, tecnologia e del loro utilizzi chiama in causa una riflessione sui contenuti che si trasmettono: “ci sono tante cose che facciamo che sono importanti e dobbiamo continuare a fare”, osserva Bombardelli, “ma ci sono anche tantissime altre tematiche ugualmente importanti che a scuola non entrano, in questo momento, provocando dei danni al Paese, anche significativi. […] Ormai siamo arrivati al punto in cui non è più tanto importante imparare tanti dati perché l’accesso ai dati è diventato molto semplice al giorno d’oggi. Abituiamo gli studenti a valutare i dati che trovano, usarli in maniera intelligenti, fare collegamenti, dedicarsi al problem solving, lavorare sulle soft skills – tipo la comunicazione: quelle sono le cose più strategiche, il favore più grande che possiamo fare ai ragazzi”.

E di politica e del modo in cui pensa più “ai giovani” che “con i giovani” si è parlato con il Sindaco di Trento, Franco Ianeselli, e il Rettore Flavio Deflorian: un dibattito serrato, aperto e franco tra punti di vista a volte molto diversi, spesso in difficoltà a trovare punti di contatto. I temi caldi, dal lavoro all’orientamento universitario alla movida, sono stati affrontati proprio a partire dalle difficoltà di coinvolgimento e da una più generale crisi nella capacità delle istituzioni di ascoltare e rappresentare gli interessi delle persone più giovani.

Un dibattito che si è chiuso con una promessa: quella di tenere aperti i canali di comunicazione, di mantenere appuntamenti in cui aggiornarsi, in cui continuare a discutere e costruire una comunità larga, accogliente, attenta, capace di tornare a rappresentare gli interessi, i bisogni e i desideri di tutte e di tutti.

Avere vent’anni

Avere vent’anni è una rassegna e un’occasione, pensata da ARCI del Trentino, libreria due punti, CGIL del Trentino, Cantiere 26, Forumpace, Comuni di Trento, Brentonico e Arco, per riflettere ancora – a 20 anni dall’estate 2001 – sui fatti di Genova. Per farlo, il 9, 10 e 11 luglio prossimi passerà dal Trentino lo spettacolo teatrale “20 ANNI. Cronache di inizio millennio dal G8 di Genova“, una produzione di Area Teatro che ripercorre quei giorni.

Per una generazione (o più di una) Genova è sinonimo dell’estate del 2001, delle giornate di mobilitazione contro un certo modello di globalizzazione rappresentato dal G8 ospitato dall’assetto urbanistico angusto e frammentato del capoluogo ligure.

Impegno e speranza. Incontro e impegno. Dolore e frustrazione.

Per quelle successive – partendo proprio da chi oggi ha vent’anni, o meno – quel periodo dice relativamente poco, come sormontato da fatti immediatamente successivi (l’attacco alle Torri Gemelle su tutti) e annegato da due decenni carichi di crisi, di tensioni, di rivolgimenti storici.

Per questo, da diverse settimane abbiamo attivato un percorso di co-progettazione con alcune associazioni di giovanissimз che si concretizzerà con l’evento di apertura di questa rassegna, Essere movimento (venerdì 9 luglio, ore 18, al parco della Clarina): un momento di riflessione, un’assemblea aperta basata su un appello che le ragazze e i ragazzi hanno elaborato.

Non si tratta “solo” di ricordare – anche se di memoria abbiamo assoluto bisogno – ma di riflettere collettivamente su ciò che è stato e su ciò che potrebbe e dovrebbe essere, nel momento in cui ancora troppe sono le ingiustizie (sociali, economiche e ambientali) che attraversano il tempo che viviamo e dall’altro lato emergono nuove e diverse forme di partecipazione e attivazione che tentano di porvi rimedio.

Perché un altro mondo non solo è possibile, è necessario.

Al via la Settimana dell’Accoglienza

Da comunità che sostengono a comunità sostenibili: questo il titolo della settima edizione della Settimana dell’Accoglienza, che coinvolgerà tutto il territorio regionale dal 25 settembre al 3 ottobre prossimi, data della Giornata della memoria delle vittime delle migrazioni.

Non vogliamo limitarci a curare le ferite, ad accogliere chi più fatica, ma affermare nuovi modelli sociali, più equi, inclusivi, giusti, capaci di riconoscere e tutelare diritti inalienabili, di restituire visibilità, dignità e futuro a chi ne è stato privato”: questo il messaggio lanciato oggi dal presidente del CNCA Trentino Alto Adige – Sudtirol Claudio Bassetti durante la conferenza stampa di lancio delle iniziative della Settimana dell’Accoglienza.

Un momento di avvio di un percorso che vedrà la partecipazione delle 18 realtà parte del CNCA ma anche di tutti e tutte coloro che, come singoli, associazioni, enti o istituzioni intenderanno condividere questo cammino.

“Questa settimana è un contenitore in cui discutere dei nostri comportamenti, di quanto un modello produttivo impatti sull’ambiente: non siamo mai neutrali nelle nostre scelte“, continua Bassetti nel rilanciare l’invito ad aderire e a collaborare alla Settimana dell’Accoglienza già nella sua preparazione

Questo perché la struttura della Settimana è in corso di costruzione: “noi realizziamo la cornice”, ricorda Bassetti “che verrà riempito da progetti, programmi e iniziative in carico alle 18 realtà del CNCA così come alle altre realtà, enti e istituzioni”. L’avvicinamento a questa edizione, dunque, sarà ancora una volta caratterizzato dal coinvolgimento della comunità nel suo complesso, su tutto il territorio regionale, con attenzione ai grandi centri e alle aree periferiche.

Alla conferenza stampa è intervenuto anche il Sindaco di Trento Franco Ianeselli il quale ha ricordato come “in un mondo diseguale è chi è più debole che paga le conseguenze maggiori“. Nel sottolineare l’importanza di trovare spazi di attenzione a quella che descrive come una città che cura, che pone al centro le persone, una “città più silenziosa” rispetto all’indignazione che viaggia via social, osserva anche come “ragionare di clima ed emergenza climatica significa sapere che ogni transizione non è neutra“.

In questo, osserva, un cambio di direzione, di paradigma, nel senso dell’economia circolare significa essere consapevoli che “produzioni che oggi sono realizzate, domani non ci saranno più: se non pensiamo alle persone, ad un accompagnamento in termini di occupazione, di politiche attive del lavoro, avremo un rinculo negativo di questa transizione che viene pensata e agita solo per i ceti benestanti”.

Tra le realtà del CNCA ad intervenire anche Violetta Plotegher, presidente dei ATAS Onlus: “la cura”, osserva, “è responsabilità e non possesso”. La cura deve essere al centro dell’azione di oggi, di quella che programma il futuro, di quella che dà spazio alle nuove generazioni, a chi quel futuro lo abiterà. La domanda, dunque, è “che tipo di mondo, che tipo di genere umano, di presenza della vita sul pianeta stiamo preparando? Questo è un tema che ci lega, dove tutto sta insieme: l’economia deve andare in questa direzione, la cultura deve andare in questa direzione, la cura dell’ambiente, della nostra casa comune, deve andare in questa direzione”.

Avere vent’anni: l’appello

Si avvicina il 20esimo anniversario del G8 di Genova.

Noi, lì, non c’eravamo: siamo un gruppo di ragazze e ragazzi della generazione Z attivi tra rappresentanza studentesca, associazioni, nel nostro quotidiano.

Siamo state e stati coinvoltз da Forumpace, Arci del Trentino e dalla libreria due punti, insieme ad alcune ricercatrici e alcuni ricercatori dell’Università di Trento perché un anniversario ha più senso se è memoria viva e vivente, analisi di quello che è stato, che è e che sarà.

I fatti di Genova sono stati lo spartiacque di una generazione che non è la nostra ma che, in qualche modo, hanno influenzato anche noi. Genova ha mille significati: lo scopo di questo appello è raccoglierli e condividerli in un’assemblea pubblica venerdì 9 luglio dalle 18.00 alle 19.30, al parco della Clarina (giardino Maria Teresa d’Asburgo).


Istruzioni per l’appello:

* Cos’è per te il movimento? Per raccontarcelo, ci sono tre modi.

Puoi trovare dei cartelloni, alla libreria due punti e al Café de la Paix, dove scrivere la tua parola, le tue parole. Se vuoi puoi firmarti con nome ed età.

Puoi passare dai profili Instagram del Gruppo Giovani di Amnesty Trento, di Polieticus, di UDU Trento e della Rete degli Studenti Medi di Trento, oltre che da quelli del Forumpace, di ARCI del Trentino e della libreria due punti, e rispondere alle storie che pubblicheremo giorno per giorno.

Puoi scriverci, su Facebook, Instagram o via mail e inseriremo noi le parole.

* Per restare aggiornatз sulle parole raccolte visita il padlet.

* Vieni a raccontarci la tua parola e a sentire quelle degli altri venerdì 9 luglio alle 18.00 al parco della Clarina: ti aspettiamo!