Giornata internazionale delle Fasce Bianche

Ancora una volta ci saremo. In silenzio. In piazza. Fermi.

Saremo a ricordare ciò che troppi cercano di dimenticare, di cancellare, di far sparire. Saremo a recitare i nomi di quei 102 bimbi morti in una guerra senza senso. Saremo in piazza con le nostre fasce bianche, perché i segni della
discriminazione, dell’ingiustizia, della disuguaglianza, dell’orrore, sono uguali ovunque.

Anche quest’anno vogliamo ricordare, assieme a tutte le città che in Regione, in Italia, nel Mondo hanno deciso di dedicare quel momento del 31 maggio al ricordo.

Sono più di 80 le città del Mondo che con Prijedor, in Bosnia, vogliono ricordare cosa accade quando una guerra finisce e non arriva la pace. Nella Bosnia di oggi, che vuole entrare nell’Unione Europea, quasi 25 anni dopo la guerra che dissolse la ex Jugoslavia la pace è lontana. Nelle cancellerie degli Stati vicini si elaborano documenti per dissolverla definitivamente, spartendola fra una Grande Serbia e una Grande Croazia.

Il video realizzato in occasione della Giornata internazionale delle Fasce Bianche 2020

La fine della guerra non ha unito i popoli. I giovani sentono ancora raccontare storie differenti. Si educa alla divisione. Si insegna l’indifferenza, quando non si insegna l’odio. Ancora non c’è pace, in Bosnia.

La ricchezza non è distribuita equamente. La democrazia resta un miraggio. Nella nostra indifferenza crescono le ingiustizie, le violazioni, le povertà. La Bosnia, Prijedor e le sue fasce bianche, sono un buon modo per ricordare le nostre responsabilità. Sono un’ottima ragione per costringerci ad un impegno: costruire la pace ovunque, partendo da qui, da casa nostra.

Saremo in piazza, in silenzio, per questo. Perché la pace è una cosa che ci riguarda.

31 maggio: giornata delle fasce bianche

Anche quest’anno Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Trentino con il Balcani e 46^ Parallelo insieme a Progetto Prijedor ed altre associazioni Trentine aderiscono alla giornata internazionale delle fasce bianche.

Era il 31 Maggio del 1992 quando a Prijedor città a nord della Bosnia Erzegovina fu imposta ai cittadini non serbi una fascia da mettersi al braccio quando uscivano di casa e un lenzuolo bianco da appendere alle finestre delle loro case.

Lo si chiedeva come segno di lealtà nei confronti del nuovo governo, ma era e rimane un modo per segnare in maniera chiara, ineludibile, chi non era dalla parte del potere, chi non apparteneva ad una determinata etnia e, ci racconta la storia, tanti di loro finirono nei campi di concentramento per non tornare mai più alle loro case.

Poi venne il tempo di Emir Hodzic che vent’anni dopo, a guerra terminata, uscì da solo in piazza a Prijedor ignorando il divieto di manifestare imposto dalle autorità e rimase lì solo, in silenzio con una fascia bianca legata al braccio e un sacco sempre bianco legato ai suoi piedi, mentre la gente, molte volte ignorandolo, si girava dall’altra parte.

Nessuno si chiese perché fosse lì, indifferenti, forse assuefatti al dolore e alla violenza degli anni passati: lì solo per dire di non dimenticare!

Sono passati otto anni dal quel gesto e ancora oggi insieme ad Emir vogliamo testimoniare come “Le vittime, in ogni luogo e sempre sono gli innocenti”.

In questo faticoso tempo crediamo quanto sia importante presidiare la memoria, il vigile ricordo e raccontare quanto è successo, quanto sta succedendo.

Ancora oggi dobbiamo essere testimoni attivi contro ogni atto di segregazione e discriminazione, contro ogni atto di violenza, indossando ieri come oggi una fascia bianca e insieme denunciare ogni atto di ingiustizia.

Oggi distanti nel corpo, ma sicuramente uniti nel cercare di sostenere una Comunità più giusta, inclusiva, solidale, che non dimentichi quanto di tragico ha vissuto la Bosnia Erzegovina e di quanto ogni giorno drammaticamente sconvolge il mondo – siamo qui..in tanti-.

Lo facciamo anche con un breve video dove Beatrice Taddei Saltini dell’Associazione 46^ Parallelo, Massimiliano Pilati del Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Maurizio Camin di Trentino con i Balcani insieme a Edvard Cucek ci raccontano il senso e la voglia di esserci -insieme- in questa giornata, testimoni di una memoria da coltivare.

Guarda il video

Approfondimenti:

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