Saranno 250 circa i trentini che marceranno per la pace, lungo i 24 chilometri che separano Perugia da Assisi domenica, 9 ottobre.
I posti sui pullman organizzati dal Forum trentino per la Pace e i diritti umani con Cgil del Trentino e Acli trentine sono ormai tutti esauriti. “In un momento così drammatico ribadiamo ancora una volta l’importanza di partecipare alla Marcia per testimoniare l’estremo bisogno di pace e fratellanza – commenta il presidente del Forum, Massimo Pilati -. Contine reading
guerra
Partiti al mondo come soldati: guerre, conflitti e diritto alla pace - 21 aprile 2016
“Armi e bagagli” è il titolo del biennio di lavoro che Fondazione Fontana Onlus, attraverso il
suo programma educativo di formazione e sensibilizzazione World Social Agenda, ha scelto
di dedicare a due temi cruciali, prerequisiti indispensabili per qualsiasi obiettivo nuovo e
sostenibile che le Nazioni Unite desiderino (ri)proporre: il diritto alla pace e il diritto al futuro.
Tutto l’odio che c’è non mi avrà (quasi) mai!
di Massimiliano Pilati
E’ impossibile restare indifferenti davanti all’ennesimo attentato che ha portato ancora morte nel cuore dell’Europa aggiungendo violenza e morte alla barbarie che accompagna quotidianamente il nostro vivere.
A volte mi verrebbe voglia di accantonare il fermo credo nonviolento che da anni mi accompagna e lasciarmi trascinare nel gorgo dell’odio. Contine reading
Radio Memoriæ: le guerre dimenticate

Tutti sanno che nel 1982 l’Italia vinse la Coppa del Mondo di Spagna: chi ricorda, dello stesso anno, la guerra Falklands/Malvinas tra Gran Bretagna e Argentina o quella tra Israele e Libano? E chi conosce la guerra civile del Guatemala, terminata solo nel 1996? Il 2015 è un anno di commemorazioni dedicate soprattutto alla Grande Guerra, ma il Novecento ha vissuto molti altri conflitti che ancora oggi segnano il nostro presente e che molto spesso non trovano spazio nei nostri ricordi.
Radio Memoriæ: le guerre dimenticate è un progetto rivolto a un gruppo di giovani che accompagnati da storici ed esperti nell’approfondimento di alcuni conflitti del secolo scorso e da giornalisti e tecnici nella traduzione del materiale, saranno ideatori e produttori di una vera e propria trasmissione radiofonica da loro realizzata e condotta. L’iniziativa è partita a giugno 2015 con una formazione residenziale e terminerà a inizio 2016 con la messa in onda della prima puntata del programma.
L’iniziativa mira a fornire un’esperienza di formazione e di crescita personale che sia al contempo piacevole e stimolante, anche grazie a una formazione full immersion realizzata in modalità residenziale: darà spazio alla storia intesa come approfondimento di contenuti, come metodo di ricerca e di studio, come occasione di scrittura di testi e al contempo ai diversi linguaggi giornalistici con particolare attenzione a quello destinato alla radio. Oltre a docenti ed esperti dei conflitti trattati, tra i relatori dei momenti formativi ci saranno giornalisti e professionisti accreditati. Dopo il periodo formativo (che si è tenuto tra il 26 e il 28 giugno), i partecipanti svolgeranno il lavoro di approfondimento individuale e di gruppo con il supporto di tutor ed esperti.
A settembre inizieranno il laboratorio radiofonico e la produzione del programma: si stima la messa in onda della prima puntata il 27 gennaio 2016, Giorno della Memoria, in onda sulle radio partner del progetto SanbaRadio e Radio TrentinoInBlu ma verrà proposto anche a emittenti nazionali.
L’iniziativa è realizzata con il contributo di Fondazione Caritro e Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Trento da ACLI Trentine, Associazione 46° Parallelo,Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, Isodarco – International School on Disarmament and Research on Conflicts, USPID – Unione scienziati per il disarmo, Consulta degli studenti di Trento, Assessorato all’Istruzione della Provincia di Trento, Ufficio Politiche Giovanili del Comune di Trento. Partner tecnici Radio TrentinoInBlu e SanbaRadio.
Orrore, sgomento, paura, rabbia…
di Massimiliano Pilati e Violetta Plotegher
Orrore, sgomento, paura, rabbia… fin dalle prime notizie da Parigi molti di noi hanno cominciato a provare questi sentimenti. Una violenza senza fine che anzi sembra crescere e trovare sempre una nuova malvagia creatività per colpire nel cuore dell’Europa, uccidendo persone che si stavano divertendo in un piacevole fine settimana parigino. Contine reading
Diritti alla pace: i risultati su guerra e pace
Perché la guerra?
Anche se sparissero eserciti e armi la guerra non sparirebbe, sembrano dire i nostri giovani.
Le guerre – che a volte sono state necessarie per liberare i popoli oppressi – sembrano esserci perché ci sono ingiustizie economiche e sociali e, per questo, alle minacce bisogna rispondere con la diplomazia e la disponibilità al compromesso. Anche perché spesso le guerre non hanno risolto i problemi che le hanno provocate. Quote maggioritarie di giovani sembrano condividere queste posizioni.

No alla guerra (ma a volte forse serve)
Un generale e condiviso No war sembrerebbe emergere dalle dichiarazioni dei ragazzi intervistati. Non è la guerra la risposta in caso si sospetti la produzione di armi atomiche o chimiche o se si teme la minaccia ai valori nazionali; non è la guerra dell’amico contro suoi nemici a giustificare la chiamata alle armi; non basta che siano tutelati i civili per appoggiare il conflitto armato. Per la maggior parte dei giovani intervistati, la guerra è l’extrema ratio per difendersi da estreme minacce come stermini di massa e terrorismo.

Non solo ISIS
Ai ragazzi è stato proposto un elenco di sette possibili minacce alla pace internazionale ed è stato chiesto loro di indicare le tre ritenute più pericolose: ebbene, gli studenti intervistati condividono quasi all’unanimità la preoccupazione trasmessa quotidianamente dai media poiché 3 su 4 (75%) indicano la presenza di gruppi politici o religiosi estremisti che usano metodi di lotta violenta come una delle minacce peggiori. Interessante, però, che il 56% indichi gli interessi economici relativi alle materie prime e all’energia e il 32% le forti disuguaglianze economiche tra nazioni sviluppate e terzo mondo. Al contrario, la convivenza tra popoli con culture differenti è percepita come minacciosa da un’esigua quota di intervistati (18%).
<b/em>
E chi si impegna davvero per difendere la pace?
Non certo i Governi, sembrerebbero dire i nostri ragazzi. Sono gli uomini comuni, i medici che abbandonano il loro Paese per andare in un altro, a costruire la pace con il loro impegno. Durante l’intervista è stato chiesto ai ragazzi di dare un punteggio (da 1 a 10) a una serie di organizzazioni, Stati, istituzioni a seconda del loro impegno per la pace: Medici senza frontiere e Emergency sono i protagonisti di questa responsabilità (prendono un voto superiore a 7 rispettivamente nel 68% e 66% dei casi).
I governi di Israele, Cina, Russia, Palestina, la stessa Italia e gli USA, invece, occupano gli ultimi posti di questa classifica virtuale, essendo ritenuti impegnati per la pace (voto oltre il 7) da quote minoritarie di intervistati.
Si potrebbe replicare che i giovanissimi poco conoscono di quello che avviene sui tavoli della diplomazia internazionale così come nei CdA delle associazioni, ma è pur vero che questo dato qualcosa ci dice: oggi la pace non si costruisce con gli accordi diplomatici (che pure i giovani sostengono), ma è fatta giorno per giorno da uomini e donne “di buona volontà” che, lontani dalle lotte di potere e dalla spartizione di confini e ricchezze, mettono la loro vita e la loro conoscenza al servizio di chi è in sofferenza. E il diritto alla salute sembra essere un elemento importante a tutela della pace.
<b/em>
E l’Italia? In pace (ma non troppo)
La maggioranza degli studenti intervistati (56%) ci ritiene ‘prevalentemente’ in pace, ma è appena il 2% a ritenerci ‘sicuramente’ tali. E come mai? Non sono i migranti o i partiti politici sfiduciati a minare la nostra tranquillità, quanto piuttosto corruzione e illegalità, l’incapacità di rispettare e far rispettare le leggi.

<b/em>
La pace è importante? - Sì, al di là di tutto, la pace è importante e una dimensione della vita su cui vale la pena impegnarsi. Magari poi nella quotidianità non sarà così, ma sicuramente la tensione e l’aspirazione dei nostri giovani è questa. Anche se rimane un 8% di giovani poco interessati.

Alcune differenze di genere… la pace è donna!
La ricerca, tra le poche sul tema realizzate in Italia, ha puntato a costruire un primo quadro descrittivo generale che non consente elaborazioni per sottogruppi della popolazione intervistata. Tuttavia, i dati sembrano indicare delle differenze di genere: in particolare, le femmine sembrano essere mediamente più disponibili alla pace.
Rispetto ai coetanei, le studentesse trentine:
1) in maggior misura ritengono la pace una questione importante:

2) in maggior misura affermano che la storia dimostra che le guerre non risolvono i problemi che le hanno generate:

3) In maggior misura ritengono che alle minacce sia più utile rispondere con il compromesso e la diplomazia:

Infine, in generale, poste di fronte ad alcune possibili giustificazioni della guerra, le femmine più dei maschi rifiutano queste possibilità e, contemporaneamente affermano che la guerra è sempre sbagliata: i “pacifisti” sono infatti circa il 9% delle femmine e il 3% dei maschi (6% nel totale).
Abbiamo dunque preso i nostri libri di storia (umili testi di scuola media, non monografie da specialisti) e siamo riandati a cento anni di storia italiana in cerca d’una “guerra giusta”. D’una guerra cioè che fosse in regola con l’articolo 11 della Costituzione. Non è colpa nostra se non l’abbiamo trovata.
Don Lorenzo Milani
Documento redatto da Arianna Bazzanella - 18 aprile 2015
Sul piede di guerra
dalla Newsletter di comune-info.net proponiamo un contributo di Padre Alex Zanotelli
La guerra è alle porte. Non arriva con l’avanzata delle bandiere nere dell’Isis ma con quelle della Nato. E si fa largo sul fronte ucraino come su quello mediterraneo. Così le forze di reazione rapida passano da tredici a quarantamila uomini. Contine reading
Radio Memoriae: un breve diario del weekend di formazione
E’ iniziato con la formazione residenziale presso l’Hotel Montana (Monte Bondone - Trento) il progetto Radio Memoriae - le guerre dimenticate: tre giorni (dal 26 al 28 giugno) di incontri e dibattiti per 18 ragazzi dai 14 ai 22 anni. Un assaggio di diversi modi di narrare il mondo e di camminarci dentro. Contine reading
- 3 of 31
- « Precedente
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
- …
- 31
- Successivo »
